guerre
- a cura della redazione

- 12 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 30 giu
Presentazione Dossier Guerra e Capitale

Viviamo in tempi di guerra. Le guerre fra Stati si sono moltiplicate per quattro negli ultimi due anni. Si contano sessantacinque conflitti nel mondo. L’invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022 e le guerre coloniali sferrate da Israele e gli Stati Uniti a Gaza, in Libano e in Iran coinvolgono di fatto l’Europa. Guerre ce ne sono state continuamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma mai di tale frequenza, intensità e brutalità. È salito esponenzialmente il numero delle vittime, in particolare di civili. È in corso a Gaza un genocidio dei palestinesi da parte di Israele, in Sudan si moltiplicano i massacri di civili e le violenze sulle donne. L’Intelligenza artificiale è stata integrata nella condotta della guerra: Gaza è forse il primo esempio di una guerra fatta con gli algoritmi.
Quel che stiamo vivendo è un cambio di fase storica. Al neoliberalismo trionfante nei paesi capitalisti e alla globalizzazione in atto negli ultimi decenni si sta sostituendo una realtà più complessa. L’affermazione della Cina come potenza competitrice e la nascita del raggruppamento delle economie mondiali emergenti nel BRICS, che puntano a un nuovo ordine multipolare, hanno fragilizzato il dominio mondiale degli Stati Uniti. Nei paesi cosiddetti occidentali e in primo luogo negli USA, sotto la spinta della globalizzazione si è accelerata vertiginosamente la concentrazione del capitale tecnologico e finanziario nelle mani di pochi individui e di poche Holding. I sistemi politici parlamentari non funzionano più da mediazione fra lavoro e capitale e il capitale ha preso direttamente le redini del potere. La presidenza Trump e la partecipazione diretta al potere delle imprese tecnologiche della Silicon Valley e della Big Tech ne sono il più nudo esempio. In conseguenza le democrazie occidentali hanno imboccato una svolta autoritaria, tesa a controllare e reprimere i flussi migratori, causati dalla fame e dalle guerre, e i movimenti sociali interni a ogni paese. La situazione dell’Italia in questo contesto è stata analizzata nel Dossier Italia apparso su ahida nei mesi scorsi.
Per le considerazioni avanzate qui sopra, ci è parso urgente aprire un nuovo Dossier, centrato sulla Guerra. Questo tema sarà affrontato su diversi piani e da diversi punti di vista. L’analisi geopolitica (iniziata col primo articolo apparso https://www.ahidaonline.com/post/guerre-2) cercherà di interpretare la fase storica e il ruolo della guerra in essa, la corsa al riarmo dell’Europa e lo spostamento delle priorità produttive verso l'industria bellica, l’impatto della guerra sull’ecologia e il cambiamento climatico, le sue conseguenze sul mercato e le scelte energetiche, il ruolo essenziale dell’Intelligenza artificiale e della tecnologia nell’organizzazione e la conduzione della guerra. Tuttavia il clima di guerra ha un impatto diretto su molti aspetti della vita sociale e quotidiana e il dossier cercherà di metterli in luce. La guerra a Gaza ha mobilitato in Italia decine di migliaia di persone, soprattutto giovani, su un obiettivo, la difesa della Palestina e la denuncia del genocidio, lontano da rivendicazioni dirette. Ha dato vita a un’esperienza esaltante e nuova di comunicazione sovranazionale come la Flottilla. L’indignazione accesa dalla guerra a Gaza ha fatto da innesco al risveglio di molte iniziative di autoorganizzazione e di lotta nelle scuole e nel mondo del lavoro. Dal lato opposto stanno le misure del governo per criminalizzare ogni dissenso e reprimere così qualsiasi movimento di contestazione. Le scelte del bilancio dello Stato conseguenti al riarmo avranno un effetto negativo diretto sul finanziamento, già insufficiente, dell’educazione, della salute e della protezione delle persone fragili. Non solo nei paesi in guerra le donne pagano il tributo più pesante, subendo violenze sessuali e essendo le prime a piangere la morte dei figli. Il clima di guerra incide anche sui diritti della donna nei paesi non belligeranti, dove i governi tendono a relegare in secondo piano le rivendicazioni contro le disuguaglianze di genere. Infine tutti i settori dell’arte sono toccati, sia attraverso la diminuzione dei finanziamenti, sia con l’estromissione dei soggetti politicamente e socialmente scomodi per i governi.
Oltre a articoli provenienti dalla stampa internazionale, contribuiranno al dossier, fra altri: Ferdinando Alliata, Luca Baldissara, Alberto Burgio, Rossana De Simone, Manuela Gandini, Marco Giovenale, Maurizio Lazzarato, Lavinia Marchetti, Paolo de Marchi, Giuseppe Onufrio, Arianna Pasquini, Beppe Zambon.
C’è chi avanza l’ipotesi che il disordine globale che stiamo vivendo porterà alla crisi del sistema capitalista e può essere l’opportunità per ricomporre le popolazioni in lotte per nuove forme di società, per nuovi ordini politici in un mondo multipolare. L’ottimismo a volte può sorreggere la ragione in bilico. Vedremo.

