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- Nick MacWilliam

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Colombia – Dopo Petro

Dopo il primo governo di sinistra nella storia della Colombia, presieduto nell’ultimo quadriennio da Gustavo Petro, l’arrivo di Abelardo de la Espriella riporta l’estrema destra di una delle classi dominanti più brutali e spietate del continente latinoamericano alla guida del governo colombiano, con un programma che ricalca fedelmente la visione del mondo prevalente nell’estrema destra globale guidata da Donald Trump, che ha portato l’attuale conflitto di classe in una dimensione postnazionale e transnazionale, mettendo in evidenza l’intensità della lotta di classe in questa congiuntura e lo sforzo disperato delle classi dominanti occidentali di sostenere il loro precario equilibrio globale. Nick MacWilliam spiega in questo testo le dimensioni antagonistiche della congiuntura colombiana e le linee di forza che in questo contesto l’hanno configurata.
Il 10 agosto, alle 7:34 del mattino, un terremoto ha scosso la Colombia occidentale, causando la morte di oltre trecento persone e lasciando molte altre senza tetto. La terza città più grande del Paese, Cali, è stata gravemente colpita; proprio lì, tre giorni prima, il presidente Abelardo De la Espriella aveva celebrato la sua cerimonia di insediamento, commettendo una controversa violazione della norma costituzionale, che stabilisce che i presidenti assumano la carica presso il Congresso Nazionale di Bogotá. Mentre la gente cercava freneticamente sopravvissuti tra le macerie, il Ministero degli Affari Esteri annunciava il riconoscimento ufficiale da parte del nuovo governo della sovranità israeliana sulle Alture del Golan sotto occupazione, nonché della rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale, compiendo una svolta di 180 gradi rispetto alle politiche del governo uscente di Gustavo Petro. Il momento scelto non ha certo contribuito a dissipare l’impressione che il governo di De la Espriella darà priorità agli interessi degli Stati Uniti e di Israele rispetto a quelli del popolo colombiano. Durante una conferenza stampa d’emergenza tenutasi quello stesso pomeriggio, De la Espriella è stato ripreso mentre rideva e mandava baci. Il suo vicepresidente gli ha ricordato: «Stiamo affrontando una tragedia nazionale».
Oltre ad aver trasferito la cerimonia di insediamento, De la Espriella intende inoltre fare della città settentrionale di Barranquilla, dove ha legami familiari, una delle sedi principali del governo. Entrambe le misure mirano a presentare la sua elezione come una rottura con il potere costituito, che De la Espriella descrive come composto sia dalla destra tradizionale sia da una sinistra storicamente maltrattata che contro ogni pronostico è arrivata al governo nel 2022. Come in altri luoghi, la posizione populista di De la Espriella si è rivelata efficace. Al ballottaggio di giugno, ha battuto con un margine risicato il potenziale successore di Petro, Iván Cepeda, senatore di sinistra e attivista per i diritti umani, figlio del senatore comunista Manuel Cepeda, assassinato dai paramilitari nel 1994.
La vittoria di De la Espriella conferma la recente tendenza nell’andamento delle elezioni a favore di governi di estrema destra in tutta l’America Latina, che sono in gran parte slegati dal conservatorismo tradizionale, pur rappresentando gli stessi interessi di classe. La maggior parte degli analisti si aspettava che il Centro Democrático, fondato sul culto della personalità dell’ex presidente Álvaro Uribe (2002-2010), rappresentasse la sfida di estrema destra al Patto Storico di Petro e Cepeda e, di fatto, alcuni settori della sinistra si sono mostrati ottimisti di fronte alla possibilità che De la Espriella dividesse il voto della destra e assicurasse una vittoria al primo turno a Cepeda. Tuttavia, mentre la candidata del Centro Democrático, Paloma Valencia, cercava di ammorbidire l’immagine intransigente dell’uribismo per attirare gli elettori di centro, De la Espriella l’ha affiancata da destra e gli elettori conservatori si sono schierati in massa a favore del nuovo arrivato. Il sorprendente risultato del primo turno, in cui De la Espriella ha ottenuto il 43,7% dei voti in una competizione con 13 candidati, ha rappresentato un duro colpo sia per la sinistra che per la destra dell’establishment colombiano.
Proprio come Noboa in Ecuador o Kast in Cile, De la Espriella ha sfruttato le preoccupazioni dei cittadini di fronte alla percezione di un deterioramento della sicurezza, battezzando in modo significativo il partito da lui fondato nel 2024 con il nome di «Difensori della Patria». Sul piano economico, la sua campagna ha sostenuto che le politiche contro il capitale fossile del «Pacto Histórico» stessero danneggiando le famiglie con minori risorse. La promessa di opporsi all’aborto e alla genitorialità delle persone dello stesso sesso ha attirato gli elettori religiosi e aconservatori, che costituiscono un gruppo considerevole nel Paese. Strategicamente, nell’ambito del sistema elettorale a rappresentanza proporzionale della Colombia, la campagna di De la Espriella si è concentrata sulle aree urbane densamente popolate. L’affluenza alle urne è stata insolitamente alta, raggiungendo il 64 per cento, e i 12,9 milioni di voti ottenuti da De la Espriella hanno superato il risultato di qualsiasi candidato presidenziale precedente. Sebbene Cepeda abbia vinto in 18 dei 32 dipartimenti regionali della Colombia, oltre che a Bogotá e Cali, la sua campagna ha incontrato difficoltà nelle roccaforti conservatrici tradizionali, specialmente nel nord. Come ha dimostrato l’elezione di Petro nel 2022, un programma basato sul consolidamento della pace, sulla tutela dell’ambiente e sulla difesa dei diritti sociali raccoglie un forte sostegno nelle regioni politicamente ed economicamente emarginate, come il Cauca e il Nariño, ma ha meno risonanza nelle grandi aree urbane, dove gli elettori sono meno colpiti dal conflitto e dall’abbandono da parte dello Stato.
Come accade per molti sedicenti «outsider», l’ascesa di De la Espriella è stata possibile grazie alla sua vicinanza al potere. È nato in una famiglia benestante di Córdoba, roccaforte conservatrice. Suo padre era giudice, mentre sua madre erede di un allevamento di bestiame. La coppia ricopriva un ruolo di primo piano nella politica regionale: suo padre sarebbe poi diventato direttore regionale della vittoriosa campagna presidenziale di Uribe nel 2002, aumentando l’esposizione del giovane Abelardo a figure influenti, sia in ambito legale che extralegale. I suoi vent’anni sono stati trascorsi invitando i comandanti delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), il principale gruppo paramilitare del Paese, a intervenire in forum universitari, conducendo allo stesso tempo una campagna contro la loro estradizione, tattica favorita da certi circoli di potere per impedire che ex collaboratori testimoniassero sulla connivenza delle élite colombiane nelle atrocità commesse dalle forze paramilitari. Un’indagine disposta nel 2007 dalla Corte Suprema colombiana all’interno della fondazione Iniziative per la Pace (FIPAZ) sostenuta da Abelardo, a causa dei suoi legami con i paramilitari, fu bloccata dal procuratore generale, suo amico personale.
Dopo essersi trasferito a Miami e aver ottenuto l’abilitazione alla professione forense conseguito De la Espriella ha difeso trafficanti di droga e ha ottenuto la cittadinanza statunitense. Si è creato uno stile appariscente in linea con l’ambiente latino-conservatore di Miami: denti smaglianti, barba immacolata, abiti attillati. Tornato in Colombia, in alcuni programmi televisivi ha raccontato aneddoti su come uccidesse gatti con fuochi d’artificio, cosa che in seguito ha affermato essere uno scherzo, quando i filamati delle interviste sono riemersi durante la campagna elettorale. Gli insulti misogini e omofobi, le sfumature autoritarie e la sua promessa di «distruggere la sinistra» non sono stati smentiti.
Dopo aver guidato i sondaggi nella fase finale, Cepeda ha ottenuto la cifra senza precedenti di 12,7 milioni di voti, 1,5 milioni in più rispetto al totale con cui Petro aveva vinto nel 2022, con un margine di sconfitta inferiore all’1 per cento. Tuttavia, la sua campagna ha commesso diversi errori inutili, poiché ha tardato a diversificare la propria presenza sui social media e si è concentrata eccessivamente sugli elettori già convinti. D’altra parte, la personalità misurata di Cepeda è stata messa in ombra dalla combattività incendiaria, capace di conquistare il pubblico, sia di Petro che di De la Espriella. I buoni risultati ottenuti potrebbero garantirgli una nuova candidatura nel 2030, ma, per ora, l’umano e composto Cepeda dovrà continuare la lotta dall’opposizione.
Gli indici di gradimento di Petro sono elevati per un presidente uscente, il che riflette i notevoli risultati ottenuti dal suo governo. I sindacati colombiani hanno accolto con favore la legislazione sul lavoro promulgata dal suo governo (Legge 2466/2025), che ha formalizzato l’economia delle piattaforme e ha regolamentato i lavoratori del settore dell’assistenza, aumentato la retribuzione degli straordinari, rafforzato i contratti di lavoro, stabilito salari minimi obbligatori per gli apprendisti, adottato misure drastiche contro il subappalto e imposto la settimana lavorativa di 42 ore. Il suo governo ha ridistribuito oltre mezzo milione di ettari di terra produttiva alle famiglie rurali, rispetto agli appena 13.000 ettari distribuiti dal governo precedente. Petro ha affrontato una rivendicazione storica con il riconoscimento della popolazione campesina rurale come «soggetto di diritto», fornendo garanzie sull’accesso alla terra, sulla produzione alimentare e sugli investimenti statali nelle comunità. Il governo di Petro ha inoltre vietato il fracking e le licenze di esplorazione di combustibili fossili. Sul piano internazionale, Petro ha promosso l’integrazione regionale e l’autonomia, ha ripreso le relazioni diplomatiche con il Venezuela e Cuba e ha sviluppato il commercio Sud-Sud, raddoppiando le esportazioni verso l’Africa. La sua posizione su Gaza lo ha reso una figura emblematica del movimento filopalestinese a livello globale. Sebbene i suoi progressi legislativi siano ora minacciati – De l’Espriella ha revocato il divieto di fracking e intende ampliare l’estrazione di petrolio e gas, mentre i sindacati si preparano a contrastare l’attacco del nuovo governo alle conquiste ottenute con tanta fatica in materia di lavoro –, la forza del Patto Storico in Parlamento dovrebbe impedire un regresso totale.
Tuttavia, nonostante questa resistenza, la sinistra non è riuscita, in ultima analisi, a garantire la propria continuità al governo. Petro è entrato in carica con un mandato di cambiamento strutturale e di ridistribuzione della ricchezza, ma è stato ostacolato da un sistema politico intransigente. La mancanza di una maggioranza in Parlamento lo ha costretto fin dall’inizio a intrattenere un rapporto di avvicinamento con i liberali e i conservatori, che è crollato come un castello di carte, poiché i partiti tradizionali si sono opposti agli sforzi volti a riformare il radicato sistema di libero mercato e ad ampliare l’accesso pubblico ai servizi essenziali. Per il primo governo di sinistra del Paese questa è stata una lezione rivelatrice su su dove si collochi la lealtà del centro. La politica di Petro ha virato a sinistra nel tentativo di dare slancio alla base del Patto Storico, ma si è scontrato con un Congresso ostruzionista, che lo ha costretto a raggiungere compromessi con l’opposizione, i quali hanno indebolito o bloccato le riforme progressiste. Data la storia di conflitti di classe del Paese, molti settori potenti non hanno mai accettato un ex combattaente come presidente, nemmeno uno proveniente dal movimento M19, più moderato, che aveva abbracciato la socialdemocrazia.
Le riforme sociali del Patto Storico miravano a riparare a le marcate disuguaglianze del Paese – il 10 per cento della popolazione colombiana possiede circa il 70 per cento della ricchezza nazionale – e proponendo di ampliare l’accesso della classe lavoratrice e delle persone a basso reddito all’istruzione, alla sanità, alle pensioni e ai diritti del lavoro. Alla fine del mandato di Petro, erano state approvate solo versioni annacquate di queste ultime due riforme. Sotto la pressione della destra, il disegno di legge sulla riforma del lavoro, pur contenendo importanti tutele dei diritti individuali, è stato privato delle garanzie in materia di contrattazione collettiva e diritto di sciopero, pilastri fondamentali del potere della classe lavoratrice. Non potendo bloccare la legislazione in Parlamento, il blocco di destra guidato dal Centro Democrático ha fatto ricorso ai tribunali: la riforma delle pensioni, che garantisce un reddito pubblico a fino a tre milioni di pensionati precedentemente privi di qualsiasi copertura, e l’aumento del 23 per cento del salario minimo dello scorso gennaio sono entrambi bloccati a causa di ricorsi giudiziari (De la Espriella ha affermato di sostenere l’aumento, che gode di grande popolarità, ma pochi credono che lo attuerà). Eletto sulla scia di aspettative pubbliche smisurate, che Petro non avrebbe mai potuto soddisfare realisticamente nell’unico mandato quadriennale consentito dalla Costituzione colombiana, il Patto Storico non è riuscito a introdurre i benefici concreti che molti avevano previsto. Nel frattempo, è stata nuovamente tirata in ballo la trita e ritrita accusa di negligenza fiscale che si suppone caratterizzi la sinistra, attribuendo l’elevato debito alla presunta spesa eccessiva di Petro, senza menzionare il deficit che aveva ereditato.
Anche le conseguenze del conflitto storico colombiano hanno gettato un’ombra sul quadro generale. Durato più di mezzo secolo e vedendo coinvolti lo Stato, gruppi guerriglieri marxisti e paramilitari di destra, il conflitto ha causato oltre 400.000 morti e ha costretto milioni di persone allo sfollamento forzato fino alla sua risoluzione parziale attraverso l’accordo di pace del 2016 firmato tra il governo di Juan Manuel Santos e le FARC. Nel 2022 la Commissione per la Verità della Colombia ha stabilito che i paramilitari di destra avevano commesso il 45 per cento degli abusi durante il conflitto armato, una cifra significativamente superiore a quella della guerriglia delle FARC o delle forze di sicurezza, sebbene queste ultime fossero spesso complici dei primi. Il governo del Centro Democrático di Iván Duque (2018-2022), ferocemente contrario al processo di pace con le FARC, ha trascurato l’attuazione dell’accordo, provocando vuoti di potere in ampi territori, che in precedenza erano sotto il controllo delle FARC . I gruppi armati hanno cercato di colmare tale vuoto, il che ha favorito lo scontro tra loro e con le comunità che si opponevano alla loro presenza. Gli attacchi giudiziari contro gli ex combattenti in violazione dell’accordo di pace, e la recrudescenza della violenza hanno portato una minoranza ad abbandonare il processo di reinserimento e a riprendere le armi.
Dopo i primi progressi, la politica della «Pace Totale» di Petro, basata sul negoziato con i gruppi armati ha vacillato, con la scadenza dei cessate il fuoco in vigore e l’aumento dei livelli di violenza, radicata nella lotta per il controllo delle economie illecite e del territorio. I mercenari colombiani sono tornati dall’Ucraina e dal Sudan addestrati a nuove tecniche, come l’utilizzo militare di droni. I conflitti intergruppo sono stati particolarmente devastanti; gli scontri nel Catatumbo nel gennaio 2025, in cui è stato protagonista l’ELN, hanno provocato la più grave crisi umanitaria in Colombia degli ultimi due decenni. Il governo ha sospeso i colloqui con la guerriglia dell’ELN in risposta alla situazione creatasi in quella regione. Attivisti ed ex combattenti vengono assassinati con una frequenza scandalosa. Le atrocità sono tornate ad essere all’ordine del giorno. Nell’aprile di quest’anno, un attentato dinamitardo ha ucciso 21 civili su un autobus nel Cauca. La retorica della destra è quella di accusare la sinistra di essere cedevole e di insistere sulla necessità di un approccio a mano dura. De la Espriella eredita nove diversi processi di dialogo, alcuni in corso, altri in stallo, altri appena avviati, ai quali metterà fine. Procederà inoltre alla chiusura dell’Ufficio dell’Alto Commissario per la Pace, che coordina il consolidamento della pace, e dell’Unità di Protezione Nazionale, che fornisce la scorta a chi viene ritenuto a rischio. Attaccherà l’accordo del 2016, in particolare il suo capitolo sulla giustizia transitoria, detestato dalla destra colombiana, che sanziona sia gli abusi dell’esercito colombiano sia quelli delle FARC.
Per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni, Petro si mostra irremovibile nel ritenere illegittimo il risultato elettorale, adducendo come motivo l’ingerenza della società israeliana di software BlackCore, facendo eco alle accuse formulate in Scozia, Francia, Angola e in altri luoghi. Cepeda sostiene che la doppia cittadinanza di De la Espriella lo renda ineleggibile alla guida del Paese. Il nuovo presidente non avrà vita facile in Parlamento: è già riuscito a realizzare ciò che sembrava impossibile, unendo il Centro Democrático e il Pacto Histórico per bloccare il candidato alla presidenza del Senato. Desideroso di preservare la propria influenza politica di fronte a un rivale emergente, il Centro Democrático è riuscito a far eleggere il proprio candidato alla carica, mentre il Pacto Histórico ha appoggiato il «male minore». D’altra parte, il Pacto Histórico costituisce il blocco parlamentare più numeroso, mentre la rinuncia di «Defensores de la Patria» alle alleanze promesse durante la campagna elettorale – che fa parte dell’immagine da «outsider» di De la Espriella – potrebbe costargli cara all’interno del governo. Come ha scoperto Petro, ottenere il consenso legislativo è un compito ingrato. Il partito dell’ex presidente cercherà di mettere in campo la stessa macchina politica utilizzata contro il suo governo, che è riuscita a vanificare gran parte della sua stessa visione di riforma del Paese.
Gli Stati Uniti hanno pubblicamente appoggiato la candidatura di De la Espriella, dopo aver interferito nelle recenti elezioni in Argentina e in Honduras. De la Espriella trae ispirazione da altre figure regionali sostenitrici della linea dura, che si tratti dell’incarcerazione da parte di Bukele di quasi il 2 per cento della popolazione salvadoregna o del bombardamento di piccole imbarcazioni da parte di Trump e dell’esecuzione sommaria dei sopravvissuti. Mettendo in primo piano la sicurezza e un’immagine ipermascolina, De la Espriella, che si autodefinisce «El Tigre», si è impegnato a intensificare lo scontro militare con i gruppi armati, a costruire megacarceri, a sterminare i narcotrafficanti e a ristabilire le relazioni diplomatiche con Israele, che erano state interrotte da Petro a seguito del genocidio di Gaza. Il giorno prima di insediarsi, il nuovo presidente ha tenuto un incontro di tre ore con il ministro degli Affari esteri israeliano, Gideon Sa’ar, il quale ha accolto con favore il previsto trasferimento dell’ambasciata colombiana da Tel Aviv a Gerusalemme. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, si è preso una pausa dal suo assalto alla moschea di Al-Aqsa per congratularsi con il nuovo governo colombiano. Come per altri leader dell’estrema destra latino-americana, il sostegno incondizionato a Israele è stato fondamentale per assicurarsi l’appoggio degli Stati Uniti.
La Colombia ha ora aderito all’alleanza «Scudo delle Americhe» di Trump; la sua ricompensa è stata un pacchetto di sicurezza da un miliardo di dollari annunciato poche ore dopo l’insediamento di De le Espriella. Creata nel marzo 2026, l’alleanza ha l’obiettivo di «fermare l’ingerenza straniera, le bande e i cartelli criminali e narcoterroristici, nonché l’immigrazione illegale e di massa». In sostanza, essa concede agli Stati Uniti carta bianca, sia in ambito militare che in altri settori, poiché la svolta conservatrice dell’America Latina ha portato la maggior parte dei governi regionali ad aderirvi. Guatemala, Ecuador e Venezuela hanno acconsentito ad attacchi statunitensi sul proprio territorio. Il 12 agosto Pete Hegseth ha confermato operazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Colombia in territorio colombiano. A luglio, il suo subordinato Joseph M. Humire ha fatto riferimento al «Piano Patriot 2.0», successore del Piano Patriot sostenuto dagli Stati Uniti e integrato nell’accordo più ampio del Piano Colombia, che ha dato il via libera a violazioni massicce dei diritti umani da parte dell’esercito durante la presidenza di Uribe.
La designazione da parte degli Stati Uniti dei propri oppositori come «terroristi» (attivisti di Antifa) o di «Stati che sostengono il terrorismo» (governo cubano) e la perpetrazione, in totale impunità, di attacchi contro pescherecci che presumibilmente ospitano «narco-terroristi», sta creando uno scenario palesemente allarmante in tutte le Americhe. Le azioni militari via terra avranno inevitabilmente ripercussioni sulla popolazione civile. Cosa impedirà, si chiedono ora in molti, all’attuale governo militarista di estrema destra della Colombia di dare la caccia a oppositori e attivisti, assassinati a migliaia negli anni Ottanta-Duemila? È così che De la Espriella intende «distruggere la sinistra»? In tutta l’America Latina è stata fatta ben poca giustizia alle vittime della violenza storica orchestrata da Washington. Ora, sotto lo «Scudo delle Americhe», l’ombra dell’Operazione Condor – il programma degli anni Settanta sostenuto dagli Stati Uniti che coordinava le dittature militari regionali per rapire e assassinare i dissidenti – comincia a riemergere dalla storia.
L’epicentro del terremoto dello scorso 10 agosto si è localizzato a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, una delle regioni più colpite da storico abbandono da parte dello Stato e dal conflitto armato. Oggi oltre il 60 per cento della popolazione del Chocó vive al di sotto della soglia di povertà e il 30 per cento non ha accesso all’acqua potabile. La mortalità materna è tre volte superiore alla media nazionale e l’aspettativa di vita è inferiore di oltre un decennio. I governi centrali hanno a lungo negato alla regione una rete stradale o servizi di base, isolando la maggior parte della popolazione afrodiscendente dal resto del Paese. I gruppi armati hanno colmato quel vuoto. Come in altre zone di conflitto, il Chocó ha votato in modo schiacciante, con l’81 per cento, a favore di Cepeda, il cui approccio costruttivo alla pace e al sottosviluppo era l’unica proposta in grado di portare la trasformazione sociale, di estrema urgenza, nelle regioni periferiche e abbandonate della Colombia. Ventiquattro ore dopo il terremoto, il ministro dell’Interno, Rodrigo Lara, dichiarò in un telegiornale di non disporre di alcuna informazione sulla situazione nel Chocó, mentre De la Espriella respingeva le squadre di soccorso provenienti da Messico, Cina e Spagna per motivi politici. All’alba dell’«espriellismo», la catastrofe potrebbe prendere il posto delle speranze che molti colombiani riponevano in un futuro basato sull’inclusione, la sovranità e la pace, ora ridotte in cenere.
Si consiglia di leggere Forrest Hylton y Aaron Tauss, «Colombia en la encrucijada», NLR 99; Mauricio Velásquez, «La batalla de Bogotá», NLR 91; Forrest Hylton, «La hora crítica: Perspectiva histórica de la Colombia de Uribe», NLR 23; Jeremy Adelman y Pablo Pryluka «América Latina: la siguiente transición», Diario Red/New Left Review 149, y Juan Carlos Monedero, «Francotiradores en la cocina», NLR 120.
Nick MacWilliam è un regista e giornalista britannico che ha vissuto e lavorato a lungo in America Latina. Regista di Santiago Rising (2021). I suoi articoli sono stati pubblicati su Jacobin, Tribune, In These Times, Counterpunch, NACLA, New Internationalist, teleSUR, MintPress News, Red Pepper, Open Democracy e altre testate. È coeditore di Alborada, una piattaforma mediatica indipendente incentrata sull’America Latina.
Questo testo è stato pubblicato su Sidecar, il blog della New Left Review, rivista bimestrale di politica e teoria edita a Londra e a Madrid da Traficantes de Sueños.

