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post-poetica

Immagine del redattore: Renata Morresi
Renata Morresi
5 ore fa
Tempo di lettura: 6 min
dossier guerra e capitale

La sperimentazione e le percezioni collettive, i segni e le storie del letterario, nel contesto dei conflitti in corso. Un intervento di Renata Morresi / 5


Sophie Durand
Sophie Durand

Per il dossier di ahida Guerra e capitale, il comparto post-poetica ha elaborato una domanda rivolta via via a vari interlocutori.


A tuo giudizio, quanto e come i codici, le tracce e i percorsi delle varie forme di sperimentazione recente si inseriscono e variano e [de]costruiscono, ciascuno con le proprie specificità linguistiche, le percezioni collettive oltre che i segni e le storie del letterario, e le letterature che frequenti, in rapporto ai conflitti in corso, in primis quello che vede Palestina e Libano oggetti di genocidio?

 

Gilet bianco da paramedico, per essere d’aiuto durante la grande marcia del 2018: lo indossa Razan al-Najjar quando un proiettile israeliano le trapassa il petto; assassinio fisico di una ventunenne, segue character assassination.

 

Gente di Iqrit costretta ad abbandonare il villaggio nel 1948, si diceva “per due settimane”; erano palestinesi cristiani, alla vigilia di Natale del 1951 le loro case furono fatte detonare.

 

Gli abitanti di Kafr Qasim il 29 ottobre 1956 tornarono dal lavoro non sapendo che il coprifuoco era stato anticipato di cinque ore.

 

“Gira e rigira, sempre lì ritorna”: provare noia, saturazione, risentimento, cinismo, assuefazione, indifferenza, scetticismo, superiorità, delegittimazione preventiva, neutralismo autoassolutorio, terzietà immaginaria, ansia da equivalenza morale – sembra normale per alcuni lettori del medio continente, dèi medi della loro norma.

 

Governare: dirigere una nave, decidere chi può attraversare una strada, raggiungere un ospedale, tornare a casa, e con quale lasciapassare; “gli uomini per lo piú si lasciano governare dai nomi” dice Leop Giac.

 

Goccia dopo goccia, nove cisterne di Beit Ula raccoglievano la pioggia per irrigare un progetto dell'unione europea con 3.200 ulivi, mandorli, limoni e fichi; gennaio 2008, l’esercito israeliano distrugge sia cisterne che coltivazioni.

 

Evidentemente si può continuare, le lettere sono molte e hanno infinite combinazioni, e gli anni, e le occasioni, ciò che è profondo e ciò che eccede.

 

Esattamente quaranta secondi separarono nel luglio 2014 il primo colpo sulla spiaggia di Gaza dal secondo, che raggiunse i bambini della famiglia Bakr mentre correvano verso l’albergo dei giornalisti.

 

Essere malate, avere cure, e altre aritmetiche della divisione: le macchine non bastavano per i circa mille pazienti, così nel maggio 2024 le quattro ore di dialisi necessarie a Souad Zohair diventarono due.

 

Eppure un confine, una sacca di sangue, un sacco di farina, una firma sotto un ordine non sono metafore.

 

Esperimento attorno le forme della descrizione: non manca l’esattezza, ma la distribuzione della potenza linguistica è radicalmente diseguale.

 

Non abbiamo mai avuto tanti testimoni-autori simultanei, non abbiamo mai avuto tanti documenti, non abbiamo mai potuto trasformare tanti documenti in prova, non abbiamo mai potuto ricostruire la sequenza di immagini satellitari, ombre, edifici, posizione sole, mappe, audio, crateri, traiettorie con tanta precisione, non è mai stato così semplice conservare una testimonianza, non è mai stato così semplice perderla, non s’è mai avuta una così vasta autorialità collettiva e anonima, non c’è mai stata tanta capacità di produrre dubbio e rumore, non è mai stata così grande la distanza fra la testimonianza della violenza e il potere di interromperla, non smettiamo di studiare la grammatica.

 

Negare un foglio non ferisce un corpo – il corpo ha bisogno di trovarsi dall’altra parte del posto di blocco: trova la congiunzione.

 

Nell’ottobre 2024 una missione dell’OMS aveva ottenuto l’accordo per portare sangue, carburante e medicine agli ospedali Kamal Adwan e Al-Awda; tuttavia, poche ore prima della partenza ecc.

 

Nulla è antropologicamente inevitabile nell’ostilità; ciò che appare inevitabile può essere il risultato di strutture politiche diventate abitudine.

 

Noi studiamo (studio) culture come sistemi delicatamente interconnessi e le vite come egualmente degne di conoscenza e passione, ma lavoriamo (lavoro) dentro istituzioni che appartengono anche alle economie della distruzione e alle alleanze relative.

 

Oggetti minimi come infrastrutture della sopravvivenza: una tanica, una tessera, una dose di insulina, un quaderno, un ulivo, un'oliva.

 

Ospedali senza letti costrinsero il decenne Hazem Farjallah, ferito da schegge, a rimanere per giorni sul pavimento di un corridoio mentre la zia reggeva la sua flebo; o serve ancora mostrare dei braccini? delle gambe?

 

Ogni volta che a Gaza si trova uno spazio libero dalle macerie per improvvisare una classe, un nuovo ordine di evacuazione.

 

Ordini, permessi, sentenze, contratti, notizie e poesie sono fatti di parole, sono fatti; alcuni hanno dietro parlamenti, polizia, tribunali, eserciti, pure istituiti a parole e così via a loro volta, a risalire.

 

Ora il problema non è trovare la parola abbastanza terribile per descrivere quello che ben sappiamo.

 

Chiamava la Mezzaluna Rossa da un’automobile crivellata di colpi Hind Rajab: la sua voce di seienne esce dal dolby surround; i suoni acuti, alte frequenze, rimbalzano anche su ostacoli leggeri, per esempio i cadaveri dei famigliari.

 

Colpiti in successione tre veicoli di World Central Kitchen, che organizza cucine da campo: dopo il primo attacco i superstiti scendono per salire sul secondo mezzo, dopo il secondo attacco scendono per salire sul terzo, dopo il terzo attacco, dopo quattro minuti, dopo un chilomentro e mezzo.

 

Campi, serre, pozzi, orti, ovili, vigne, pompe, tubi, stalle, barche, reti, muli, auto, torri, impianti, stazioni, officine, trattori, alveari, vivai.

 

Causa ed effetto, oppressori e vittime, le pressioni contrapposte: tutto scompare dentro una nube avvolgente, un dispositivo anti-narrativo; in verità basta poco, per esempio: c'era un asinello a sud di Hebron.

 

Cultura è anche l’insieme delle cose che permettono di conservare il presente e pensare al futuro, come coltivare un orto, farsi una foto, avere dell'acqua mentre si sta partorendo, andare a scuola a dare un esame come andava Raghad, 16 anni, credendo nel.

 

Chi dispone del potere non possiede parole migliori: possiede le catene attraverso le quali si trasformano parole in conseguenza; insomma, oltre lo splendore e la pletora: orientamento per contaminazione semantica.

 

Istituzioni significa precisamente che alcune frasi non descrivono il mondo ma lo modificano.

 

Insufficienti, deviate, laterali, opache, interrotte, difficili, vietate le tubature per collegare i villaggi palestinesi agli impianti idrici.

 

In sé le parole sono lemmi collezionabili nei dizionari; acquistano forza illocutoria quando dispongono di autorità; l’autorità non cresce spontaneamente in natura.

 

Il volto della treenne Yasmine al-Shanbari si riempì di chiazze rosse e pruriginose in un rifugio circondato da rifiuti.

 

Interno della frase: nessun esplosivo rilevato, la sua forza emerge dall’incontro tra l’enunciato e le condizioni materiali, istituzionali e affettive (rifare finché non funziona).

 

“Double tap”: settembre 2026, attacco mirato a Gaza City, diverse persone vanno in soccorso del ferito; poco dopo, stesso luogo, secondo attacco uccide lui più adolescente accorso.

 

Dentro il campo di Sde Teiman, racconta un ragazzo di quindici anni, ho trascorso ventitré giorni in una cella con settanta adulti, le gambe incatenate e i polsi ammanettati fino a sanguinare.

 

Distruggere una vita non richiede sempre di ucciderla: si può ridurre lo spazio in cui può muoversi, curarsi, coltivare, tra l'arsenale, la riviera e la pancia putrescente dell'Europa.

 

“Dov'è papà?”

 

Dipendere da un’autorizzazione potrebbe essere tradotto con: il tempo e lo spazio dell’altro entrano nel tuo corpo.

 

Impotenza è una parola pericolosa quando trasforma l’assenza di conseguenze nell’assenza di cause.

 

Il 23 marzo 2025 le ambulanze in arrivo a Tel al-Sultan avevano lampeggianti accesi, insegne visibili e soccorritori in uniforme; il video di uno degli uomini uccisi le mostra pochi secondi prima.

 

Isolato nel 1669 da Hennig Brand, che bolliva galloni di urina cercando la pietra filosofale, il fosforo (“portatore di luce”) viene usato da Israele nel sud del Libano: lo vedete scendere come lance bianche, brucia a contatto con l'ossigeno.

 

Intanto che ci domandiamo quale altra informazione manchi, il montaggio modifica le distanze tra le prove così da fare, implicitamente o esplicitamente, apparire.

 

Insieme, una firma, un finanziamento, una frontiera, una nave, un voto, una licenza, una consegna o un rifiuto possono costituire una catena materiale come una catena; ah, la similitudine.

 

Oggi Ramadan Ghaban ha dodici anni, lavora fino a sera in un caffè per mantenere il fratello e le sorelle, suo padre è morto e lui non va più a scuola, vorrebbe diventare medico o bagnino, vive in una tenda.

 

Ogni vita è nel suo contesto prima ancora che qualcuno elabori una teoria dell’interdipendenza.

 

Organizzare significa costruire passaggi fra ciò che sappiamo e qualcuno che possa farne qualcosa.

 

Opporsi alla distruzione richiede ________________________________ e anche parole che le tengano insieme.

 

Ottenere il permesso di narrare sotto condizioni anti-narrative è un’azione materiale che non può avvenire senza essere detta e resa esecutiva.

 

Ora, ricominciare la catena.

 

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Renata Morresi scrive poesia e saggistica, ed è ricercatrice di letteratura anglo-americana all’Università di Padova. Tra le pubblicazioni accademiche recenti: Attraversamenti. Traiettorie del postcoloniale e degli studi sulle migrazioni nelle Americhe, co-curato con A. Scacchi, M. Fontes e E. Leonardi (Lithos, 2025), che include il suo Migrazioni, traduzioni, attraversamenti nelle scritture del confine tra Messico e Stati Uniti. In poesia ha pubblicato le raccolte Sulle mura del sole (Marcos y Marcos, 2026), La cerimonia (Collana Isola, 2025), Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone, 2013), La signora W. (La camera verde, 2013), Cuore comune (peQuod, 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Ha tradotto, tra gli altri, testi di Emily Dickinson, Lorine Niedecker, Robert Lax, Rachel Blau DuPlessis, Louis Zukofsky; nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. È nella redazione di Nazione Indiana e cura la collana di poesia Lacustrine per Arcipelago Itaca Edizioni. 


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