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  • Immagine del redattore: Enrico Acciai
    Enrico Acciai
  • 5 giu
  • Tempo di lettura: 8 min

Il volontariato antifascista di Spagna novant’anni dopo



È nelle librerie in questi giorni Garibaldini in Spagna. Storia della XII Brigata Internazionale nella Guerra di Spagna, di Marco Puppini, edito da Milieu nella collana settanta. Pubblichiamo qui di seguito la Prefazione al libro di Enrico Acciai.


Nell’ultimo decennio, la dimensione internazionale della guerra civile spagnola è tornata con forza al centro del dibattito storiografico europeo. Non si tratta, naturalmente, di una novità assoluta: quel conflitto occupa ormai da decenni un posto rilevante nella riflessione storica sul Novecento. Mi pare, però, che il modo in cui esso viene interrogato dagli storici sia mutato in misura significativa. Se una parte importante della storiografia classica aveva privilegiato la ricostruzione politico-diplomatica, la storia militare del conflitto, il ruolo delle grandi potenze e la vicenda delle Brigate internazionali come esperienza paradigmatica dell’antifascismo militante, la ricerca più recente ha progressivamente ampliato la prospettiva. Sempre più spesso, infatti, la Spagna del 1936-1939 viene studiata non solo come conflitto esemplare della guerra civile europea o come anticamera della Seconda guerra mondiale, ma anche come crocevia di mobilitazioni politiche, di culture transnazionali della militanza e di diverse forme di volontariato armato, oltre che come vero e proprio laboratorio della guerra totale novecentesca.1  In questo spostamento di sguardo, il tema dei volontari stranieri ha assunto una nuova centralità (anche grazie alla disponibilità di nuove fonti, come quelle sovietiche). Non si tratta solo di un dato numerico, politico e militare: contare le presenze, distinguere le appartenenze politiche o misurare l’incidenza militare delle unità composte da stranieri. Il problema storiografico è ormai diventato molto più ampio. La comunità degli storici e delle storiche prova ormai a comprendere perché migliaia di uomini e donne, privi di un obbligo formale, abbiano deciso di intervenire in un conflitto non loro; a ricostruire le reti che resero possibile quella mobilitazione; ad analizzare il rapporto fra iniziativa individuale, organizzazione politica e cornici ideologiche; a interrogare, infine, sulla durata di quell’esperienza oltre il 1939.2 In questa prospettiva, la guerra di Spagna, dal punto di vista dei volontari antifascisti, appare come un osservatorio privilegiato per studiare la politicizzazione transnazionale dell’Europa tra le due guerre e, al contempo, come un passaggio fondamentale nella storia più lunga dell’internazionalismo armato novecentesco.3  Il testo da cui prende le mosse questa prefazione insiste giustamente su alcuni elementi che la storiografia recente ha contribuito a chiarire con maggiore nettezza. Anzitutto, la guerra civile spagnola fu un conflitto internazionale non solo perché vi intervennero direttamente l’Italia fascista e la Germania nazista, ma anche perché intorno alla causa repubblicana si sviluppò un vasto movimento transnazionale di opinione, solidarietà e mobilitazione.4 In secondo luogo, il volontariato non può più essere ridotto a una categoria univoca e semplificata: la distinzione tra combattenti e non combattenti, tra volontari armati e volontari impegnati in funzioni di supporto, cura, propaganda o assistenza, si rivela assai più porosa di quanto si sia ritenuto finora, e questa porosità diventa ancora più evidente se si assume sul serio una prospettiva di genere. Infine, la partecipazione alla guerra di Spagna non coincide sempre con una parentesi circoscritta, ma si iscrive spesso in traiettorie militanti più lunghe, che collegano l’antifascismo dell’esilio alla Resistenza, alla guerra mondiale e, in alcuni casi, perfino ai processi di decolonizzazione e ai conflitti della guerra fredda.5  È all’interno di questo rinnovato quadro interpretativo che il presente volume va collocato. Il suo interesse non risiede soltanto nel tornare su un tema ampiamente frequentato dalla memorialistica e dalla storiografia strettamente militante, ma nel farlo assumendo implicitamente una domanda oggi particolarmente feconda: in che modo il caso dei volontari italiani in Spagna consente di osservare, da una postazione specifica ma non marginale, i processi di trasformazione dell’antifascismo europeo, le geografie dell’esilio politico e le concrete modalità con cui si costruì una mobilitazione armata oltre i confini nazionali? È questa, in fondo, la domanda che rende ancora storicamente rilevante il tema. Non tanto la ricerca di un’ennesima conferma del carattere simbolico della guerra di Spagna, quanto la possibilità di leggerla come spazio di condensazione di dinamiche più ampie: la crisi degli antifascismi, la ristrutturazione delle culture politiche della sinistra, l’emergere di pratiche internazionali di lotta e la ridefinizione dei rapporti tra appartenenza nazionale e scelta militante. Sotto questo profilo, il caso italiano presenta caratteristiche particolarmente significative. Come mostra questo volume di Marco Puppini, i volontari italiani che confluirono nella Spagna repubblicana provenivano in larga misura dai mondi dell’emigrazione e dell’esilio, soprattutto da quello francese, ma anche belga, svizzero e lussemburghese. Il loro percorso non nasce dunque nel vuoto, né può essere compreso unicamente attraverso la lente delle appartenenze organizzative. Alle spalle della scelta di partire vi erano la lunga esperienza della diaspora antifascista, la crisi politica degli anni Trenta, i tentativi di ricomposizione unitaria delle forze antifasciste, il confronto con la crescita dei fascismi europei, nonché l’inserimento quotidiano dei fuoriusciti italiani in contesti sociali e politici insieme nazionali e transnazionali. La guerra di Spagna, da questo punto di vista, non fu per molti un esordio, ma un momento di accelerazione e di ridefinizione di percorsi già avviati. Questa osservazione è importante anche per evitare due riduzioni interpretative opposte ma ugualmente limitanti. La prima consiste nel leggere i volontari italiani quasi esclusivamente come prodotto di direttive di partito o di apparati internazionali, secondo uno schema rigidamente verticale. La seconda, all’opposto, tende a riassorbirli in una rappresentazione puramente morale o eroica dell’antifascismo, nella quale la complessità delle loro origini, motivazioni e conflitti interni finisce per attenuarsi. Una parte rilevante della storiografia più recente ha cercato di sottrarsi a questa alternativa, insistendo sul fatto che il volontariato internazionale fu il risultato di un intreccio fra culture politiche, reti di relazione, aspettative biografiche, appartenenze diasporiche e contingenze storiche.6 In tale prospettiva, i volontari non appaiono né come meri esecutori di strategie superiori né come figure astoriche di puro altruismo politico, ma come attori storici collocati in un campo di forze denso e contraddittorio. È proprio qui che questo volume trova il proprio spazio. Il suo contributo può essere letto come parte di una più generale tendenza della ricerca a restituire spessore storico al fenomeno del volontariato di guerra, ricostruendone i nessi con l’esilio, l’emigrazione politica, le dinamiche del fronte popolare e la circolazione europea di pratiche e linguaggi dell’antifascismo. Più che proporre una rottura radicale rispetto alla storiografia precedente, il saggio di Marco Puppini sembra inserirsi in una linea di continuità critica: da un lato, raccoglie l’eredità di un vasto patrimonio di studi, testimonianze e memorie; dall’altro, lo rilegge alla luce di categorie che oggi si sono rivelate particolarmente produttive. Ed è probabilmente in questa capacità di riapertura delle domande, più che in un’eventuale pretesa di esaustività, che va cercato il suo significato storiografico. Un ulteriore elemento che merita di essere sottolineato riguarda il rapporto fra specificità nazionale e comparazione. La storiografia degli ultimi anni ha mostrato con crescente chiarezza che il caso italiano, pur inscrivendosi pienamente nella storia più ampia del volontariato antifascista internazionale, presenta alcune particolarità già elencate poco sopra: il peso dell’esilio politico dopo la presa del potere fascista; la forte connessione con la diaspora lavoratrice in Francia e in altri paesi europei; il ruolo delle culture politiche socialiste, comuniste, anarchiche e repubblicane; l’intensità del nesso simbolico tra lotta in Spagna e lotta contro il fascismo italiano. Proprio per questo, il caso italiano non è interessante solo in sé. Esso costituisce un osservatorio utile per comprendere in che modo i processi di internazionalizzazione dell’antifascismo fossero sempre mediati anche da tradizioni politiche nazionali, da esperienze d’emigrazione diverse e da specifiche geografie della repressione e dell’esilio. Il valore di un volume come questo sta anche nella possibilità di mettere a fuoco tale tensione fra il particolare e il generale. Naturalmente, inserire il lavoro di Marco Puppini nel dibattito più recente non significa attribuirgli una funzione risolutiva. Al contrario, il campo di studi sul volontariato internazionale nella guerra civile spagnola si è fatto negli ultimi anni più ricco, ma anche più articolato e meno compatto. Accanto alle ricerche sui contingenti nazionali e sulle strutture brigatiste, si sono sviluppati filoni dedicati alla storia di genere, alla partecipazione ebraica, alle culture politiche diasporiche, alle reti non comuniste, alle forme di solidarietà non combattente, alle biografie militanti di lunga durata e ai rapporti fra antifascismo, anticolonialismo e guerra rivoluzionaria.7 Questa pluralizzazione delle prospettive ha reso più difficile ogni sintesi lineare, ma ha anche consentito di uscire da una visione troppo uniforme del fenomeno. Oggi appare sempre più chiaro che parlare dei volontari in Spagna significa confrontarsi con una costellazione assai eterogenea di esperienze, motivazioni, appartenenze e, soprattutto, memorie. Da questo punto di vista, il volume che il lettore ha fra le mani può essere letto utilmente come un tassello di questa più ampia riconfigurazione storiografica. Esso non elimina le ambivalenze del proprio oggetto, né potrebbe farlo: la storia dei volontari italiani in Spagna resta una storia attraversata da tensioni forti tra spontaneità e disciplina, internazionalismo e culture politiche nazionali, mobilitazione dal basso e regia organizzativa, orizzonte democratico e logiche di guerra. Ma proprio per questo la materia conserva il proprio interesse. A novant’anni dallo scoppio del conflitto, la questione non è più stabilire se l’esperienza dei volontari debba essere letta come eccezione eroica o come episodio subordinato a una strategia politica più vasta. La domanda più utile sembra piuttosto un’altra: in che modo quell’esperienza consente di comprendere la formazione di una politica transnazionale dell’antifascismo e, insieme, i suoi limiti, le sue fratture e la sua eredità? È nella misura in cui aiuta a porre questa domanda che il volume mantiene la sua rilevanza. In questo quadro, una prefazione non deve forse enfatizzare oltre misura l’originalità del libro, né indulgere a formule di circostanza. Più sobriamente, può limitarne la collocazione e indicarne l’utilità. Questo volume si inserisce quindi in un ambito di studi consolidato ma tuttora dinamico; affronta un tema classico della storia del Novecento europeo, ma lo fa su un terreno che continua a produrre nuove domande; richiama una vicenda nota, ma la restituisce nel suo spessore storico, all’interno della crisi degli antifascismi, delle mobilità dell’esilio e della dimensione transnazionale della guerra di Spagna. In questo consiste, con ogni probabilità, il suo principale motivo di interesse: non nell’offrire una lettura definitiva, ma nel contribuire a mantenere aperto un cantiere storiografico che negli ultimi anni ha dimostrato una notevole (e per certi versi inaspettata) capacità di rinnovamento.

 

Note

1 Come esempi si veda: Morris Brodie, Transatlantic Anarchism during the Spanish Civil War and Revolution, 1936–1939: Fury Over Spain, Routledge, Londra – New York 2020; Lisa A. Kirschenbaum, International Communism and the Spanish Civil War, Cambridge University Press, Cambridge 2015; Adrian Pole, Making Antifascist War: The International Brigades’ Transnational Encounters with Civil-War Spain, 1936–1939, Cambridge University Press, Cambridge 2025; Javier Rodrigo, La guerra degenerada. Violencia y resistencias en la España de posguerra, Pasado&Presente, Madrid 2025. 2 Cfr:, Robert Gildea e Ismee Tames (a cura di), Transnational resistance in Europe, 1936-48, Manchester University Press, Manchester 2020, Carlo Greppi e Chiara Colombini, Storia Internazionale della Resistenza Italiana, Laterza, Roma-Bari 2024 e Fraser Raeburn, Scots and the Spanish Civil War: solidarity, activism and humanitarianism, Edinburgh University Press, Edinburgh 2020. 3 Morten Heiberg, Enrico Acciai e Carl-Henrik Bjerstrom, Armed Internationalists. Transnational Volunteering in the Twentieth Century, Cambridge University Press, Cambridge 2025.4 Si veda: Giles Tremlett, The International Brigades. Fascism, Freedom and the Spanish Civil War, Bloomsbury, Londra 2020. 5 Heiberg, Acciai e Bjerstrom, op. cit., pp. 97-260. 6 Per un inquadramento generale del caso italiano si vedano i due volumi: Leonrardo Pompeo d’Alessandro, I volontari fascisti e antifascisti nella guerra di Spagna, Carocci, Roma 2017 e Javier Rodrigo, La guerra fascista in Spagna (1936- 1939), Pacini, Pisa 2025. Mi permetto inoltre di rimandare anche al mio lavoro: Enrico Acciai, Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso, Unicopli, Milano 2016. 7 Si veda, ad esempio: Angela Jackson, British Women and the Spanish Civil War, Londra-New York, Routledge 2002, Michael Ortiz, Anti-Colonialism and the Crises of Interwar Fascism, Londra, Bloomsbury 2023, Ali Tuma, Guns, Culture and Moors: Racial Perceptions, Cultural Impact and the Moroccan Participation in the Spanish Civil War (1936-1939), Routledge, Londra-New York 2018, e Gerben Zaagsma, Jewish Volunteers: The International Brigades and the Spanish Civil War, Londra, Bloomsbury 2017.

 

 

 

 

 

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