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  • Immagine del redattore: a cura della redazione del comparto fascismi
    a cura della redazione del comparto fascismi
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L'intesa mondiale per la sicurezza. Un'iniziativa con Leonardo Bianchi


Il presente testo è la trascrizione di parti dell’iniziativa <<L’intesa mondiale per la sicurezza>>, tenutasi lo scorso 16 febbraio presso la libreria TOMO a San Lorenzo. L’iniziativa è stata organizzata dalla rete 25 aprile di Roma Est in avvicinamento al corteo in ricordo di Valerio Verbano del 21 febbraio.


RETE 25 APRILE ROMA EST: Partiamo dalla situazione attuale negli Stati Uniti. Che ruolo specifico sta giocando l’ICE all’interno della seconda amministrazione Trump? Com’è passata da essere un servizio di intelligence a una polizia speciale che gode di un’immunità quasi assoluta? Qual è il legame con l’immaginario delle milizie di estrema destra?


LEONARDO BIANCHI: Dall’inizio del secondo mandato di Trump, l’ICE è diventata è una vera e propria polizia politica personale al servizio del presidente. Nata nel 2003 sotto l’amministrazione Bush come agenzia federale, nell’ultimo anno è stata profondamente riformata, arrivando a contare il doppio degli agenti e reclutamento agevolato. Di fatto, l’ICE assomiglia sempre più a una milizia armata e le immagini arrivate da Minneapolis parlano chiaro: agenti mascherati e vestiti come paramilitari di estrema destra, comandanti della polizia di frontiera come Greg Bovino che esibiscono un immaginario che richiama quello degli ufficiali delle SS, persone prelevate per strada e nelle loro abitazioni, manifestanti aggrediti, arrestati, descritti come terroristi e infine uccisi.

Il tutto si inserisce in uno smantellamento della democrazia statunitense e delle sue istituzioni liberali operato da Trump. Attraverso l’uso intensivo dell’ICE, Trump ha di fatto integrato all’interno di un corpo di polizia legale le formazioni MAGA extralegali, in particolare quei gruppi che avevano assaltato Capitol Hill il 6 gennaio del 2021, e a cui aveva concesso la grazia. In questo senso, l’ICE ha adottato le tattiche comunicative, l'immaginario e l'iconografia di questi gruppi, come i Proud Boys. Ad esempio l'account X del Dipartimento di Sicurezza Interna si rifà a un’iconografia esplicitamente neonazista: immagini di cavalieri, continui rimandi a difendere la propria terra, e a unirsi per combattere il “nemico interno”. 

La figura del nemico interno è fondamentale nell’amministrazione Trump, e non si limita al migrante che “avvelena la nazione”, espressione utilizzata dallo stesso Trump durante l’ultima campagna elettorale. Il nemico è anche chi si oppone all’applicazione della legge, alle operazioni dell’ICE. E quindi sono le Renee Good, sono gli Alex Pretti, sono tutti gli attivisti e le attiviste che si schierano contro le operazioni dell'ICE e contro le occupazioni militari della milizia di Trump. 

Gli account ufficiali dell'ICE e del Dipartimento della Sicurezza Interna si fanno portatori di un messaggio che è rivolto chiaramente a chi faceva parte delle milizie o comunque a persone che hanno tendenze chiaramente di estrema destra. In questo senso si sta cercando di inglobare quelle milizie che avevano costituito l'aspetto paramilitare del primo trumpismo all'interno dello Stato: un passaggio cruciale da quella che era una democrazia liberale a qualcosa di diverso. 

È molto simile ovviamente alla storia europea degli anni Venti. Tuttavia l’immaginario dell’ICE non si rifà solo alla Gestapo, ma anche ai cacciatori di schiavi statunitensi nell’800. C'è una lunga linea nera che parte dei totalitarismi degli anni 30 e li collega a una storia profondamente statunitense, che passa per il KKK e arriva all'attuale ICE. 

La novità, inoltre, è che tutto questo viene filtrato attraverso la lente dei social media. Gli agenti dell’ICE non sono solo poliziotti o miliziani: diventano anche content creator. È un tratto che li accomuna ai Proud Boys, il cui fondatore, Gavin McInnes, è un ex giornalista e cofondatore di Vice Media. Fin dall’inizio, nei Proud Boys la dimensione mediatica è stata cruciale nella costruzione stessa della milizia.


R25ARE: Guardando invece all’Italia, le proposte di scudo penale presentate nel nuovo dl sicurezza rappresentano un parallelo con la situazione statunitense? Il rapporto sempre più stretto tra governi e polizie anticipa è sintomo di una cultura della guerra che si diffonde a livello globale?


LB: Più che i prodromi della terza guerra mondiale le attuali forme di conflitto assomigliano a forme ibride di guerra civile. La premessa in ogni caso è che in Italia e in Europa non abbiamo bisogno di prendere lezioni degli Stati Uniti in quanto alla repressione, sappiamo farla benissimo già da soli. Tuttavia, quello che sta succedendo adesso negli Stati Uniti ha un impatto diretto anche qui, anche soltanto a livello di immaginario e di possibilità politiche. Specialmente nell'ultimo anno, tutti i partiti di governo e della maggioranza di destra hanno progressivamente importato parole d'ordine e proposte politiche che aleggiavano nel dibattito pubblico statunitense o che sono che sono state promosse dall'amministrazione Trump. Molte di queste politiche non si sono ancora concretizzate, ma di fatto sono entrate nel dibattito pubblico. Quella più evidente è la designazione del movimento “antifa” come organizzazione terroristica, attuata da Trump dopo l'omicidio di Charlie Kirk. Questo omicidio ha fornito alla destra trumpiana il suo martire e l’occasione per scatenare una nuova caccia alle streghe verso chiunque abbia idee vagamente “di sinistra”. Va comunque sottolineato come l’omicidio di Kirk abbia creato un grosso problema interno al partito repubblicano: Kirk aveva tutte le carte in regola per essere il successore di Trump; dopo il presidente uscito dalla TV, Kirk poteva essere il presidente dei social media.

La designazione di Antifa come organizzazione terroristica è paradossale, dato che non è un’organizzazione, non ha né leader né strutture fisse. Tuttavia, è servita da pretesto per scatenare un nuovo tipo di maccartismo

Ricordate il dibattito post omicidio di Charlie Kirk: Giorgia Meloni e i partiti dell’ultra destra hanno parlato di un clima d'odio fomentato dalla sinistra, agitando lo spettro degli anni di piombo; lo stesso è avvenuto dopo gli scontri di Torino. In questo senso, hanno cercato di sfruttare la proposta politica degli Stati Uniti ai fini della repressione del dissenso interno. La politica di Meloni di fatto è una continua costruzione di un nemico interno, dal primo decreto promulgato contro i rave, scomparsi poi dalla propaganda governativa, all’attuale attacco contro “gli antagonisti”.

La questione torna riguardo la proposta dello scudo penale. Se si guardano i profili social dei parlamentari e delle organizzazioni giovanili delle destre si va dall’esaltazione dell’ICE, al “vogliamo Greg Bovino anche in Italia”, fino alla proposta di creare una milizia “antimaranza”. Una serie di pulsioni che cercano di trovare spazio nelle proposte interne ai decreti sicurezza. 

Tra queste, lo scudo penale è stato più volte proposto, nonostante sia formalmente incostituzionale. Tuttavia, lo scopo di questa proposta non è tanto una ricerca di immunità, quanto l’inizio di un procedimento giudiziario parallelo in cui, se c'è un caso di giustificazione, si vieni iscritti in un registro a parte, con una procedura più veloce per archiviare la posizione. 

Chiaramente bisogna vedere poi come si concretizzerà sul campo, ma in ogni caso l’obiettivo è chiaro: avere una polizia completamente sciolta dalla legge che risponda esclusivamente a un potere politico. Tra l'altro è anche quello che stanno cercando di fare con il referendum. La riforma costituzionale sulla magistratura rientra in un progetto di “illiberalizzazione” della democrazia, che passa necessariamente per il controllo della polizia e della magistratura, cioè dei poteri indipendenti che fanno da peso e contrappeso nella democrazia liberale. 

La svolta illiberale della democrazia non è una novità, ma la deriva così rapida, violenta e feroce degli Stati Uniti è un invito alle destre alleate al movimento MAGA. Questo è emerso anche nel documento di strategia nazionale, cioè il documento programmatico sulla politica estera statunitense. In questo documento si propone di smantellare l'Unione Europea in favore di una serie di stati vassalli e gestiti da autocrati. L’obiettivo è quello di creare un territorio alla mercè di una forza politica al di sopra della Costituzione, che agisce secondo criteri extra legali, come si è visto in piccolo a Minneapolis.


R25ARE: L’immigrazione viene sempre più vista come un nemico interno da combattere in nome di una presunta sicurezza. Come si è arrivati a oggi? Che ruolo hanno svolto in questo senso le misure di controllo dei flussi iniziate nei primi duemila?


LB: Su questo punto partirei da una frase di William Gibson, uno dei padri del Cyberpunk, che mi sembra molto adatta alla situazione in cui siamo: il futuro è già qui, solo che non è distribuito in maniera uniforme.  Il futuro della repressione è già vissuto dalle persone migranti e marginalizzate. Si legifera d'urgenza sull'immigrazione da 20 anni, e ormai si è creato un sistema mastodontico di norme che rendono praticamente impossibile la vita alle persone che non hanno i documenti giusti. Quello che si sta vedendo negli Stati Uniti è esattamente questo, perché uno dei primi atti del secondo mandato di Trump è stato l'arresto di Mahmoud Khalil, che non aveva commesso alcun reato se non essere uno degli organizzatori dei campus contro il genocidio a Gaza: non aveva partecipato a proteste violente, non era indagato, non c’erano imputazioni di sorta. Per arrestarlo hanno quindi utilizzato il pretesto che avesse la green card, quindi era legalmente residente negli Stati Uniti, ma non era a tutti gli effetti cittadino statunitense, dato che non è nato lì. Quindi, hanno utilizzato la leva delle leggi anti-immigrazione per colpire il dissenso politico, e questo è stato fatto anche con altre persone che erano regolarmente residenti negli Stati Uniti. Ad esempio, la ricercatrice Rümeysa Öztürk rapita da agenti dell’ICE travisati e spedita in un campo di detenzione, praticamente uguale ai nostri CPR – cioè luoghi di detenzione amministrativa privati e quindi votati al profitto – solo perché aveva scritto un articolo sul giornale universitario. Quindi le leggi antimmigrazione alla fine vanno a colpire il dissenso politico, se utilizzate in una certa maniera.

Lo stesso sta succedendo anche qua in Italia. Ad esempio, sui “maranza” si sta giocando un’intera campagna di panico morale che è funzionale alla ridefinizione del concetto di cittadinanza. I “maranza” nella stragrande maggioranza dei casi sono cittadini italiani, ma non sono “bianchi”. E quindi tutta la campagna serve a ridefinire la cittadinanza italiana, cioè chi può rientrare nel perimetro e chi meno. Su questo c'è una proposta di legge della Lega, in cui si si prevede anche la possibilità di togliere la cittadinanza a persone che hanno commesso determinati reati, ma non di terrorismo, come è già possibile fare adesso tra l’altro, ma per reati comuni. Quindi la cittadinanza diventa una specie di patente a punti – solo per determinate categorie, chiaramente – che può essere tolta a piacimento e soprattutto in base a una ridefinizione razziale della cittadinanza. 


R25ARE: In questo senso la proposta della remigrazione sembra essere riuscita a creare un fronte unico tra i partiti dell’ultra destra istituzionale, come la lega, e le sigle neofasciste più movimentiste come Casapound. Quali scenari può aprire questa rinnovata alleanza su un tema comune?


LB: Prima di parlare di remigrazione secondo me è fondamentale introdurre la teoria del complotto che è alla base del razzismo contemporaneo, cioè quella della grande sostituzione etnica. Secondo questa teoria, l'immigrazione non sarebbe il frutto un insieme di fattori climatici, ambientali, sociali, economici, politici, eccetera, ma un piano preordinato da élite globaliste (di solito una parola in codice per parlare di ebrei, non a caso viene citato continuamente George Soros) per sostituire e rimpiazzare etnicamente i “bianchi” con i “neri”. Questa teoria nasce in due versioni: prima negli ambienti neonazisti negli Stati Uniti degli anni 70; e poi in Europa, negli ambienti dell'estrema destra francese. Per una trentina d’anni è rimasta confinata in un recinto ideologico ben preciso, ma a partire dall'inizio degli anni 10 è fondamentalmente esplosa, diventando un patrimonio comune di tutte le destre estreme, sia dentro che fuori il Parlamento. Tant'è che adesso non viene neanche più messa in discussione come teoria: è dato per assodato che l'Europa e gli Stati Uniti siano sotto una minaccia mortale. Se la “sostituzione etnica” è la diagnosi, la remigrazione è la cura. 

Anche la remigrazione ha una genesi interessante: nasce ancora una volta in seno all'estrema destra francese e particolar modo nell’ambiente degli “identitari”. Il termine è preso dalle scienze sociali e ha infatti un suono quasi innocuo, ed è un concetto utile ad ammorbidire – almeno semanticamente –  un piano razzista di deportazione forzata. Il “merito” dell'elaborazione contemporanea del termine va a Martin Sellner, un identitario austriaco che si è formato politicamente negli ambienti neonazisti in Austria e soprattutto nell'alt-right americana, dando vita a un concetto metapolitico della militanza, che punta a introdurre concetti e parole d'ordine in partiti della destra che storicamente non erano necessariamente allineati con le linee più estremiste. Sellner è riuscito a infilare questo discorso in Germania nel 2023 con AFD, quando si è svolto un raduno segreto in un hotel vicino Berlino in cui si sono incontrati vari membri neonazisti e di AFD per discutere un piano di remigrazione di massa. All'epoca l’incontro era stato scoperto da Correctiv, una testata giornalistica investigativa tedesca, e aveva suscitato grande scalpore, mentre adesso questo concetto è completamente normalizzato.

Anche l’approdo del termine in Italia è interessante. È stato citato, per la prima volta, nel gennaio 2025 da Alessandro Corbetta, consigliere regionale lombardo della Lega, dopo alcuni disordini avvenuti a Capodanno in Piazza Duomo a Milano. Ed è interessante perché non l'hanno importato CasaPound, Forza Nuova o altri movimenti dell’estrema destra extraparlamentare, ma un partito di governo. Il termine poi è entrato veramente molto velocemente nel dibattito pubblico italiano. Soprattutto la Lega si è fatta portavoce di questo termine nel tentativo rosicchiare i voti alla destra di Fratelli d’Italia. 

La Lega e CasaPound, più i vari gruppuscoli che formano il comitato “remigrazione e riconquista”, la presentano come se fosse fondamentalmente una proposta di buon senso e non come un piano razzista di deportazione forzata.  

L’altro punto problematico della remigrazione, che viene molto poco citato nel dibattito pubblico, è anche e soprattutto la privazione dei diritti civili ai cittadini che hanno un passaporto italiano. E qui torniamo anche alle leggi “anti-maranza” della Lega, che sono, quindi, l'applicazione della remigrazione, cioè la privazione dei diritti civili per una determinata categoria di persone. Questo è il vero aspetto più subdolo e pericoloso della remigrazione: che viene presentata come una proposta di buon senso per aiutare a rimpatriare le persone che non hanno titolo di stare in Italia, e che invece è un piano ridefinizione della cittadinanza e di privazione dei diritti civili. 

Per applicare seriamente la remigazione si dovrebbe fare un colpo di stato e ci si dovrebbe sbarazzare dell'articolo 3 della Costituzione, perché appunto si creerebbero categorie distinte di cittadini. Quindi, quando si parla di remigrazione, di fatto si sta parlando di un colpo di stato fascista con cui cambiare la cittadinanza. Restringere e allargare a piacimento il perimetro della cittadinanza è una delle cose che caratterizza tutti i regimi autoritari.  

Tant'è che anche negli Stati Uniti è arrivato il termine remigrazione proprio nelle ultime settimane con una proposta di “denaturalizzare” i cittadini che hanno acquisito la cittadinanza, quindi quelli che non sono nati negli Stati Uniti. È quindi una proposta all'ordine del giorno di tutte le destre, da quelle statunitensi a quelle europee

Bisognerà poi vedere anche cosa succederà verso le elezioni del 2026 con il partito di Vannacci, che ha la sua ragione d'essere proprio nella remigrazione. Ovviamente, il partito di Vannacci si candida a essere la casa di tutta l'estrema destra italiana delusa da Meloni e Salvini, e ora senza più una rappresentanza. Di conseguenza, probabilmente anche Fratelli d'Italia inizierà a spingere su questo tema della remigrazione per cercare di tenere al suo interno anche questi voti. 


Leonardo Bianchi è giornalista e scrittore. Collabora con Valigia Blu, Internazionale, il manifesto e altre testate. È stato a lungo news editor di VICE Italia. Cura anche “Complotti!”, una newsletter sulle teorie del complotto. Ha pubblicato La Gente. Viaggio nell'Italia del risentimento (Minimum Fax, 2017), Complotti! Da Qanon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto (Minimum Fax, 2021) e Le prime gocce della tempesta (SolferinoLibri, 2024).

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