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  • Immagine del redattore: Wolfgang Streeck
    Wolfgang Streeck
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 9 min

La tempesta Alternative für Deutschland è appena cominciata – e perché la lawfare non funzionerà

Laurent Degonville
Laurent Degonville

La crisi dei sistemi politici liberali, frutto della pressione incessante e brutale della struttura di potere della classe neoliberista, sta facendo scivolare il campo politico, nominalmente democratico, verso modelli nettamente autoritari, il cui funzionamento concentra  il potere nelle mani delle classi dirigenti attuali, tanto corrotte quanto inutili, come dimostra la loro gestione del genocidio di Gaza, l'imposizione di un livello folle di spesa militare e di tassi sempre più insopportabili di disuguaglianza e povertà, nonché il loro cretinismo nella gestione dell'attuale crisi climatica.


L'austerità fiscale tedesca può aver mantenuto basso il debt service e calmato – al momento – i mercati dei capitali. Ci sono stati degli inconvenienti, tuttavia, molti dei quali sempre più evidenti a livello locale e chiaramente percepibili nella vita quotidiana della persone comuni. I governi locali in affanno di risorse non sono stati in grado di far fronte al rapido decadimento dei servizi pubblici, né di manutenere le strade o gli impianti sportivi comunitari. I trasporti pubblici sono peggiorati, c'è carenza di alloggi a prezzi accessibili e le scuole locali non sono in grado di affrontare i nuovi scenari, come tenere lezioni in classi di cui solo una minima parte capisce la lingua nazionale. Con l'affastellarsi di questi problemi, è cresciuto anche il malcontento nei confronti delle politiche pubbliche. Il risultato è stata la crescente frammentazione del sistema partitico della Repubblica federale tedesca in vigore dal dopoguerra; il declino delle coalizioni tradizionali di ambo le parti, insieme alla sfida "populista" da destra si è concretizzata nell'Alternative für Deutschland (AfD).


Poca attenzione è stata prestata se e come il calo di fiducia nelle istituzioni federali attagli le amministrazioni locali, il cui governo è stato tradizionalmente meno politicizzato e in cui le famiglie e le reti territoriali favoriscono una politica meno ideologica, meno conflittuale e più radicata socialmente, basata sul consenso e sul pragmatismo cooperante. Le recenti elezioni nello stato della Renania Settentrionale-Vestfalia (NRW) lo scorso settembre possono dunque rivestire un interesse che vada oltre l'ambito puramente locale. 


Con 18 milioni di abitanti – di cui 14 milioni aventi diritto di voto – la Renania Settentrionale-Vestfalia è il più grande land della Repubblica federale tedesca. Ogni cinque anni, gli elettori designano i consigli delle città e delle contee ed i rispettivi  Landrat (amministratori) e Bürgermeister, Oberbürgermeister (sindaci). Se nessun candidato alle dette cariche ottiene più del 50% dei voti, si tiene un secondo turno alla francese. 


Le elezioni tenutesi nel land il 14 e il 28 settembre scorsi, sono state l’ultimo appuntamento elettorale in Germania per il 2025, oggetto di un intenso studio da parte degli osservatori politici. Al primo turno, si osserva un aumento considerevole dell'affluenza, passata dal 51,9 al 56,8% – come accade quando i nuovi sfidanti "populisti" mobilitano sia gli amici che i nemici. Più sorprendente è stata la stabilità registrata nel sostegno sia alla CDU che alla SPD, che con il 33,3% e il 22,1% dei voti ottenuti – rispettivamente – hanno perso solo 1,0 e 2,2 punti percentuali, con esiti di gran lunga superiori sia a quelli ottenuti da entrambe alle elezioni del Bundestag del febbraio 2025, che a quelli di un sondaggio nazionale condotto dal Forschungsgruppe Wahlen sulla tornata in Renania Settentrionale-Vestfalia (vedi tabella). I Verdi hanno ottenuto risultati in calo rispetto alla SPD, perdendo 6,5 punti percentuali e scendendo al 13,5%, nonostante siano parte con la CDU della coalizione a capo del land

Rispetto al 2020 ci sono stati due vincitori: il partito populista di sinistra Die Linke – passato dal 3,8% al 5,6% – e soprattutto l'AfD, che ha quasi triplicato il suo precedente risultato, passando dal 5,1% a un sorprendente 14,5%. 


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La Renania Settentrionale-Vestfalia, che comprende le popolose città di Colonia, Dortmund, Essen e Düsseldorf, da sempre si configura socialmente e politicamente conservatore, il che può spiegare perché partiti tradizionali come la CDU e la SPD abbiano mantenuto una posizione relativamente stabile, nonostante le imminenti riduzioni della spesa sociale previste a livello federale dalla coalizione dei due, ormai non più così solida. 

Il risultato dell'AfD alla luce di ciò appare ancora più clamoroso, soprattutto se si considera che, alla vigilia delle elezioni non vantasse cariche politiche nelle comunità locali, i cui network sono importanti almeno quanto i programmi dei partiti. Inoltre, dato che l'Alternative für Deutschland non ha potuto o voluto presentare candidati in circa il 40% dei collegi elettorali, il risultato – spalmato su tutti i collegi – ne sottostima inevitabilmente il sostegno reale di un margine considerevole. 

Dove l'AfD ha deciso di non partecipare si deve forse al fatto che i potenziali candidati temessero l'ostracismo sociale che avrebbero potuto subire una volta identificati come membri del partito. Ovvero, che questo abbia deliberatamente evitato i collegi elettorali in cui non fosse sicuro di ottenere un minimo di preferenze. In ogni caso, entrambe le variabili sono suscettibili di cambiare nelle prossime tornate, il che spiega la soddisfazione della dirigenza dopo il primo turno. 


Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, l'AfD non è riuscita a conquistare nessuno dei posti chiave in palio in queste elezioni: i 52 seggi regionali di Landrat e Oberbürgermeister. Ma è riuscita a modificare le prassi: come risultato dell'avanzata populista di destra, 36 delle 52 elezioni – di più rispetto alle elezioni precedenti – sono andate al ballottaggio anche se l’AfD è rimasta tra i due contendenti del ballottaggio solo in tre di queste elezioni con gli altri partiti sono uniti in coalizione  contro il candidato dell'AfD. Il Brandmauer (firewall) è rimasto intatto. È possibile che tra cinque anni non sarà più così, dato che lAlternative für Deutschland è attualmente presente in tutte le assemblee locali ed è in grado di stringere alleanze con altri partiti e gruppi di elettori. 


I Verdi in definitiva sono stati i perdenti, con l'eccezione di Münster, dove il candidato sindaco del partito ambientalista ha sconfitto con un vantaggio risicato il candidato della CDU al secondo turno. Münster è una bella e prospera città universitaria, che per lungo tempo è stata governata, e bene, da cristiano-democratici sul modello di Merkel, in una coalizione informale con i Verdi, che ha costituito di fatto un'alleanza tra la borghesia liberale-cattolica benestante e la grande comunità studentesca internazionale presente in città. A Colonia,  il quarto centro urbano della Germania – che conta un milione di abitanti ed è senza dubbio in sofferenza amministrativa – i Verdi hanno perso, dopo essere stati in coalizione formale con la CDU per un decennio. Al secondo turno, il loro candidato, di origini turche e vicepresidente dell'Assemblea legislativa dello Stato, ha perso contro un socialdemocratico sostenuto dalla CDU, solo terzo al primo turno. I Verdi pertanto hanno pagato il prezzo della politica sul cambiamento climatico adottata dall'ultimo governo federale, ingiungendo ai proprietari di immobili di installare nuovi sistemi di riscaldamento, che potevano costare più delle loro stesse case, ad acquistare auto elettriche a prezzi eccessivi. Ancora, a far sì che le comunità locali accogliessero un numero illimitato di rifugiati e richiedenti asilo assegnati dai governi dei Länder.


Dei due partiti tradizionali maggioritari, la CDU e la SPD, il primo ha ottenuto risultati migliori del secondo, nonostante il minimo storico di sostegno nazionale accordato alla CDU e al suo cancelliere, Friedrich Merz (vedi tabella precedente), dopo appena sei mesi in carica. Ciò può essere in parte dovuto al ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia,Hendrik Wüst – principale rivale di Merz all'interno della CDU – capace di irradiare una competenza e una calma affabile di cui Merz è palesemente privo. E, fattore cruciale, la CDU può convivere più facilmente con l'AfD rispetto alla SPD, non necessariamente per ragioni programmatiche, ma perché il proprio ambiente elettivo – le comunità cattoliche della classe media e piccola, comuni in Renania e Westfalia – è più resistente alla retorica dell'AfD rispetto alla classe operaia della SPD. Che può spiegare perché a Dortmund, un ex centro industriale che la SPD aveva governato negli ultimi ottant'anni, l'AfD le abbia inflitto perdite così gravi che il candidato della CDU ha vinto al ballottaggio. Che pochi elettori dell'SPD abbiano optato per Die Linke come alternativa può essere dovuto alla tradizionale scarsa presenza del primo nella politica locale ed dall’età degli elettori dell'SPD, troppo avanti con gli anni per essere attratti dall'immagine giovanile dei radicali. 


In definitiva, il risultato delle elezioni locali non farà altro che incoraggiare gli sforzi volti a dichiarare illegale l'AfD dinanzi alla Corte costituzionale da parte di quei membri del gruppo parlamentare dell'SPD che considerano la Kampf gegen rechts (lotta contro la destra) “la” missione politica. Ai sensi della Costituzione tedesca, un partito può essere dichiarato incostituzionale se ritenuto ostile all'«ordine liberale-democratico fondamentale». Esiste un'ampia bibliografia giuridica su ciò che ciò potrebbe significare. In passato, due partiti hanno ricevuto un verdetto di incostituzionalità per poi essere formalmente sciolti: il Sozialistische Reichspartei Deutschlands nel 1952 – un'organizzazione che si autoproclamava successore del NSDAP, il partito nazista fondato da Hitler – e il Kommunistische Partei (Partito comunista) nel 1956. I fondi vengono confiscati ed i tentativi di continuarne i lavori o di surrogarne la persona giuridica sono puniti con pene detentive che vanno da sei mesi a cinque anni o da uno a dieci anni, «quando l'imputato agisce come capo o istigatore di entrambi i comportamenti [...]. È punibile anche il tentativo» (art. 84 del codice penale tedesco). 


Ci sono buone ragioni politiche per cui l'SPD desideri che l'AfD venga dichiarata illegale il prima possibile. Se il declino che ha subito negli ultimi decenni dovesse continuare, l'SPD potrebbe finire sotto il 10% alle prossime elezioni federali del 2029. Dato che la Corte avrà bisogno di tempo per indagare e deliberare, i membri dell'SPD promotori della messa al bando dell’Alternative für Deutschland dovranno assicurarsi che il caso sia portato immediatamente in giudizio, poiché l’organo competente potrebbe nicchiare a deliberare nel pieno della campagna elettorale federale, che inizierà all'incirca nella primavera del 2028. Sebbene due nuovi giudici costituzionali – in quota SPD – potrebbero sostenere in tempo la causa, altri giudici di area della CDU non è detto che lo facciano. Se la sentenza arrivasse dopo le elezioni, che l'AfD possa essere dichiarata incostituzionale ne danneggerebbe gli orizzonti elettorali; c'è da aspettarsi che i procedimenti giudiziari siano orchestrati professionalmente dalla macchina delle pubbliche relazioni del governo e drammatizzati diligentemente dai media pubblici e privati. I potenziali candidati potrebbero non iscriversi per paura di essere interdetti dall'occupare posti di lavoro nel settore pubblico dopo il divieto del partito. Infine, ma non meno importante, la Kampf gegen rechts dinanzi alla Corte potrebbe anche contribuire a nascondere l'incapacità del nuovo governo federale di promuovere una svolta di 180 gradi a favore della generosità fiscale per affrontare la risoluzione dei problemi di decenni di austerità e distogliere l'attenzione dai tagli previsti alla spesa sociale causati dal finanziamento alla guerra in Ucraina. 


Una decisione a favore dei partiti tradizionali – e difficilmente sarebbe al contrario nel mezzo di una campagna elettorale altamente polarizzata – gli enormi problemi politici e giuridici che deriverebbero dalla delegittimazione di un partito che rappresenta almeno un terzo dell'elettorato non scomparirebbero. Dichiarare illegale un partito politico non può destituirne i deputati dai seggi – a livello federale, regionale o locale. Se l'AfD fosse dichiarata tale, un terzo – se non di più – di tutti i seggi del nuovo Bundestag potrebbero essere occupati da deputati dalle sue fila che sarebbero al sicuro per il resto della legislatura, a meno che non ne venisse scoperta la partecipazione ad attività che i pubblici ministeri considerassero una "continuazione" o una "sostituzione" del soggetto fuorilegge. Ci si potrebbero aspettare accuse in tal senso da parte dei concorrenti politici. (Ai sensi dell'art. 46 della legge sul Tribunale costituzionale, i dettagli su come viene eseguita la messa al bando di un partito sono determinati dal governo federale mediante una disposizione regolamentare, il che implica che non sia necessaria una normativa con rango di legge e quindi il coinvolgimento del Bundestag). 


L’istruzione, poi, di nuove elezioni anticipate nello scenario di un verdetto di incostituzionalità non potrebbe scongiurare che gli ex deputati dell'AfD corrano come singoli o nelle liste di eventuali nuovi partiti di destra, a meno che non fossero esclusi dalla candidatura corrispondente dalle commissioni elettorali dei Länder o, ovviamente, fossero in carcere per aver tentato di prolungare o sostituire l'attività del partito dichiarato illegale. 

Le controversie legali prolifererebbero e in campagna elettorale la Procura federale (Bundesanwaltschaft) sarebbe impegnata h24 ad osservare ogni mossa dei candidati sospetti per determinare se la condotta violi i termini del dispositivo applicato al partito, il che costituirebbe un reato. Se così fosse, sarebbero immediatamente interdetti dalla candidatura con il rischio di pene detentive. 

Uno show da prima serata. 


Dello stesso autore: 

Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, Feltrinelli, 2013;

How will capitalism end?, «NLR» n. 87, 2017; 

Return of the King, «Sidecar», 4 maggio 2022;

La Unión Europea en guerra: dos años después, «Diario Red», 22 giugno 2024; 

El bellicismo suicida de las democracias autoritaria occidentale, «El Salto», 19 febbraio 2023;

Carta desde Europa: La Unión Europea, la OTAN y el próximo nuevo orden mundial, «El Salto», 10 ottobre 2023;

Los peligros de la lealtad inquebrantable a Estados Unidos, «El Salto», 26 febbraio 2024.


Questo testo è stato originariamente pubblicato su «UnHerd» ed è riprodotto qui con il permesso espresso dell'autore.



Wolfgang Streeck è un sociologo ed economista tedesco, direttore emerito del Max Planck Institute for the Study of Societies con sede a Colonia.



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