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- Antonio Francesco Perozzi

- 30 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 31 dic 2025
Il rumore è il messaggio, Andrea Inglese

L’articolo legge Il rumore è il messaggio di Andrea Inglese come una riflessione sulla comunicazione contemporanea, in cui il centro non è più il contenuto ma l’atto stesso dell’enunciazione. Attraverso ironia, reiterazione e una forte sperimentazione formale, il libro mette in scena l’esaurimento del messaggio e il suo svuotamento referenziale nell’era dei media. Spingendo oltre la lezione di McLuhan, Inglese individua nel rumore – l’alone di senso non pienamente codificato che circonda messaggi e media – il luogo stesso del significato, collocando la scrittura nelle frequenze disturbate dell’iper-comunicazione.
Osservazione critica
Ciò che davvero è centrale, nell’era della comunicazione, non è ciò che si dice, ma il dire in sé, l’enunciazione. I social, ovviamente, sono la rappresentazione più chiara – anzi, l’attuazione – di questo spostamento: spingono a enunciare, non importa cosa; l’importante è postare, non uscire mai dal flusso della comunicazione.
Con Il rumore è il messaggio ([dia•foria, 2023, vincitore del IX Premio Pagliarani) Andrea Inglese punta a esplorare questa contraddizione attraverso la (post-)poesia. Le sezioni che compongono il libro, stilisticamente molto diverse tra loro, sono infatti unite dalla coincidenza tra vuoto referenziale e pervasività del messaggio. «Aspetto che il messaggio sorga in me / non devo correre devo starmene buono / il più possibile cavo / affinché il messaggio si formi / con tutta la pazienza dell’interiorità»: questo il motivo che apre e attraversa il libro, un messaggio generico di cui non si esplicita il contenuto ma capace, proprio in quanto messaggio, di colonizzare la persona, il corpo dell’emittente («questo è quello che io posso fare / facendo circolare me stesso / tutto interamente nella voce […] mi lascio trascinare via dal messaggio»).
Obiettivo di Inglese, del resto, è anzitutto quello di esaurire il concetto stesso di messaggio. Questo si ottiene in primis attraverso una carica ironica che corrode dall’interno l’assertività della voce parlante e la fa risultare allucinata, inaffidabile, lontana da ciò che sostiene. A ciò si aggiunge la reiterazione: nella sezione il messaggio è lo spettatore una insistita serie di definizioni del messaggio («Il messaggio non deve impensierire lo spettatore. // Il messaggio non è un messaggio di morte. // Il messaggio invita lo spettatore a guardare dentro il giardino») ne svuota completamente la capacità referenziale. Infine, a livello tematico, Inglese convoca i media come contesto principale in cui il messaggio viene assottigliato e disinnescato. Così il messaggio è porno e western, ovvero è sempre «visibilmente detto, […] diurno», ma, paradossalmente, anche «ammantato da una patina opaca».
A partire da questi elementi, l’autore può quindi giocare con le possibilità di esaurimento della scrittura. Accanto a sezioni in versi ne compaiono alcune in prosa, in altre la distinzione tra poesia e prosa è fatta saltare e in altre ancora il testo dialoga con l’immagine. Qui, come scrive nella prefazione Chiara Portesine, «la pagina si apre alla trappola degli iconismi [e] Inglese tortura la parola, la spezza e la revoca con la legge dell’immagine». Vale ad esempio per ambienti, dove stringhe di testi si accostano a foto di pagine stropicciate: nella cultura dell’immagine, viene da dire, l’icona soppianta la sintassi, ma anche, parallelamente, il rumore della comunicazione ipertrofica inquina l’immagine.
Ecco, il rumore. Se la massima di McLuhan spostava il focus dal messaggio al medium, Inglese estremizza la posizione: il messaggio – il significato, il significativo – è nel rumore, in quell’alone di senso non pienamente codificato che si produce attorno al messaggio mentre viene espresso e attorno al medium mentre viene adoperato. Si parla sempre più spesso di cognitariato: nell’iper-comunicazione la dialettica non è più tra emissione e ricezione dei messaggi, ma tra la loro generazione e l’insignificanza. E Inglese sembra voler portare la ricerca della sua scrittura lì, nel serbatoio dell’insignificato, nelle frequenze disturbate della comunicazione.
Testi
Aspetto che il messaggio sorga in me
non devo correre devo starmene buono
il più possibile cavo
affinché il messaggio si formi
con tutta la pazienza dell’interiorità
quando è perfettamente cava
da dentro
per progressivi palpiti
fuori da ogni possibile interferenza
fuori da ogni corsa
da ogni ascolto indiscriminato
il messaggio sale
con una forza apodittica
ha una sua muscolosità
chiaroveggente e acerba
lo porto fino all’ultimo fiato
quando giù nel cortile
in mezzo ai viavai degli adolescenti
io parlo di quello che ho sentito
ho sentito pochissime cose
come il tremore del tempo
o forse il tremore degli alberi
o forse il tremore delle membra
perché siamo tutti sottoposti a qualche sforzo
a qualche maligno sforzo
questo è universalmente chiaro
universalmente fresco
nel mio messaggio di poche
parole
*
Non è che io attendo
io non attendo proprio niente
non devo neppure pensarci
io non penso proprio a niente
il messaggio è pronto
come fosse alle mie spalle
già caricato teso puntato
attesissimo
è un messaggio al passo coi tempi
o meglio sarebbe dire è la voce dei tempi
il tono il timbro che essi prendono
avvolgendoci tutti
se i tempi sono neri il messaggio è nerissimo
perché il messaggio è nei tempi
ma li trascende sempre di un poco
se i tempi sono rosei
il messaggio è estremamente rosa
un rosa oltre il rosa
che trascende il bene nel bene
perché così è del messaggio
fa corpo con tutto me stesso
e tutto me stesso fa corpo coi tempi
e i tempi sono un corpo fluente ma non sempre
benigno
i tempi hanno anche dell’oscuro
tagliano ma non bene
quando i tempi sono oscuri piovono
colpi di scure a casaccio
sono metafore violente
quelle che la mente espelle
quelle che la parola dice
portando un poco più oltre
la violenza sulla punta
tagliente del messaggio
questo è quello che io posso fare
facendo circolare me stesso
tutto interamente nella voce
ma anche nei gesti nella camminata
nelle mani avanti balzando avanti
con il cuore i nervi la pianta dei piedi
mi lascio trascinare via dal messaggio
che non rimanga nulla indietro
nulla d’indeciso di poco chiaro
di non ferocemente convinto
non ci dev’essere nemmeno un velo
un’ombra un ritardo nella voce
questo non è sopportabile
per chi porta tutto se stesso nel tempo del messaggio.
*
Dopo la nascita è importante migliorare, questo me l’hanno detto senza equivoci. È importante migliorare, con le proprie forze, per la valutazione continua. L’ascoltare, ad esempio, deve essere correttamente migliorato alla perfezione. Apprezzare il momento sonoro, quando si cammina o si incespica, e organizzare suoni e silenzi, affinché ritorni il tema principale dopo ogni digressione (lo scalpiccio rasoterra, lo scontro di suola e asfalto). È importante organizzare l’ascolto della propria camminata, apprezzare il rondò della camminata, fare molti pezzi di una camminata. È importante migliorare il momento del suono. Il suono che sale quando si cammina, la camminata sonora. È dentro quel suono che bisogna adattare l’ascolto, raffinarlo, guidarlo al compimento: si può farne qualcosa: 1) scalpiccio, 2) battito, 3) tacchettare. Se non c’è ancora un buon camminare, perché si va carponi, in modo inefficace, se più che altro uno si trascina, o rimane ostacolato dalle proprie gambe, il momento sonoro lo si fa da fermi, pestando per terra, o poggiando un piede e poi l’altro, con grande pazienza. Ogni moto a lungo va perfezionato, nel senso sia musicale che atletico, d’avventura.
bibliografia
Inglese A., Il rumore è il messaggio, [dia•foria, Pisa, 2023.
Antonio Francesco Perozzi (Subiaco, 1994) vive in provincia di Roma e insegna nella scuola secondaria. Ha pubblicato Lo spettro visibile (Arcipelago Itaca, 2022), bottom text (in Poesia contemporanea. Sedicesimo quaderno italiano, marcos y marcos, 2023), soluzioni per ambienti (Zacinto, 2024), on land (Edizioni Prufrock Spa, 2024) e Tranquillità assoluta (Pidgin, 2025). Collabora con varie riviste tra cui Il Tascabile e Le parole e le cose. Cura il blog La morte per acqua e il podcast Spara Jurij.

