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  • Immagine del redattore: Robert Skidelsky
    Robert Skidelsky
  • 42 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Russia e Ucraina quattro anni dopo

Varoush Khosravians
Varoush Khosravians

La difesa dell’attuale ordine capitalista, intrinsecamente ingiusto, insostenibile, distruttivo e brutale, ha bisogno, dal punto di vista della potenza egemonica statunitense e della sua cerchia di vassalli geopolitici, del ricorso illimitato alla violenza militare in ogni circostanza e a prescindere da ogni calcolo delle conseguenze, se ciò garantisce un aumento puramente differenziale del potere delle classi dominanti occidentali, dall’Ucraina a Gaza, dalla Siria alla Libia, dalla Repubblica Democratica del Congo all’Iraq e all’Iran. 

Questo testo è stato pubblicato su Sidecar, il blog della New Left Review.

A quattro anni dalla cosiddetta invasione su larga scala dell’Ucraina, è molto difficile liberarsi da tutti i cliché, le bugie e i riflessi che hanno intorbidito la guerra. Non ho mai vissuto una «guerra su larga scala», né ho mai fatto il soldato in nessuna guerra, grande o piccola che fosse, quindi forse è sempre stato così. I nazisti ammiravano molto la propaganda britannica della prima guerra mondiale e Goebbels la utilizzò come modello. Il grande peccato in guerra è essere obiettivi e questa lezione è stata imparata molto bene dai protagonisti di questa guerra: i russi, gli ucraini e gli alleati dell’Ucraina in Europa e (fino a poco tempo fa) Washington.


Il grande pericolo di rinunciare agli sforzi per raggiungere la verità è che ciò che è solo immaginato potrebbe avverarsi e le bugie potrebbero portare alla verità di una guerra «su larga scala». Nel caso dell’Ucraina, le «notizie» indirizzano i miei sentimenti e il mio intelletto in direzioni diverse. Da un lato, quasi ogni giorno uno legge delle sofferenze e dell’eroismo dei soldati e dei civili ucraini: dei bombardamenti incessanti dei russi, dei bambini rapiti, delle scuole costrette in luoghi nascosti e, naturalmente, delle testimonianze dei rifugiati ucraini. Le atrocità dei russi, diffuse ogni volta che è possibile, suscitano indignazione morale. Ma ho imparato da tempo che il coraggio e la sofferenza, sebbene suscitino giustamente ammirazione e compassione, non rendono giusta di per sé una causa. Un’azione può essere coraggiosa senza essere buona; la sofferenza suscita pietà ma non è detto debba essere necessaria.


In Gran Bretagna ricordiamo i nostri caduti in guerra come persone che hanno dato la vita per la libertà; i tedeschi ricordano i loro come vittime di una tragedia. Tuttavia, i soldati di entrambe le parti hanno combattuto con uguale coraggio. Anche le truppe russe hanno combattuto con coraggio nella guerra in Ucraina, ma non ci viene mai, o raramente, chiesto di ammirare questo coraggio, perché la loro causa è considerata malvagia. 


Si possono dire molte cose sulla «causa». In termini legali, i russi sono stati la «causa» della guerra in Ucraina invadendo un paese indipendente. Non avrebbero dovuto farlo; c’erano modi migliori e più pazienti per riportare l’Ucraina all’ovile russo, dove parte di essa aveva vissuto per secoli. Inoltre, c’è stato un errore di calcolo. Iniziata presumibilmente per impedire all’Ucraina di entrare nella NATO, ha finito per far aderire due nuovi membri all’Alleanza e ha reso gran parte dell’Europa anti-russa. Concepita come un’«operazione speciale» che sarebbe durata poche settimane, è diventata la più grande guerra combattuta nel continente europeo dal 1945.


Ma gli sforzi per scoprire la verità riconoscerebbero anche che gli Stati Uniti e la NATO hanno provocato la Russia lavorando attivamente per allontanare l’Ucraina dalla sua orbita al fine di completare la loro vittoria nella Guerra Fredda. L’Occidente non ha forse alcuna responsabilità in una guerra che dura da anni e che ha causato centinaia di migliaia, se non milioni, di morti e feriti da entrambe le parti, lasciando in rovina gran parte dell’economia ucraina? Non ha forse promesso all’Ucraina di fare «tutto il necessario» per sconfiggere la Russia? La guerra non sarebbe finita anni fa se non fosse stato per quelle promesse? Quello che l’Occidente definisce l’indipendenza dell’Ucraina meritava il costo in termini di vite umane causato dalla guerra? Il probabile risultato della guerra giustificherà le morti, il coraggio e le sofferenze?


Alcuni di noi, nel Regno Unito, così come nel continente europeo e negli Stati Uniti, hanno chiesto una pace negoziata quasi dal giorno in cui è iniziata la guerra. Ci siamo opposti al paragone tra Putin e Hitler. Siamo stati semplicemente cancellati e ignorati. Non si doveva permettere nulla che indebolisse la determinazione nazionale a sostenere l’Ucraina. L’autocensura della stampa e la disinformazione in questa guerra per procura hanno eguagliato, e persino superato, quelle della guerra «vera» contro Hitler. Ora Trump ha rotto il fronte unito. La Russia, dice il presidente americano, non è stata la causa (o almeno non l’unica causa) di questa guerra «inutile». E per questo è stato vilipeso da tutte le persone benpensanti della nostra parte del mondo.


Ancora una volta, mi sento spinto a riflettere sulla saggezza matura di un saggio del giovane John Maynard Keynes scritto quando era studente a Cambridge nel 1904. La guerra, scrive, deve essere affrontata con «grande prudenza, riverenza e calcolo», così come la propaganda, che ne è la messaggera.


«La nostra capacità di previsione è così scarsa, la nostra conoscenza delle conseguenze ultime così incerta, che raramente è prudente sacrificare un beneficio presente [cioè la pace] per un beneficio dubbio nel futuro». E poi «non è sufficiente che la situazione che intendiamo promuovere sia migliore di quella precedente; deve essere davvero molto migliore per compensare i mali della transizione». 


L’umiliazione della Russia nel 2022 era così grave da giustificare la sua invasione dell’Ucraina? Le richieste russe all’Ucraina dopo l’invasione erano così intollerabili da giustificare la resistenza armata dell’Ucraina? E soprattutto, la situazione che l’Occidente intendeva promuovere era davvero tanto migliore da giustificare la sua provocazione alla Russia e il protrarsi di questa terribile guerra per quattro anni?


Testi consigliati

Susan Watkins, ¿Una guerra evitable?, «NLR» 133/134, Cinco guerras en una, NLR 137 e Cambios de paradigma, «NLR» 128


Robert Skidelsky è uno storico economico britannico, professore emerito di economia politica all’Università di Warwick e autore della biografia canonica di John Maynard Keynes: John Maynard Keynes: Hopes Betrayed, 1883-1920 (1993), John Maynard Keynes: The Economist as Saviour, 1920-1937 (1992) e John Maynard Keynes: Fighting for Freedom, 1937-1946 (2000).


● Traduzione di Mauro Trotta



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