post-poetica
- Silvia Tripodi

- 28 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Tre testi da Lumina ex Ade

Lumina ex Ade, di Silvia Tripodi, è appena uscito da Aragno nella collana «i domani»: del libro qui si pubblicano tre frammenti che possono solo tratteggiarne vettori tematici, linguaggio piano, meccanismi del non detto, svolte emotive. È taciuto e indefinito ma non impercorribile, per esempio, nel primo testo, il riferimento a «questi tre» (oggetti? cospiratori? persone di trinità?) e l’oscillazione tra singolare e plurale delle forme verbali. È poi inquietante, nel secondo brano presentato, la menzione del missile russo RS-28 Sarmat associata alla natura fantasmatica delle parole dall’Amleto shakespeariano. Così come l’estinzione che abita il terzo testo, dove daccapo troviamo un fantasma, oltre a una chiusa memorabile in sorriso.
Anche solo queste tre poesie prefigurano, di tutto il libro, alcune più o meno piccole spie che fanno immaginare l’opera nella sua interezza come qualcosa di simile a un diario non ottuso bensì obliquo, che – quasi ossessivamente e senza troppo obbedire a sintassi e cronologie – raccoglie indizi su storia, percezioni e identità contemporanee, in forma allucinatoria sì, ma «come si prova a illuminare un oggetto / mettendosi di sbieco».
Come si rigira un oggetto tra le dita
per vedere se da qualche parte
che cosa sono questi tre
resiste alla classificazione
non è un tre di sedie
non è un tre di pietre
che cosa hanno in comune
qui è uno solo e non si moltiplica
non entra in questa filiazione
non si lascia declinare al plurale
senza rompersi
quando si voltano gli uni verso gli altri
non funzionano come nomi comuni
non sono un genere
sotto cui i tre si allineano
e allora proviamo dal lato della creatura
come si prova a illuminare un oggetto
mettendosi di sbieco
ma anche qui non si lascia ingannare
ciò che accade a qualcosa
sono certe qualità
come il colore nero delle piume del corvo
o dei capelli dell’uomo
*
Costruire un RS-28 Sarmat
morire per dormire
e con quel sonno poter calmare
i dolorosi battiti del cuore
le offese naturali di cui è erede la carne
prima dell’alba essere un fantasma
vuoi forse consigliarmi di farmi suora
vuoi portare al mondo
la tua capacità di intermediazione
di interpolazione
e a seconda di come è disposto
il vettore nello spazio
allora lo spettro si muove per trarre
il massimo vantaggio dalla paura
il suo moto in una o due dimensioni
descrive l’andamento armonico del serpente
*
In principio metti la spunta al mio cuore
ricorda ci troviamo ancora
su un piano di immanenza
potenzialmente già estinti
nel mi fai impazzire
ultra vivi nel vorrei stare dentro di te
un minimo spazio per il transito
ti intervisterò come fossi un fantasma
rallegriamoci
Silvia Tripodi nel 2014 ha vinto il Premio Lorenzo Montano (poesia inedita) e nel 2015 la prima edizione del Premio Elio Pagliarani con la silloge Voglio colpire una cosa (Zona, 2016). I suoi libri: Punu (Arcipelago Itaca, 2018), La più recente fine di un racconto (Tic, 2020), Ellora (ikonaLíber, 2020), Le bocche (Zacinto, 2021) e Totem (Tic, 2022). Suoi testi sono presenti nell’antologia Voci della poesia italiana contemporanea 2000-2025 (Carocci, 2026).

