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Non c'è alternativa al fascismo dell'AfD?

La schiacciante vittoria dell’Alternative für Deutschland alle elezioni del Parlamento regionale della Sassonia-Anhalt dimostra l’enorme disordine reazionario che imperversa nei sistemi politici europei, le cui forze politiche maggioritarie convergono sulle politiche fondamentali (corsa agli armamenti, politiche economiche e fiscali, politiche ambientali, austerità, politica monetaria, politica estera, struttura istituzionale, ecc.), mentre si scandalizzano di fronte al rafforzamento dei partiti politici di estrema destra, che le enunciano in modo più incisivo. Il conservatorismo reazionario dell’«estremo centro», ovvero di ciò che un tempo era noto come centro-destra e centro-sinistra, su questioni quali, ad esempio, la politica migratoria, provoca la radicalizzazione stessa dell’estrema destra in materia, che a sua volta viene denunciata dall’estremo centro per rafforzarsi politicamente come polo democratico e naturalizzare così il proprio discorso e le proprie politiche in materia, rafforzamento e normalizzazione che, a loro volta, radicalizzano ulteriormente la stessa politica migratoria, effettivamente attuata dall’estremo centro, come dimostrano la recente approvazione, lo scorso aprile, del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e gli eventi verificatisi a Ceuta nelle ultime settimane.
Jean Baudrillard, scrivendo delle rivolte verificatesi nelle città francesi nell’autunno del 2005, ha sottolineato che «tutti gli esclusi, tutti gli emarginati, che provengano dalle banlieues, che siano immigrati o “autoctoni”, prima o poi trasformano la loro emarginazione in ribellione e passano all’offensiva». Mesi prima, in un testo sul «No» francese alla proposta di una Costituzione europea – che Baudrillard descrisse come il «rifiuto di questa Europa, che postula che “non ci sia alternativa”» – aveva messo in guardia dal crollo della democrazia «nella misura in cui le istituzioni rappresentative non funzionano più in senso “democratico”, cioè dal popolo e dai cittadini verso le autorità, ma al contrario, operando dalle autorità verso il popolo». Il voto per il «No» è stato, secondo questa interpretazione, il rifiuto di un ordine politico che lascia ai cittadini l’unica opzione di avallare accordi già pronti.
La vittoria del partito di destra Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni del Landtag [Parlamento] della Sassonia-Anhalt, tenutesi lo scorso 6 settembre, dà una nuova forma al rifiuto politico nella Repubblica Federale. Formazione politica esclusa dal cartello dell’“estremo centro” sin dalla sua fondazione nel 2013, l’AfD è riuscito a ottenere, con un’affluenza alle urne record vicina al 78 per cento, una maggioranza relativa di quasi il 44 per cento dei voti espressi, cifra che costituisce la quota più alta ottenuta da qualsiasi altro partito in elezioni regionali tedesche da oltre undici anni. L’AfD si è imposta in ciascuno dei 218 comuni della Sassonia-Anhalt, comprese le città di Halle e Magdeburgo, che sono le più grandi dello Stato federale. Cinque anni fa, la CDU aveva ottenuto il 37,1 per cento dei voti contro il 20,8 per cento raccolto dall’AfD; questa volta, le posizioni si sono invertite e l’AfD ha vinto, ottenendo un margine a proprio favore ancora maggiore rispetto al suo diretto rivale, la CDU, che è crollato al 17,2 per cento. La CDU, l’SPD e i Verdi hanno totalizzato insieme solo il 35,4 per cento dei voti, rimanendo quasi otto punti e mezzo al di sotto dell’AfD, che, con il 28 per cento delle intenzioni di voto a livello nazionale, è ora il partito più popolare della Germania. Tra gli operai (Arbeiter) della Sassonia-Anhalt, che costituiscono circa un decimo dell’elettorato, circa il 60 per cento ha votato per l’AfD. Il partito ha attirato 170.000 elettori tra coloro che non avevano votato nel 2021, posizionandosi ben davanti al suo concorrente più vicino, la CDU, che ne ha attirati 30.000. Anche la maggior parte delle persone con un livello di istruzione formale basso o medio ha sostenuto l’AfD, così come il 65 per cento di coloro che hanno descritto la propria situazione economica come critica.
Situato nella regione occidentale dell’ex Repubblica Democratica Tedesca (RDT), il Land della Sassonia-Anhalt comprende vaste aree rurali e i centri industriali di Leuna e Bitterfeld, inseriti nel «triangolo chimico della Germania centrale» o Chemiedreieck. Con una popolazione di 2,1 milioni di abitanti, è uno dei Land più poveri della Germania e, dal punto di vista demografico, quello con la popolazione più anziana. I salari sono tra i più bassi del Paese. In nessun altro Land tedesco vi è un numero maggiore di persone in età pensionabile rispetto alla popolazione in età lavorativa. La Sassonia-Anhalt ha subito il crollo demografico caratteristico di molti dei nuovi Länder dell’ex RDT: la sua popolazione si è ridotta del 26 per cento dalla riunificazione, registrando il calo più marcato di tutta la Germania. In questo caso, è il malcontento nei confronti del governo statale della CDU e del suo ex ministro-presidente Sven Schulze, a sostenere la schiacciante vittoria dell’AfD.
Nonostante la sua schiacciante vittoria, all’AfD mancano tre seggi per raggiungere la maggioranza parlamentare, e gli altri partiti potrebbero ancora trovare il modo di tenerla fuori dal governo. L’elevata soglia del 5 per cento normalmente richiesta per entrare nel Landtag significa che la ripartizione dei seggi e, di conseguenza, le prospettive di ottenere una maggioranza, possono dipendere dai risultati ottenuti dai partiti minori. In queste elezioni, il 5,3 per cento dei voti ottenuti dalla Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) le garantirà cinque seggi; la sua leadership ha escluso sia di far parte di qualsiasi governo di coalizione sia di partecipare al Brandmauer (muro tagliafuoco) contro l’AfD. I partiti impegnati nel Brandmauer – la CDU (17,2 per cento), l’SPD (9,3 per cento), i Verdi (8,9 per cento) e Die Linke (8,6 per cento) – hanno ottenuto complessivamente 39 seggi, pari al totale ottenuto dall’AfD. Il modo in cui questa aritmetica influirà sulla composizione del prossimo governo della Sassonia-Anhalt dipende, a sua volta, dalle procedure per l’elezione del ministro-presidente.
La Costituzione della Sassonia-Anhalt richiede la maggioranza assoluta dei deputati del Landtag per eleggere il ministro-presidente dello Stato tramite votazione segreta nei primi due turni. Se tale maggioranza non viene raggiunta, il Landtag appena costituito vota se sciogliersi e indire nuove elezioni; in caso contrario, si tiene un terzo scrutinio con una soglia più bassa, che richiede solo la maggioranza dei voti espressi. Pertanto, le astensioni al terzo scrutinio riducono il denominatore e possono facilitare il raggiungimento della maggioranza. Ciò pone la BSW in una posizione insolitamente decisiva. Il partito ha dichiarato che non voterà né per Schulze né per Ulrich Siegmund (AfD) e prevede di astenersi al terzo turno. Supponendo che i due blocchi opposti rimangano uniti, nessuno dei due raggiungerebbe i 42 voti necessari nei primi due turni, e il terzo darebbe luogo a un pareggio di 39 a 39. In queste circostanze, la richiesta della BSW di un ministro-presidente «apartitico», affiancato da un gabinetto di «esperti», potrebbe non essere così irrealistica come sembrava inizialmente. Una soluzione di questo tipo potrebbe portare alla formazione di un gabinetto di compromesso, che governerebbe de facto come un governo di minoranza, cercando di ottenere maggioranze nel Landtag per le proprie leggi e il proprio bilancio caso per caso.
Le manovre parlamentari, la campagna elettorale che ha preceduto il voto di domenica, lo spettacolare effetto controproducente del Brandmauer e il ruolo dei piccoli partiti hanno messo in luce un clima politico caratterizzato da reazioni e conseguenze impreviste. Giornalisti e leader dei partiti federali hanno cercato, volenti o nolenti, di dare una risposta a questa dinamica. Mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha intitolato senza mezzi termini l’evento «Trionfo dell’AfD – Crollo della CDU», lo stesso Merz si è dichiarato «profondamente sconvolto» dalla sconfitta del suo partito. Al Bundestag, tuttavia, ha sottolineato che una maggioranza del 56 per cento non aveva ancora votato per l’AfD. Gli articoli di Die Zeit e del quotidiano liberale di sinistra t.a.z. hanno lanciato l’allarme, dichiarando una «situazione di emergenza»; quest’ultimo ha pubblicato un editoriale in cui rinnovava l’appello a rendere illegale l’AfD con l’argomentazione che «i nemici della democrazia non possono essere sconfitti attraverso il dibattito», una posizione sostenuta dall’SPD, dai Verdi e da Die Linke.
Tuttavia, l’AfD ha tratto vantaggio proprio dalla sua esclusione. Grazie al tabù che si è creato attorno alla sua presenza nelle istituzioni, ha potuto incanalare gran parte dell’indignazione dei cittadini di fronte a un tenore di vita in costante deterioramento; d’altra parte, la sua assenza da incarichi di governo le permette di apparire come una formazione priva di ogni macchia. L’AfD è diventata la principale opposizione a un regime disprezzato. Solo il 13 per cento della popolazione tedesca è soddisfatta dell’operato dell’attuale cancelliere, il dato più basso mai registrato per un cancelliere in carica secondo l’istituto di sondaggi ARD-DeutschlandTrend; Merz, inoltre, occupa l’ultimo posto tra i sei leader europei secondo un sondaggio condotto a luglio.
Le cause di questo malcontento risiedono nelle decisioni politiche e nelle difficoltà economiche degli ultimi decenni. Sebbene fino a poco tempo fa la Germania fosse lodata come il grande esempio di successo, grazie alla sua performance economica relativamente buona durante gli anni della crisi dell’euro, che hanno coinciso con la cancelleria di Angela Merkel, il Paese rimaneva comunque vulnerabile alle pressioni a lungo termine sui suoi principali settori economici, che godevano solo di vantaggi temporanei derivanti dalla debolezza dell’euro, dal contenimento salariale e dagli elevati tassi di crescita registrati nei suoi mercati di esportazione, in particolare in Cina. Gli apparenti successi di quel periodo hanno mascherato debolezze persistenti negli investimenti interni. Nel 2025 la bilancia commerciale dei beni strumentali con la Cina era diventata negativa, una manifestazione di ciò che è stato definito lo «shock cinese». Sul piano politico, il programma di austerità Agenda 2010, imposto dal governo di coalizione tra SPD e Verdi guidato da Gerhard Schröder tra il 2003 e il 2005, ha ristretto le indennità di disoccupazione e aumentato la pressione sui beneficiari, in modo sproporzionato nei Länder orientali, come la Sassonia-Anhalt. Più recentemente, l’aumento dei costi energetici dovuto alla guerra in Ucraina e al sabotaggio delle infrastrutture energetiche tedesche, nonché l’annuncio di un enorme aumento della spesa militare, noto come Zeitenwende [svolta], hanno esercitato un’ulteriore pressione su gran parte della popolazione, mentre la Germania soffre di una prolungata stagnazione economica.
Quali proposte politiche offre l’AfD agli elettori che ha mobilitato? Tenendo conto delle origini del partito, legate all’opposizione liberale ai salvataggi dell’eurozona dell’ultimo decennio, e della sua politica sempre più sciovinista da allora, la risposta è ambigua. Il suo programma per la Sassonia-Anhalt affronta direttamente alcune rivendicazioni concrete: energia e carburante più economici, tasse più basse, il rilancio delle zone rurali in declino, che hanno perso terreno rispetto ai centri urbani, un rinnovato investimento negli ospedali e la fornitura di asili nido e pasti scolastici gratuiti. Tuttavia, queste promesse coesistono con un rigoroso impegno a frenare l’indebitamento e con una proposta di taglio di almeno il 10 per cento alla spesa di tutti i ministeri. La contraddizione tra i suoi appelli a favore dell’ampliamento dell’erogazione dei servizi pubblici e il suo impegno per l’austerità fiscale è evidente.
Le sfumature civil-libertarie e contrarie alla guerra presenti nel programma e nella retorica dell’AfD – l’analisi delle contraddizioni del periodo della pandemia da COVID-19, l’opposizione al finanziamento e alle forniture di armi da parte della Germania per alimentare la guerra in Ucraina in fase di intensificazione, la critica agli apparati educativi e mediatici finanziati con fondi pubblici, che equiparano il dissenso al tradimento filorusso– coesistono con una reazione apertamente razzista e un profondo conservatorismo sociale. Il programma della Sassonia-Anhalt propone misure di espulsione spietate, la segregazione scolastica per gli alunni rifugiati e la creazione di «pattuglie cittadine» volontarie (Bürgerwacht) nell’ambito del suo programma di sicurezza pubblica. Sostiene inoltre l’introduzione di cambiamenti «patriottici» nel finanziamento dell’istruzione e della cultura per contrastare la campagna pubblicitaria del Land, concepita a suo avviso sul modello del Bauhaus e bollata come moderndenken [pensiero moderno], che dovrebbe essere sostituito dal proprio e stilizzato deutschdenken [pensiero tedesco] e dalla sua enfasi sul «radicamento nazionale». La sua ostilità nei confronti del Bauhaus ha fatto ipotizzare che, se l’AfD dovesse arrivare al potere, potrebbe decidere di tagliare i finanziamenti che lo Stato della Sassonia concede alla Fondazione Bauhaus di Dessau.
A livello federale, le contraddizioni sono particolarmente evidenti in politica estera. L’AfD ha sostenuto, ad esempio, una risoluzione diplomatica della guerra in Ucraina, basata su una valutazione realistica di ciò che è nell’interesse nazionale della Germania in materia di politica energetica e del futuro della sua competitività industriale. Ma l’AfD è ben lungi dall’essere un partito pacifista. In linea con il consenso dell’establishment, sostiene il riarmo e il potenziamento della Bundeswehr [le forze armate tedesche], sebbene discordi sulle modalità di finanziamento. Il suo portavoce per la politica estera, Markus Frohnmaier, ha approvato l’invasione del Venezuela da parte di Trump e il sequestro di Maduro, e in seguito ha elogiato l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran («il principale fattore destabilizzante della regione») per la sua «precisione chirurgica», definendo gli americani «il nostro partner più importante», sebbene Weidel e il suo copresidente, Tino Chrupalla, abbiano messo in guardia dai pericoli che l’attacco aveva scatenato. Nel 2023 il gruppo parlamentare dell’AfD ha chiesto che il software di sorveglianza di Palantir fosse immediatamente messo a disposizione della polizia federale e giudiziaria tedesca, nonché delle autorità doganali.
Gran parte del carattere reazionario dell’AfD è tuttavia già condiviso dalla classe dirigente tedesca. Mentre il Bundesamt für Verfassungsschutz [Ufficio per la protezione della Costituzione] della Sassonia-Anhalt ha classificato l’AfD di questo Land come organizzazione «di estrema destra confermata», il Bundesamt für Verfassungsschutz federale, guidato tra il 1955 e il 1972 da Hubert Schrübbers, ex membro delle SA e procuratore nazista, ha trattato il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) come un caso di presunto estremismo. La Grande Coalizione alla guida del governo di Berlino ha approvato, dal canto suo, quasi 736 milioni di euro in esportazioni di armi verso Tel Aviv solo nel secondo trimestre del 2026 e continua a essere uno dei più fermi sostenitori della sua guerra di annientamento a Gaza; all’inizio di settembre ha consegnato alla Marina dell’esercito israeliano un sesto sottomarino della classe Dolphin, parte di una flotta che quasi certamente garantisce a Tel Aviv la capacità di rispondere a un “first-strike” nucleare subito da Israele. Merz, Klingbeil, Pistorius e i loro collaboratori continuano a spendere miliardi per sostenere una campagna politica di rischio nucleare con Mosca. La presenza di elementi di estrema destra nelle forze armate di Kiev e la decisione presa dal governo ucraino nel maggio di quest’anno di rimpatriare i resti del collaborazionista ucraino filonazista Andriy Melnyk per seppellirlo in terra ucraina con i relativi funerali di Stato non sono ostacolate da alcun filtro contro l’estrema destra. A livello nazionale, l’applicazione delle sanzioni dell’UE ha privato il giornalista tedesco Hüseyin Doğru e la sua famiglia dell’accesso ai servizi bancari dopo che egli è stato accusato di aver diffuso «disinformazione» sulla Palestina e su altre questioni per conto della Russia. I servizi di intelligence nazionali sorvegliano ora anche persone e gruppi sotto la voce «delegittimazione dello Stato con rilevanza costituzionale». In materia di migrazione e asilo, il governo federale sostiene «più restrizioni, più rifiuti, più controlli, più espulsioni», come ha affermato Merz nella sua prima dichiarazione politica davanti al Bundestag.
La reazione politica, che oggi consiste nella militarizzazione e nella repressione a oltranza, si manifesta in quasi tutti i partiti. Oggi sono poche le correnti politiche che mettono in discussione il riarmo come questione di principio. Una combinazione di tabù e repressione ha permesso a un’impopolare «santa alleanza», che abbraccia due governi consecutivi, di dettare la rotta della politica, mentre un elettorato in gran parte distaccato da queste forze politiche si limita a osservare. In questo processo, il centro liberale ha rinunciato, in sostanza, al repertorio ideologico che un tempo lo legittimava; l’appropriazione opportunistica di quest’ultimo da parte dell’AfD mette in luce la portata di questa abdicazione. La conseguenza è una strana inversione: la destra ha adottato, almeno pubblicamente, il linguaggio del dibattito e dell’apertura che Carl Schmitt identificò un secolo fa come i principi essenziali del parlamentarismo, mentre i sedicenti custodi della democrazia dell’establishment parlano in termini molto più schmittiani degli interessi politici e degli antagonismi che sottendono alle procedure formalmente parlamentari. La diagnosi di Schmitt andava oltre: l’autentico dibattito pubblico stava cedendo il passo alla propaganda, alla suggestione e a ciò che, seguendo Walter Lippmann, egli definiva il «simbolo», riducendo le forme parlamentari a una «decorazione superflua».
A Dessau, dal canto suo, ribollono altre idee diverse dai «firewall» e dal simbolismo della Heimat [patria]. I quaderni di Paul Klee, tratti dalle sue conferenze al Bauhaus degli anni Venti e successivamente raccolti in inglese con il titolo The Thinking Eye, trattano del movimento e della trasformazione, delle relazioni tra forme e colori elementari: punto, linea, piano; dall’arancione al blu. Al Museo del Bauhaus, un numero di bauhaus, la rivista trimestrale della scuola, pubblicato nel 1929, presenta la proposta di Henrik Neugeboren per un monumento a Bach: una fuga trasposta in una struttura tridimensionale. Il venerdì pomeriggio prima delle elezioni, a est della Hauptbahnhof [stazione], c’era poca gente che passeggiava per le strade che collegano il museo, inaugurato nel centro della città nel 2019, e il viale pedonale che circonda il Rathaus [municipio]. Sulla targa consumata dedicata a Kurt Weill, originario della città, si legge: «La musica deve riflettere lo spirito del tempo: scomoda, diretta e onesta». Più tardi quel giorno, nel quartiere residenziale di Siedlung, situato a ovest della stazione, vicino al campus del Bauhaus, gli studenti stavano allestendo una mostra. Si era formata una coda davanti alla sede progettata da Gropius. Dalle finestre si vedevano bandiere che annunciavano il centenario. Domenica pomeriggio, la portata della trasformazione elettorale in Sassonia-Anhalt era evidente. La sua importanza a lungo termine e le reali alternative che potrebbero emergere rimangono ancora poco chiare.
Si consiglia la lettura di Joshua Rahtz, «¿Corrección del rumbo hacia la izquierda en Alemania? y Oliver Nachtwey, «¿Virtudes soberanas? En torno a Sahra Wagenknecht» El Salto. Loren Balhorn, «Un giro más oscuro en la izquierda alemana», Diario Red. Sahra Wagenknecht, «La situación de Alemania», NLR 146. Wolfgang Streeck, «Alemania gira a la derecha», NLR 152, «Las elecciones federales alemanas de 2021», NLR 131, «La tormenta de Alternative für Deutschland acaba de comenzar», «La coyuntura leída por Wolfgang Streeck» y «La Unión Europea en guerra: dos años después», Diario Red; «El retorno del rey», «El belicismo suicida de las democracias autoritarias occidentales», «Los peligros de la lealtad inquebrantable a Estados Unidos» y «La Unión Europea, la OTAN y el próximo orden mundial», tutti pubblicati su El Salto.
Questo testo è stato originariamente pubblicato su Sidecar, il blog della New Left Review, rivista di politica e teoria pubblicata a Londra e a Madrid da Traficantes de Sueños, e viene qui ripubblicato con l’espressa autorizzazione dell’autore.
Joshua Rahtz, storico e docente all'Università Künstle di Berlino. Colabora abitualmente con la New Left Review e Sidecar.

