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  • Immagine del redattore:  Craig Mokhiber
    Craig Mokhiber
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 7 min

La «Board of Peace» di Trump e i tempi bui all’orizzonte

Tyller Scully
Tyller Scully

La «Junta di pace» di Donald Trump è il risultato dell'intensificarsi dei rapporti di potere imposti dalle classi dirigenti liberali e da classi dominanti occidentali sempre più brutali, una tendenza che ha favorito il degrado della politica nazionale e internazionale e provocato la sottomissione alla violenza globale dell'asse Stati Uniti-Israele.

Tremando e prostrandosi davanti alla furia globale scatenata dall’asse Stati Uniti-Israele, un mondo intimorito ha nuovamente offerto in sacrificio il popolo palestinese e con esso il proprio sistema globale di diritto internazionale. Ho già scritto in precedenza del documento di resa globale, codificato nella famigerata (e chiaramente illegale) Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e degli scandalosi dettami imperiali di Trump su cui si basava tale risoluzione. Ma l'ultima atrocità, dichiarata dall’impero sotto forma di un’autocratica «Carta della Commissione di pace», minaccia non solo la sopravvivenza del popolo indigeno palestinese, ma, con il suo linguaggio espansivo e incondizionato che non include limiti di giurisdizione territoriale, quella di tutto il mondo.


Una carta imperiale


Concepito come un’«organizzazione internazionale» guidata da Trump, l’organismo avrà «personalità giuridica internazionale», «capacità giuridica» e «privilegi e immunità» internazionali. In un attacco appena velato nel preambolo contro istituzioni internazionali consolidate come le Nazioni Unite, la Carta imperiale inizia con un appello a «allontanarsi dagli approcci e dalle istituzioni che troppo spesso hanno fallito», prima di dichiararsi nel suo primo articolo autorizzata ad agire in qualsiasi «zona colpita o minacciata da un conflitto». In altre parole, l’obiettivo di Trump è quello di sostituire l’Onu, basata sul diritto, con un meccanismo imperiale, la cui portata sarà globale e la cui impunità sarà effettivamente garantita. 

La natura autocratica della nuova entità è chiara in tutta la Carta, poiché la maggior parte dei poteri non è conferita a nessun meccanismo responsabile, intergovernativo, collaborativo o democratico, né tantomeno a un singolo Stato, ma alla persona di Donald Trump stesso. In quanto tale, Trump è esplicitamente autorizzato a esercitare sia la presidenza che la rappresentanza degli Stati Uniti nel Consiglio «nel rispetto delle sole disposizioni della [Carta]» per esercitare le seguenti funzioni: determinare in modo esclusivo i membri del Consiglio, approvare i supplenti, rinnovare i mandati dei membri, destituirli (a meno che una maggioranza di due terzi del Consiglio, pieno di compari, non decida che devono rimanere), decidere l’ordine del giorno del Consiglio, convocare riunioni straordinarie, emettere personalmente «risoluzioni o altre direttive» e approvare tutte le decisioni del Consiglio.

Trump avrà anche «l’autorità esclusiva» di creare, modificare e sciogliere qualsiasi organo sussidiario, di istituire sottocomitati e di stabilirne personalmente il mandato, la struttura e le norme, di selezionare, nominare e destituire i membri del Comitato esecutivo del Consiglio di pace (a sua completa discrezione), di porre il veto su qualsiasi decisione del Comitato esecutivo e di convocare riunioni aggiuntive dello stesso. Trump ricoprirà la carica di presidente del Consiglio di Pace a meno che non si dimetta volontariamente o sia incapace, avendo il potere di nominare il proprio successore come presidente ed essendo l’autorità finale in materia di «significato, interpretazioni e applicazione» dello Statuto. E solo lui può approvare qualsiasi emendamento allo stesso. In sintesi, la Carta è un sogno autoritario per Trump e un incubo orwelliano per il resto del mondo.


Una galleria di membri senza scrupoli


La Carta del Consiglio, che non ammette «alcuna riserva», stabilisce che i membri saranno nominati con il rango di capi di Stato dallo stesso Trump per mandati rinnovabili di tre anni. I membri che versano 1 miliardo di dollari «in contanti» non saranno soggetti a questo limite temporale. In base alla Carta, il Consiglio può essere costituito da soli tre membri (gli Stati Uniti più altri due). L’elenco completo dei paesi e degli individui non è stato confermato ufficialmente da Trump, ma ha già riunito una vasta galleria di membri senza scrupoli, traditori, regimi complici, attori finanziari corrotti e singoli criminali di guerra. La cosa più riprovevole di tutte è, naturalmente, il fatto che, nel bel mezzo del genocidio perpetrato da Israele e Stati Uniti in Palestina, i due responsabili ne saranno rispettivamente il presidente e un membro, proprio mentre si prevede che il Consiglio imporrà il suo controllo coloniale su Gaza.

Benjamin Netranyahu, capo del regime di apartheid israeliano e latitante accusato dal Tribunale penale internazionale di crimini contro l’umanità commessi in Palestina, ha già accettato di servire insieme al suo complice, Donald Trump. Insieme a loro ci saranno i capi dei paesi complici, Stati vassalli degli Stati Uniti e regimi autoritari come l’Ungheria di estrema destra di Victor Orban, gli Emirati Arabi Uniti, il Marocco, l’Azerbaigian, il Kazakistan e il governante di estrema destra e sionista dell’Argentina, Javier Milei, tra gli altri membri. E tra le persone già nominate per far parte del consiglio a titolo personale ci sono alcune delle figure più note della storia moderna. Tony Blair, criminale di guerra non processato per la guerra in Iraq e da tempo stretto collaboratore del regime israeliano; Marco Rubio, estremista neoconservatore e segretario di Stato di Trump; il miliardario sionista Steve Witkoff, che agisce come rappresentante di Trump in Asia occidentale; Jared Kushner, genero di Trump e amico intimo della famiglia Netanyahu; e Yakir Gabay, un miliardario israeliano vicino al regime che ha fatto parte di un'iniziativa organizzata a New York per corrompere funzionari al fine di perseguire gli studenti che protestavano contro gli abusi del regime israeliano a Gaza, oltre a un miscuglio di ex funzionari statunitensi e dell’Onu vicini al regime israeliano.


I frutti avvelenati della codardia


Come ho scritto altrove, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza su cui Trump basa il suo arrogante progetto imperiale è totalmente illegale e ultra vires, poiché viola diverse norme jus cogens ed erga omnes del diritto internazionale, nonché i termini della stessa Carta delle Nazioni Unite. È evidente che il Consiglio di Sicurezza non aveva l’autorità legale per approvare tale risoluzione. Ma è stato anche un atto di stupidità senza precedenti da parte degli altri quattordici membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvarla. La codardia e l’ossequiosa deferenza verso l’impero di quei quattordici ambasciatori ha ora scatenato una forza pericolosa, che minaccia di prolungare e premiare il genocidio in Palestina, destabilizzare ulteriormente, prima l’Asia occidentale e poi altre regioni del mondo, infliggere un colpo massiccio (forse fatale) al già malconcio e assediato quadro del diritto internazionale e accelerare la pericolosa spirale discendente subita dalle Nazioni Unite.


Una strada davanti a noi


Non è troppo tardi per fermare tutto questo, se i popoli del mondo alzano un grido giusto a favore della giustizia ed esigono dai loro governi che si rifiutino di cooperare con il Consiglio di pace e con il resto dei nefasti progetti promossi da Trump, se convocano una sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per adottare una risoluzione che respinga e mitighi gli effetti della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, se richiedono un parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità delle disposizioni chiave di tale risoluzione, e se adottano misure per assicurare che il regime israeliano renda conto delle proprie azioni e mobilitano la protezione del popolo palestinese.

Nel frattempo, nessuno dimentichi la verità assiomatica che l’occupazione della Palestina è totalmente illegale secondo il diritto internazionale, che Israele e gli Stati Uniti stanno perpetrando un genocidio a Gaza e che sia l’occupazione che il genocidio violano le norme più elevate («jus cogens & erga omnes») del diritto internazionale. Pertanto, nessun editto coloniale di Trump, nessuna risoluzione ultra vires del Consiglio di sicurezza e nessun accordo stipulato dall’Autorità palestinese occupata possono legalizzare questi atti né alcuna struttura o iniziativa che li rafforzi. Allo stesso modo, è ovvio che la «Junta di pace» di Trump è, strutturalmente e funzionalmente, un'estensione dell’occupazione illegale ed è guidata da uno dei coautori del genocidio con la partecipazione autoritaria dell’altro. In quanto tale, qualsiasi Stato o individuo che partecipi a questo organismo illegale è complice dei gravi crimini internazionali commessi dall'asse Stati Uniti-Israele, per i quali potrebbe e dovrebbe essere chiamato a rispondere.

Ricordiamo anche che, in virtù del diritto internazionale, il popolo palestinese ha il diritto di resistere all’occupazione straniera, al dominio coloniale e al regime razzista a cui è sottoposto e che i popoli di tutto il mondo hanno il diritto legale e il dovere morale di solidarizzare con il popolo palestinese in questa lotta. Il mondo sta aspettando di vedere chi si unirà al popolo palestinese nella sua lotta per la libertà e chi si unirà ai suoi oppressori nella «Junta di pace» coloniale.


Si consiglia di leggere Huda Ammori, “Palestine Action: sabotaggio all'industria bellica israeliana”, Craig Mokhiber, “L'inizio dell'era dell'impunità: Venezuela, Palestina e la fine del diritto internazionale” “Come il mondo può affrontare l'inaccettabile mandato coloniale a Gaza del Consiglio di sicurezza dell'ONU” e “L'ONU abbraccia il colonialismo: analisi del mandato del Consiglio di sicurezza per l'amministrazione coloniale statunitense di Gaza”; Ali Abunimah, “Il Consiglio di pace di Trump: miliardari, compari e genocidi”, Tariq Ali, «Guerra senza fine in Palestina», Raymond Geuss, «La politica dell'impunità di Israele», «La storia dei vincitori» e «Galizia e Gaza», Michael Arria, «Vent'anni di BDS: intervista a Omar Barghouti, cofondatore del movimento» e Frédric Lordon, «Il sionismo e il suo destino», tutti pubblicati su Diario Red. Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Relazioni della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, «Anatomia di un genocidio» (2024) e «Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio» (2025) e «Gaza Genocide: a Collective Crime» (2025). Ilan Pappé, «Fantasías de Israel. ¿Puede sobrevivir el proyecto sionista?» e «El colapso del sionismo», El Salto. Antony Loewenstein, El laboratorio palestino (2024). Baruch Kimmerling, Politicidio: La guerra de Ariel Sharon contra los palestinos (2004).


Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Mondoweiss ed è riprodotto qui con il consenso esplicito del suo editore.


Craig Gerard Mokhiber è attivista per i diritti umani e avvocato. Attivo come militante negli anni Ottanta, ha poi prestato servizio per oltre trent’anni presso le Nazioni Unite che ha lasciato nell’ottobre 2023 scrivendo una lettera ampiamente diffusa in cui ha criticato i fallimenti dell’Onu nella difesa dei diritti umani in Medio Oriente, lanciando l’allarme sul genocidio in corso a Gaza e invocando un nuovo approccio alla questione israelo-palestinese basato sul diritto internazionale, sui diritti umani e sull’uguaglianza.


● Traduzione di Elisabetta Galasso 







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