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  • Immagine del redattore: Alessia Luigetti
    Alessia Luigetti
  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Carla Accardi: la nuova edizione di Superiore e Inferiore


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Le conversazioni raccolte da Carla Accardi, all’epoca giudicate incompatibili con l’istituzione scolastica, tornano oggi in una nuova edizione di Superiore e Inferiore. Un libro che restituisce la forza politica dell’ascolto e la pratica dell’autocoscienza


In un’aula dell’Istituto Giovanni Papini di Roma, nel 1971, accade qualcosa che la scuola non è pronta a contenere. Carla Accardi, artista già affermata in un sistema che aveva costruito i propri codici e le proprie gerarchie sul predominio maschile, porta tra i banchi le domande che da mesi agitano il nascente movimento femminista.

 

Pochi mesi prima, nel luglio del 1970, il Manifesto di Rivolta Femminile era apparso sui muri della capitale. Scritto collettivamente da Carla Lonzi, Carla Accardi, Elvira Banotti, il testo inaugurava una frattura profonda nel panorama culturale italiano; metteva in discussione le fondamenta stesse dell’ordine simbolico che aveva definito per secoli il posto delle donne.

L’incontro tra Accardi e Lonzi, all’inizio degli anni Sessanta, era stato il riconoscimento reciproco tra due soggettività femminili che cercavano di esistere in un territorio che non le contemplava. Avevano compreso che il problema non consisteva soltanto nell’essere escluse, ma nell’essere costrette a muoversi entro strutture pensate da altri.

Le loro strade, tuttavia, si separano presto. Se Lonzi arriva a considerare il sistema dell’arte irrimediabilmente compromesso con il potere patriarcale, Accardi sceglie di restare dentro quel campo, attraversandone le contraddizioni. È la stessa postura che adotta a scuola: non sottrarsi alle istituzioni, ma intervenire al loro interno.

 

Nell’introduzione di Superiore e Inferiore, Accardi racconta come l’esperienza di Rivolta Femminile abbia modificato il suo sguardo sul mondo e sul proprio ruolo di insegnante: «Dal momento in cui, nei mesi della primavera del 1970, io ho iniziato la mia presa di coscienza femminista nel gruppo di Rivolta Femminile, ho sentito la necessità di fare subito dei gesti nuovi in quell’ambiente in cui io avevo assistito all’inganno e alla repressione esercitata sulle bambine».

La scuola diventa allora il luogo in cui mettere alla prova quella consapevolezza. Invita le ragazze a interrogarsi sulle differenze che attraversano la loro vita quotidiana, sul diverso trattamento riservato a figlie e figli, sui privilegi concessi ai fratelli maschi e dati per scontati. «Ho proposto loro di affrontare quello che ognuna di loro aveva da dire sulla differenza con cui venivano trattate in rapporto ai fratelli», scrive.

Sono poi le studentesse stesse a proporre la lettura del Manifesto. Accardi si sottrae alla posizione dell’insegnante che spiega e interpreta. Ascolta, trascrive. Le ragazze parlano, si interrompono, tornano sui propri pensieri, cercano parole per descrivere ciò che fino a quel momento era rimasto indistinto. Nella conversazione affiora qualcosa che eccede le singole vicende personali: la percezione di una condizione condivisa.

I temi che emergono sono quelli che sentono più vicini alla propria esperienza: il corpo, la famiglia, la scuola, l’amicizia, l’amore, la libertà concessa ai coetanei maschi e spesso negata a loro.

A proposito dell’amore tra ragazze e ragazzi, emerge il desiderio di sottrarsi alle regole e ai divieti che governano i rapporti affettivi. «Quando sarò grande non dirò mai ai miei figli: “Tu non volere bene a questo o a quest’altro”», afferma una delle partecipanti, «anzi, se vogliono bene a un ragazzo, io sono contenta perché riescono a fare una conquista. Sempreché gli vogliano bene veramente, non che giochino loro, come fanno tanti ragazzi con le donne», mettendo in discussione modelli educativi e rapporti di autorità dati per scontati.

È proprio questa libertà di parola a suscitare la reazione dell’istituzione. Quello spazio di confronto viene giudicato incompatibile con l’ambiente scolastico e Accardi viene denunciata perdendo il proprio incarico. L’ispettore scolastico trova una sola parola per definire ciò che era accaduto in quella classe: «pettegolezzo». Le viene contestato persino il coinvolgimento emotivo suscitato nelle studentesse. Eppure, è proprio quella partecipazione a rivelare quanto quelle conversazioni rispondessero a un bisogno reale.

La pratica di Accardi nasce da una concezione del fare politico lontana dalla pianificazione ideologica e vicina all’esperienza concreta. «Agire per sé e per tutte nel senso giusto per noi», scrive, «e non cercare prima di immaginare delle azioni e organizzarle, perché questo è maschile, ma di farle ognuna nel suo campo, in quello che conosce e che sa».

 

La nuova edizione di Superiore e Inferiore, pubblicata da Crackers Book e curata da Ilaria Bombelli, restituisce finalmente accessibilità a un testo che per anni è sopravvissuto ai margini della circolazione editoriale.

Il nuovo volume è concepito come un libro nel libro: la prima parte riproduce fotograficamente l’edizione originale in scala 1:1, preservandone formato e impaginazione, la seconda presenta per la prima volta la traduzione integrale in inglese, a opera di Bennett Bazalgette. Il progetto grafico di Sabo Day accompagna questa doppia operazione di conservazione e apertura.

A oltre mezzo secolo di distanza, la lettura di queste conversazioni produce un effetto sorprendente. Non perché testimonino un’epoca lontana, ma perché continuano a parlarci con una prossimità disarmante. Le ragazze discutono di autonomia, desiderio, educazione sentimentale, aspettative sociali e rapporti di potere con una lucidità che non necessita di aggiornamenti. Le forme cambiano, i dispositivi si trasformano, ma molte delle tensioni che attraversano le loro parole restano riconoscibili.

Il valore di questo libro non risiede soltanto nei contenuti che conserva, ma nella forma di relazione che documenta. Quello che vediamo prendere corpo è un esercizio di ascolto reciproco, un sapere che si costruisce orizzontalmente, una comunità provvisoria fondata sulla condivisione dell’esperienza. Una pratica che oggi appare tanto necessaria quanto rara.

La traduzione in inglese non è un dettaglio: significa che questo testo, rimasto a lungo confinato in una circolazione quasi sotterranea, accessibile solo a chi ne conosceva già l’esistenza, potrà finalmente essere letto, discusso e studiato in un contesto più ampio. Un’opera che ha attraversato gli anni come un testo di culto, circolando tra le mani di chi sapeva già cercarlo, adesso può finalmente parlare a molti di più.

 

Le voci raccolte da Accardi tornano a essere ascoltate nel momento in cui le domande che le hanno generate continuano a risuonare nel presente. Questo è il valore più preciso della nuova edizione: non la nostalgia per un momento fondativo, ma la restituzione di uno strumento ancora più che necessario.


Carla Accardi, Superiore e Inferiore. Conversazioni tra ragazze della scuola media, traduzione inglese di Bennett Bazalgette, progetto grafico di Sabo Day. Pubblicato in collaborazione con Archivio Accardi Sanfilippo, Crackers Book, 2025, edizione bilingue italiano/inglese.

 

Alessia Luigetti (Catania, 2001) è ricercatrice indipendente. Laureata in Arti Visive e Studi Curatoriali presso NABA - Nuova Accademia di Belle Arti, la sua ricerca indaga le relazioni tra arte contemporanea, lavoro e pratiche di sottrazione alla produttività, con particolare attenzione ai temi dell’ozio e del rifiuto del lavoro come dispositivi critici. Collabora con riviste e progettiindipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare contemporaneo.

 

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