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50 anni dopo la (rap)sodia meccanica di Francesco Currà ispira il mondo indie dei nuovi cantastorie

Oggi esce nelle librerie il libro Scritture operaie. L’esperienza genovese 1970-2020. Pippo Carrubba, Francesco Currà, Vincenzo Guerrazzi, Giuliano Naria, a cura di Marco Codebò e Giorgio Moroni, Milieu, collana «settanta». Sulla figura di uno dei quattro protagonisti di quella straordinaria avventura culturale pubblichiamo qui un testo del critico musicale Claudio Gambaro.
1977 – Punk! Schizzofrenie musicali in orbita, cantautori arrabbiati, Radio Alice di Bologna, John Travolta e un burattino senza fili da hit parade. Dopo il pane quotidiano, un gelato metropolitano (digeribile da tutti), Donna Summer, Lucio Battisti e un calabrese di 29 anni, tale Francesco Currà. Cinquant’anni fa usciva il disco di uno che lavorava in fabbrica, un disco con i rumori della fabbrica, un disco con gli odori della fabbrica. Currà era uno che non conosceva la musica, ma raccontava alla perfezione l’alienazione all’interno della fabbrica e durante il lavoro in sala d’incisione, spiegava le canzoni ai musicisti battendo il tempo con le mani. Così mi ha raccontato Guido Licastro, l’arrangiatore del secondo album Flussi e riflussi uscito nel 1979 e curato nei dettagli dal fonico Renzo “Pucci” Cochis ex batterista dei Jet, gruppo dove militavano alcuni musicisti importanti che hanno poi dato vita ai Matia Bazar. Ma torniamo al disco d’esordio. Dentro c’è un unico musicista che muove i fili e guida i cavalli di una diligenza impazzita a trentatrè giri, un canovaccio delirante dal quale emerge la frustrazione e il mobbing dentro e fuori la fabbrica. Lui è Roberto Colombo e aveva già inciso Sfogatevi bestie e Botte da orbi, due dischi strumentali in bilico tra il jazz rock e il progressive, con le tastiere indemoniate tra i solchi. Quando lo intervistai al Teatro Govi di Genova Bolzaneto, si ricordò subito di Currà:
Era un operaio dell’Ansaldo di estrema sinistra, un poeta che voleva cantare ma in realtà come cantante non era strepitoso. Però è venuta fuori l’idea di utilizzare i brani suoi accompagnandosi con i rumori della fabbrica che lui aveva registrato mettendo nella tasca della tuta un registratore Philips di quelli a cassetta e poi abbiamo riversato le cassette su nastro nominandoli tutti. Lui mi diceva che tipo di macchinario era, tanto io non ci capivo niente (e riproduce i rumori delle macchine utensili con la voce – NdR) e aggiungendo un piccolo quartetto d’archi e altre piccole formazioni abbiamo fatto un disco che mi è capitato di risentire poco tempo fa e devo dire che è veramente strano con testi davvero molto convinti.
Ascoltatelo o (ri)ascoltatelo! Dentro il disco c’è anche un rap ante litteram, è un viaggio allucinante, un esperimento duro e coraggioso vicino a John Cage e Stockhausen. A proposito di sperimentazione, nello stesso anno Franco Battiato incideva il suo sesto album dal titolo semplicemente Battiato con due lunghissimi e folli brani strumentali/collage intitolati Zâ e Cafè-Table-Musik, però nelle classifiche dei dischi più venduti svettava Furia cavallo del West di Mal. Il titolo di questo vinile (così unico) di Francesco Currà è Rapsodia meccanica, inciso per l’etichetta «Ultima Spiaggia» di Nanni Ricordi, un vero e proprio laboratorio artistico-musicale come la «Cramps» di Gianni Sassi (Area, Finardi ecc...) o la «Bla Bla» dei primi quattro dischi di Battiato. Non era da meno l’etichetta «Ascolto», costola alternativa della CGD di Caterina Caselli. L’etichetta «Ultima Spiaggia» aveva già pubblicato i primi dischi sperimentali di Ivan Cattaneo, le follie di Gianfranco Manfredi e Ricky Gianco tra cui l’horror suite Disco dell’angoscia, album concept con vari artisti costruito intorno alla vicenda-shock di un uomo che precipita in un limbo nerissimo. Francesco Currà lavorava all’Ansaldo di Genova come fresatore, un musicista del rumore, un ricercatore di suoni scelti fra i rumori assordanti delle macchine utensili della fabbrica. Roberto Colombo ha curato la direzione artistica e l’elaborazione musicale dei tessuti sonori che fungono da siparietti tra un pezzo e l’altro. Tutto il resto è rumore di fabbrica.
Francesco Currà ha scritto i testi, ha creato e cantato le melodie e ha raccolto e perfezionato i suoni della sua fabbrica che costituiscono il ritmo sonoro di questa composizione. Le note di copertina dell’album riportano quanto segue:
Currà è un poeta polemico, anzi, un mordace polemico contro «l’umano lavoro». Currà vive la solitudine del mondo operaio. Il suo modo poetico di comunicare ha dell’amara ironia. Di Currà possiamo dire che è un poeta musicale «orale» intensamente nuovo e inquieto. Lo potremmo definire un maestro dell’inquietudine, dell’alienazione della fabbrica.
Anche la copertina è particolare: due fototessere (una di fronte e una di profilo) entrambe attaccate con due graffette a una busta-paga dell’Ansaldo datata 1976. Una penna stilografica e il nome dell’operaio «Currà Francesco» cerchiato con pennarello rosso. I testi sono sul retro della copertina.
Negli anni Duemila l’etichetta «Giallo Records» ha ristampato i due lavori discografici con l’aggiunta di una manciata di inediti: Dolce marionetta, Ti sento, "Riserva metropolitana", "La corte dei miracoli", "La sarabanda dei nevrotici" e Mediterraneo. I due cd sono stati realizzati in tiratura limitata di 300 copie e oggi sono fuori catalogo. I brani inediti appartengono a un album dal titolo Mediterraneo mai portato a termine e alcuni musicisti sono gli stessi che hanno suonato in Flussi e riflussi. Quasi cinquant’anni dopo il cantautore Michele Dominici realizza il suo quarto album dal titolo I F R B che include Fine turno, un testo di Francesco Currà inserito nella rarissima e introvabile raccolta di poesia pubblicata per Squilibri editore, uscita nel ’77 in contemporanea all’album Rapsodia meccanica e intitolata come il vinile.
2027 – Michele Dominici (genovese) classe 1966, spazia tra il punk, il rock e il funk e sta lavorando a un progetto live che richiama il mondo della fabbrica e certi «comportamenti tossici» all’interno della stessa. Il racconto musicale, si sviluppa attraverso alcuni brani tra cui Vincenzina e la fabbrica di Enzo Jannacci, Lavorare con lentezza di Enzo Del Re, Il tic di Giorgio Gaber, 3/5/01 di Michele Dominici, Dialogo con il datore di lavoro di Frank Gramuglia, Ma che aspettate a batterci le mani di Dario Fo e figurano anche due brani di Francesco Currà: Non mi parlare di rivoluzione e L’alunno dell’ultimo banco, tratti dal disco Rapsodia meccanica. Nel 2025 Michele Dominici ha pubblicato il libro storico-biografico La guerra di un sommergibilista italiano per la casa editrice Tralerighe.
Non riesco a sentire i miei pensieri, il rumore mi sommerge (da Quanto dura il mio minuto? – 1977).
Claudio Gambaro oltre che critico musicale è conduttore televisivo, presentatore di eventi, speaker radiofonico. Attento ai mutamenti della scena cantautorale italiana, ha intervistato centinaia di cantanti e gruppi. Protagonista di eventi live, presenta manifestazioni e talk show dedicati a costume e spettacolo, tra questi ricordiamo Le Notti del Cancello del Cinabro e la Fiera Internazionale della Musica, senza dimenticare l’appuntamento come inviato al Festival della Canzone Italiana, dove ogni anno segue la kermesse dalla sala stampa insieme a giornalisti di tutto il mondo.

