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  • Immagine del redattore: Claudio Dionesalvi
    Claudio Dionesalvi
  • 21 mag
  • Tempo di lettura: 13 min

Senza Basaglia il Far West (sulla mancanza di cura del disagio psichico)



Thomas Berra
Thomas Berra

Vagano per le strade gelide o roventi delle nostre città, sbattono la testa contro i muri e le saracinesche dei negozi, urlano, imprecano contro il nulla, lanciano oggetti, distribuiscono spintoni e pugni, provano a difendersi quando sono derisi dai passanti. A volte capita che tentino la fuga se qualcuno vuole stanarli dai ruderi di vecchi edifici in cui si infilano per passare la notte. Ogni tanto si appiccano fuoco e divengono torce umane. Accade pure che senza alcun movente pugnalino estranei o persone care. Sono donne e uomini abbandonati, sofferenti per forme multiple e diversificate del disagio psichico. Intorno a questi fantasmi viventi, corroborati dal social chiacchiericcio, i media allestiscono campagne di odio digitale che alimentano paura. Se tali fragilissime persone provengono da altre zone del pianeta, sono bollate come maranza. E divengono così folk devil, alimentando il moral panic1. È la militarizzazione sociale del deviante, l’ostentazione della sua eliminazione ai fini della propaganda securitaria, la propaggine armata di ciò che è stato definito «arbitrio punitivo»2. Soprattutto, il ricorso alla violenza di Stato, in luogo della cura, materializza nelle strade la modalità annichilente già in uso all’interno delle carceri. Nel 2025 nelle galere italiane sono avvenuti 76 suicidi; 50 i decessi per cause da accertare3.


A colpi di pistola, fulminate con la taser o soffocate a terra, almeno 22 persone con disagio psichico così hanno perso la vita in Italia nel nuovo millennio. In totale sono 77 i soggetti morti negli ultimi 25 anni durante fermi e inseguimenti attuati da polizia e carabinieri. Li ha censiti Luigi Mastrodonato in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano «Il Domani». Incrociando i dati raccolti nella mappa4, sempre realizzata da Mastrodonato con le testimonianze dei familiari delle vittime, e analizzando le dinamiche dei fatti, si conferma il dato raccapricciante: era in preda a deliri paranoici, attacchi di panico e crisi isteriche quasi il 30 per cento delle persone decedute nel corso o all’esito di attività operative svolte da agenti e militari delle forze dell’ordine. Così la prassi brutale della segregazione dei mattacchioni, combattuta e sconfitta dal movimento basagliano e dalla legge 180, degenera e si istituzionalizza in eliminazione fisica.


Carceri e manicomi eccedenti

«La scienza nata nei tribunali e nei manicomi sopravvive nella prigione tra le suggestioni della psichiatria forense, rassicurante approdo per quanti ritengono che, in fondo, non si tratti altro che della vecchia questione della pericolosità del folle, e le illusioni della psichiatria clinica, convinta che si possa contemporaneamente curare e punire. All’invito che il carcere sta facendo alla psichiatria di estendere il suo campo di azione nei suoi territori, l’istituzione psichiatrica sta rispondendo applicando le tecnologie di gestione della sofferenza psichica già operanti nei suoi servizi»5. Tutto ciò deborda, tracima, fuoriesce dalle pareti carcerarie e riversa l’istituzione totale nella dimensione della vita quotidiana. Al contempo assistiamo all’estensione della funzione punitiva delle cliniche psichiatriche, trabocca la loro essenza regolatrice e coercitiva6, trova legittimazione securizzando le strade, alimentandosi dell’umana disperazione brandita e distorta come minaccia da debellare.

Non è casuale che poche settimane fa l’avvocatura dello Stato abbia presentato ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che nel gennaio 2026 aveva condannato l’Italia a risarcire con 140.000 euro la famiglia del trentanovenne Riccardo Magherini, morto a Firenze nella notte del 2 marzo 2014. In preda a una crisi di panico, l’ex calciatore era stato bloccato a terra e ammanettato dai carabinieri. La CEDU sostiene che lo Stato non protesse la vita di una persona sotto la sua custodia e i carabinieri (assolti nel 2018 dalla giustizia italiana) non furono adeguatamente formati sulle tecniche di contenimento. Di tragiche storie analoghe a questa se ne stanno verificando tante. Come la tragedia di Andrea, quarantacinque anni, soffocato nel 2015 a Torino mentre gli agenti provavano a imporgli un TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio – o quella del trentenne Vincenzo, morto in Calabria un anno prima, in circostanze analoghe.

In questo come in tanti altri casi, evidentemente per il governo Meloni l’insicurezza nelle strade rimane solo un problema di ordine pubblico, non sanitario. L’uso strumentale delle tragiche storie di tanti soggetti vaganti, sofferenti, abbandonati a se stessi, così alimenta la percezione di insicurezza. Ne sono convinti anche molti agenti e militari dell’Arma. Dopo essere intervenuto in una situazione critica di questo tipo, lo spiega un poliziotto che preferisce mantenere l’anonimato: «Quando ho capito che il soggetto non stava bene con la testa, mi sono sentito perso. Non sapevo come comportarmi. Temevo di fargli del male, ma non potevo aspettare che mi ammazzasse o ferisse qualcuno. Grazie a Dio, a un certo punto è scappato. E il collega mi ha detto di lasciarlo andar via, perché comunque lo avremmo ripreso due minuti dopo, quando si sarebbe un po’ calmato». Privi di riferimenti familiari, costretti a vivere in condizioni di estremo disagio, i più esposti alla sofferenza mentale sono i migranti. Lo sono ben 8 dei 22 morti durante le operazioni di polizia.

Sono almeno due le cause di questa mattanza. Una, di carattere più recente, è da ricercare nell’aziendalizzazione del servizio sanitario nazionale. L’altra, più antica, riguarda le modalità di esercizio della violenza statale ed è connaturata ai poteri costituiti italiani, senza soluzione di continuità fra le tre fasi principali: monarchica postrisorgimentale, fascista e repubblicana.


Manca quel che manca

Ci sarebbero strumenti normativi e risorse economiche per consentire l’inclusione sociale delle persone che vivono un disagio psichico. Di tutto ciò sono convinti pure i collettivi che denunciano il carattere strutturale della violenza psichiatrica7 e gli studiosi che analizzano la mancata applicazione della legge Basaglia8 e del Budget di Salute nelle regioni italiane più povere. «I tagli alla spesa e la carenza di personale hanno penalizzato in maniera vistosissima i servizi di salute mentale territoriale. (...) oggi gran parte dei centri di salute mentale del paese sono sottoutilizzati o utilizzati come semplici ambulatori o dispensari di terapie farmacologiche (...)»9. Il Budget di Salute attua progetti di vita personalizzati per l’inclusione sociale e l’autonomia di persone fragili. «Sta passando sotto traccia – spiega Giorgio Marcello, sociologo – la riemersione di nuovi centri di segregazione, sotto forma di istituzioni totaloidi10. La profezia di Basaglia è sempre più disattesa. È in atto un processo di desertificazione progressiva dei presidi territoriali di tutela della salute mentale, che appare irreversibile, a fronte di un aumento esponenziale di richieste di accesso – da parte soprattutto di giovani – a servizi in stato comatoso. E nel deserto, la logica del far west inevitabilmente si impone, se non matura una resistenza dal basso».

Per quanto riguarda l’altra origine della mattanza, di segno più storico-politico, nonché́ riflesso della tendenza molto italiana all’impiego della violenza di Stato in contesti di turbolenza sociale, l’odierno far west non rappresenta una novità. In fondo i dispositivi securitari attivati negli ultimi anni costituiscono la prosecuzione delle prassi repressive inaugurate negli anni Settanta e durante le altre insorgenze manifestatesi fra il vecchio e il nuovo millennio.


Un vizietto antico

«Il riarmo interno, espressione onnicomprensiva delle trasformazioni in corso, è dunque una reazione globale dello Stato e delle classi al potere, sia contro la conflittualità sociale, sia contro la crisi economico-politica che attanaglia il Paese. In altri termini: non si tratta né di una misura congiunturale, né di una misura puramente repressiva; bensì̀ di una iniziativa programmatica a larghissimo spettro sociale e di tendenziale gittata strategica. (...) Obiettivo: una società senza tensioni, ovvero una società le cui tensioni siano sublimate nella lotta al terrorismo, nella denuncia, nella delazione; o dissipate nel suicidio, nel qualunquismo, nella droga, nell’apatia trasognata del capitalismo fatiscente. (...) La repubblica ri-fondata sulla sicurezza interna, alla cui edificazione hanno posto mano tutti i partiti della grande coalizione, avvalendosi degli originali apporti del Pci (...), non è una mera ripetizione dei modelli consolidati altrove»11.

Oggi leggiamo e sentiamo dire che negli anni Settanta lo Stato avrebbe combattuto il terrorismo senza instaurare uno stato di polizia, mantenendo saldo il rispetto delle regole democratiche. È una delle menzogne diffuse in tempi recenti, nel dibattito pubblico sulle riforme costituzionali riguardanti il sistema giudiziario e i decreti sicurezza approvati dal governo Meloni. L’ampio uso della normativa d’emergenza, le leggi speciali, il ricorso alla tortura12, a uccisioni mirate e alla carcerazione di massa, è documentato da numerose pubblicazioni. Il fermo preventivo e prolungato degli attivisti politici, la soppressione delle libertà basilari, i superpoteri attribuiti alle forze dell’ordine, la costruzione di teoremi accusatori fondati su acrobatiche inchieste giudiziarie, videro e vedono il concorso di apparati in teoria deputati al mantenimento dello Stato di diritto, ma nei fatti esecutori di una vasta campagna politica e militare finalizzata a soffocare ogni possibile forma di insorgenza. Non è casuale che dal 1975 al 1989, in contesti diversi 625 persone furono uccise o ferite dalle forze di polizia in Italia13. Il 1975 è l’anno in cui entrò in vigore la legge che prese il nome dal ministro di Grazia e Giustizia, Oronzo Reale.

«Quarantamila denunciati, quindicimila passati dalle carceri, quattromila condannati, spesso senza nessuna garanzia del diritto di difesa. Queste le aride cifre finali e contabili della brillante operazione di difesa della democrazia. Dietro le cifre, le carceri speciali, la tortura, l’isolamento, la parte migliore di due generazioni ricondotta al silenzio, costretta all’esilio, o restituita alla società dopo essere stata umiliata nella sua identità»14.

In questo contesto, una mano (che uccide le persone sofferenti nelle strade) lava l’altra (impegnata a promulgare leggi e decreti che autorizzano l’uso letale della forza pubblica), con le finalità di sempre: controllare il dissenso, reprimere i movimenti antagonisti al sistema. Citando Friedrich Engels, Lenin definì̀ il cervello umano il «più alto prodotto della materia». Oggi, in condizione di sofferenza, nel sistema vigente, esso è strumentalizzato per giustificare i dispositivi securitari.



Note


1.     V. Marchi, SMV Stile Maschio Violento. I demoni di fine millennio, Genova, Costa & Nolan, 1994

2.     L. Ferrajoli, Giustizia e politica, Bari, Laterza, 2024

3.     Report del Garante Nazionale dei Diritti delle Persone private della Libertà Personale, 2025

5.     S. Verde, Il carcere manicomio, Roma, Sensibili alle foglie, 2011

6.     O. Greco, I demoni del mezzogiorno, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2018

7.     Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Pazzi da morire, Roma, Sensibili alle foglie, 2026

9.     G. Marcello, G. Procopio, L'innovazione possibile. La sperimentazione del budget di salute e la sua applicabilità in un contesto di welfare debole, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2025

10.  Le istituzioni totaloidi sono contesti contemporanei che, pur non essendo formalmente totali come le prigioni o i manicomi, ne replicano le dinamiche segreganti, limitando la libertà e la vita relazionale delle persone. Esse operano spesso attraverso campi rom, centri di accoglienza, o forme di internamento di fatto per anziani e disabili

11.  Controinformazione, La Repubblica rifondata, gennaio 1980, n° 17

12.  AA.VV. Progetto Memoria, Le torture affiorate, Roma, Sensibili alle foglie, 1988

13.  Centro di Iniziativa Luca Rossi (a cura di), 625 Libro bianco sulla legge Reale

14.  N. Balestrini – P. Moroni, L’Orda d’oro, Milano, SugarCo, 1988


Claudio Dionesalvi è nato a Cosenza. Insegnante di Lettere nella scuola media, già militante del Centro Sociale Autogestito Gramna e ultrà del Cosenza Calcio, impegnato nella scolarizzazione dei bambini di origini rom, tra i fondatori dell’associazione Coessenza. Collabora con diverse testate, tra cui «il manifesto». È direttore del semestrale «Registro Sconnesso». Ha pubblicato numerosi libri.



Without Basaglia, the Wild West 

By Claudio Dionesalvi 

 

Wandering the cold or scorching streets of our cities, they bang their heads against walls and shop shutters, scream, curse the void, hurl objects, shove and punch, try to defend themselves when mocked by passers‑by. Sometimes they attempt to flee if someone tries to corner them in the ruins of old buildings where they hide for the night. Occasionally they set fire to themselves and become human torches. It also happens that, without any motive, they stab strangers or loved ones. They are men and women abandoned, suffering from multiple and varied forms of mental distress. 

Around these living ghosts, reinforced by gossip‑filled social media, the press stages digital hate campaigns that feed fear. If such fragile people come from other parts of the planet, they are labelled “maranza” and become a folk devil, fueling a moral panic¹. This is the social militarisation of the deviant, the ostentatious elimination of the deviant for security‑propaganda purposes, the armed propagation of what has been called “punitive arbitrariness”². Most importantly, the resort to State violence instead of care materialises on the streets in a annihilating mode already used inside prisons. In 2025, Italian penitentiaries recorded 76 suicides; 50 deaths remained pending investigation³.

 

Shot with pistols, stunned with tasers or suffocated on the ground, at least 22 people with mental distress have lost their lives in Italy in the new millennium. In total, 77 individuals have died during the last 25 years while being detained or chased by police and carabinieri. The figures were compiled by Luigi Mastrodonato in an investigation published by «Il Domani». By cross‑referencing the data collected in the map⁴—also produced by Mastrodonato and based on testimonies from victims’ families—and analysing the dynamics of each case, a chilling statistic emerges: nearly 30 % of the deceased were experiencing paranoid delusions, panic attacks or hysterical crises at the time of the police or military operation. Thus, the brutal practice of segregating “madmen,” fought and overturned by the Basaglian movement and Law 180, has degenerated into physical elimination. 

 

Prisons and Overcrowded Asylums

«The science born in courts and asylums survives in prison, within the suggestions of forensic psychiatry—a reassuring landing place for those who believe that, after all, it is only the old question of the danger posed by the ‘mad’ and the fantasies of clinical psychiatry, convinced that one can simultaneously cure and punish. At the invitation of prisons to extend their field of action into psychiatric territories, the psychiatric institution replies by applying the same technologies for managing psychic suffering already in use in its services»⁵. All this overflows, spills, and bursts through prison walls, pouring the total institution into everyday life. Simultaneously we witness the extension of the punitive function of psychiatric clinics: their regulatory and coercive essence overflows⁶, gaining legitimacy by securitising streets and feeding on human desperation, brandished and distorted as a threat to be eradicated.It is not a coincidence that, a few weeks ago, the State’s legal office lodged an appeal against the European Court of Human Rights (ECHR) ruling of January 2026, which ordered Italy to pay €140,000 to the family of 39‑year‑old Riccardo Magherini, who died in Florence on the night of 2 March 2014. Suffering a panic crisis, the former footballer was pinned to the ground and handcuffed by carabinieri. The ECHR held that the State failed to protect a person in its custody and that the carabinieri (acquitted in 2018 by Italian courts) had not received adequate training in restraint techniques. Similar tragic stories are multiplying: the 2015 case of Andrea, 45, suffocated in Turin while officers attempted to impose a TSO (Compulsory Health Treatment); the 2024 death of 30‑year‑old Vincenzo in Calabria under comparable circumstances.In these and many other cases, the Meloni government clearly treats street insecurity as a purely public‑order issue, not a health one. The instrumental use of countless tragic stories of wandering, suffering, abandoned individuals fuels the perception of insecurity. Many police officers and military personnel share this conviction. After intervening in a critical situation, one officer—who wished to remain anonymous—explained: «When I realized the person was not well mentally, I felt lost. I didn’t know how to act. I feared harming him, but I couldn’t wait for him to kill or injure someone. Thank God, at some point he fled. A colleague told me to let him go, because we would have caught him again a couple of minutes later, once he had calmed down».Deprived of family ties and forced to live in extreme distress, the most vulnerable to mental suffering are migrants: they represent 8 of the 22 deaths recorded during police operations.Two the causes of this bloodshed. A recent factor – the corporatisation of the National Health Service. An older one – the long‑standing modalities of State violence, rooted in the three main Italian regimes: post‑Risorgimento monarchy, Fascism, and the Republic. 

 

What Is Missing

There exist normative tools and economic resources that could enable the social inclusion of people experiencing mental distress. Such tools are recognised by collectives denouncing the structural nature of psychiatric violence⁷ and by scholars analysing the failure to implement Basaglia’s Law⁸ and the Health Budget in Italy’s poorest regions.«Cuts to spending and staff shortages have severely penalised community mental‑health services. (…) Today, most mental‑health centres are under‑used or reduced to simple outpatient clinics dispensing pharmacological therapies»⁹.The Health Budget should fund personalised life‑projects for the social inclusion and autonomy of vulnerable individuals. Yet, as sociologist Giorgio Marcello notes «a new wave of segregationist institutions— totalitarian‑type facilities¹⁰—appears under the radar. Basaglia’s prophecy is increasingly ignored. A progressive desertification of territorial mental‑health safeguards is underway, seemingly irreversible, while demand for access—especially from young people—to coma‑state services surges. In this desert, the logic of the wild west inevitably dominates unless a grassroots resistance matures».The current wild west is not a novelty. The security devices deployed in recent years continue the repressive practices inaugurated in the 1970s and during subsequent social upheavals between the old and the new millennium. 

 

A Deep-seated Habit

«The internal re‑armament, an all‑encompassing expression of ongoing transformations, is therefore a global reaction of the State and ruling classes—both against social conflict and against the economic‑political crisis gripping the country. In other terms: it is neither a temporary measure nor a purely repressive one; it is a programmatic initiative of very broad social scope and strategic reach. Goal: a society without tensions, or a society whose tensions are sublimated into the fight against terrorism, denunciation, denunciation; or dissipated in suicide, populism, drugs, the dreamy apathy of a dying capitalism. The Republic, rebuilt on internal security, with the participation of all parties of the great coalition and the original contributions of the PCI (Italian Communist Party), is not a mere repetition of models established elsewhere»¹¹.The claim that the State in the 1970s fought terrorism without establishing a police state while preserving democratic rules is a widespread lie, now resurfacing in public debate over constitutional reforms concerning the judiciary and the security decrees of the Meloni government. The extensive use of emergency legislation, special laws, torture¹², targeted killings and mass incarceration is documented by numerous publications. Preventive and prolonged detention of political activists, suppression of basic freedoms, super‑powers granted to police forces, and the construction of accusatory theorems based on acrobatic judicial investigations—all see the participation of bodies theoretically tasked with safeguarding the rule of law, but in practice act as executors of a wide‑scale political and military campaign aimed at crushing any form of dissent.From 1975 to 1989, across various contexts, 625 people were killed or injured by police forces in Italy¹³. 1975 also marked the entry into force of the law named after the Minister of Justice, Oronzo Reale.«Forty‑thousand denounced, fifteen‑thousand passed through prisons, four‑thousand sentenced, often without any guarantee of a right to defence. These are the stark, final figures of the brilliant operation defending democracy. Behind the numbers lie special prisons, torture, isolation, the best part of two generations driven into silence, forced into exile, or returned to society after being humiliated in their identity»¹⁴.In this context, one hand (that kills suffering people on the streets) washes the other (that enacts laws and decrees authorising lethal public‑force), with the timeless objective of controlling dissent and repressing movements antagonistic to the system. Citing Friedrich Engels, Lenin described the human brain as “the highest product of matter”. Today, in a state of suffering, that brain is instrumentalised to justify security devices. 

 

Notes 

 

1.     V. Marchi, SMV Stile Maschio Violento. I demoni di fine millennio, Genova, Costa & Nolan, 1994. 

2.     L. Ferrajoli, Giustizia e politica, Bari, Laterza, 2024.

3.     Report of the National Guarantee of the Rights of Persons Deprived of Personal Liberty, 2025. 

5.     S. Verde, Il carcere manicomio, Roma, Sensibili alle foglie, 2011. 

6.     O. Greco, I demoni del mezzogiorno, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2018.

7.     Collectivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Pazzi da morire, Roma, Sensibili alle foglie, 2026. 

9.     G. Marcello, G. Procopio, L’innovazione possibile. La sperimentazione del budget di salute e la sua applicabilità in un contesto di welfare debole, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2025.

10.  Le istituzioni totaloidi – contemporary contexts that, while not formally total as prisons or asylums, replicate segregating dynamics, limiting liberty and relational life; they often operate through Rom camps, reception centres, or de‑facto internment for the elderly and disabled.

11.  Controinformazione, La Repubblica rifondata, January 1980, n. 17.

12.  AA.VV., Progetto Memoria, Le torture affiorate, Roma, Sensibili alle foglie, 1988. 

13.  Centro di Iniziativa Luca Rossi (ed.), 625 Libro bianco sulla legge Reale

14.  N. Balestrini – P. Moroni, L’Orda d’oro, Milano, SugarCo, 1988.

 

 


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