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  • Immagine del redattore: Mordechai (Mota) Kremnitzer e Lital Piller
    Mordechai (Mota) Kremnitzer e Lital Piller
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 21 min

La polizia israeliana sotto il Ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir 



Israele sta attualmente affrontando un regresso democratico, con il governo che persegue molteplici iniziative vòlte a erodere le sue istituzioni democratiche. Una componente chiave di queste iniziative è il consolidamento del potere sulla polizia, i pubblici ministeri e la magistratura. Il passo fondamentale nella conversione di questi organi in meccanismi per smantellare la democrazia riguarda il loro controllo, assicurandosi che servano gli interessi di chi è al potere, piuttosto che aderire alla legge come autorità suprema. Negli ultimi due anni, l’acquisizione di potere più significativa e dibattuta del governo israeliano è stata il suo controllo sulle forze di polizia. Questo testo esamina come Itamar Ben Gvir, un criminale condannato, ed ex bersaglio sia della polizia che dell’Israel Security Agency, sia riuscito a diventare ministro responsabile della polizia. Nelle sezioni seguenti, delineiamo le diverse fasi che hanno portato Ben Gvir a prendere il controllo della polizia israeliana e i suoi vari sforzi per trasformarla in uno strumento politico utilizzato per affrontare coloro che non sono suoi seguaci e sono quindi considerati nemici. Nella seconda parte, presentiamo la condizione attuale della polizia israeliana sotto il ministro Ben Gvir, mettendo in luce come la polizia si sia effettivamente trasformata, in larga misura, in un organo politico al servizio dell’agenda populistico-autoritaria del ministro. Sosteniamo che la nomina di Ben Gvir possa servire da caso di studio di un problema più generale: come le nomine inadeguate, in particolare di estremisti e razzisti, in organismi gerarchici, abbiano esiti distruttivi per la democrazia. Da ultimo, esploriamo la capacità della democrazia di difendersi dagli elementi estremisti, ed esaminiamo i modi in cui Ben Gvir avrebbe potuto essere fermato.


I La presa del potere della polizia da parte di Itamar Ben Gvir: da violatore della legge, a ministro della sicurezza nazionale

1. Il passato di Itamar Ben Gvir: chi è Ben Gvir?

Per comprendere le manovre del ministro Ben Gvir vòlte a prendere il controllo della polizia e trasformarla in una forza politica al servizio del suo programma, è necessario esaminare il suo retroterra.

1.1 Contrasti con la legge e la polizia

Fin da adolescente, Ben Gvir ha avuto ripetuti scontri con la legge e la polizia. Questo comportamento ha portato i Servizi di sicurezza e la polizia a designarlo come obiettivo, ponendolo sotto sorveglianza. Tra il 1993 e il 2007, sono state presentate 15 accuse contro Itamar Ben Gvir per reati legati al terrorismo e al razzismo, per i quali è stato condannato, in toto o in parte, in 13 casi. Nei restanti due casi, è stato ritenuto colpevole per la commissione dei reati, senza subire condanna1. Tra le sue condanne, ne sussiste una per aver ostacolato un agente di polizia nell’adempimento del suo dovere. Oltre agli altri reati, Ben Gvir ha una lunga fedina penale per infrazioni stradali, con circa un centinaio di violazioni della legge.

1.2 Espressioni di razzismo e odio per l’altro (in particolare contro i musulmani) Nella sua giovinezza, Ben Gvir era un membro del movimento giovanile «Kach» e ha studiato alla yeshiva «Jewish Idea», a Gerusalemme, fondata dal rabbino Meir Kahane, a cui Ben Gvir si ispirava per i suoi insegnamenti. Nel 1994, il governo dichiarò il partito politico Kach, fondato nel 1971, un’organizzazione terroristica, e fu squalificato dalla corsa alla Knesset perché razzista. Questa dichiarazione giunse sulla scia del massacro di 29 fedeli musulmani compiuto da Baruch Goldstein (che era il numero tre nella lista della Knesset di Kach), presso la Grotta dei Patriarchi. Nel salotto di casa di Ben Gvir (fino al periodo delle elezioni del 2020), era appesa alla parete una foto di Baruch Goldstein (sul cui sfondo era raffigurata la Grotta dei Patriarchi). Nel corso degli anni, Ben Gvir ha espresso un profondo allineamento con la dottrina razzista di Kahane, utilizzando retoriche e contenuti che includono ostilità verso i non ebrei, principalmente arabi, e persino appelli a far loro del male come gruppo, compresi cori di «Morte agli arabi» (che sono stati successivamente sostituiti con la frase in codice «Morte ai terroristi»). Se affermazioni e atti razzisti non fossero sufficienti, nel corso degli anni Ben Gvir ha rilasciato varie dichiarazioni contro la comunità LGBTQ+. Per anni, ha combattuto una risoluta battaglia legale vòlta a sopprimere la Jerusalem Pride Parade. Durante la parata, ha pronunciato maledizioni e insultato i manifestanti. La ristretta cerchia di amici e collaboratori di Ben Gvir fornisce una visione dei suoi insegnamenti razzisti, che incarnano il detto: «dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei». Il mentore di Ben Gvir è Dov Lior, rabbino della città di Kiryat Arba e capo della sua «Hesder Yeshiva»2. Il rabbino Dov Lior, predicando un programma razzista messianico, è, per Ben Gvir, un’autorità estremamente influente, sia teologicamente che pragmaticamente. Dov Lior era un’autorità spirituale anche per il dottor Baruch Goldstein, che lo ha descritto come «più santo delle vittime dell’Olocausto». Inoltre, Ben Gvir ha uno stretto legame con Michael Ben Ari, che la Corte Suprema ha squalificato dalla corsa per la Knesset a causa dei suoi insegnamenti razzisti, e con Bentzi Gopstein, che è stato condannato per reati legati all’incitamento al razzismo e la cui candidatura alla Knesset è stata annullata.

1.3 Incitamento alla violenza e atti di violenza

Ben Gvir è andato oltre la semplice retorica; in alcune occasioni, ha attivamente incoraggiato l’uso della violenza. Ad esempio, durante il periodo che ha preceduto l’assassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin, nel 1995, Ben Gvir è stato ripreso mentre teneva in mano l’emblema dell’auto di Rabin. In un’intervista ha dichiarato: «L’emblema è un simbolo, e rappresenta il fatto che proprio come siamo riusciti a raggiungere l’emblema, possiamo raggiungere anche Rabin». Ha altresì affermato: «Quando il Primo Ministro commette cose così gravi, penso che sia sicuramente possibile commetterne altrettante contro di lui». A causa della sua appartenenza a un’organizzazione terroristica, l’IDF ha rifiutato di arruolare Ben Gvir. Il complesso e la natura della retorica, degli atti e dei reati commessi da Ben Gvir, indicano un modello di criminalità ideologico-razzista reiterata, che dimostra disprezzo per la legge e per coloro che sono incaricati di farla rispettare. Il passato di Ben Gvir riflette il suo comportamento attuale. A prima vista, è estrema- mente irragionevole affidare a tali mani il dicastero della polizia.

2. Il proseguire delle provocazioni e l’incitamento al razzismo in qualità di membro della Knesset

Ben Gvir è stato eletto per la prima volta come membro della Knesset nelle elezioni per la 24a legislatura (nella quale era membro dell’opposizione). È stato eletto alla Knesset in rappre- sentanza del partito «Otzma Yehudit», di cui è presidente.

2.1 Introduzione di un programma razzista nella Knesset La piattaforma del suo partito «Otzma Yehudit» è sia razzista che messianica. Include l’applicazione della sovranità di Israele – solo per gli ebrei – a tutti i territori controllati dallo Stato ebraico, incluso il Monte del Tempio.

2.2 Provocazioni sistematiche che potrebbero fomentare discordia, causare violenza,e consentire una risposta dura e sproporzionata alla violenza

Anche dopo la sua elezione alla Knesset, Ben Gvir ha continuato a lanciare provocazioni mirate a comunità specifiche, in particolare agli arabi. Alcuni esempi di queste provocazioni sono le seguenti. Lo spostamento del suo ufficio parlamentare nel quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, un quartiere dove si sono verificate rivolte tra residenti arabi ed ebrei. Lo spostamento dell’ufficio aveva lo scopo di proteggere i residenti ebrei e sedare le rivolte. Ha effettuato frequenti visite al Monte del Tempio, mentre è ancora in fieri la controversia in merito al suo status. Tali visite sono altamente problematiche dalla prospettiva del popolo arabo in Israele e dalla prospettiva dei musulmani in generale, poiché queste comunità le percepiscono come provocazioni e forme di intrusione in luoghi sacri. Sebbene il ministro Ben Gvir abbia sostituito lo slogan «Morte agli arabi» con un nuovo slogan, usato come codice, «Morte ai terroristi», la sua definizione di «terrorista» è ampia. Ha infatti etichettato diversi membri arabi della Knesset come «terroristi». Oltre alle provocazioni contro gli arabi, Ben Gvir si è contraddistinto come una figura che si oppone sistematicamente alla polizia e mostra ostilità nei suoi confronti3. Pertanto, la sua nomina a ministro responsabile della polizia è altamente discutibile anche in questo senso.

3. Ben Gvir – il ministro responsabile della polizia – continua le provocazioni, centralizza il potere, promuove un programma di supremazia ebraica e di odio per gli arabi

3.1 I metodi di Ben Gvir per ottenere il controllo della polizia e diventare «super-commissario» Anche prima di entrare in carica, e soprattutto dopo la sua nomina, Ben Gvir ha agito attraverso varie modalità per ottenere il controllo della polizia, guidarla, e imporre le sue idee contrarie allo Stato di diritto. Egli lo fa in diversi modi: dagli emendamenti legislativi vòlti a trasformarlo in un «super-commissario», all’intervento costante e all’emanazione di ordini diretti agli ufficiali (aggirando i comandanti e il commissario), e all’uso sfrontato della sua ampia autorità sulle nomine per creare una forza di polizia compiacente.

3.1.1 Utilizzare la legislazione per creare un’infrastruttura giuridica confacentead assumere il controllo della polizia e monitorarla Prima di assumere l’incarico, Ben Gvir ha lavorato per cambiare il nome del Ministero della Pubblica Sicurezza nel suo nome attuale: Ministero della Sicurezza Nazionale. Oltre al costo finanziario sostenuto per questo cambiamento, rinominare il ministero segnala una volontà di isolamento verso la minoranza araba, sottintendendo che essa che non faccia parte della nazione. Dopo il cambio di nome, il Ministero della Sicurezza Nazionale potrebbe essere percepito come un ente che garantisce sicurezza esclusivamente agli ebrei.

3.1.2 Modifica dell’Ordinanza di Polizia

Ben Gvir, ancor prima del suo insediamento come ministro, ha avviato un procedimento legislativo per modificare le disposizioni di base dell’Ordinanza di Polizia. La proposta legislativa è essenzialmente vòlta ad attribuire al Ministro della Sicurezza Nazionale un controllo quasi assoluto sulla polizia. Diverse organizzazioni hanno criticato la proposta di legge, sostenendo che avrebbe portato alla politicizzazione delle forze di polizia. Nonostante le numerose critiche, il 27 dicembre 2022 è stato (parzialmente) approvato l’emendamento n. 37 all’Ordinanza di polizia. Dopo la sua approvazione, all’inizio del 2023 sono state presentate cinque petizioni alla Corte Suprema, chiedendo la rimozione dell’emendamento. Le petizioni sostenevano che l’emendamento n. 37 presenta significative problematiche costituzionali, che potevano essere interpretate come un’autorizzazione al Ministro della sicurezza nazionale di interferire impropriamente con il giudizio professionale della polizia. È stato affermato che l’emendamento riguarda la politicizzazione della polizia e la sua trasformazione in strumento progettato per promuovere l’agenda politica e ideo- logica di coloro che presteranno servizio come Ministro della sicurezza nazionale. Il 2 gennaio 2024 la Corte Suprema ha emesso la sua pronuncia sulle cinque petizioni. La Corte ha stabilito, all’unanimità, che l’emendamento non riduce l’obbligo della forza di polizia di operare in modo indipendente, professionale, e senza alcuna influenza politica. Per quanto riguarda la Sezione 8(b), la quale sancisce che la polizia è subordinata al governo, la Corte ha stabilito, all’unanimità, che essa non altera il rapporto tra il governo e la polizia, né riduce il dovere della polizia di esercitare un giudizio professionale e indipendente. In aggiunta, la Corte ha ritenuto, all’unanimità, che l’emendamento all’articolo 9 dell’Ordinanza, il quale stabilisce che i poteri del commissario di polizia, ai sensi di tale articolo, devono essere esercitati «in conformità con le linee guida politiche del ministro e con i princìpi generali», non compromette l’indipendenza professionale del commissario. La Corte ha altresì stabilito che la Sezione 8(c)(a) autorizza il ministro a delineare solo politiche generali e complessive, e proibisce esplicitamente l’interferenza operativa nel lavoro della polizia. La Corte ha dichiarato invalida la Sezione 8(d), che conferisce al ministro l’autorità di determinare la politica generale in materia di indagini. L’opinione della maggioranza (cinque contro quattro) ha rilevato che questa sezione viola i diritti costituzionali degli indagati e non soddisfa il test di legittimità costituzionale. Inoltre, la Corte ha concluso che nessuna opzione interpretativa potrebbe conciliare il danno potenzialmente contenuto nella Sezione 8(d) con i diritti degli indagati. La Corte Suprema si è astenuta dall’invalidare l’emendamento 37 all’Ordinanza di polizia (ad eccezione della sezione 8(d), che è stata invece invalidata), nonostante il fatto che il ministro Ben Gvir abbia ripetutamente dimostrato con le sue azioni di voler politicizzare la polizia. Secondo il presidente facente funzione, Giudice Amit, l’emendamento include una serie di questioni che lo spingono verso la possibilità di essere dichiarato incostituzionale. Nondimeno, si è concluso che il risultato raggiunto dall’ex presidente facente funzione, il Giudice Fogelman, identificando nella legge gli elementi di bilanciamento, è reputabile sufficiente.

3.1.3 Intervento continuo negli affari specifici della polizia, aggirando il commissario di polizia (micro-gestione) Dalla sua nomina a Ministro della sicurezza nazionale, Ben Gvir ha dovuto affrontare numerose accuse per la sua costante interferenza in questioni di polizia, specifiche e professionali: impartire direttive operative ai comandanti di polizia, tenere conversazioni dirette con i comandanti di polizia e persino con ufficiali di grado inferiore, fare visita ai posti di comando della polizia, presentarsi alle demolizioni di case a Gerusalemme Est e in villaggi non riconosciuti nel Negev, tra gli altri esempi.

3.1.4 Uso smodato della sua ampia autorità di nomina per creare una forza di polizia subordinata al ministro Uno dei cambiamenti più notevoli che il ministro Ben Gvir ha realizzato all’interno delle forze di polizia concerne le nomine e la promozione degli ufficiali. Da quando ha assunto l’incarico, il ministro Ben Gvir ha garantito il suo coinvolgimento personale nel processo di nomina e, in molti casi, ha intervistato personalmente i candidati. Il suo approccio generale alle nomine è l’opposto di ciò che sarebbe richiesto in un servizio pubblico professionale, in particolare all’interno di un organismo centrale di polizia, che dovrebbe essere soggetto esclusivamente alla legge ed essere imparziale, professionale ed equo. Invece, Ben Gvir si è impegnato in nomine politicamente discriminatorie, non basate su criteri professionali, e con modalità che assicurano la lealtà al ministro piuttosto che alla legge e al bene pubblico. Ciò comporta la promozione e il sostegno degli ufficiali di polizia che operano in conformità con la dottrina ideologico-politica del ministro (incluse le attività criminali e illegali) e il licenziamento di coloro che non si conformano. L’uso di procedure di licenziamento e nomine da parte di Ben Gvir è finalizzato a trasformare la cultura organizzativa, passando da una cultura fattiva, professionale ed equa, a una cultura servente il ministro: sostituendo lo Stato di diritto con lo stato dell’anima del ministro e la sua ideologia messianica estrema. Di conseguenza, coloro che cercano una promozione allineeranno le loro politiche con ciò che il ministro desidera. Gli alti funzionari di polizia riconoscono che allinearsi con Ben Gvir e sostenere le sue posizioni è fondamentale per la nomina e per l’avanzamento di carriera. Tra le nomine più importanti del ministro Ben Gvir vi è quella del commissario capo, Danny Levy. Danny Levy è considerato, tra i vertici e gli alti funzionari della polizia, un fedele servitore del ministro Ben Gvir, di cui esegue le direttive. Oltre alle nomine dei suoi sostenitori, il ministro Ben Gvir adotta misure per licenziare o trasferire gli ufficiali di polizia che non rispettano le sue politiche, e i funzionari e gli ufficiali che non sono d’accordo con l’approccio di Ben Gvir sono costretti a dimettersi o a ritirarsi. Un esempio lampante delle tattiche del ministro Ben Gvir è la rimozione di Amichai (Ami) Eshed, comandante del distretto di Tel Aviv, a causa della sua obiettiva e misurata applicazione della legge durante le proteste contro il governo, alla luce delle aspettative del ministro in merito ad una applicazione aggressiva della legge.

3.2 Le direttive politiche del ministro: smantellare lo Stato di diritto Da quando ha assunto l’incarico di ministro della sicurezza nazionale, il ministro Ben Gvir ha cercato di instillare la sua visione politica estremista nella polizia. La condotta del ministro contraddice i valori democratici fondamentali, il diritto e il principio di uguaglianza di fronte alla legge, e mina la fiducia del popolo nella polizia e nello Stato di diritto.

3.2.1 Incoraggiamento di comportamenti criminali

Il rispetto della legge è un requisito fondamentale per ogni cittadino, a maggior ragione per il ministro responsabile della polizia. Tuttavia, il messaggio trasmesso nominando un criminale seriale, precedentemente designato dalla polizia come bersaglio, a Ministro della sicurezza nazionale, è di disprezzo per la legge e per l’obbligo di obbedirle. E in effetti, da quando ha assunto l’incarico, le azioni e la condotta di Ben Gvir manifestano forme di disprezzo per la legge, al punto di promuovere attività criminali. In diversi casi, il ministro Ben Gvir ha espresso sostegno a soldati e poliziotti e ha sostenuto ufficiali che hanno agito in modo violento e illegale. In questioni che riguardano danni a manifestanti antigovernativi o palestinesi, il suo sostegno alla polizia è stato pressoché istantaneo. In alcuni casi, ha persino rimproverato gli ufficiali per il loro trattamento apparentemente indulgente nei confronti dei manifestanti del campo rivale. Al contrario, Ben Gvir si è spesso astenuto dal sostenere gli ufficiali che hanno usato la forza, o misure presumibilmente dure, contro i manifestanti da lui inquadrati come parte del «suo» campo politico. Questo incoraggiamento al comportamento criminale è evidente anche nei suoi inviti agli ufficiali ad agire in contrasto con le norme sull’uso delle armi da fuoco; nella sua politica di distribuzione sconsiderata di armi da fuoco; e nelle accuse secondo cui il ministro avrebbe impedito alla polizia di rispondere alle effrazioni nelle basi militari.

3.2.2 Dall’uguaglianza davanti alla legge all’uso discriminatorio della legge La popolazione è divisa in due campi: «la nostra gente», che dovrebbe essere sostenuta quando commette crimini, e «gli altri» – arabi e oppositori del regime – che dovrebbero essere perseguitati e per i quali la polizia non dovrebbe fornire protezione.

3.2.2.1 Ostilità e provocazioni verso gli arabi

Dalla sua nomina a ministro della sicurezza nazionale, e nonostante la sua responsabilità nel mantenere l’ordine pubblico, il ministro Ben Gvir ha insistito nelle sue provocazioni contro i palestinesi. Ben Gvir ha etichettato i cittadini palestinesi di Israele come una «minaccia strategica» che deve essere affrontata attraverso varie misure, tra cui tagli al bilancio. Egli sta promuovendo leggi e politiche che discriminano i cittadini palestinesi di Israele, sta mettendo ripetutamente in guardia (senza fondamento) in merito alle rivolte palestinesi, e altro ancora. Il trattamento discriminatorio e iniquo di Ben Gvir nei confronti dei cittadini palestinesi è oltremodo evidente negli sforzi insuffi- cientemente profusi per affrontare i crescenti tassi di criminalità nella comunità araba. L’atteggiamento discriminatorio e razzista di Ben Gvir non si limita ai cittadini palestinesi, ma si estende anche ai palestinesi che non sono cittadini di Israele. Ad esempio, sta portando avan- ti, insieme ai membri del suo partito, proposte legislative che impongono la pena di morte per i terroristi palestinesi. Anche dopo la sua nomina a Ministro della Sicurezza Nazionale, Ben Gvir continua a salire sul Monte del Tempio, e lo fa nonostante sia consapevole che queste visite hanno tutto il potenziale per scatenare disordini sul posto; continua a promuovere politiche vòlte a limitare i diritti dei cittadini musulmani israeliani alla libertà di religione e di culto e continua a limitare la libertà di espressione e di protesta per il popolo palestinese; incoraggia la violenza e i danneggiamenti contro i palestinesi nei territori occupati. Inoltre, ha intensificato le demolizioni di abitazioni costruite, senza permessi, dagli arabi in tutto il paese (comprese Gerusalemme Est e la Cisgiordania), aumentate in ragione di mancanza di piani urbanistici di sviluppo.

3.2.3 Delegittimazione delle autorità preposte all’applicazione della legge Ben Gvir attacca spesso soggetti giuridico-istituzionali, tra cui il Procuratore generale, il Procuratore capo militare e il Procuratore di Stato, e chiede addirittura di ignorare le posizioni di queste autorità legali. Ben Gvir ha avuto, e continua ad avere, reiterati scontri con vari garanti dello Stato, tra cui la Corte Suprema, il Procuratore generale, l’ufficio del Procuratore di Stato, il Capo del servizio di sicurezza generale, ed altri. In numerose occasioni, Ben Gvir ha chiesto la rimozione di questi individui dai loro incarichi. Ad esempio, in molteplici circostanze, il Ministro Ben Gvir ha chiesto le dimissioni forzate del Procuratore generale. Ben Gvir non si limita a tali richieste, ma ha anche votato contro la legislazione avanzata dalla coalizione, comprese le proposte di bilancio, perché la coalizione non ha sostenuto l’ipotesi di dimissioni del Procuratore generale. Un altro organismo che è stato oggetto di aspre critiche da parte del ministro Ben Gvir è il Dipartimento investigativo di polizia.

II La condizione attuale della polizia israeliana e la sua capitolazione di fronte all’agenda politica del ministro

Questa parte presenta lo stato attuale della polizia israeliana sotto il ministro Ben Gvir. In questa sezione, offriremo diversi esempi di come la polizia israeliana ha operato sotto l’autorità del mini- stro Ben Gvir. Questi sono indizi che la polizia è stata trasformata, almeno in parte, in un organismo politico che serve efficacemente l’agenda populistico-autoritaria del ministro4. Ci concentreremo su due questioni principali: la violazione della libertà d’espressione e l’applicazione della legge fondata su ragioni politiche inique e di- scriminatorie (specialmente contro i cittadini arabi).

1 Violazione della libertà di espressione

1.2 Limitazione del diritto di protesta per i manifestanti che si oppongono alla riformadel regime e delegittimazione delle proteste Come parte della violazione della libertà di espressione, si verifica una grave violazione del diritto di protestare, incluso un utilizzo sempre maggiore di forza eccessiva da parte della polizia contro i manifestanti di gruppi che si oppongono al governo. La libertà di espressione della minoranza palestinese è stata particolarmente compromessa. La violazione della libertà di protesta, vòlta a dissuadere, si manifesta in una serie di azioni, tra cui le seguenti.

1.1.1 Escalation dell’uso della forza e di aggressione della polizia nel gestire le proteste antigovernative Aumento dell’uso di mezzi violenti per disperdere le manifestazioni e aumento dell’uso ingiustificato o sproporzionato della forza. Durante le proteste, la polizia usa vari mezzi per disperdere le manifestazioni, come unità a cavallo, granate antisommossa, veicoli con idranti, ed altro. La polizia usa anche agenti sotto copertura, che si spacciano per manifestanti, al fine di reprimere e disperdere le proteste, raccogliendo informazioni sui manifestanti, incluso il loro orientamento sessuale.

1.1.2 Aumento degli arresti di manifestanti

In molti casi ciò avviene senza motivazioni sufficienti o adeguate basi giuridiche, con i manifestanti rilasciati dopo poche ore. Soltanto poco più dell’uno per cento dei duemila arresti sono stati incriminati.

1.1.3 Aggiornare e pubblicizzare procedure

Procedure che impongono restrizioni più severe allo svolgimento delle manifestazioni e che facilitano l’uso di misure estreme da parte della polizia.

2 Applicazione iniqua e discriminatoria della legge

Sin dalla nomina del ministro Ben Gvir, la polizia non ha agito in modo equo nell’applicazione della legge. Per un verso, vi è un’applicazione rigidissima contro gli individui etichettati come «nemici del regime», mentre, per altro verso, c’è una chiara riluttanza a far rispettare la legge contro coloro che la polizia considera parte del «nostro campo», ovvero il campo allineato al ministro Itamar Ben Gvir. La intensificazione delle misure repressive nei confronti di coloro che si trovano al di fuori del campo politico di Ben Gvir è evidente nella limitazione della libertà di protesta per i manifestanti che si oppongono alle azioni del governo e nella limitazione dei diritti di protesta per i cittadini palestinesi di Israele, nonché nel crescente e intenso ricorso a misure coercitive per disperdere le proteste, tra cui la violenza della polizia contro i manifestanti. Il crescente ricorso a misure coercitive per disperdere le proteste è stato particolarmente evidente durante le manifestazioni dei cittadini palestinesi di Israele. Un altro ambito in cui la disuguaglianza e l’applicazione discriminatoria delle leggi sono evidenti è il trattamento riservato dalla polizia ai cittadini palestinesi di Israele: la polizia dimostra impotenza nell’affrontare la criminalità dilagante all’interno della comunità palestinese in Israele. I dati indicano numeri record di omicidi all’interno della comunità palestinese durante il mandato di Ben Gvir5. Inoltre, come accennato in precedenza, da quando Ben Gvir ha assunto la carica, c’è stato un aumento del tasso di demolizioni di case e strutture illegali in Palestina, senza offrire soluzioni di pianificazione urbanistica adeguate a questa popolazione. Per converso, sembra esserci un deliberato tentativo di evitare l’applicazione della legge contro coloro che sono considerati parte del campo politico di Ben Gvir. Assecondando l’influenza dall’alto del ministro, la polizia non rispetta la legge relativa ai reati degli ebrei contro i palestinesi. Ad esempio, nell’aprile 2024, in séguito all’omicidio del quattordicenne Benjamin Achimeir, la polizia è stata avvistata sulla strada principale dei villaggi di Duma e Al-Mughayyir mentre non riusciva ad impedire a centinaia di coloni ebrei di aggredire i residenti. La polizia si è anche astenuta dal garantire sicurezza ai camion degli aiuti umanitari offerti nella Striscia di Gaza durante la guerra, e non si è dimostrata in grado di arrestare i manifestanti che stavano bloccando i camion. Un altro grave incidente si è verificato quando la polizia è rimasta a guardare mentre una folla di mani- festanti, accompagnata da membri della coalizione della Knesset, ha preso d’assalto due basi militari. Ciò è avvenuto in séguito alla detenzione di nove soldati riservisti sospettati di gravi abusi – tra cui accuse di sodomia – nei confronti di un detenuto. La polizia si è astenuta dall’effettuare arresti finanche dopo questo grave incidente.

III Si poteva prevenire?

Un approccio idoneo a prevenire questo scenario sarebbe stato quello di impedire a Itamar Ben Gvir di partecipare alle elezioni della Knesset, in forza della Sezione 7a della Legge fondamentale: la Knesset dichiara che «Una lista di candidati non deve partecipare alle elezioni della Knesset e una persona non deve essere candidata alle elezioni della Knesset se gli obiettivi o le azioni della lista o le azioni della persona, espressamente o implicitamente, includono uno dei seguenti elementi: (1) negazione dell’esistenza dello Stato di Israele come stato ebraico e democratico; (2) incitamento al razzismo; (3) sostegno alla lotta armata da parte di uno stato ostile o di un’organizzazione terroristica contro lo Stato di Israele». Quantunque siano state presentate diverse petizioni per opporsi alla candidatura di Ben Gvir per la 21a e 22a Knesset, con la motivazione della negazione dell’esistenza dello Stato di Israele come stato (ebraico e) democratico e di incitare al razzismo, tutte le petizioni sono state respinte dal Comitato elettorale. I ricorsi presentati alla Corte Suprema per contestare la decisione del Comitato Elettorale sulla candidatura di Ben Gvir e contro la lista «Otzma Yehudit» sono stati anch’essi respinti. La Corte Suprema ha concluso che le prove presentate per il caso di Ben Gvir sono significativamente ampie e problematiche. Tuttavia, la Corte ha stabilito che non soddisfano la soglia minima richiesta per escluderlo dalla partecipazione alle elezioni della Knesset6. È davvero difficile comprendere come un programma mirato a trasformare Israele in uno stato fondato esclusivamente sulla purezza ebraica possa essere ritenuto democratico. Inoltre, lascia perplessi come un partito politico la cui piattaforma emette una forma palese e ripugnante di razzismo non venga estromesso dalla lotta politica. Il Primo Ministro fungerebbe da ulteriore strumento di salvaguardia. Esso avrebbe potuto bloccare la nomina di Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale. Nonostante la promessa pubblica di Netanyahu, prima delle 24a elezioni della Knesset, per la quale Ben Gvir non avrebbe servito come ministro nel suo governo, il 29 dicembre 2022, dopo le 25a elezioni della Knesset, Itamar Ben Gvir è stato nominato Ministro della Pubblica Sicurezza nel 37o governo. Questa nomina è stata fatta, come delineato sopra, nonostante i precedenti penali di Ben Gvir, la sua retorica e le sue dichiarazioni razziste e omofobe che compromettono la sicurezza pubblica, e le sue numerose provocazioni (tra cui l’umiliazione e la diffamazione dei suoi rivali politici, espressioni di razzismo e odio verso gli altri). Sono state presentate petizioni che contestano la suddetta nomina, nelle quali si sosteneva che la nomina stessa è estremamente irragionevole. Anche in questo caso, la Corte Suprema ha respinto le petizioni, pur riconoscendo che la nomina di Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale solleva effettivamente notevoli preoccupazioni. In questo caso, la Corte Suprema ha avuto l’opportunità di rettificare la distorsione, chiarendo che l’atto di nominare un razzista e un criminale seriale alla carica di Ministro della Sicurezza Nazionale si situa al di là dei limiti della ragionevolezza. Tale nomina trasmette un messaggio di disprezzo per la legge e per l’obbligo di obbedirle. La nomina è stata sanzionata, nonostante fosse evidente che Ben Gvir non sarebbe stato in grado di guadagnarsi la fiducia da parte dei cittadini arabi e da parte dei devoti cittadini ebrei che sono offesi dalle sue osservazioni razziste e che non sono in armonia con la sua visione ideologico-politica del mondo. Di conseguenza, sia a causa del suo passato criminale che delle sue dichiarazioni razziste nei confronti dei membri arabi della Knesset e del popolo arabo, congiuntamente alle loro implicazioni, la sua esclusione dalla carica di Ministro della Sicurezza Nazionale era giustificata. Un razzista dichiarato non può servire come Ministro della Sicurezza Nazionale in uno stato ebraico e democratico. È adatto a un tale ruolo solo in uno stato populista-autoritario-nazionalista. La mancata esclusione porta Israele più vicino a diventare un tale tipo di stato. Il Primo Ministro possiede uno specifico potere, come delineato nella Legge fondamentale: il Governo ha il potere di far dimettere o trasferire un ministro dal suo ufficio. Da quando ha nominato Itamar Ben Gvir Ministro della sicurezza nazionale, il Primo Ministro ha evitato di esercitare il potere a lui concesso per far dimettere Ben Gvir. Questa elusione è particolarmente sorprendente, dato che il 14 novembre 2024 il Procuratore generale di Israele ha esortato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a rivalutare la sua posizione riguardo al ruolo di Itamar Ben Gvir come Ministro della sicurezza nazionale, a séguito di una seconda petizione contro Ben Gvir. Netanyahu ha annunciato che non intende far dimettere Itamar Ben Gvir dal suo incarico, e ha dichiarato che un ordine della Corte di rimuovere il Ministro Ben Gvir dal suo incarico «sarebbe la via più rapida verso una crisi costituzionale». Questa reazione dimostra che il Primo Ministro non intende impegnarsi in modo significativo dinanzi alla richiesta del Procuratore. Il Primo Ministro minaccia di sfidare una decisione della Corte Suprema; in realtà, si pone al di sopra della legge, sfidando lo Stato di diritto. La lezione più generale è che i nemici della democrazia dovrebbero essere tenuti fuori dall’arena politica. Se gli si permette di partecipare, distruggeranno la democrazia. Quando sono ancora innocui, l’istinto democratico è di lasciarli operare. Quando diventano legittimi e numericamente cospicui, potrebbe essere troppo tardi per fermarli7.

Conclusione

In questa breve panoramica, abbiamo dimostrato come un criminale condannato è stato nominato Ministro responsabile della polizia e gli impatti, che questa nomina ha prodotto, sulla Polizia e sulla democrazia israeliane. Nella prima parte, abbiamo delineato le varie fasi che hanno portato alla presa di controllo della Polizia israeliana da parte di Itamar Ben Gvir, e i suoi plurimi sforzi per trasformare la polizia in uno strumento politico attraverso il quale egli prende di mira coloro che percepisce come suoi nemici o rivali. Nella seconda parte, abbiamo presentato le condizioni attuali della Polizia israeliana e le conseguenze nocive della nomina di Itamar Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale. Abbiamo mostrato come la Polizia israeliana sia diventata un organo politico che serve efficacemente l’agenda del Ministro Ben Gvir. Nella terza parte, abbiamo affrontato brevemente i metodi con cui la nomina di Itamar Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale poteva essere impedita (nonché le possibilità di risposta alla sua condotta in quel momento). Abbiamo dimostrato come varie istituzioni, guidate dalla Corte Suprema, si siano astenute dall’agire in queste fasi critiche. La nostra argomentazione è che la nomina di Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale serve da caso di studio per una questione più ampia riguardante la nomina di individui estremisti-razzisti e la loro influenza distruttiva, e la capacità della democrazia in generale, e della democrazia israeliana in particolare, di proteggersi da tali individui. La difesa della democrazia contro i suoi nemici richiede misure decisive, inclusa la loro estromissione dalla politica quando sono ancora ininfluenti. Quando si permette loro di partecipare e crescere, potrebbe essere troppo tardi.

 

Note

1 Sebbene i dettagli della sua fedina penale, da un punto di vista giuridico, siano spirati e cancellati, non sono stati cancellati dalla realtà.

2 Un programma di Yeshiva israeliana che combina studi talmudici avanzati con il servizio militare nelle Forze di difesa israeliane (IDF).

3 Mentre operava all’opposizione, Ben Gvir si recava regolarmente sui siti degli attacchi terroristici per confrontarsi con il suo predecessore in carica e insultarlo pubblicamente di fronte ai media. Inoltre, in diverse occasioni, Ben Gvir ha invocato le dimissioni del commissario di polizia.

4 Quanto scritto qui non riflette una valutazione completa delle attività della polizia, e presumiamo che determinati aspetti di tali attività siano stati svolti nel rispetto della legge.

5 L’anno 2020 si è concluso con 109 vittime; nel 2021 il numero è salito a 126; e nel 2022 si è registrato un leggero calo, con 108 vittime registrate. Tuttavia, il 2023, anno che ha segnato l’inizio del mandato di Ben Gvir, ha visto un picco storico e allarmante di violenza all’interno della comunità araba, concludendosi con 236 vittime, più del doppio delle cifre degli anni precedenti. Secondo i dati pubblicati nel 2024, le vittime sono state 230.

6 Cfr.: EDA 1806/19 Lieberman et al. contro Cassif et al. (18.07.2019); EA 5487/19 Segal contro Ben Gvir (25.08.2019).

7 Per una documentazione dettagliata delle violazioni dei diritti umani e delle derive autoritarie in Israele, con particolare riferimento all’uso eccessivo della forza, alle detenzioni arbitrarie e alle pratiche discriminatorie nei confronti dei palestinesi, cfr. Human Rights Watch, World Report 2024: Israel and Palestine, Human Rights Watch, disponibile online: https://www.hrw.org/world-report/2024/country- chapters/israel-and-palestine; Amnesty International, Israel and the Occupied Palestinian Territory. Annual Report 2023/24, Amnesty International, London 2024, disponibile online: https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north- africa/middle-east/israel-and-the-occupied-palestinian-territory/report-israel- and-the-occupied-palestinian-territory (N.d.C.).


Lital Piller, Assistente di ricerca nel Programma per la Società Araba dell’Israel Democracy Institute.

Mordechai Kremnitzer, Professore emerito presso la Hebrew University di Gerusalemme.


● Traduzione dall’inglese di Jacopo Volpi.


● il testo è tratto da: Il ritorno della crudeltà, a cura di Massimo La Torre, Charlie Barnao, Attilio Alessandro Novellino, Milieu, Milano 2025.

 

 

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