top of page
ahida_background.png

guerre

  • Immagine del redattore: Tamara Nassar
    Tamara Nassar
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 7 min

La più grande appropriazione illegale e violenta di terre da parte di Israele dalla Nakba

Viscount Kit Kelen
Viscount Kit Kelen

Che sia attraverso l’annessione de facto o de jure, l’obiettivo israeliano è sempre stato lo stesso. La logica sottesa al sionismo, come in qualsiasi impresa coloniale, è l’espansione degli insediamenti e lo sfollamento della popolazione indigena per sostituirla con coloni. Tutte le azioni israeliane, a Gaza, in Cisgiordania o in qualsiasi altro luogo, hanno in ultima analisi questo obiettivo.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Electronic Intifada ed appare qui con l’esplicito consenso del suo editore.


Israele sta creando una situazione di fatto nella Cisgiordania occupata a un ritmo più veloce che mai. A marzo il cosiddetto gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato in segreto l’istituzione di trentaquattro nuovi insediamenti – non unità, ma insediamenti completi – in Cisgiordania. La notizia di questa decisione è stata resa pubblica solo in seguito, dopo essere stata tenuta segreta dal gabinetto per vari giorni dopo essere stata approvata, apparentemente per cercare di non provocare una reazione negativa da parte degli Stati Uniti durante i negoziati per il cessate il fuoco con l’Iran. Si tratta della «più grande espansione coloniale nella storia di Israele», ha affermato il 9 aprile Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati. Si tratta della «più grande pulizia etnica e della più grande appropriazione illegale di terre effettuata in Palestina dalla Nakba. Sta accadendo. Davanti ai nostri occhi», ha aggiunto.


Prima che l’attuale governo israeliano assumesse il potere nel 2022, esistevano centoventisette insediamenti israeliani riconosciuti in Cisgiordania, secondo il gruppo israeliano Peace Now, che monitora tale attività di espansione. I trentaquattro insediamenti appena approvati si sommerebbero ai sessantotto che l’attuale governo israeliano ha già promosso dalla sua formazione, il che porterebbe a centodue il numero totale di quelli approvati sotto questa amministrazione, ha aggiunto Peace Now. Ciò rappresenta un aumento di circa l’80% del totale degli insediamenti esistenti in Cisgiordania promossi esclusivamente da questo governo. Si tratta del «numero più alto mai approvato in un’unica soluzione», ha affermato l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, aggiungendo che la costruzione di tali insediamenti «amplia e consolida l’annessione da parte di Israele del territorio palestinese occupato». E ha continuato affermando che «Israele deve cessare immediatamente la creazione e l’espansione degli insediamenti e invertire le sue politiche di insediamento evacuando tutti i coloni e ponendo fine all’occupazione del territorio palestinese».



Terreni privati e spopolati


Dei trentaquattro insediamenti appena approvati, nove sono avamposti esistenti da legalizzare, due comportano l’ampliamento di insediamenti già esistenti e tre verrebbero ricavati da insediamenti esistenti come entità separate, secondo quanto riportato dal quotidiano di Tel Aviv «Haaretz», che ha ottenuto un elenco dei nuovi insediamenti, sebbene lo Stato israeliano non abbia ancora pubblicato i dettagli. I restanti venti sarebbero insediamenti completamente nuovi riservati esclusivamente a coloni ebrei. Otto degli insediamenti saranno costruiti su terreni palestinesi di proprietà di privati, in contrapposizione a quelle che vengono definite le cosiddette «terre statali», secondo quanto riferisce «Haaretz». Israele dichiara le terre palestinesi «terre statali», tramite un marchinegno legale volto a confiscare tali terre attraverso l’interpretazione di una legge dell’era ottomana, utilizzata in un contesto completamente diverso due secoli fa. Si tratta, infatti, di una legge fondiaria del 1858, in base alla quale se un terreno non veniva coltivato per diversi anni consecutivi diventava proprietà dello stato. Questa legge aveva l’obiettivo di incentivare il massimo utilizzo del suolo e di incrementare le entrate fiscali.


«Haaretz» riporta che il99% delle «terre statali» è stato in realtà destinato alla creazione di insediamenti israeliani, sulla base di dati ottenuti tramite una petizione di due organizzazioni non profit israeliane. Sebbene tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e sulle Alture del Golan siriane siano illegali secondo il diritto internazionale e siano considerati un crimine di guerra, quelli che Israele definisce «avamposti» vengono spesso costruiti senza nemmeno ottenere il permesso dallo Stato israeliano e sarebbero considerati illegali perfino secondo la legislazione israeliana, almeno inizialmente. Questi avamposti di solito nascono da un piccolo gruppo di coloni tra i più estremisti, che si riunisce in un’area con strutture e roulotte. Con il passare del tempo, il governo israeliano inizia a dotarli di infrastrutture di base, come l’approvvigionamento idrico ed elettrico, spianando di fatto la strada al loro riconoscimento come insediamenti ufficiali.

Questo processo è stato accelerato e facilitato sotto il mandato del ministro delle Finanze israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich.


I trentaquattro insediamenti appena approvati si trovano nella Zona C, secondo Peace Now. La Zona C costituisce circa il 60% della Cisgiordania sotto il totale controllo militare israeliano, come stabilito dagli Accordi di Oslo firmati negli anni ‘90. Ma in pratica, l’esercito israeliano controlla tutta la Cisgiordania e ha continuato a compiere incursioni e assalti nelle aree più piccole dove l’Autorità Palestinese ha il controllo nominale del territorio. Sei dei nuovi insediamenti sorgeranno a Jenin e un altro a Tulkarm. I campi profughi di queste città nel nord della Cisgiordania occupata sono stati svuotati dopo che Israele ha avviato un’importante operazione militare contro di essi nel gennaio 2025.


Si tratta di «una zona senza precedente presenza israeliana», riporta «Haaretz». Il quotidiano sottolinea che ciò rientra nel piano per attirare nuovi coloni nella zona settentrionale della Cisgiordania secondo lo slogan «Un milione in Samaria», promosso dal Consiglio regionale di Samaria, un’autorità locale dei coloni. «Si prevede che la loro ubicazione in mezzo a diversi villaggi palestinesi richiederà una presenza militare significativa e che l’accesso sarà possibile solo attraverso quegli stessi villaggi o tramite strade destinate a uso militare», ha riferito «Haaretz». Ci si aspetta un aumento della violenza dei coloni contro la popolazione palestinese in quelle zone e, di conseguenza, sfollamenti forzati. Un’analisi satellitare pubblicata dall’Onu all’inizio di marzo mostra come l’esercito israeliano stia modificando il paesaggio urbano della zona. Sei dei nuovi insediamenti saranno costruiti a Ramallah, sede dell’Autorità Palestinese nella Cisgiordania occupata.



Gli insediamenti rappresentano la massima priorità


L’espansione degli insediamenti è stata una delle massime priorità dell’attuale governo israeliano.

Il Consiglio Superiore di Pianificazione – un’agenzia dell’apparato burocratico dell’occupazione militare israeliana incaricata di promuovere l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania – si riunisce ogni settimana per portare avanti nuovi piani. In precedenza, l’avanzamento di tali piani era limitato a quattro riunioni annuali. Questo cambiamento «non solo normalizza la costruzione nei territori, ma la accelera», afferma Peace Now. Dall’inizio dello scorso anno, il Consiglio ha promosso la costruzione di quasi 28.000 alloggi nella Cisgiordania occupata. Si tratta di un «record storico», ha sottolineato Peace Now. Questo cambiamento burocratico nell’iter di approvazione degli insediamenti è avvenuto a seguito della modifica introdotta dall’attuale amministrazione israeliana nel giugno 2023, che ha eliminato di fatto il requisito dell’approvazione da parte del ministro della Difesa israeliano, precedentemente necessaria per prendere una decisione su tali piani. A dicembre, il governo ha deciso di stanziare circa 915 milioni di dollari per lo sviluppo degli insediamenti nei prossimi cinque anni.


Peace Now ha sottolineato come l’aumento della spesa militare israeliana dopo la guerra con l’Iran ha costretto a tagli in altri ministeri, ma «nonostante questi aggiustamenti, il finanziamento degli insediamenti rimane garantito», ha aggiunto il gruppo.

«Mentre il governo taglia i bilanci all’interno di Israele, investe denaro negli insediamenti. Nonostante le comunità del nord e del sud del Paese non siano ancora in ripresa, il governo finanzia nuovi insediamenti e avamposti che Israele dovrà alla fine evacuare».


Questo comportamento del governo israeliano non sembra rispondere alle obiezioni, nel migliore dei casi moderate, dei suoi alleati statunitensi ed europei riguardo all’annessione. Friedrich Merz, il cancelliere tedesco, ha detto lunedì di aver «chiarito» al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che «non deve esserci un’annessione de facto della Cisgiordania». Ciò ha suscitato l’ira di Smotrich, che ha evocato l’uccisione, la persecuzione e la ghettizzazione degli ebrei da parte del governo tedesco durante l’Olocausto, paragonandole alla critica all’attuale espansione degli insediamenti esclusivamente ebraici di Israele in territorio palestinese, che è illegale secondo il diritto internazionale. «I giorni in cui i tedeschi imponevano agli ebrei dove potevano o non potevano vivere sono finiti e non torneranno più. Non ci costringeranno a vivere di nuovo nei ghetti e certamente non nella nostra stessa terra», ha scritto Smotrich a Merz su Twitter/X.



Pulizia etnica


Questi eventi si verificano in un contesto di escalation della violenza dei coloni contro la popolazione palestinese residente in Cisgiordania. Almeno trentasette persone sono state uccise in Cisgiordania da inizio anno e almeno dieci di loro per mano dei coloni. «Il fatto che gruppi numerosi di coloni irrompano nelle comunità palestinesi, maltrattino i residenti e incendino gli edifici è di per sé un’atrocità», ha dichiarato Philippe Lazzarini, che il mese scorso si è dimesso dal suo ruolo di direttore dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. «Ma la cosa peggiore è che questi atti atroci sono accompagnati da una totale impunità». Lazzarini ha aggiunto: «La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che l’occupazione israeliana della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è illegale e deve cessare. Eppure i coloni si scatenano, gli insediamenti si espandono e l’annessione de facto accelera». Lo scorso anno, la creazione di insediamenti israeliani e l’intensificarsi delle violenze hanno contribuito all’evacuazione forzata di oltre 36.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata. 

Gli esperti di diritti umani dell’Onu hanno definito tale comportamento una forma di pulizia etnica. Inoltre, hanno affermato che «questo sfollamento, guidato dall’[esercito israeliano] e dal terrorismo dei coloni sostenuto dallo Stato, sta perpetrando una pulizia etnica in Cisgiordania attraverso attacchi quotidiani contro la popolazione palestinese, che provocano morte, ferimenti e vessazioni a donne e bambini, nonché la distruzione generalizzata di case, terreni coltivati e mezzi di sussistenza palestinesi». Gli esperti di diritti umani hanno anche collegato questo sfollamento all’enorme crimine, di proporzioni simili, che si sta commettendo a Gaza. «La portata e lo schema di queste azioni, che si verificano insieme allo sfollamento massiccio della popolazione palestinese dalle proprie case e dalle proprie terre a Gaza, mostrano ancora una volta la politica generalizzata di pulizia etnica in corso perpetrata nel territorio palestinese occupato», hanno infatti aggiunto.


Che sia attraverso l’annessione de facto o de jure, l’obiettivo israeliano è sempre stato lo stesso. La logica sottesa al sionismo, come a qualsiasi impresa coloniale, è l’espansione degli insediamenti e lo sfollamento della popolazione indigena al fine di sostituirla con coloni. Tutte le azioni israeliane, a Gaza, in Cisgiordania o in qualsiasi altro luogo, in ultima analisi mirano a questo obiettivo.




Testi consigliati


Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Relazioni della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, El genocidio como supresión colonial (2024), Anatomía de un genocidio (2024), From Economy of Occupation to Economy of Genocide e Torture and Genocide (2026). 



Tamara Nassar è una scrittrice palestinese nata e cresciuta ad Amman, in Giordania. È redattrice associata di «The Electronic Intifada» e vive a Chicago.



● Traduzione di Mauro Trotta



bottom of page