post-poetica
- Beatrice Zito

- 15 ore fa
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Alcuni testi da Zootropio

La frase in incipit del secondo frammento qui proposto sembra in qualche modo disegnare con netta fedeltà la natura di Zootropio, suggerendo forse al lettore di vederne le pagine come «piccoli fori di luce [che] illuminano situazioni sparse». Situazioni o soluzioni, o (al contrario) micro-nodi. Le sequenze di prose lavorano – quasi <<aminano>> – segmenti di cronaca personale e generale, senza nessuna retorica, e il loro semi-gelido sovrapporre schegge diaristiche, minime annotazioni sull’ordinario e l’infra-ordinario, aperture su dimensioni anche ampie di paesaggio (magari tagliate in una specie di collage fotografico) «contribuiscono a un grande disegno baluginante di città innervata»: probabilmente, sicuramente, quella in cui siamo.
Prima di tutto distingueva le decorazioni granulari in scatole di plastica rotonde, qui la sabbia, qui la ghiaia, qui le rocce. tutto era ridotto alla sua versione infinitesimale. in modo che una polvere finissima fosse la sabbia, la sabbia fosse la ghiaia e la ghiaia fosse la roccia. in una vecchia bustina di filtri ora teneva delle fibre sottili come capelli verdi: erano un’estrema riduzione dei fili d’erba. l’acqua poi, se era mossa come quella di un torrente, era un pezzo di polistirolo tinto di blu e acquamarina. se era una tavola del mare d’agosto, era un cartone dipinto d’azzurro con qualche accenno di bianco lungo la battigia: un piccolo sub dimezzato emerge da una pozza di foglio acetato. pensava alla spiaggia di civitanova nell’estate 2020, al tavolo da quattro attaccato abusivamente alla lunga coda del banchetto battesimale, al photobombing nei ritratti di gruppo e al vino gratis. ricordava il primo incontro con la sacerdotessa. sempre in spiaggia, sempre a una festa. lei era quella che metteva la polvere. ne aveva a secchi in casa, quando usciva se ne riempiva le tasche e andava a metterla in giro, sì, nelle case degli altri. la depositava sulle superfici, aveva un debole per le immagini, le fotografie, da quelle vecchie a quelle più nuove, le cospargeva tutte di uno strato grigino e uniforme. opaco. le davano soddisfazione perché erano facili da controllare e impolverare. le creava invece frustrazione la vastità e varietà di tutte le altre superfici del mondo. uno spazio grande com’è difficile da pulire lo è altrettanto da sporcare. desiderava una grande getta-polvere che le avrebbe facilitato il lavoro. quando vide i modellini di lui finalmente si coronò il suo sogno, poteva impolverare il mondo. bastava cambiarlo di scala. lui avrebbe creato un pezzo di piccolo mondo ogni giorno e lei di seguito lo avrebbe impolverato.
piccoli fori di luce illuminano situazioni sparse, simultanee di corpi. il rituale lo prevede, il rituale è celebrativo e senza scopo. si balla sopra al disastro. le lampade si scaldano lentamente, la stanza si tinge di un mattino verde artificiale. fuori è una sagra nella post-industria. fuori è un porto dove a mezzanotte cantano le sirene. fuori si vive in mezzo ai campi attraversati dalle ferrovie. fuori si fa a gara coi treni dal proprio abitacolo in superstrada per essere reciprocamente nell’altrove dell’altro.
il giorno dopo, la quiete della dimissione, la risolutezza della diagnosi. lo sfilamento dell’ago. porte automatiche si aprono con delicatezza e volontaria scorrevolezza. il fruscìo delle vie di fuga. un semaforo rosso che ferma nessuno. un semaforo verde che lascia passare nessuno. la segnaletica è un grandissimo accordo tra noi. light impulses, dazzling lights, stroboscopic effects triggers vivid visual patterns in almost everyone. in some subjects it also interfered with their sense of time.
mentre saldavi mi dicevi non guardare le scintille.
un utero ad accesso collettivo tipo dropbox o airdrop che si schiude come lo sportello di una macchina e ti ci adagi dentro, in posizione fetale, anche se hai quarant’anni, o quattordici. una figlia cattiva fa tutto quello che vuole e non ringrazia e non chiede scusa. hai bisogno di una spina dorsale educata e della capacità di essere un disco rotto con gli spacciatori di confini. sei così testarda, un giorno ti farai male e non dirai niente.
su quattro embrioni ne muoiono tre. fuori dalla petri avanza la vita ora esposta alle intemperie. emersa dal liquido amniotico dell’agar agar, si fa strada nell’ambiente atmosferico. prende l’ossigeno e lo trasforma. introduce ed espelle. anidride. l’azoto, l’argon e il pulviscolo adesso ci sono ma non le interessano. nell’aria umida c’è anche l’acqua. si fa così: grammi di vapor d’acqua per chilogramma di aria secca. l’elio invece sta finendo, finirà con la morte del sole ma non le interessa. lei respira e cresce in un barattolo di vetro. al quarto giorno piccola e gialla ha la circolazione doppia e incompleta, mi dorme di fianco. al crescere di tutte e quattro le zampe si sottrae alla mia amicizia che ha il sapore di cattività. salta giù dal letto e sparisce nel buio della casa. continua a non sapere che se si vuole si può liquefare l’aria e che lei è nata da un cilindro di vetro. ma non le interessa, ora gracida la notte dal fondo di un mobile antico.
sull’aereo di ritorno elimini i doppioni dalla galleria. il campetto da calcio, la disposizione delle luci nel parcheggio dell’ipermercato. ora sono poco importanti, solo contribuiscono a un grande disegno baluginante di città innervata. palermo punta raisi, palermo campofelice, palermo rottamazioni, palermo terrecotte all’ingrosso. lungo il viaggio sfocare la vista e incrociare gli occhi. trovare un modo per non esserci. indovinare le parole come perline su un filo di nylon, su un cavo dell’alta tensione. prevedere le coincidenze e capire il perché degli incidenti. nel pieno della mia onda verde. un non detto espresso sotto forma di tante piccole somatizzazioni. una massa minuta e dura al tatto, una calcificazione sul retro del collo a ridosso del vago. forse è una ciste di denti e capelli appartenenti a un’altra me su cui io ho prevalso.
sono state trovate
chiavi con portachiavi a gufetto azzurro
chiavi con portachiavi tipo uncinetto a cuore rosso
chiavi con portachiavi in pelle, a forma di borsetta
chiavi con portachiavi pacman giallo
chiavi con portachiavi di metallo metà angelo metà diavoletto
sono state perse
chiavi con portachiavi a forma di cuore rosa
chiavi con portachiavi con cane di peluches
chiavi con portachiavi fascetta rossa di as roma
chiavi con portachiavi a forma di casetta
chiavi con portachiavi con il nome karen
chiavi con portachiavi a fiore giallo
chiavi con portachiavi raffigurato spiderman
chiavi con portachiavi rosa rotto a metà
chiavi con portachiavi in gomma joystik della xbox
chiavi con portachiavi di mickey mouse
chiavi con portachiavi a forma di lupetto stilizzato
chiavi con portachiavi vistoso fucsia con degli strass e la scritta hollywood
chiavi con portachiavi angioletto e un ossicino chiavi con un elastico di capelli colore rosa
chiavi con portachiavi cornetti rossi e un pupazzetto tigre marrone con righe nere
chiavi con portachiavi a forma di tartaruga verde
chiavi con portachiavi a forma di cane chiavi con un nastro rosso
chiavi con portachiavi gucci argento
chiavi con portachiavi con scritto los angeles
chiavi con portachiavi a ranocchia di peluche
chiavi con portachiavi a forma di stella rossa morbida e grande
Beatrice Zito (Pescara, 1997) vive a Zurigo. Nel 2025 ha pubblicato la sua prima raccolta Zootropio (Pungitopo Editore). Alcuni suoi testi sono apparsi su Almanacco Murmur (Paint It Black Publishing) e Minima. Il suo lavoro è stato esposto in diverse mostre, tra cui: Look Deeper and Eventually You’ll Find Nothing (Galerie Studiohomeawareness, Milano, 2025); Uncanny Valley (Palazzo Bronzo, Genova, 2024); Double Fictions (SAME Gallery, Tokyo, 2024).
Si ringrazia qui l’editore e l’autrice per aver concesso questi estratti dal libro
(Pungitopo, coll. «remedia», 2025: https://www.pungitopo.com/poesia1.html#zoo)

