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Immagine del redattore: Sergio Bianchi
Sergio Bianchi
11 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

In ricordo di Tinto Brass


Tinto Brass (© Archivio Tinto Brass. Vietata la riproduzione)
Tinto Brass (© Archivio Tinto Brass. Vietata la riproduzione)

Ci ha lasciati Tinto Brass, grande maestro del cinema italiano, mentre andava in impaginazione il suo ultimo libro, Con il cuore in gola. Per un cinema sovversivo, realizzato con Caterina Varzi e in uscita per l’editore Milieu, collana «settanta», a cura di Sergio Bianchi.

 

Il libro si concentra sul primo cinema di Brass, quello meno conosciuto, che va da Chi lavora è perduto (1963) ad Action (1980).

 

Dalla Introduzione di Caterina Varzi:

 

«Ho deciso di scrivere questo libro perché è arrivata un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire. Col cuore in gola – e soltanto questo tra i suoi film – è stato restaurato in 4K e tornerà alla 83ª Mostra di Venezia nella sezione dei classici restaurati. Cinquant’anni dopo. Ho pensato che fosse il momento di spingermi oltre quanto già raccontato, di addentrarmi nel suo archivio per riportare alla luce immagini e documenti rimasti fino a oggi inediti. Ripercorro così le tappe significative della sua storia, dall’infanzia alla giovinezza veneziana fino alla formazione parigina. Poi il debutto scandaloso e la straordinaria stagione giovanile con film che fecero «esplodere lo schermo», a segnare la sua viscerale sintonia con le avanguardie degli anni Sessanta».

 

Tinto Brass:

 

«Voglio dirlo una volta per tutte. Il primato del Significante sul Significato non è solo una costante del mio cinema, ma ne è l’elemento qualificante. Sia che mi occupi di temi politici, storici e sociali (il cinema impegnato), sia che mi dedichi all’erotismo, (il periodo DC, nel senso Dopo Chiave e non dopo Cristo), da esso discendono infatti la centralità del montaggio, l’ossessione figurativa, i giochi di macchine e di parole, l’ironia e l’autoironia, la sensualità e lo sberleffo carnale, la cifra non rado grottesca e paradossale, hard, iperbolica e surreale del mio cinema, la rabbia spesso e volentieri beffarda, sulfurea e anarchica che lo percorre. Nel mio cinema quindi non c’è una frattura tra un primo periodo serio, impegnato e militante, e un secondo periodo frivolo, leggero e superficiale».

 

● Si ringrazia Caterina Varzi per aver concesso l’utilizzo dell’immagine di copertina catalogata nell’Archivio Tinto Brass della quale è vietata la riproduzione senza autorizzazione.

 

 

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