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- David Cronin

- 5 ore fa
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L’azienda israeliana che vende tecnologia di spionaggio, corteggia la polizia europea

L’esposizione generalizzata sui social media, sulle piattaforme digitali e sui nuovi servizi di messaggistica offre una quantità monumentale di dati, che vengono scansionati, scrutati e classificati in modo assolutamente autoritario con l’aiuto dell’IA. Lo Stato genocida israeliano si candida come produttore, fornitore e consulente dei molteplici governi e leader che cavalcano o desiderano cavalcare l’attuale ondata reazionaria: bisogna socializzare i big data e distruggere i software di sorveglianza.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Electronic Intifada ed è riprodotto qui con il consenso espresso del suo editore.
La tecnologia di spionaggio israeliana è stata esposta in una mostra organizzata dal governo britannico a marzo. La presenza all’evento di una delle aziende invitate, denominata PenLink, avrebbe dovuto essere vietata, per non dire altro. Cinque anni fa, Meta ha vietato all’azienda israeliana Cobwebs Technologies, successivamente acquisita da PenLink, di raccogliere informazioni attraverso le piattaforme della società. Meta, proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, aveva scoperto che Cobwebs Technologies utilizzava centinaia di account dei suoi social network per sorvegliare attivisti, funzionari pubblici e politici dell’opposizione in Messico e Hong Kong.
I dettagli forniti su PenLink sul sito web della mostra Security and Policing sono fuorvianti. PenLink viene presentata come un’azienda britannica, quando invece ha sede in Nebraska e mantiene stretti legami con Israele. Omri Timianker, uno dei fondatori di Cobwebs Technologies, è uno dei vari israeliani che fanno parte del team dirigenziale di PenLink. Non molto tempo fa, Timianker era stato presentato come veterano delle «forze speciali» dell’esercito israeliano e dei «servizi segreti israeliani». Nei suoi interventi in varie conferenze, è stato lodato come pioniere all’interno dei «servizi segreti israeliani» nell’uso del «SIGINT tattico». Dato che l’intelligence dei segnali (SIGINT) implica l’intercettazione delle comunicazioni, si tratta in realtà di un termine elegante per riferirsi allo spionaggio. È molto probabile che qualsiasi innovazione che Timianker abbia contribuito a sviluppare sia stata testata sulla popolazione palestinese che vive nella ben nota situazione di occupazione illegale.
A gennaio Timianker ha ricevuto negli uffici di PenLink in Israele Michael Mann, ambasciatore dell’Unione Europea a Tel Aviv.
Secondo le informazioni fornite da Timianker, i due hanno discusso della «rapidità con cui sta cambiando la realtà e di quanto sia importante dotare le persone non solo di strumenti, ma anche della capacità di pensare, mettere in discussione e rimanere vigili in un mondo modellato da algoritmi e narrazioni».
In seguito a una richiesta effettuata in nome della libertà di informazione, ho appreso che Mann aveva incontrato un rappresentante di PenLink durante un evento tenutosi a novembre nella città israeliana di Herzliya. In una successiva corrispondenza via e-mail, Mann ha affermato che sarebbe stato «lieto di organizzare una visita» per poter conoscere gli uffici di PenLink. Dopo che avevo inviato una richiesta di informazioni a Mann, l’ambasciata dell’UE a Tel Aviv ha descritto il suo incontro con Timianker come una «visita di cortesia». Secondo l’ambasciata, la visita «ha comportato una conversazione informale sulla tecnologia e la disinformazione». Per inciso, non va dimenticato che l’UE accusa sempre più spesso di «disinformazione» i giornalisti e gli accademici con cui non è d’accordo. Tra questi c’è il cittadino tedesco Hüseyin Dogru, soggetto a sanzioni imposte dall’Unione Europea, che mettono a rischio il suo sostentamento e quello della sua famiglia per aver pubblicato su «Red», un media creato da lui stesso, articoli critici nei confronti di Israele e della violenza esercitata dallo Stato tedesco contro gli attivisti solidali con la Palestina.
«L’ambasciatore Mann non ha discusso di opportunità commerciali concrete per l’azienda in Europa o altrove», ha aggiunto l’ambasciata. Tuttavia, è indiscutibile che l’incontro con Mann abbia avuto luogo nel contesto degli sforzi compiuti da PenLink per guadagnarsi il favore delle forze dell’ordine europee. PenLink, ad esempio, ha esposto i suoi prodotti al Congresso europeo di polizia tenutosi lo scorso anno a Berlino.
Vendite all’ICE statunitense
Cobwebs Technologies, l’azienda israeliana ora di proprietà di PenLink, aveva già tentato in precedenza di promuovere la propria attività illustrando come uno dei propri sistemi potesse essere utilizzato contro i manifestanti del movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti. Tangles, così si chiama il sistema, analizza i post sui social media per scoprire a quali eventi abbiano partecipato le persone oggetto di indagine e poi incrocia questi dati con informazioni su queste persone raccolte su Internet. L’ICE, il famigerato e letale Servizio Immigrazione e Controllo Dogane degli Stati Uniti (US Immigration and Customs Enforcement), ha speso circa 5 milioni di dollari per l’utilizzo di Tangles, in particolare per una funzione specifica chiamata Webloc.
Molto prima di essere nominato ambasciatore dell’UE a Tel Aviv, Michael Mann aveva instaurato cordiali relazioni con Israele e la sua rete di lobby. Prima di ricoprire la sua attuale carica, era una delle figure di spicco che si occupavano del Medio Oriente nell’amministrazione del servizio diplomatico dell’UE con sede a Bruxelles. Un’altra figura di spicco di quel servizio è Hélène Le Gal, ex ambasciatrice di Francia in Israele e Marocco. Grazie a un’altra richiesta di accesso alle informazioni, ho appreso che Le Gal ha accettato di ricevere a novembre una delegazione dell’American Jewish Committee (AJC), un importante gruppo filoisraeliano. La delegazione aveva richiesto un incontro per discutere «l’attuale situazione in Medio Oriente, nonché la guerra in corso tra Russia e Ucraina e la posizione sempre più aggressiva della prima nei confronti dell’Europa».
La guerra in corso della Russia contro l’Ucraina è senza dubbio una questione grave, oltre ad essere una conseguenza della posizione aggressiva dell’Occidente nei confronti della Russia (circostanza che i rappresentanti dell’UE e della NATO non riconoscerebbero mai).
Tuttavia, il raggiungimento di una risoluzione giusta e sostenibile di tale guerra non è la priorità principale dell’agenda dell’AJC, che in realtà ha approfittato dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia per cercare di distogliere l’attenzione dal genocidio che Israele sta commettendo a Gaza. I lobbisti sanno anche molto bene che la rapida crescita della spesa militare occidentale causata dal conflitto tra Russia e Ucraina offre opportunità per promuovere le esportazioni di armi da parte di Israele. Israele e la sua rete di sostegno prosperano grazie alla guerra. Dato che i principali attori dell’UE sono impegnati a costruire un’economia di guerra, è triste ma logico che cerchino ispirazione e aiuto da Israele e dai suoi sostenitori.
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Huda Ammori, Palestine Action: sabotaje a la industria bélica israelí, Michael Arria, Veinte años de BDS: entrevista con Omar Barghouti, cofundador del movimiento, Ali Abunimah, La UE sanciona a Hüseyn Dogru, periodista alemán, por sus impactantes reportajes sobre Gaza, tutti pubblicati su «Diario Red».
Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Relazioni della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, Anatomía de un genocidio (2024) e From Economy of Occupation to Economy of Genocide (2025) e Gaza Genocide: a Collective Crime (2025)
Antony Loewenstein, El laboratorio palestino (2024).
Baruch Kimmerling, Politicidio: La guerra de Ariel Sharon contra los palestinos (2004).
David Cronin è redattore di «The Electronic Intifada». Ha scritto tra l’altro Balfour’s Shadow: A Century of British Support for Zionism and Israel e Europe’s Alliance with Israel: Aiding the Occupation.
● Traduzione di Mauro Trotta

