konnektor
- Derek Summerfield

- 23 lug 2025
- Tempo di lettura: 6 min
L'addomesticamento di <<The Lancet>> mina la libertà accademica

Le democrazie totalitarie occidentali distorcono la veridicità dei fatti fino a travisare numeri e dati scientifici e medici, consentendo alle lobby sioniste di interferire persino nel funzionamento di «The Lancet», la prestigiosa rivista medica britannica. Questo articolo è stato pubblicato originariamente su «The Electronic Intifada» e viene qui riproposto con l'espresso consenso del suo editore.
Il 13 luglio 2024, nove mesi dopo l'inizio del genocidio israeliano contro Gaza, una delle più prestigiose riviste mediche del mondo, «The Lancet», ha pubblicato una lettera di Zion Hagay – presidente dell'Associazione medica israeliana – e di Malke Borow, capo del suo dipartimento legale. Vi si legge, tra l'altro, quanto segue:
«Non c'è dubbio che molte persone siano morte a Gaza, anche se i numeri esatti non sono verificati e a volte sono riportati in modo errato. Inoltre, altre voci presentano un quadro completamente diverso [...]. Il numero di operatori sanitari uccisi a Gaza è alto fondamentalmente perché Hamas ha preso il controllo di diverse strutture sanitarie per usarle come centri di comando [...] nonché per immagazzinare armi e usarle dalle strutture, e persino per tenere ostaggi. In questo caso, l'ospedale perde ogni protezione ai sensi della Convenzione di Ginevra».
In risposta, io e altri abbiamo inviato la seguente lettera alla testata, come correzione eticamente necessaria:
«Ritraendo l'esercito israeliano come essenzialmente innocente, Hagay e Borow cercano di usare la reputazione internazionale di The Lancet per distorcere l'informazione pubblica sulla crisi di Gaza. Hagay e Borow ignorano le sentenze di genocidio della Corte internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale, delle Nazioni Unite, dell'OMS e delle principali agenzie umanitarie.
Prosegue:
«[Ignorano] l’uccisione spietata di civili inermi intrappolati in massa, le violazioni della Convenzione di Ginevra, come dimostrano i ricorrenti bombardamenti degli ospedali e l'uccisione del personale medico, la collaborazione dei medici israeliani agli interrogatori nelle sale di tortura – le cui vittime includono i medici rapiti – la distruzione di tutte le università di Gaza, comprese le scuole di medicina, la carestia provocata e il paesaggio di Gaza reso inabitabile».
A giustificazione di ciò, abbiamo concluso che «in qualità di presidente e capo del dipartimento legale dell’Israel Medical Association, Hagay e Borow dimostrano il divario etico che esiste tra l'Associazione medica israeliana e il resto della comunità medica internazionale e il motivo per cui è insostenibile che la detta organizzazione rimanga membro di organismi come l'Associazione medica mondiale».
Dopo aver «letto e discusso attentamente questa lettera», «The Lancet» ha rifiutato di pubblicarla.
2014
Come ha potuto l’eminente testata accettare di pubblicare una lettera dei leader medici israeliani – che giustifica il bombardamento degli ospedali – e rifiutare invece l'autorevole confutazione contenuta nella nostra lettera? La risposta risale a più di dieci anni fa. Nell'agosto 2014 – mentre le bombe israeliane cadevano su Gaza nell'ambito dell'operazione Protective Edge – «The Lancet» diede spazio a una "Lettera aperta al popolo di Gaza" di 1484 parole, firmata da ventiquattro medici e accademici provenienti da Regno Unito, Italia e Norvegia. Iniziava come segue:
«Siamo medici e scienziati che dedicano la loro vita allo sviluppo di mezzi per curare e proteggere la salute e la vita [...]. Sulla base della nostra etica e della nostra pratica, denunciamo ciò di cui siamo testimoni nell'aggressione di Israele contro Gaza [...] un attacco spietato di durata, portata e intensità illimitate».
Il nostro era un appello alla comunità internazionale affinché si esprimesse. Deplorava il silenzio complice della maggior parte dei medici e degli accademici israeliani, nonché degli alleati occidentali di Israele. La pubblicazione di questa lettera ha scatenato un'enorme controversia pubblica, che ha messo al centro il dottor Richard Horton, direttore di «The Lancet». Horton era diventato caporedattore del periodico nel 1995 e da allora aveva acquisito una notevole reputazione come manager efficace e socialmente progressista. Nel 2007 aveva pubblicato un articolo sulla «New York Review of Books» che dimostrava l’empatia con la condizione dei palestinesi. Nel 2009 «The Lancet» ha pubblicato una serie di cinque rapporti sulla situazione sanitaria nei Territori occupati, coinvolgendo più di trenta ricercatori, metà dei quali lì residenti. È poi del 2013 l’istituzione della The Lancet Palestinian Health Alliance, una rete di ricercatori palestinesi – regionali e internazionali – «impegnati a raggiungere i più alti standard scientifici nella descrizione, analisi e valutazione della salute e dell'assistenza sanitaria palestinese».
CONTRORDINE
Nel 2015 un gruppo internazionale di oltre cinquecento medici e accademici – tra cui cinque premi Nobel – ha lanciato un attacco molto pubblicizzato alla testata e al suo direttore per la pubblicazione della lettera aperta, definita «propaganda d'odio estremista», e per un «uso grossolanamente irresponsabile [della rivista] per scopi politici», mentre altri hanno descritto la pubblicazione della lettera come «bigottismo antiebraico». Le accuse sono state diffuse capillarmente ed i firmatari dell’attacco hanno minacciato un boicottaggio accademico dell'editore, Reed Elsevier, se non avesse preso provvedimenti contro Horton. Il quale non censurò la lettera, ma optò “igienicamente” per le pubbliche scuse accettando l'offerta di visitare l'ospedale Ramban in Israele, promettendo – a titolo risarcitorio – una serie sulla salute in Israele, pubblicata nel 2017.
Nell'agosto 2019, cinque anni dopo, «The Lancet» ha accettato di pubblicare una lettera da Israele – firmata da Julio Rosenstock ed altri – che mostra l'impatto duraturo dei fatti del 2014 sulla rivista, liquidati come «chiara manifestazione di antisemitismo – definendo la corrispondenza degli autori – profondamente antisemita e anti-Israele». Rosenstock e sodali si vantavano inoltre di aver domato una rivista medica internazionale. Noi, firmatari della lettera aperta, avevamo certamente il diritto di replica agli insulti antisemiti in una rivista medica di grande visibilità. Ci è stato negato.
LE FERITE RIMANGONO
La cartina di tornasole a cui Horton e «The Lancet» sono stati sottoposti non è nata da presunte violazioni degli standard editoriali secondo i criteri accademici comunemente accettati. È nata dalla necessità politica di difendere strenuamente Israele e le sue politiche. Nel 2014 le pressioni filo-israeliane hanno messo in crisi un editore di principi e un punto di riferimento mondiale nel campo della salute, mettendo a rischio la rivista e i suoi editoriali. La reputazione di Horton, precedentemente esemplare, ne esce macchiata.
A distanza di oltre dieci anni le ferite rimangono, ancora in grado – parrebbe – di influenzare le decisioni editoriali. Dal 2023 la rivista ha pubblicato alcuni articoli rilevanti su Gaza.
Nell'area dell'etica professionale, fondamentale per una rivista medica, «The Lancet» sembra disposto a pubblicare molto di ciò che i medici israeliani gli inviano, compreso il pubblico sostegno al bombardamento degli ospedali, ma non concede spazio ad interventi di correzione basati su prove da parte di altri medici e accademici.
Per i difensori di Israele, questa è stata una campagna di successo capace di mettere all’angolo una voce scientifica eminente ed il suo garante. Con le parole di Julio Rosenstock, «Horton ha ora una migliore comprensione della realtà sul campo».
Questa distorsione politica s’è resa evidente anche nei resoconti su Gaza di altrettanto eminenti riviste statunitensi, in particolare il «New England Journal of Medicine» ed il «Journal of the American Medical Association». Una questione fondamentale in tutta questa vicenda è che nessun critico – compresi medici e accademici – ha mai cercato di esaminare le prove a supporto degli articoli che hanno trovato così offensivi. Nessun accademico ha scelto di interrogare, ad esempio, i rapporti di Human Rights Watch, Amnesty International o Physicians for Human Rights-Israel. Gli attacchi sono stati crudamente ad hominem e l'"antisemitismo" è stato generalmente descritto come la ragione degli autori.
L'"addomesticamento" di «The Lancet» dimostra come – anche nell'era della medicina basata sull'evidenza – anche i professionisti possano continuare a ignorare le prove, di pubblico dominio rese da organizzazioni prestigiose, e continuare ad attaccare chi le pubblica.
L'affinità politica o l'identità sociale prevalgono sull'etica medica, sollevando questioni fondamentali sulla libertà accademica delle riviste scientifiche di pubblicare su Israele e Palestina.
Consigli di lettura.
N. Barrows-Friedman, Inside Gaza hospital under attack; Gaza is the slaughterhouse; Emergency medicine doctor reveals what she saw in Gaza. In «The Electronic Intifada», 2025.
R. Khalidi - T. Ali, The neck and the sward, in «NLR» n. 147.
A. Zevin, Gaza and New York, in «NLR» n. 144.
P. Anderson, The house of Zion, in «NLR» n. 96.
I. Pappé, The Collapse of Zionism, in «NLR» n. 147; Can Zionism Survive the Current War in Gaza? in «Middle East Eye», 4 novembre 2024.
O. Barghouti, Why I Believe the BDS Movement Has Never Been More Important than Now, in «The Guardian», 16 ottobre 2023.
Derek Summerfield è un medico accademico operativo a Londra, impegnato da trentatré anni in campagne per i diritti umani in Israele e Palestina.

