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- Ali Abunimah

- 1 giorno fa
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Gli Stati Uniti e Israele in guerra contro l’Iran mentre crolla il sostegno dell’opinione pubblica

L’esacerbazione della ragione militare occidentale in questo momento cruciale di modificazione sistemica del capitalismo come sistema storico non è affatto un cambiamento epocale incentrato sull’indebolimento del diritto internazionale, sulla riorganizzazione della cosiddetta comunità internazionale o sul cambiamento dell’egemonia globale, ma l’indicazione precisa che il concetto di politico e il concetto di lotta di classe stanno mutando strutturalmente e soggettivamente. È dunque giunto il momento di trasformare la guerra imperiale in guerra civile a tutti i livelli della costituzione politica contro queste classi dominanti globali, nazionali e locali tanto criminali quanto incompetenti, immorali e sanguinose.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Electronic Intifada ed è riprodotto qui con il consenso esplicito del suo editore.
Nel momento in cui gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra totale contro l’Iran, il sostegno dell’opinione pubblica americana era in calo. Proprio la settimana scorsa, un sondaggio di YouGov ha rivelato che solo un quarto degli americani voleva una guerra contro l’Iran. Venerdì scorso un sondaggio Gallup ha mostrato che l’opinione pubblica americana si stava decisamente orientando verso il popolo palestinese e allontanando da Israele. Il 41% degli americani simpatizza ora più con i palestinesi, mentre il 36% simpatizza maggiormente con gli israeliani, secondo il nuovo sondaggio Gallup. Il sondaggio ribalta i risultati di un anno fa e conferma una tendenza di lungo termine. L’anno scorso un sondaggio Pew ha indicato che più della metà della popolazione americana aveva un’opinione negativa su Israele, con un aumento di 11 punti rispetto al 2022.
Perdita di sostegno generalizzata
Gallup sottolinea che negli ultimi venticinque anni «gli israeliani hanno mantenuto costantemente un vantaggio a doppia cifra nelle simpatie degli americani verso il Medio Oriente, con un divario medio di 43 punti tra il 2001 e il 2018». Ma questo vantaggio ha iniziato a erodersi a partire dal 2019 e la drammatica perdita di sostegno nei confronti di Israele non ha fatto che accelerare durante il genocidio israeliano, con il supporto dagli USA, a Gaza. Il 57% degli americani è favorevole a uno Stato palestinese indipendente, secondo Gallup, una percentuale vicina al livello più alto di sostegno mai registrato dall’istituto di sondaggi. Continua a esserci un chiaro divario partitico su queste opinioni: uno schiacciante 65% dei Democratici simpatizza maggiormente con i palestinesi, mentre solo il 17% è favorevole agli israeliani. Il sostegno a Israele tra i simpatizzanti del Partito Repubblicano rimane forte, avendo raggiunto un massimo dell’87% nel 2018, ma tale cifra è ora pari al 70%, il livello più basso registrato dal 2004.
Il cambiamento più significativo si è verificato tra i cosiddetti indipendenti, secondo Gallup: «Gli indipendenti affermano di simpatizzare di più per i palestinesi che per gli israeliani, con una percentuale del 41% contro il 30%, mentre in tutti gli anni precedenti erano stati più solidali con gli israeliani, anche l'anno scorso, con una percentuale del 42% contro il 34%». Negli ultimi anni si è verificato un chiaro cambiamento generazionale e gli americani più giovani tendono a sostenere i palestinesi. Tuttavia, come sottolinea Gallup nel suo nuovo sondaggio, «gli americani di tutte le fasce di età hanno mostrato maggiore simpatia nei confronti dei palestinesi negli ultimi anni». I giovani americani rimangono il principale serbatoio di sostegno alla Palestina. «Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 53% afferma di simpatizzare maggiormente con i palestinesi, si tratta della prima volta in cui la maggioranza di questa fascia d’età esprime una tale opinione», secondo Gallup. Nel frattempo, un minimo storico del 23% di giovani adulti simpatizza ora più per gli israeliani.
Il Partito Democratico ha scelto il genocidio invece della Casa Bianca
L’erosione del sostegno a Israele dovrebbe influenzare la politica, se la democrazia funzionasse come viene insegnato nelle lezioni di educazione civica. Ma il Partito Democratico, sotto la presidenza di Joe Biden, ha preferito sacrificare le sue possibilità di rielezione nel 2024 per mantenere il suo sostegno al genocidio di Israele, nonostante una schiacciante maggioranza degli elettori democratici fosse favorevole a un embargo delle armi a Israele. Una sorta di «autopsia» interna alla campagna democratica del 2024 ha concluso che il sostegno del partito al genocidio di Gaza ha giocato un ruolo importante nella sconfitta elettorale della sua candidata, Kamala Harris. L’American-Arab Anti-Discrimination Committee ha chiesto al partito di rendere pubblico il rapporto, sottolineando che il gruppo di pressione aveva «ripetutamente avvertito che una resa dei conti politica sarebbe stata inevitabile se gli Stati Uniti non avessero posto fine al loro sostegno finanziario, militare e diplomatico al bombardamento indiscriminato di Gaza da parte di Israele». Ciononostante, il democratico eletto più anziano, il senatore di New York Chuck Schumer, ha recentemente chiarito che la sua priorità rimane quella di garantire che il denaro e le armi statunitensi continuino ad affluire al regime genocida di Tel Aviv.
Il crescente sostegno del governo Trump alle posizioni più estreme di Israele – compreso l’appoggio dell’ambasciatore Mike Huckabee all’espansione territoriale israeliana fino a Baghdad e al Cairo, e il riconoscimento americano degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata – è forse più democratico, perché almeno è in sintonia con la maggioranza dei sostenitori del Partito Repubblicano, anche se non con la maggioranza degli americani.
Ma anche all’interno della destra si sono verificate fratture senza precedenti e molti commentatori, tra cui spicca Tucker Carlson, hanno espresso non solo un’aperta ostilità verso Israele, ma anche un timido sostegno ai palestinesi.
Il “regime Epstein” fa quello che vuole
L’erosione del sostegno a Israele potrebbe finire per influenzare le politiche seguite dagli Stati Uniti, ma l’opposizione pubblica non ha impedito al presidente Donald Trump di avviare un’altra guerra americana. Trita Parsi, del Quincy Institute, ha sostenuto che il calo del sostegno a Israele ha spinto Washington e Tel Aviv ad accelerare il loro attacco contro l’Iran. «È difficile esagerare l’importanza di questi dati», ha commentato Parsi riferendosi al sondaggio Gallup condotto il giorno prima dell’attacco congiunto statunitense-israeliano. «Questo è uno dei motivi principali per cui Israele e i suoi sostenitori negli Stati Uniti hanno un senso di disperata urgenza per quanto riguarda la guerra contro l’Iran e l’annessione della Palestina». «La finestra di tempo per queste aggressioni con il sostegno degli Stati Uniti si sta chiudendo», ha aggiunto Parsi. Il professore dell’Università di Teheran Mohammad Marandi, parlando dalla capitale iraniana sotto attacco, ha definito l’intoccabile élite responsabile di questa guerra il «regime Epstein».
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Ali Abunimah, Estados Unidos e Israel lanzan otra guerra contra Irán mientras se desploma el apoyo de la opinión pública estadounidense al Estado terrorista israelí e La Junta de Paz de Trump: multimillonarios, compinches y genocidas; Craig Mokhiber, El mundo de rodillas: la «Junta de Paz» de Trump y los tiempos oscuros que se avecinan e La ONU abraza el colonialismo: análisis del mandato del Consejo de Seguridad para la administración colonial estadounidense de Gaza; Huda Ammori, Palestine Action: sabotaje a la industria armamentística israelí; Michael Arria, Veinte años de BDS: entrevista con Omar Barghouti, cofundador del movimiento; tutti pubblicati su «»Diario Red.
Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Relazioni della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, Anatomía de un genocidio (2024) e From Economy of Occupation to Economy of Genocide (2025) e Gaza Genocide: a Collective Crime (2025)
Ali Abunimah è cofondatore di «The Electronic Intifada» e autore di The Battle for Justice in Palestine, appena uscito per Haymarket Books. Ha anche scritto One Country: A Bold-Proposal to End the Israeli-Palestinian Impasse.
● Traduzione di Mauro Trotta

