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Immagine del redattore: A. Martínez e P. Martínez (Sindacato delle inquiline di Madrid) – N. Seva, A. Reverte e R. Souto (Sindicat de Llogateres de Catalunya)
A. Martínez e P. Martínez (Sindacato delle inquiline di Madrid) – N. Seva, A. Reverte e R. Souto (Sindicat de Llogateres de Catalunya)
12 minuti fa
Tempo di lettura: 9 min

Lotte di Spagna

Contropotere e lotta alla rendita


Gustavo Vega
Gustavo Vega

Siamo riusciti a trasformare lo sfratto di Maricarmen in un’esplosione di protesta nelle strade che ha cambiato il dibattito pubblico nel Paese. Da “il problema sono gli invasori” a “il problema sono gli investitori”.

Questo testo è stato scritto da militanti del Sindicat de Inquilinas di Madrid, del Sindicat de Llogateres di Catalogna e della Confederazione dei Sindacati delle Inquiline. Il nostro obiettivo con questo testo non è contribuire a un dibattito o replicare a qualcosa. Intendiamo spiegare e rendere conto del quadro di riferimento con cui stiamo lavorando. E, sebbene ora non sia il momento di fare un bilancio, speriamo che queste righe servano anche per gli insegnamenti collettivi e i bilanci critici che dovranno seguire.


Siamo riusciti a trasformare lo sfratto di Maricarmen in un’esplosione di protesta nelle strade che ha cambiato il dibattito pubblico nel Paese. Da «il problema sono gli invasori» a «il problema sono gli investitori». A nostro avviso, questa esplosione di protesta nasce dalle condizioni materiali in cui versano moltissime persone, ma anche dalla solidarietà e dalla presa di coscienza suscitate dalle circostanze di questo caso. Ma c’è sicuramente qualcosa di più. C’è una rivolta rapida e feroce causata dalla rabbia accumulata per oltre un mese e mezzo a causa dell’inerzia della sinistra istituzionale e dell’offensiva reazionaria, razzista e protofascista della destra di fronte agli eventi di Ceuta. Inoltre, tutto questo è accaduto nella Madrid governata da Ayuso. Una presidente prepotente e altezzosa, coinvolta in scandali personali legati ad abitazioni di lusso, che rappresenta chiaramente l’altra faccia della medaglia di Maricarmen. Infine, c’è la rabbia accumulata dopo almeno 18 anni di crisi abitativa e otto anni di inazione del governo progressista.

La risposta massiccia a questa esplosione è legata a questi fattori. Pura battaglia di idee. Battaglia, quindi, di posizioni. Continuare a incidere su questa dimensione è prioritario. Questo è un contrattacco.


Una sfida alla rendita e al governo



Ma la nostra proposta non si fermerà alla battaglia di idee.L’approccio è stato ed è quello di trasformare questa rivolta in una sfida alla rendita (in particolare alla società proprietaria, Urbagesa), al governo regionale e al governo centrale. I primi devono pagare la loro audacia con una sconfitta. I secondi devono cadere. E i terzi vanno piegati per costringerli ad ascoltare la piazza.

In questo senso è stato elaborato un piano affinché la rivolta abbia degli obiettivi concreti. È impossibile organizzarsi e lottare collettivamente senza un piano più o meno chiaro a medio termine. Non bisogna aspettare di dissolversi quando le energie si esauriranno. L’assalto è adesso.

Ma vogliamo anche che questa rivolta rimanga incerta. Se la sua forza deriva da ragioni che vanno oltre la questione abitativa – anche se non saremo certo noi a negarne ora la centralità –, è nostra responsabilità non precludere questa opportunità.

Allora, in cosa consiste il piano?


Contropotere: conciliare riforma e contestazione



Stiamo creando un contropotere. Governare senza presentarci alle elezioni. Sembra pretenzioso, ma a volte bisogna provare a metterlo in pratica, non solo a teorizzarlo.Noi dei Sindacati delle Inquiline conduciamo i conflitti integrando in essi richieste di riforma immediata. Fanno parte del nostro quadro di lotta sindacale. Le vittorie, anche quelle parziali e contraddittorie, educano alla lotta e generano organizzazione. Lo difendiamo nei conflitti contro i proprietari privati e lo difendiamo nell’azione istituzionale.

Un po’ di contesto istituzionale senza perderci nella letteratura. Il governo ha deciso di accantonare, per mancanza di appoggi parlamentari garantiti, un decreto reale. Questo decreto conteneva misure positive. Alcune erano riforme interessanti – come la legge anti-frodi redatta da noi, che include, tra le altre misure, la regolamentazione dei contratti di affitto per camere e stagionali –. Conteneva anche misure palliative – misure temporanee –. Infine, includeva misure a favore degli speculatori, principalmente la riforma della Legge sul Terreno.

Pertanto, noi volevamo che questo decreto venisse approvato. Tuttavia, non eravamo disposte ad accettare una riforma della Legge sul Terreno.

Ma la risposta è stata più forte del previsto. Ce ne siamo rese conto subito, dopo la manifestazione tenutasi lo stesso giorno dello sfratto a Madrid e in più di una decina di altre città. Chiaramente il decreto reale di luglio non era più adeguato alla situazione. E abbiamo deciso di esigere il «decreto Maricarmen».Abbiamo sostenuto che la rivolta di Maricarmen serva a combattere la battaglia delle idee e che miri a ottenere una vittoria concreta (che sarà sempre parziale), ma che possa essere qualcosa di più.

Il «decreto Maricarmen» viene elaborato raccogliendo e migliorando le riforme interessanti su cui si era già lavorato e le modifiche accettabili del precedente decreto reale. E se ne aggiungono altre due: i) i contratti a tempo indeterminato / il rinnovo automatico dei contratti; ii) il congelamento dei canoni di locazione. Il decreto viene redatto e portato alla riunione con il Ministero dell’Edilizia abitativa.

Perché queste rivendicazioni e non tutto il nostro programma in un colpo solo? Bilancio dei rapporti di forza per una battaglia immediata. Per combattere una battaglia seria, non si tratta di enunciare un programma completo.

Pertanto, il piano prevede di combattere per queste riforme. A tal fine, occorre mobilitare tutte le forze di piazza, di pressione mediatica e di pressione istituzionale (sia all’interno che all’esterno del governo) per provocare una crisi istituzionale. Fino all’ultimo minuto. Che la riforma sia il più avanzata possibile.

Finora abbiamo sostenuto che la rivolta di Maricarmen serva a combattere la battaglia delle idee e che miri a ottenere una vittoria concreta (che sarà sempre parziale). Che diventi qualcosa di più dipende da due fattori. Un programma ancora più ambizioso in materia di alloggi. E anche che la forza della rivolta trovi eco al di là del problema degli alloggi. In parte ciò ha a che fare con il collegarsi alla frustrazione diffusa di chi non vuole rassegnarsi all’avanzata dei barbari. Ma occorre qualcosa di più solido. Deve riunire il resto delle lotte sociali e far emergere la causa comune. La confluenza delle lotte. L’irruzione e la frenesia dell’immaginazione illimitata al servizio dell’affermazione della classe. La classe, quel soggetto plurale che rappresenta molte realtà diverse su un unico percorso.

Nella tabella di marcia dei Sindacati delle Inquiline c’è l’organizzazione e la convocazione di uno sciopero generale per il diritto alla casa e contro il caro vita. Un’iniziativa per lottare per un programma più ambizioso (e non necessariamente molto lungo) che metta in luce il conflitto sociale di cui abbiamo bisogno: sopra contro sotto, ricchi contro poveri, oligarchia contro popolo, borghesia contro proletariato. Che ciascuno lo chiami come meglio crede, senza voler eludere i dibattiti teorici.

Per uno sciopero generale occorre stringere un’alleanza con il sindacalismo dei lavoratori. Ma un’alleanza consapevole degli attuali limiti del sindacalismo dei lavoratori come agente di trasformazione.

Riconoscere l’importanza di rinnovare l’intero sindacalismo per renderlo una vera alternativa di organizzazione sociale, al di là di quella partitico-elettorale che solitamente domina la vita della nostra società. La sfida di dare dignità al sindacalismo, presentandolo come un attore onesto nella lotta per la vita della maggioranza lavoratrice. E soprattutto, capace di ampliare lo spettro del possibile e di mobilitare tutti i settori che rimangono al di fuori del quadro abituale del sindacalismo e delle sue mobilitazioni.

In poche parole, che lo scoppio di questa mobilitazione contribuisca a costruire il potere popolare, a rivitalizzare, ampliare, trasformare, unire il movimento operaio e a renderlo di massa. Non sacrificare alcuna possibilità di crescere in termini di organizzazione ed esperienza politica per una battaglia a breve termine. Al contrario, cercare di mantenere aperto il momento per dare tempo sufficiente ad altre lotte sociali di entrare in scena. Uno sguardo a lungo termine per le sfide di fondo.

A questa concezione della lotta in generale, così come al momento in particolare, c’è un intero gruppo di compagne impegnate ad esercitare tutta l’influenza possibile e a poter controllare tempi e scenari. L’attenzione non è sui dettagli, anche se i dibattiti non mancano mai. È sul favorire la transizione: da una lotta concreta a una protesta generale.


Prime vittorie


Ci sono già state delle vittorie. Innanzitutto, Urbagesa e il Sindacato delle Inquiline hanno firmato un accordo per consentire a Maricarmen di tornare nella sua abitazione. Una dimostrazione di potere sindacale. Mettere in riga, dal basso verso l’alto, i proprietari che si credono impuniti. Che tutti ne prendano nota.

Inoltre, il Consiglio dei Ministri approva tutte le misure del «decreto Maricarmen». Il Sindacato ha detto al governo cosa deve scrivere nella Gazzetta Ufficiale e cosa deve rimanere fuori (la Legge sul Territorio). Potere popolare allo stato puro. Si è piegato il braccio al governo dei proprietari.

Organizzarsi e lottare rende possibile ciò che sembra irrealizzabile.


Concretizzare la rivolta



In una settimana sono state indette più di 60 mobilitazioni in città di tutto lo Stato e sono stati allestiti quasi una decina di accampamenti. La mobilitazione deve continuare. Ce l’hanno reso facile con la convocazione di ratifica al Congresso prevista per venerdì. Proteste con le pentole in tutte le città dello Stato giovedì e manifestazioni di massa nel fine settimana. Questo è solo l’inizio.

Ma una rivolta non dura né si moltiplica se non si concretizza a livello locale. Né se tutta la sua potenza è diretta verso conflitti statali.

Capacità di adattarla al maggior numero possibile di realtà e di integrarla con le linee guida di tutti i sindacati e i movimenti che si stanno offrendo di partecipare. Risolvere i dubbi sollevati dai pericoli di un’azione di «pace sociale» da parte del governo centrale, aprendo altri scenari di conflitto a livello locale. Promuovere alleanze ampie e posizionarsi come attore di riferimento. Sfruttare la forza nei conflitti sindacali concreti che si trovano in una fase di stallo. E sempre con un’ottica organizzativa: mobilitazione, sensibilizzazione, formazione, organizzazione. In quest’ordine di solito funziona bene. Che dopo la protesta sia già convocata l’assemblea di benvenuto. Poi una formazione teorico-pratica. Successivamente in piazza e nei blocchi, con brigate per continuare a crescere e a vincere. E lo sguardo fisso sul prossimo grande traguardo. Uno sciopero generale per abbassare il prezzo delle case.


Sfondo



E sullo sfondo una moltitudine di elementi da analizzare e discutere. È un nuovo 15M?

Si paragona il momento attuale al 15M. Perché non paragonarci al Campamento Esperanza? Chi non conosce la storia può guardare il documentario «El efecto Iguazú». Gli accampamenti non sono nati con il 15M. Il sindacalismo li aveva già utilizzati in precedenza. Nel quadro di proteste concrete. Con organizzazione e coordinamento.

Non si può sottovalutare il 15M. Da allora, nulla si spiega senza guardare a quel giorno. Non si costruisce una classe rinnegando la storia della lotta collettiva recente. E tanto meno riducendola, per assurdo, allo stato attuale della sinistra istituzionale. Vale la pena ricordare che senza il 15M non ci sarebbe stata la PAH e senza la PAH non ci sarebbe stato il Sindicato de Inquilinas. Da quell’esperienza si sono apprese cose che oggi continuiamo a cercare di mettere in pratica. E anche le lezioni sui percorsi propri dell’organizzazione sociale e sindacale sono rimaste impresse nel DNA di molte organizzazioni.


Le vittorie parziali demotivano?



A volte sì, specialmente quando si scontrano con l’esaurimento. Altre volte, invece, è proprio il contrario. Dimostrano la forza collettiva delle persone emarginate. Aprono spazio alla speranza e scatenano la voglia di ottenere di più. Combattono l’ingiustizia e per questo diventano un’alternativa. Sono la prova vivente che si possono realizzare cambiamenti senza denigrare chi è più povero di te. Antifascismo con la A maiuscola e antidoto contro l’individualismo. Trasmettere questa idea con fatti che la sostengano è fondamentale.

In questi giorni ci siamo riusciti. Ha comandato il sindacato. Abbiamo preso molto sul serio l’esercizio del potere e abbiamo costretto molti attori rilevanti del Paese ad ascoltarci. Aspirazione fondamentale del contro-potere.

Ma questo movimento non finirà per rafforzare un governo che gestisce lo statu quo? Senza una presa di distanza netta, la sinistra istituzionale non cercherà di approfittarne per i propri piani elettorali?

Rischi reali. Di fronte a essi, la nostra scommessa. Che il sindacato abbia la parola. In minuscolo, perché in termini generali sosteniamo che la scommessa sia che oggi la forma sindacale di lotta sia protagonista, all’interno dello spettro delle tipologie di organizzazioni presenti nella lotta sociale.

Non solo enunciazione teorica. Alcune contraddizioni. Nessun disprezzo per le strutture che permangono e operano anche quando lo scoppio della rivolta abbaglia. Non perdere di vista il rapporto di forze esistente, anche se lo stiamo modificando. Anche se in una settimana si sono iscritte migliaia di persone e sono arrivate una decina di richieste per aprire un Sindacato delle Inquiline in altre città.

Non siamo ancora un’organizzazione di massa. È da questa umiltà che partiamo per lottare, ambiziose e senza paura di sbagliare. I media, i governi e i partiti cercheranno di strumentalizzarci, e anche noi faremo lo stesso con loro.


Esito in sospeso



Il presente non è ancora scritto. Questo venerdì si possono ottenere riforme importanti. E questo fine settimana potremmo essere milioni nelle strade a contestare questo sistema di rendita che colpisce sempre più duramente. C’è una partita, giochiamola.

 

Note esplicative (a cura di Mauro Trotta)


Campamento Esperanza: insediamento allestito nel deserto di Atacama (Cile) nel 2010 per attendere il salvataggio dei 33 minorenni intrappolati nella miniera di San José.

PAH (Plataforma de Afectados por la Hipoteca): movimento sociale nato a Barcellona nel febbraio del 2009 per difendere il diritto alla casa e contrastare gli sfratti.

15M (noto anche come movimento degli Indignados): movimento di protesta nato in Spagna il 15 maggio 2011.


30 settembre 2026

 

 

 


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