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L’esercito di Lula
Tecnopolitica al passo con i tempi:
lezioni dalla storica vittoria di Lula

La vittoria di Lula alle elezioni presidenziali dello scorso 25 ottobre è storica, perché ha dimostrato che la sinistra può vincere elettoralmente e politicamente in contesti socialmente e politicamente sfavorevoli, sovradeterminati dall’ingerenza e dalla pressione statunitensi e dalla manipolazione delle grandi aziende tecnologiche, se i livelli di mobilitazione popolare sono sufficientemente ampi da alimentare reciprocamente le reti e le lotte, in modo che la realtà di entrambe e la loro espressione collettiva rendano possibili forme organizzative esponenzialmente originali. Lezioni utili per organizzare la sconfitta di Giorgia Meloni nel 2027.
La storica rimonta di Lula non può essere compresa senza considerare la straordinaria mobilitazione popolare del secondo turno. La mobilitazione giovanile e la strategia digitale di André Janones, con l’Esercito di Lula, hanno trasformato la paura della sconfitta in empowerment collettivo e mobilitazione di massa. Il trionfo di Lula è una vittoria contro l’estrema destra bolsonarista e le élite economiche che essa rappresenta. È anche una vittoria contro l’ingerenza di Trump in America Latina e il potere algoritmico delle Big Tech della Silicon Valley. Meta è stata protagonista di gravi irregolarità durante la campagna elettorale, denunciate e contrastate con proteste di migliaia di attivisti davanti alla sua sede di San Paolo. In definitiva, si tratta di una vittoria contro le pressioni degli Stati Uniti e la loro rinnovata dottrina Monroe, con cui il popolo brasiliano ha chiarito che non sarà il cortile di nessuno e che il fascismo può essere sconfitto. Questi sono alcuni degli insegnamenti di questa campagna rivoluzionaria.
Dalla batosta del primo turno alla rimonta storica
Il secondo turno della campagna elettorale brasiliana, culminato con la vittoria di Lula, merita di essere studiato come un punto di riferimento globale per la mobilitazione politica, tecnologica ed elettorale. In meno di tre settimane, il leader del PT ha aggiunto oltre dieci milioni di voti al risultato ottenuto al primo turno. Dietro questa cifra c’è qualcosa di più di una semplice rimonta elettorale: c’è un vasto processo di mobilitazione popolare che ha collegato la piazza con i social network e ha restituito l’iniziativa politica a una campagna che aveva ottenuto scarsi risultati al primo turno.
Il risultato del 4 ottobre è stato un vero e proprio colpo di grazia. Dopo un primo turno che molti hanno vissuto come soporifero e mal organizzato da parte del Partito dei Lavoratori, Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, contro il 45,16% di Lula, con una differenza di 2.224.965 voti. Il campo popolare si è trovato di fronte a un abisso: la possibilità di una nuova vittoria del bolsonarismo.
Quel colpo è stato anche un innesco emotivo
Quel colpo è stato anche un innesco emotivo: la paura del momento non ha portato allo scoraggiamento, ma si è trasformata in mobilitazione. I giovani ne sono stati il motore principale nelle piazze: il 7 ottobre, migliaia di studenti hanno sfilato nel centro di Rio de Janeiro. Difendevano l’istruzione pubblica, i diritti sociali, la democrazia e la fine della settimana lavorativa di sei giorni lavorativi e uno di riposo, la cosiddetta scala 6x1.
La reazione si è estesa. Tra il 9 e il 14 ottobre si sono registrati atti di sostegno a Lula in almeno 37 città in tutto il Paese, con mobilitazioni storiche nelle principali capitali. Studenti, organizzazioni popolari, lavoratori, artisti, influencer e militanti dei collettivi sociali hanno attivato i propri canali di mobilitazione e diffusione. Questa attività ha travolto la campagna ufficiale: la gente non ha aspettato di ricevere il permesso per difendere ciò che riteneva minacciato.
Dopo i risultati del primo turno c’è stata anche una svolta nella comunicazione del PT. La sconfitta ha immediatamente portato alla ribalta nuove figure con una forte presenza digitale, tra cui Ana Elisa, deputata eletta di 21 anni, il deputato comunista Jones Manoel, Erika Hilton, una delle voci più autorevoli del Congresso brasiliano, e altri leader emergenti con grande impatto sui social. In questo modo si è ottenuta una maggiore apertura della campagna. L’obiettivo era rendere la comunicazione più diretta, meno istituzionale, più vicina al linguaggio della gente. In questo contesto Lula ha sfoggiato il suo primo cellulare e ha iniziato ad apparire in video verticali, in formato selfie, rivolgendosi direttamente alla sua base sociale.
La necessità di un cambiamento era molto evidente. Prima del primo turno, Lula ha pubblicato molto più di Flávio Bolsonaro su Instagram, ma ogni post del suo avversario generava 2,4 volte più interazioni, secondo DSC Lab. Pubblicare di più non stava risolvendo il problema della portata comunicativa. Per anni, l’estrema destra ha costruito una rete di influencer e una comunicazione caratterizzata dal conflitto, dalle fake news e dal sensazionalismo. La sintesi di GoodPublics, ripresa da El Observador, è stata: «Flávio ha gli influencer. Lula ha la base militante». La sfida era attivare, ampliare e organizzare quella base militante.
L’Esercito di Lula: da seguaci a soldati. L’organizzazione strategica digitale
A questo punto entra in scena André Janones. Il deputato di Minas Gerais ed esperto digitale ha aperto un canale WhatsApp che ha battezzato Esercito di Lula, che all’inizio del ballottaggio contava già circa 50.000 membri, e lo ha trasformato in uno strumento di aggregazione e coordinamento strategico digitale di massa. Il suo messaggio era allarmante, persino stridente: iniziava i video con un celebre e memorabile «Pessoal, Urgente» (Gente, urgente). Ma era anche di incrollabile determinazione: la rimonta era possibile e l’Esercito di Lula è stato il modo per riuscirci. Oltre a seguire Lula, si è trattato di organizzarsi in modo strategico per agire sui social network attraverso delle missioni. Queste missioni erano volte a convincere gli indecisi, per questo i messaggi terminavano sempre con l’esortazione «EXPLODE» (spamma il video, che raggiunga tutto il Brasile). Ogni missione ha risposto a tre domande: cosa fare, dove farlo e quando farlo? In ogni messaggio Janones ha svolto un ruolo pedagogico, spiegando il senso dell’azione. Le persone hanno ricevuto qualcosa di più di uno slogan elettorale: a loro è stato dato un compito concreto e una spiegazione semplice per eseguirlo dal proprio cellulare. Questa è la pedagogia digitale dell’Esercito.
Il canale non ha funzionato come un gruppo in cui tutti parlavano contemporaneamente. Janones ha pubblicato audio e video con spiegazioni e indicazioni precise, accompagnati da link e hashtag da utilizzare su diverse piattaforme, che hanno raggiunto istantaneamente i milioni di soldati del canale, i quali hanno eseguito le azioni in modo disciplinato ed efficace. Le missioni sono consistite in un’azione distribuita e coordinata dal canale. Si è trattato di commentare e condividere, di generare interazione sui post di Instagram, di partecipare a un hashtag su X per creare un Trending Topic, di effettuare ricerche su Google per influenzare le tendenze su Google Trends, di invitare nuovi volontari all’Esercito di Lula, di partecipare alle dirette e/o di evitare di interagire con i contenuti dell’avversario, di uscire a fare una cacerolada a un’ora precisa o di recuperare il simbolo della bandiera e della maglia della nazionale brasiliana (dirottati negli ultimi anni dall’estrema destra). WhatsApp è stato lo spazio organizzativo per influenzare le altre piattaforme. Da lì hanno spodestato il bolsonarismo dalla leadership dei social network.
In sintesi, l’orientamento strategico era centralizzato, mentre gli account, i contatti e le relazioni dei partecipanti erano distribuiti. Janones non ha aspettato che un contenuto diventasse virale: ha organizzato la viralità attraverso milioni di persone attive che seguivano le sue indicazioni. La forza dell’Esercito di Lula è consistita nel collegare una direzione comune a un’enorme base di membri, in grado di intervenire in modo coordinato dalle proprie reti. Una volta terminata la missione, arrivava il resoconto: un’analisi delle tendenze, un nuovo dato sul numero di membri nel canale o il risultato di una mobilitazione. Ogni progresso è stato presentato come una conquista collettiva e è diventato motivazione per l’azione successiva. Mobilitazione, spiegazione, azione, risultato e nuova mobilitazione: questa è stata la dinamica virtuosa che ha mantenuto in movimento l’Esercito.
La crescita è stata straordinaria, cosa insolita in una campagna politica. Il canale WhatsApp è passato da circa 50.000 follower a oltre 10 milioni tra l’inizio del ballottaggio e il 23 ottobre, il che ha significato moltiplicare la propria base per 200. Solo tra il 17 e il 23 ottobre è passato da cinque a dieci milioni, con una crescita del 100% in sei giorni, diventando il canale WhatsApp più seguito del Brasile in ambito politico.
Tuttavia, Janones non rappresentava l’intera campagna, né il suo canale era un canale ufficiale del PT. Ma il suo ruolo politico è stato evidente durante tutta la campagna: catalizzando e canalizzando una strategia digitale di portata massiccia. Questo balzo in avanti si è riflesso nelle prestazioni degli account ufficiali di Lula. Secondo Bites, confrontando il periodo dal 16 agosto al 4 ottobre con i giorni dal 5 al 17 ottobre, la media giornaliera delle interazioni è cresciuta di circa il 408%, passando da 1,68 a 8,52 milioni. Quelle di Flávio Bolsonaro sono aumentate del 63%. In quella fase del ballottaggio, Lula ha concentrato il 78% delle interazioni totali di entrambi i candidati (rispetto al 53% nel periodo precedente) su X, Instagram, Facebook, TikTok e YouTube. Insomma pur non essendo aumentato il volume dei post, il salto di qualità si è dato nell’interazione e nella capacità di mobilitazione digitale.
Il 22 ottobre, una diretta di Lula e Janones su YouTube ha raggiunto un picco di 1,18 milioni di dispositivi connessi contemporaneamente. L’ultimo giorno di campagna, venerdì 24 ottobre, dopo il dibattito finale tra Lula e Bolsonaro, è iniziata una seconda diretta, intitolata A maior live da história do Brasil. La trasmissione è durata 24 ore (Janones ha persino dormito sul pavimento dello studio) e ha raccontato i momenti salienti del dibattito, nonché le ultime mobilitazioni della campagna. Questa diretta ha visto anche la partecipazione di personalità della politica e della cultura, collegamenti in tempo reale con le manifestazioni e apparizioni dello stesso Lula. La trasmissione ha ottenuto 2 milioni di like e 21 milioni di visualizzazioni.L’esito elettorale dà la misura della rimonta. Con lo spoglio concluso — il 99,99% dei seggi conteggiati, secondo l’aggiornamento del TSE nelle prime ore del 26 ottobre —, Lula ha totalizzato oltre 64 milioni di voti, una cifra mai raggiunta prima da un candidato alla presidenza, pari al 51,78% del totale, contro i 59 milioni di Flávio Bolsonaro, che hanno rappresentato il 48,22%. Il vantaggio è stato di oltre 4 milioni di voti, quasi il doppio della differenza che aveva separato i due candidati al primo turno. Tra i due turni, Lula ha guadagnato oltre 10 milioni di voti, pari al 19,25%, mentre Flávio ne ha ottenuti oltre 3 milioni, con un incremento del 6,63%. L’affluenza alle urne è passata dal 78,92% all’80,78%, con un aumento di 1,86 punti percentuali.
La vittoria e la rimonta vanno attribuite, innanzitutto, al popolo brasiliano, ai giovani, alle donne, alla classe operaia, ai settori popolari delle periferie, al Nordest brasiliano e alla forza e alla determinazione di Lula stesso, all’età di 80 anni. Tuttavia, la strategia di Janones e dell’Exército do Lula ha costituito un elemento centrale della rimonta. Questa campagna sarà, probabilmente, studiata come un punto di svolta nelle strategie di mobilitazione politica. Di seguito indichiamo alcuni insegnamenti provvisori che se ne possono trarre.
Alcune lezioni provvisorie: dall’adesione passiva all’organizzazione digitale strategica
La prima lezione è che una campagna non può trascurare né la mobilitazione territoriale né quella digitale.
In altre parole, non basta chiamare la gente in piazza, né organizzare un pubblico sui social: è fondamentale costruire un circuito di retroazione strategica tra entrambe le dimensioni. La mobilitazione giovanile spontanea ha portato in piazza nuovi attori ed ha dato espressione a un’ampia iniziativa popolare, un fenomeno che si ricollega direttamente a ciò che stiamo vedendo in Spagna, Francia, Italia, Belgio, Portogallo, Albania e India… in questo autunno rosso del 2026. In questa esperienza, la presenza in piazza e la partecipazione tramite cellulare sono state fasi successive di un’unica militanza. La stessa persona poteva partecipare a una manifestazione e, in seguito, condividere video, conversare con amici o familiari e diffondere gli appelli sui propri social. La mobilitazione digitale, ovviamente, è andata ben oltre Janones. Tuttavia, il suo canale ha contribuito in modo cruciale a coordinare una parte significativa di quell’attività con rapidità, metodo e orientamento strategico. Ad esempio: il canale ha promosso una cacerolada nazionale durante l’intervista di Flàvio Bolsonaro su TV Globo nel contempo anche la missione di ottenere un voto dagli anziani che non avevano votato al primo turno.
La seconda lezione suggerisce, proprio, l’importanza di un’attivazione digitale coordinata, sincronizzata e centralizzata.
L’Exército do Lula non era semplicemente un freddo canale di spam. Disponeva di una direzione che ha stabilito le priorità, distribuito i compiti, comunicato i risultati e stimolato continuamente il reclutamento di nuovi membri.Infatti, la sua efficacia e la sua capacità di mobilitazione hanno spaventato l’avversario: il team di Bolsonaro ha denunciato una presunta disinformazione, il che ha portato il Tribunale Superiore Elettorale (TSE) ad avviare un’indagine per esaminare la legalità del canale. Il dipartimento tecnico del TSE lo ha chiuso temporaneamente e ha analizzato la metodologia di coordinamento, cercando irregolarità senza trovarne, dovendolo quindi decretarne la riapertura. Infine, il tribunale ha redatto una relazione in cui ha descritto la struttura del canale, il suo orientamento centralizzato e la sua sincronizzazione per amplificare i contenuti. L’orientamento strategico era centralizzato, mentre la diffusione dei contenuti si è basata su una base ampia e dispersa, che ha agito in modo distribuito. Questa combinazione di intelligenza digitale strategica e mobilitazione di massa ha permesso a milioni di persone di agire in modo simultaneo e coordinato.
Il terzo insegnamento riguarda la centralità della pedagogia digitale.
Janones ha fornito spiegazioni semplici sul funzionamento delle piattaforme e sul significato di ogni azione, con l’obiettivo di hackerare l’algoritmo senza ricorrere a notizie false né a bot. L’Exército do Lula ha funzionato come una metafora organizzativa volta a contrastare la sovra rappresentazione dei contenuti bolsonaristi, contendendo diversi meccanismi dell’economia dell’attenzione collettiva e amplificando l’impatto della campagna su diverse piattaforme. Janones ha reso accessibile una conoscenza specialistica che solitamente rimane appannaggio degli esperti. Le persone hanno avuto modo di comprendere l’azione che è stata loro proposta, capire il meccanismo, gli algoritmi delle piattaforme e come utilizzarli a favore della campagna di Lula. Spiccano insegnamenti come quello di non commentare né confutare i post dell’avversario, anche se falsi; e procedere in modo intenso, ordinato e sistematico effettuando ricerche su Google sugli argomenti che si desiderava mettere in evidenza, diffondere hashtag al momento giusto, guardare i video fino alla fine, condividere tramite messaggi diretti, commentare per stimolare la conversazione, inoltrare, ripubblicare, salvare, pubblicare storie e stati, il tutto relativo ai post che il canale voleva promuovere.
La quarta lezione è l’importanza dell’orientamento in tempo reale.
Le missioni erano legate ad avvenimenti in corso: un post che era di tendenza, un dibattito televisivo o una conversazione dominante. Il canale ha diffuso post e inviti relativi a tali argomenti e li ha tradotti in azioni concrete per ogni piattaforma: contenuti su Instagram, hashtag su X, ricerche su Google, post su Facebook, dirette su YouTube e reclutamento su WhatsApp. La strategia non è consistita solo nell’avere un calendario di pubblicazioni. Ha puntato a mantenere viva la tensione della campagna, a intervenire al momento opportuno e a mantenere un rapporto continuo con i partecipanti. Janones non ha controllato direttamente le tendenze o gli algoritmi, ma ha organizzato azioni per orientare un intero ecosistema digitale verso gli obiettivi della campagna in ogni momento, dimostrando un’enorme capacità di adattamento ed efficacia collettiva.
La quinta lezione sottolinea l’importanza di lavorare con obiettivi immediati, con risultati osservabili.
La vittoria finale poteva sembrare lontana, ma raggiungere la soglia successiva di soldati (passare da due a tre milioni, e poi a cinque, sei o dieci) o riunire un pubblico massiccio in una diretta erano obiettivi concreti che hanno permesso di misurare i progressi e trasformare la crescita del canale in una narrazione della capacità collettiva. Lungi dal sostituire l’obiettivo politico finale, questi traguardi hanno contribuito a renderlo più tangibile. In una diretta seguita da centinaia di migliaia di persone, Janones poteva proporre hashtag per X e mostrare come i partecipanti fossero in grado di trasformarli in Trending Topic nel giro di pochi minuti tramite post simultanei. Uno slogan chiaro e un momento condiviso bastavano affinché l’Esercito si assumesse il compito di amplificarlo, massimizzando la portata e riducendo la dispersione strategica.
La sesta lezione richiede di ridurre l’incertezza dei sostenitori.
Di fronte a una minaccia politica, molte persone sentono di dover fare qualcosa, ma non sanno cosa fare né come contribuire al di là dell’andare a votare. Partecipare a un appello o invitare qualcuno sul canale ha offerto un modo chiaro e riconoscibile per impegnarsi, perché specificava cosa fare, come farlo e quando farlo. Non tutti dovevano produrre contenuti né essere esperti di digitale, bastava compiere un’azione accessibile dal cellulare. Durante la diretta di 24 ore, la missione è stata ancora più chiara: ogni membro ha dovuto convincere un’altra persona a votare per Lula. Janones ha presentato quell’obiettivo come un calcolo semplice, in grado di trasformare l’incertezza individuale in un’aspettativa tangibile di impatto collettivo.
La settima lezione consiste nel prendere coscienza dell’importanza di parlare un linguaggio popolare.J
anones non si è rivolto ai membri del canale con tecnicismi o parole accademiche. Ha parlato con un linguaggio emotivamente molto intenso, per dirla in parole povere: chiaro e diretto, con urgenza e determinazione. Andando dritto al sodo e senza giri di parole. Anche il cambiamento di stile comunicativo di Lula ha puntatp a quella vicinanza: video brevi, meno formalità e più conversazione. Più che cambiare il formato, si è trattato di cambiare il rapporto tra chi trasmette e chi riceve il messaggio. «Gente, è urgente», un’introduzione che la gente usava per iniziare i video, si è trasformata in canzoni e meme. Questa frase ha sintetizzato in modo semplice il rischio del ritorno del bolsonarismo al governo. È l’uso del linguaggio di strada per chiarire una minaccia immediata che richiede una risposta collettiva.
L’ottava lezione è stata quella di trasformare il reclutamento in un compito permanente.
Il canale è cresciuto grazie al coinvolgimento di persone che hanno partecipato alle missioni, anziché solo grazie alla notorietà del suo amministratore. Nelle sue prime iniziative, Janones ha chiesto che ogni follower invitasse altre quattro persone. La crescita e la partecipazione si sono alimentati a vicenda. Sebbene le iscrizioni non consentano di sapere quanti follower abbiano portato a termine ogni missione, se ne può vedere l’effetto nei dati relativi alla crescita del canale o all’interazione sui social.
Il nono elemento è l’identità collettiva.
L’Esercito di Lula è stata una potente metafora di impegno. Janones ha detto in uno dei suoi discorsi diventati virali: «Ah, ma ho un impegno... Annulla». «Ah, ma esco a cena con il mio ragazzo. Annulla». «Ah, ma ho un appuntamento. Annulla». «Ah, ma stavo per andare a vedere... Annulla. Annulla». «Qui non stiamo decidendo chi sarà il prossimo presidente. La posta in gioco è il futuro del Paese, è la democrazia del nostro Paese». Questo livello di impegno, di sforzo personale e collettivo ha funzionato efficacemente e si è trasformato in meme e video umoristici che hanno reso riconoscibili come comunità i partecipanti al canale. L’atteggiamento di lotta politica e di impegno collettivo ha contribuito a esprimere una via d’uscita dalla paura e dall’intimidazione che l’estrema destra ha imposto negli ultimi anni: insomma ha radicato la convinzione che fosse possibile agire insieme e vincere.
Il decimo punto è ampliare la cerchia di chi può contribuire.
La teoria 1-9-90 mostra una tendenza diffusa in molte comunità digitali: un gruppo ristretto concentra la produzione di contenuti, una minoranza leggermente più ampia partecipa occasionalmente e la maggioranza osserva passivamente. Sebbene non ci siano dati sufficienti, la nostra sensazione è che l’Esercito di Lula abbia ribaltato questa logica: il 9% dei sostenitori ha svolto funzioni che normalmente ricade sull’1%. Militanti attivi e organizzati si sono fatti carico della campagna, generando un’ondata inarrestabile di diffusione e azione distribuita che ha portato alla storica vittoria del presidente Luis Ignacio Lula da Silva.
Quale insegnamento trarre?
Esperienze come questa non possono essere trasferite meccanicamente ad altri contesti, ma devono essere studiate, comprese e analizzate per trarne insegnamenti applicabili ad altre situazioni, senza perdere di vista la specificità di ogni luogo. Questa campagna dimostra che è possibile costruire nuove forme di organizzazione tecnopolitica potenti e avanzate. Se si considera l’organizzazione dal punto di vista leninista, si può ricordare che Lenin intendeva il giornale come qualcosa di più di un semplice divulgatore di idee: mezzi come il giornale possono fungere da strumento di organizzazione collettiva in grado di centralizzare la strategia e ottimizzare le risorse disponibili. Se trasferiamo questo concetto nell’era digitale, dei social network e degli algoritmi, potremmo definirlo tecnobolcevismo. La sinistra internazionale e i progetti rivoluzionari dovrebbero prendere molto sul serio gli insegnamenti offerti da questa esperienza d’avanguardia. Bisogna comprendere come si è costruita, quali condizioni ne hanno alimentato la forza e convincersi che è possibile mobilitare le strade e i social network per sconfiggere l’estrema destra e il fascismo.
Si raccomanda la lettura di André Singer, «Lulismo 3.0: un diagnóstico a mitad de mandato», Diario Red/New Left Review 150, «El regreso de Lula», NLR 139, y «Rebelión en Brasil», NLR 85; Jeremy Adelman y Pablo Pryluka «América Latina: la siguiente transición», Diario Red/New Left Review 149.
Javier Toret è ricercatore nel campo dell'intelligenza artificiale e della geopolitica, esperto di tecnopolitica e strategia digitale.
Rocio Guerrero è economista e statistica, specializzata in scienza dei dati e intelligenza artificiale.
Questo testo è stato pubblicato sul blog Atenea Cyborg di El Salto e viene ripubblicato qui con l'espressa autorizzazione degli autori.

