dossier italia
- a cura della redazione

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Introduzione al dossier Italia

Sta emergendo un vasto movimento d’opposizione, in gran parte esterno ai tradizionali partiti politici, ma sostenuto da iniziative di base come comitati e associazioni o dall’iniziativa personale di moltissimi giovani. Le grandi manifestazioni dell’anno scorso contro il genocidio israeliano a Gaza, la vittoria del No al referendum e l’enorme partecipazione alla manifestazione No Kings il 28 marzo a Roma ne sono gli episodi più rilevanti. Un movimento di resistenza o, più, di rifiuto, è nato e sta crescendo, portato ancora dai giovani, come alla fine degli anni ’60.
Per elaborare nuove armi teoriche e politiche atte a contrastare il processo autoritario in corso è necessario analizzare e comprendere l’attuale fase politica. ahida intende contribuirvi con un dossier Italia. Una raccolta di testi che esaminano e commentano vari aspetti della tendenza autoritaria dell’Italia odierna per evidenziarne le fessure e trovare gli spiragli per uscirne.
Con il governo Meloni si sta accelerando una svolta autoritaria che ha radici lontane: dalla chiusura securitaria del sistema politico alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, passando per il lungo periodo dei governi Berlusconi e per i successivi, compresi quelli di «sinistra», Letta, Renzi, Gentiloni, fino all’attuale. Quest’ultimo, introducendo dapprima misure coercitive apparentemente marginali, come il decreto anti rave-party, ha fatto poi un’impennata verso un regime autoritario con le campagne incessanti e le leggi, sempre più restrittive e violente, contro i migranti e con il recente Decreto legge sicurezza. Regime autoritario che il governo vorrebbe consolidare con modifiche costituzionali, la prima delle quali è stata decisamente respinta dagli italiani con il referendum sulla giustizia.
Questa involuzione illiberale avviene in un’epoca in cui si sta attuando una svolta maggiore dei sistemi economici e politici mondiali. Nei paesi cosiddetti «occidentali» la svolta segue alla trasformazione, legata all’economia digitale, della produzione e del sistema di estrazione di plusvalore, che investe tutti gli aspetti della società, e alla concentrazione del comando nelle mani del capitale finanziario e della Big Tech. Il capitale non si serve più della politica per mediare il dominio di classe, ma assume il comando diretto sulla società civile. Lo fa privatizzando l’intera produzione, inclusi i beni comuni, come la salute, l’acqua e il suolo e promuovendo uno stato d’instabilità e di guerra permanente che gli assicura libertà illimitata d’azione e estrazione di profitto. In questa perdita di equilibri nasce il fenomeno Trump e si espandono le forze dell’estrema destra in tutta Europa, spinte dal disgregarsi delle vecchie classi sociali, dalla classe operaia al ceto medio, e dall’aumento della povertà e dell’insicurezza.
La svolta autoritaria in atto in Italia è stata definita con termini come «fascistizzazione» o «democratura» (contrazione di democrazia e dittatura). Benché la situazione attuale presenti molte differenze dal fascismo storico, a cominciare dall’assenza del corporativismo e della retorica imperialista, e la violenza squadrista non sia così dispiegata e assunta (almento per ora), ne manifesta anche molte somiglianze, prima di tutte il razzismo e l’uso delle minoranze come capro espiatorio. Ieri erano gli ebrei, gli zingari e i comunisti, oggi sono i migranti. Sarebbe più appropriato parlare di «nuovo fascismo». Il termine democratura, ossia un regime dispotico che mantiene la forma delle regole della democrazia liberale, descrive assai bene la fase attuale della politica italiana. Tuttavia non scordiamoci che, giunto al potere, Mussolini non tardò a esautorare il parlamento e a assumere i pieni poteri, trasformando il regime fascista in dittatura totalitaria.
Fortunatamente sta emergendo un vasto movimento d’opposizione, in gran parte esterno ai tradizionali partiti politici, ma sostenuto da iniziative di base come comitati e associazioni o dall’iniziativa personale di moltissimi giovani. Le grandi manifestazioni dell’anno scorso contro il genocidio israeliano a Gaza, la vittoria del No al referendum e l’enorme partecipazione alla manifestazione No Kings il 28 marzo a Roma ne sono gli episodi più rilevanti. Un movimento di resistenza o, più, di rifiuto, è nato e sta crescendo, portato ancora dai giovani, come alla fine degli anni ’60.
Per elaborare nuove armi teoriche e politiche atte a contrastare il processo autoritario in corso è necessario analizzare e comprendere l’attuale fase politica. ahida intende contribuirvi con un dossier Italia. Una raccolta di testi che esaminano e commentano vari aspetti della tendenza autoritaria dell’Italia odierna per evidenziarne le fessure e trovare gli spiragli per uscirne.
Negli articoli del dossier sono affrontati, fra altri, i temi seguenti: il pericolo che incombe sulle democrazie occidentali di sprofondare nella spirale della guerra globale e di vedere l’insorgenza di nuovi fascismi (Alberto Burgio); le derive repressive delle politiche del governo e del diritto penale (Luigi Ferrajoli, Lavinia Marchetti e Gianni Giovannelli); le condizioni insopportabili dei carcerati e il progetto di rafforzare il controllo nelle carceri (Luigi Romano e Alberto Violante); l’inerzia e la complicità dello Stato verso le violenze sessuali contro le donne e le discriminazioni sessiste (Arianna Pasquini); La repressione poliziesca e giudiziaria delle lotte dei movimenti antagonisti (Giuseppe Zambon e Paolo De Marchi); le trasformazioni del rapporto capitale/lavoro e della composizione di classe (Filippo Greggi); la transizione energetica al tempo delle guerre per il petrolio e l’illusione nucleare (Giuseppe Onufrio); la crisi del sistema sanitario pubblico e la privatizzazione della salute (Rita Maffei); la trasformazione dell’università in struttura aziendale (Massimo La Torre); la transizione digitale nella scuola e l’aumento del controllo e l’esclusione decisionale degli insegnanti (Ferdinando Alliata); il ruolo dell’Intelligenza artificiale nel controllo sociale e nell’aumento dello sfruttamento del lavoro (Collettivo N.I.N.A); l’attacco alla cultura in tutte le sue espressioni, dal cinema a ogni forma dell’arte (Manuela Gandini, Sergio Racanati); la crisi della letteratura e l’assoggettamento dell’editoria alla logica del mercato (Marco Giovenale. Massimiliano Manganelli).
Incominciamo simbolicamente la pubblicazione del dossier il 7 aprile, data anniversario della retata del giudice Calogero che portò in prigione molti militanti e intellettuali dell’Autonomia operaia su false accuse. Quella di Calogero fu un’operazione politica funzionale alla chiusura del «sistema dei partiti» a ogni contestazione sociale. Chiusura favorita dalla strategia del compromesso storico elaborata dal Partito comunista italiano. Fu l’inizio della stagione degli arresti di massa e fu forse l’origine del lungo percorso che ha disegnato le graduali retrocessioni dei diritti dei cittadini per arrivare alla svolta autoritaria in atto.

