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post-poetica

Immagine del redattore: Silvia Molesini (redazione del comparto post-poetica)
Silvia Molesini (redazione del comparto post-poetica)
5 ore fa
Tempo di lettura: 3 min
dossier guerra e capitale

La sperimentazione e le percezioni collettive, i segni e le storie del letterario, nel contesto dei conflitti in corso / 3


John Eccles
John Eccles

Per il dossier di ahida «guerra e capitale», il comparto post-poetica ha elaborato una domanda rivolta via via a vari interlocutori.


A tuo giudizio, quanto e come i codici, le tracce e i percorsi delle varie forme di sperimentazione recente si inseriscono e variano e [de]costruiscono, ciascuno con le proprie specificità linguistiche, le percezioni collettive oltre che i segni e le storie del letterario, e le letterature che frequenti, in rapporto ai conflitti in corso, in primis quello che vede Palestina e Libano oggetti di genocidio?

 

La percezione collettiva della catastrofe in questo periodo storico molto difficilmente viene toccata dalle letterature che vengono vissute come un «surplus», una sorta di giardinetto per gente colta e/o mattarella che svaga. Gli oggetti di consumo con caratteristiche letterarie possono farlo (toccarla); per essere oggetto di consumo devi entrare nel discorso comunicativo del fatto critico in modo proattivo. Porterei gli esempi di Persepolis, della Marjane Satrapi, un buon fumetto che risale a più di venti anni fa, e Visotskij = fasci di emancipazione dalle dittature dure che la Francia, per impegno e posa, è determinata in modo intermittente a promuovere. Questo, diventare oggetto di consumo, varrebbe anche per la chiamiamola denuncia dell’attuale distruzione di mondi/popoli, ma è impossibile persino parlarne normalmente, è già così destrutturata in sé, me la passate?, che pare non sia arrivato il momento per il fatto di massa. Un’analisi storico-politica di quello che accade, e da un bel po’ (qui abbiamo una sorta di apice), non può che urlare impotenza. Per quello che mi riguarda il fatto artistico, in tutte le sue declinazioni, ma non solo, perfino l’intero apparato di cultura, scienza compresa, dopo la performance superlativa dei «portatori di sapere nel mondo» non ha nessun significato spendibile, e qui sono profondamente adorniana, proprio qui. I salvati ex massacrati massacrano, forse qualcuno qualcosa avrebbe potuto immaginarlo prima: Freud risponde «ma non è una terra abitata da altri?» quando lo si invita a firmare per la nascita di quella imperitura strage. Ciascuno poi pianga a modo suo o faccia qualcosa di non «culturale», questo adesso dico.

 

Oppure:

ogni destrutturazione si porta fatti di mondo e li canta. La dimensione comunicativa della società civile ha importanti influenze sulle cose anche quando non tocca direttamente i poteri. La mente si forma con questi attributi e i codici ne vengono stravolti. Non tutti i codici ma le parti utilizzabili dalle visioni trasformative. Il fallimento evolutivo dell’impostazione consona è un motivo centrale al cambiamento di letture. Il cambiamento di letture cambia il senso e il valore del Libro denunciando la sua Mummia. La Mummia è un corpo morto reso solo in superficie e truccato e artefatto per rappresentare una vita eterna sabotata ridotta all'impossibilità di averne una.

 

 

Silvia Molesini (1966) è psichiatra psicoterapeuta. Ha pubblicato le raccolte Nuova noia (Ibiskos 1987), L’indivia (Campanotto ed. 2001), Il corpo recitato (I figli belli ed. 2004), Lezioni di vuoto (Liberodiscrivere ed. 2006), Cahier de doléances (Samiszdat 2009), 13 algebriche mistiche (voici la bombe 2010), Un Es opaco (e-book Amazon 2014), Mazzo di fiorellini (Oèdipus ed. 2016), Dentro il tuo occhio nero dormiamo (Arcipelago Itaca ed. 2021), Boschetto d’io uccelli (videolibro in rete 2024) e il romanzo in blog Nascita e morte (titolo provvisorio). Ha collaborato con Zeropoetry, Absolute Poetry e Vdbd e NiedernGasse. È coinvolta nel progetto di diffusione poetica orale Letteratura Necessaria curato da Enzo Campi. Work in progress: Castello.

 

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