fascismi
- anonimo

- 16 lug
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Fuoco e ghiaccio: lezioni dalla battaglia di Los Angeles

Il testo analizza l’esplosione del movimento contro le deportazioni di massa negli Stati Uniti, con epicentro a Los Angeles, dove proteste e scontri con la polizia si sono intensificati in risposta ai raid dell’ICE. Le proteste si sono rapidamente diffuse in decine di città, coinvolgendo diversi settori sociali. Vengono delineate ventuno lezioni strategiche derivate da questi eventi, evidenziando l’importanza della disobbedienza di massa, dell’espansione territoriale, del blocco delle infrastrutture logistiche e della spontaneità organizzata. Il documento sostiene che solo attraverso una mobilitazione ampia, radicale e determinata sarà possibile fermare la macchina delle deportazioni e aprire spazi di insorgenza. Il testo è apparso sulla rivista <<Ill Will>>. Pubblichiamo dietro gentile concessione dell'editore.
<<Penso che resterò su questa
faglia sismica vicino a questo
vulcano ancora attivo, in questa
fortezza armata di fronte a un
oceano morente
& coperta di terra
mentre
le strade bruciano &
le pietre volano & il gas lacrimogeno
ci stende
perché
è lì che stanno i miei amici,
bastardi, non che
voi sappiate cosa vuol dire.>>
Diane Di Prima, <<Revolutionary Letter # 52>>
Il momento stava crescendo nel movimento contro le deportazioni di massa. Da San Diego a Martha’s Vineyard, erano già scoppiati scontri spontanei con agenti dell’ICE. Parallelamente, c’erano state azioni coordinate da parte di attivisti e reti di risposta rapida, tra cui tentativi di bloccare i furgoni dell’ICE nel centro di Manhattan.
Tutti sapevano che stava per esplodere. Poi, a Los Angeles, è successo davvero. Folle si sono radunate in risposta ai raid dell’ICE in diversi quartieri. A ciò sono seguite proteste notte dopo notte fuori dal Metropolitan Detention Center, dove erano detenuti i migranti arrestati.
I tentativi di bloccare i raid e il centro di detenzione hanno portato a scontri con la polizia. Le folle si sono diffuse nel centro e in altri quartieri. I manifestanti hanno bloccato strade e autostrade, hanno lanciato pietre e fuochi d’artificio contro la polizia, costruito barricate e incendiato diverse auto. La domenica sera, il capo della polizia ha annunciato che il LAPD [Los Angeles Police Department] era sopraffatto. Trump aveva già deciso di inviare la Guardia Nazionale e, poco dopo, i Marines.
L’esplosione sarebbe iniziata comunque a Los Angeles. Ma ora che l’incendio è divampato, sta iniziando a espandersi. Le proteste si sono diffuse in decine di città in tutto il paese. Oltre mille arresti, e il numero continua a salire. Texas e Missouri hanno schierato la Guardia Nazionale.
I disordini si sono estesi anche all’interno dei centri di detenzione per immigrati. Una rivolta al Delaney Hall Detention Facility a Newark, New Jersey, ha portato alcuni migranti ad abbattere un muro e fuggire. Il centro, appena riaperto, potrebbe ora essere chiuso.
Ecco alcune lezioni dalla battaglia di Los Angeles che potrebbero essere utili oggi, mentre il movimento contro la macchina delle deportazioni inizia a espandersi e consolidarsi:
I. Le proteste sono efficaci solo se sono dirompenti. Il movimento contro l’ICE è stata la sfida più importante alla nuova amministrazione Trump. Interrompendo il funzionamento della macchina delle deportazioni, il movimento rivela l’unica vera fonte di potere che ha la gente comune.
II. Per continuare ad essere efficace, la protesta deve espandersi. I disordini si sono diffusi da un quartiere all’altro a Los Angeles, poi in decine di città. Ma ora le proteste sono in gran parte contenute nei centri urbani. Per avere successo, il movimento deve continuare a espandersi in ogni città e in tutto il paese, coinvolgendo strati sociali più ampi.
III. Bloccare tutto. Durante la battaglia di Los Angeles, i blocchi si sono diffusi dai quartieri al centro di detenzione, poi alle autostrade e alle linee ferroviarie. Le barricate si sono moltiplicate in tutta la città. Mentre il movimento si espande, i blocchi devono continuare a diffondersi dai quartieri ai centri di detenzione, alle autostrade e le linee di trasporto pubblico, fino agli aeroporti e altre infrastrutture in tutto il paese.
IV. Il potere è logistico: risiede nelle infrastrutture. La macchina delle deportazioni si basa su infrastrutture e un vasto apparato logistico. Questa logistica può essere studiata e le infrastrutture mappate. Questo rivelerà i punti deboli e aprirà la strada a nuove tattiche.
V. Un ritmo costante dà al movimento un orientamento, consentendo una più ampia auto-organizzazione. I centri di detenzione e gli edifici federali sono simbolici e infrastrutturali. Protestare ogni sera davanti a questi luoghi può aprire spazio a un movimento diversificato e auto-organizzato. Ma questo ha i suoi limiti. Può facilmente intrappolare i partecipanti in un’estenuante guerra di logoramento con rendimenti decrescenti.
VI. L’intera città è un terreno di lotta. Diffondere i disordini in tutta la città interromperà il funzionamento della macchina delle deportazioni, anche quando non si colpiscono direttamente le sue infrastrutture.
VII. La spontaneità è spesso già organizzata. I movimenti mobilitano le persone sulla base delle reti esistenti nella vita quotidiana. Dietro la spontaneità delle rivolte ci sono livelli di organizzazione invisibile: gruppi Whatsapp, famiglie, associazioni di inquilini, gang.
VIII. Sostenere il momento richiede organizzazione. Le rivolte iniziano spesso in modo spontaneo. Ma l’organizzazione può contribuire alla loro diffusione, estensione e intensità. A Los Angeles le folle si sono radunate spontaneamente in risposta ai raid; poi i gruppi attivisti hanno convocato proteste al centro di detenzione. Questo ha contribuito a mantenere lo slancio e a diffondere l'attività in tutta la città. Le proteste continueranno a emergere come risposta spontanea alle retate. Ma il movimento dovrà imparare a prendere l'iniziativa e a stabilire il proprio ritmo.
IX. Gli attivisti possono aiutare la diffusione del movimento. Canali di comunicazione chiari, affidabili e coerenti sono essenziali. Servono per aumentare i partecipanti e creare un’ecologia dove molteplici iniziative e forme di auto-organizzazione siano possibili.
X. È emersa una nuova generazione militante. Secondo il capo del LAPD, le folle erano piene di <<anarchici>> che si spostano tra diversi momenti di disordini sociali. Una generazione a Los Angeles e altrove ha fatto esperienza nelle tattiche di strada difendendo gli accampamenti studenteschi lo scorso anno.
XI. Una folla determinata può sopraffare la polizia. Il LAPD è stato sopraffatto da una folla combattiva, ma anche eterogenea, creativa, imprevedibile, decentralizzata e dispersa.
XII. La repressione può far espandere le proteste. A volte l’invio della Guardia Nazionale reprime i disordini. Altre volte, rende le proteste più ampie e intense, spingendo più persone a scendere in strada.
XIII. Una situazione rivoluzionaria si apre quando le forze armate vengono schierate nelle strade. Non siamo ancora a quel punto. Ma è il momento di iniziare a riflettere sulle domande che questo comporta.
XIV. L’infrastruttura per le deportazioni di massa non esiste ancora. Sta venendo costruita pezzo per pezzo. Per ora, l’obiettivo è creare uno spettacolo. Ma proprio su quel palcoscenico, possono essere sconfitti.
XV. La strategia dell’amministrazione Trump è aumentare polarizzazione e disordine. Trump sta rendendo ingovernabili le città americane. Questo può ritorcersi contro di lui. Spesso, gli aspiranti autocrati cadono per i loro stessi errori. Le rivolte portano sempre a una maggiore polarizzazione: è inevitabile, ma diventerà un limite.
XVI. Le tensioni tra governi locali e l’amministrazione Trump hanno creato spazi per le rivolte di George Floyd. Il movimento attuale può trarre vantaggio da queste contraddizioni. Ma bisogna evitare che la lotta venga risucchiata nel voto. I Biden, le Kamala, i Newsom di questo mondo non hanno nulla da offrire.
XVII. Le rivolte spesso iniziano da un gruppo sociale specifico, ma devono espandersi. La lotta contro l’ICE è nata nelle comunità migranti. Ma per vincere dovrà coinvolgere settori molto più ampi della società.
XVIII. I governi imparano dai successi e fallimenti delle rivolte. Gli insorti dovranno fare lo stesso. Trump si è spesso lamentato per non aver inviato prima la Guardia Nazionale a Minneapolis. Se il governo federale agirà più rapidamente e con più decisione nei disordini locali, le rivolte avranno meno tempo per agire. Gli insorti dovranno imparare ad agire con sicurezza e decisione.
XIX. Il futuro appartiene a chi osa. Il movimento deve prendere e mantenere l’iniziativa, imponendo il proprio ritmo agli eventi. Una volta iniziata una rivolta, bisogna agire con la massima determinazione e, con ogni mezzo, passare all’offensiva. Cogliere il nemico di sorpresa, approfittare del momento in cui le sue forze sono disperse. Cercare successi quotidiani, anche minimi, e mantenere il morale superiore a ogni costo.
XX. Nessun metodo da solo è sufficiente. Ci vorranno tutte e tutti noi, spingendo da ogni lato, per abbattere il sistema.
XXI. <<Due, tre, molti Los Angeles >>. Servirà aprire nuovi fronti e diffondere tattiche sempre più dirompenti per tirare il freno d’emergenza alla macchina delle deportazioni. La scelta è chiara: deportazione o insurrezione.

