konnektor
- Craig Mokhiber

- 19 gen
- Tempo di lettura: 11 min
Agli albori dell’era dell’impunità: Venezuela, Palestina e la fine del diritto internazionale

Il rumore di esplosioni udito di recente in Venezuela, Palestina, Libano, Siria, Iran, Somalia, Yemen e Nigeria non è solo il sussulto di un impero americano in declino, ma qualcosa di molto più terrificante: l’alba dell’era dell’impunità, legata in maniera congenita al brutale carattere di classe che contraddistingue il capitalismo storico e il liberismo delle classi dominanti occidentali.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su «Mondoweiss» ed è ripubblicato qui con il consenso esplicito del suo editore.
Il 3 gennaio 2026, senza alcuna provocazione, causa o giustificazione legale, gli Stati Uniti hanno bombardato il Venezuela, invaso la sua capitale, ucciso decine di persone e rapito con violenza il presidente e la first lady del Paese, ammanettandoli, bendandoli e portandoli negli Stati Uniti. Sicuramente, una violazione così flagrante di tutta una serie di leggi internazionali – che di fatto sfida l’essenza stessa del quadro giuridico vigente dopo la seconda guerra mondiale, che proibisce gli atti di aggressione – avrebbe dovuto essere condannata universalmente. Invece, tale violazione è stata seguita da lamentele pietose e ambigue da parte di vari leader occidentali, da una risposta ipercauta del segretario generale dell’ONU, da condanne retoriche dei membri del Consiglio di sicurezza, che tuttavia non hanno preso alcuna decisione definitiva al riguardo, e da applausi entusiastici da parte dei media statunitensi e occidentali. Come può essere? In poche parole, stiamo assistendo al sorgere dell’era dell’impunità.
La bestia striscia verso Betlemme
Il rumore di esplosioni udito di recente in Venezuela, Palestina, Libano, Siria, Iran, Iraq, Somalia, Yemen e Nigeria, così come sul Mar Rosso, sul Mar Mediterraneo e sul Mar dei Caraibi, non è solo il crepitio provocato da un momentaneo spasmo imperiale dell’impero americano in declino. Annuncia qualcosa di molto più terrificante. Sta nascendo un nuovo mondo (o forse rinascendo, poiché ricorda gli orrori della prima metà del XX secolo). Un mondo totalmente sganciato dalle restrizioni del diritto internazionale o persino dai principi morali più elementari e universali. Una nascita che avrebbe potuto essere prevista da chiunque avesse prestato attenzione alle macchinazioni dell’impero e dei suoi alleati e vassalli negli ultimi decenni.
Dalla detenzione di massa e dagli eccessi polizieschi legati alla «guerra alla droga» alle operazioni di cattura illegali, le cosiddette extraordinary rendition, alle esecuzioni e alle torture della «guerra al terrorismo», passando per il sistematico impoverimento dei molti per consolidare la ricchezza e il potere di pochi, l’impero statunitense è sul sentiero di guerra da decenni, un percorso che è culminato con lo sterminio del popolo palestinese e il recente attacco contro il Venezuela. Queste ondate di oppressione in continua espansione, prive di controllo, minacciano tutti noi, perché in un mondo in cui nemmeno il genocidio costituisce una linea rossa, non ci sono più linee rosse.
Figlio dell’impunità
Questo nuovo mondo è figlio dell’impunità. Per più di due anni, il mondo ha osservato passivamente come l’Asse Stati Uniti-Israele si aggirasse criminalmente in Medio oriente, Africa e America Latina con una furia grondante sangue di conquiste e distruzione. La Carta delle Nazioni Unite, lo Statuto di Roma, le leggi di guerra, le norme sui diritti umani, la legge del mare, le leggi sull’uso della forza, tutto è stato calpestato e ridotto in rovina dalle azioni e dai pronunciamenti dell’Asse, dalla complicità dei suoi alleati e vassalli e dalla compiacenza di altri Stati. Da parte loro, le istituzioni internazionali create dopo la seconda guerra mondiale per prevenire e rispondere a quegli orrori sono state sistematicamente corrotte, indebolite o schiacciate dall’Asse. Il Tribunale penale internazionale è in gran parte paralizzato dalle sanzioni illegali imposte dagli Stati Uniti. La Corte internazionale di giustizia è oggetto di intimidazioni e pressioni politiche senza precedenti.
I relatori sui diritti umani delle Nazioni Unite sono oggetto di una forte campagna di calunnie e sanzioni. E persino il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è arreso all’impero statunitense, come dimostra la risoluzione 2803 del novembre 2025, che sostiene i piani totalmente illegali e sfacciatamente colonialisti elaborati dal governo Trump per Gaza. Gli Stati del mondo occidentale, che per lungo tempo si sono eretti a difensori dei diritti umani e del diritto internazionale, invece di opporsi agli eccessi dell’Asse, si sono precipitati a baciare ossequiosamente l’anello dell’imperatore e a inchinarsi davanti agli amministratori con le mani sporche di sangue del suo progetto coloniale in Palestina. E tutti i presunti controlli e contrappesi in vigore all’interno delle stesse istituzioni dell’impero si sono dimostrati totalmente complici, compresi i tribunali, guidati da motivazioni politiche e, in genere, sprezzanti del diritto internazionale, il Congresso stesso, totalmente corrotto dalle lobby, dalle corporazioni e dai miliardari, che promuovono senza alcuna restrizione o vergogna i crimini degli Stati Uniti e di Israele e i media, che si sono dedicati anima e corpo a coprire le cause imperiali, estrattive, aziendalistiche e sioniste che sono alla radice della violenza che appesta il mondo attuale.
Sì, i popoli stessi si sono sollevati, e in numero record, per opporsi ai crimini dell’Asse. Ma si sono scontrati con una repressione sistematica e brutale all’interno dell’impero e in tutto l’Occidente, e persino in prima linea all’interno degli Stati occupati in Medio Oriente. Di conseguenza, l’Asse ha goduto di assoluta impunità, il che ha incoraggiato atti sempre più atroci in un crescendo di violenza, che ha incluso l’aggressione a paesi del Medio Oriente e dell’Africa, una serie di omicidi, l’attacco a navi umanitarie nel Mediterraneo, attacchi terroristici transnazionali perpetrati tramite cercapersone manipolati per diventare bombe trappola, l’occupazione illegale di diverse nazioni e la perpetrazione di un genocidio senza fine in Palestina.
In questo contesto, nessuno dovrebbe sorprendersi della flagrante criminalità degli Stati Uniti nell’imporre brutali misure coercitive unilaterali volte a sottomettere la popolazione del Venezuela attraverso la fame, vari tentativi di colpo di Stato, una serie di esecuzioni extragiudiziali di marittimi nei Caraibi e nel Pacifico orientale, atti di pirateria contro le loro petroliere e il sequestro del carico, il bombardamento e l’invasione della nazione e il sequestro violento del suo presidente e della first lady. È così che funziona l’impunità. Più la si alimenta, più ha fame. E il mondo ha alimentato questa impunità per decenni.
Il mostruoso figlio nato da questa impunità porta con sé i peggiori tratti genetici dei suoi progenitori del XX secolo: razzismo, imperialismo, colonialismo, fascismo, sionismo, aggressione e genocidio. Ma ora è armato delle terribili tecnologie del XXI secolo per la sorveglianza, la repressione e l’omicidio. Gli effetti di questa combinazione letale si stanno facendo sentire ora nei tre continenti del Sud del pianeta, mentre il resto del mondo vacilla sull’orlo del baratro.
Crimini imperiali in Venezuela
Se la vostra comprensione degli eventi in Venezuela proviene dai complici media occidentali, potete essere perdonati di non sapere che l’attacco degli Stati Uniti al paese, e le sue azioni precedenti, sono stati totalmente illegali. Da un punto di vista giuridico, questa non può essere definita un’operazione di polizia. Si tratta in realtà di un’operazione criminale, per la quale gli autori, coloro che l’hanno ordinata e coloro che hanno eseguito questi ordini illegali dovrebbero rispondere alla giustizia. In effetti, l’insieme dei crimini internazionali perpetrati dagli Stati Uniti in Venezuela è di una portata sorprendente.
Le sanzioni imposte al Venezuela dagli Stati Uniti come misure coercitive unilaterali sono illegali ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale sui diritti umani. I tentativi di colpo di Stato contro i successivi governi venezuelani perpetrati dalla destra venezuelana e sostenuti dagli Stati Uniti nel 2002, 2019 e 2020 erano illegali. Le azioni segrete della CIA nel Paese sono state illegali. L’uccisione di marittimi nei Caraibi e nel Pacifico è illegale e costituisce un’esecuzione extragiudiziale secondo il diritto internazionale sui diritti umani. Il blocco degli Stati Uniti contro il Venezuela è illegale. La pirateria perpetrata dagli Stati Uniti contro le petroliere venezuelane è illegale, in quanto costituisce un atto di aggressione marittima ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e della legge del mare, nonché una violazione dei principi giuridici sull’immunità sovrana e sull’immunità statale. Il bombardamento, l’invasione e le successive minacce di ricorrere ulteriormente ad altre misure di forza contro il Venezuela sono illegali ai sensi dell’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, un trattato che vincola gli Stati Uniti.
I rapimenti di Nicolás Maduro e Cilia Flores sono illegali ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale sui diritti umani, che vieta gli arresti e le detenzioni arbitrari, nonché del principio internazionalmente riconosciuto dell’immunità dei capi di Stato. La violenza utilizzata durante il rapimento, basata su un arresto illegale e che ha causato lesioni gravi a Flores, è stata illegale. La sfilata di Maduro legato e la diffusione delle relative foto erano illegali secondo il diritto internazionale umanitario. La privazione sensoriale imposta a Maduro (con benda sugli occhi e tappi nelle orecchie) era illegale. E, dato che il suo arresto era illegale, anche la sua detenzione continuata è illegale, secondo il diritto internazionale sui diritti umani.
Gli Stati Uniti non hanno una difesa legale credibile per i crimini internazionali che hanno commesso in Venezuela. Le loro violazioni sono evidenti e la loro colpevolezza è chiara. Consapevole senza dubbio di tutto ciò, il governo statunitense sta cercando di sostituire le leggi internazionali con le proprie leggi e di applicare tali leggi extraterritorialmente, il che costituisce di per sé un atto sfacciato di imperialismo. Il governo Trump lo fa perché sa che la legislazione statunitense è spesso in conflitto con le norme internazionali e che i tribunali statunitensi sono notoriamente sciovinisti ed estremamente deferenti nei confronti del governo in materia di affari internazionali, disposti a concedergli ampia discrezionalità quando invoca questioni di «sicurezza nazionale» e abitualmente fortemente sprezzanti verso il diritto internazionale (spesso definito, in modo derisorio e scorretto, «diritto straniero») e perché sa anche di poter contare su giudici nominati politicamente, soggetti a influenza politica. Il governo Trump si basa anche sull’uso di varie “parole magiche”, perché sa bene che la semplice enunciazione di termini come «terrorismo» e «narcoterrorismo», il suo nuovo cugino illegittimo, crea un senso di eccezionalità, suscitando il consenso del pubblico, nonché di una parte del potere giudiziario. In tali circostanze, anche se il risultato non è garantito, le possibilità di un processo equo per Maduro e Flores sono, nella migliore delle ipotesi, limitate.
Il collegamento israeliano
Nella sua prima dichiarazione pubblica dopo gli attacchi statunitensi, la vicepresidente venezuelana (e attualmente presidente ad interim) Delcy Rodríguez ha affermato che l’attacco al Paese aveva «sfumature sioniste». Sebbene non abbia fornito ulteriori dettagli, il coinvolgimento del regime israeliano nel sostegno alle forze di destra e nella destabilizzazione dei governi progressisti della regione è ormai ben noto. Le armi israeliani, la tecnologia di sorveglianza, l’intelligence, l’addestramento e l’influenza israeliani attraverso loro agenti nella regione sono stati una costante in America Latina per decenni. Da parte loro, i leader del regime israeliano hanno celebrato con euforia gli attacchi e il sequestro del presidente venezuelano (e hanno espresso la speranza che i prossimi attacchi siano diretti contro l’Iran). E non è affatto sorprendente. Dall’elezione di Hugo Chávez e dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana più di un quarto di secolo fa, il Venezuela ha affermato la sua indipendenza, ha resistito all’egemonia statunitense, ha destinato la sua ricchezza petrolifera e mineraria al miglioramento delle condizioni di vita all’interno del Paese e ha solidarizzato con la lotta palestinese per i diritti umani. Come è già successo in precedenza con l’Iran, l’Iraq e la Libia, questa combinazione di fattori ha posto il Venezuela nel mirino dell’Asse Stati Uniti-Israele.
Per di più, il regime israeliano ha alle spalle una lunga storia di attacchi contro le forze progressiste, di sostegno a regimi di destra, squadre della morte e dittatori, nonché come fomentatore di conflitti in tutta l’America Latina. Per decenni, le sue impronte digitali macchiate di sangue sono state rilevate in Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù e Venezuela. Questo, insieme agli istinti anticolonialisti della regione, spiega le riserve con cui i governi latinoamericani di sinistra guardano al regime israeliano. E spiega anche perché i movimenti e i leader di estrema destra della regione dichiarino abitualmente il loro fanatico sostegno al regime e al progetto sionista, anche nel bel mezzo del genocidio in Palestina. Mentre i governi progressisti della regione hanno condannato il genocidio, si sono uniti alla denuncia per genocidio presentata contro Israele alla Corte internazionale di giustizia e hanno rotto le relazioni diplomatiche con il regime sionista, i governi di destra, così come i leader dell’opposizione di destra in Venezuela, hanno elogiato il regime israeliano e si sono impegnati servilmente a una cooperazione ancora più stretta. Il regime sionista, come sempre, è profondamente interessato a rovesciare i governi di sinistra in America Latina e a sostenere la destra.
Allo stesso tempo, l’opposizione al regime israeliano dimostrata dal Venezuela, che possiede anche le maggiori riserve di petrolio del mondo, è vista dall’Asse Stati Uniti-Israele come un potenziale ostacolo ai suoi nefandi piani di guerra contro l’Iran. La stessa capacità petrolifera dell’Iran, e in particolare il suo effettivo controllo sullo stretto di Hormuz (e quindi sui mercati energetici mondiali), rendono il controllo del petrolio venezuelano particolarmente attraente per l’Asse, che si prepara a rinnovare i suoi attacchi contro l’Iran. Pertanto, i motivi principali dell’aggressione statunitense contro i paesi del Sud del mondo sono il possesso delle loro ricchezze minerarie ambite dalle aziende statunitensi, il loro rifiuto a sottomettersi all’egemonia statunitense e la loro opposizione ai crimini del regime israeliano. Il Venezuela è colpevole di tutte e tre le accuse. E questi sono i veri «crimini» per cui è sotto processo.
La vita dopo la legge
Fin dall’inizio il progetto di un diritto internazionale è sempre stato debole e incompleto. Ma le barriere di protezione istituite dal 1945 offrivano una certa speranza di un mondo governato, almeno in parte, dallo stato di diritto piuttosto che solo dalla forza. E si era raggiunto un consenso globale secondo cui i crimini più gravi – l’aggressione e il genocidio – erano inaccettabili. L’Asse americano-israeliano, così spesso accusato di violare il diritto internazionale, ha perso la pazienza con l’intero progetto e, tramite il genocidio perpetrato in Palestina, la pioggia di bombe sganciate dall’Asse su innumerevoli paesi e ora con l’aggressione contro il Venezuela, ha dichiarato al mondo che è nato un nuovo ordine. Un ordine in cui tutti devono piegarsi all’impero o perire.
Non è troppo tardi perché il mondo si ribelli e interrompa l’ascesa di questo nuovo ordine bestiale. I movimenti popolari attivi all’interno e all’esterno dell’impero possono sfidarlo con l’urgenza e l’unità di intenti necessarie. La maggioranza globale, guidata dalle nazioni libere del Sud, potrebbe unirsi come ha fatto negli anni ‘60 e ‘70 per sfidare l’impero e tracciare una linea di principio incentrata sull’azione collettiva per la pace, la sicurezza, l’autodeterminazione e i diritti umani dei popoli di tutto il mondo. Purtroppo, ad oggi, ci sono pochi segnali che ciò stia accadendo.
Nel frattempo, il messaggio inequivocabile e inconfondibile che il regime imperiale statunitense, il suo cane da guardia israeliano e le sue legioni di vassalli occidentali sottomessi stanno inviando al mondo, agli Stati nazionali nel loro mirino e a tutti i popoli che resistono all’occupazione straniera, al dominio coloniale e ai regimi razzisti è: «La diplomazia non vi salverà. Il diritto internazionale non vi salverà. Le Nazioni Unite non vi salveranno. E noi stiamo venendo per voi».
Testi consigliati
Craig Mokhiber, How the world can resist the UN Security Council’s rogue colonial mandate in Gaza, «Mondoweiss» 3/12/2025 e The UN Embraces Colonialism: Unpacking the Security Council’s mandate for the U.S. colonial administration of Gaza, «Mondoweiss» 19/11/2025
Huda Ammori, Tactics of Disruption, «Sidecar» 18/4/2025
Michael Arria, 20 years of BDS: An interview with Omar Barghouti, a co-founder of the movement, «Mondoweiss» 9/7/2025
Frédric Lordon, Endgame, «Sidecar» 27/6/2025
Tutti pubblicati anche su «Diario Red».
Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Rapporti della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, Anatomy of a Genocide (2024), From Economy of Occupation to Economy of Genocide (2025) e Gaza Genocide: a collective crime (2025).
Craig Gerard Mokhiber è attivista per i diritti umani e avvocato. Attivo come militante negli anni Ottanta, ha poi prestato servizio per oltre trent’anni presso le Nazioni Unite che ha lasciato nell’ottobre 2023 scrivendo una lettera ampiamente diffusa in cui ha criticato i fallimenti dell’ONU nella difesa dei diritti umani in Medio Oriente, lanciando l’allarme sul genocidio in corso a Gaza e invocando un nuovo approccio alla questione israelo-palestinese basato sul diritto internazionale, sui diritti umani e sull’uguaglianza.

