scienza e politica

Gli Ambulatori Popolari
Una rete alternativa di cura e di lotta per la salute

Pubblichiamo nella collana «I libri di ahida» questo testo curato da Gianfranco Pancino liberamente scaricabile dal pdf a fondo pagina. Qui di seguito la Presentazione.
Presentazione
La salute del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano è precaria. Da almeno vent'anni subisce un deterioramento progressivo; ai severi tagli nel bilancio del decennio scorso è seguito un deficit cronico di finanziamento. Il finanziamento pubblico per la spesa sanitaria è del 6,1 % del Prodotto Interno Lordo, inferiore alla media dei paesi dell'Unione Europea, ed è destinato a ridursi nel futuro, anche a causa del piano di riarmamento, che assorbirà parte delle risorse necessarie alla sanità e all'educazione. Speculare all'indebolimento del settore pubblico è stata la rapida crescita del settore sanitario privato, sia quello accreditato che quello pagato direttamente dai pazienti, e delle assicurazioni private. A questo squilibrio si aggiungono le gravi disfunzioni di organizzazione del settore ospedaliero pubblico, la mancanza di personale e la carenza drammatica di una rete sanitaria territoriale. Anche l'attivazione delle strutture territoriali previste, Case e Ospedali della Comunità, è in forte ritardo. In molte zone e città è quasi impossibile trovare un medico di medicina generale. La legge sull'autonomia differenziata porterà infine un aumento delle disuguaglianze regionali, aggravando in particolare la situazione dell'Italia del Sud.
Da questa situazione derivano i sintomi più gravi che segnano il disagio crescente per le persone bisognose d'assistenza sanitaria: tempi d'attesa lunghissimi, pronti soccorsi saturi, aumento della spesa sanitaria privata, ricerca di cure adeguate lontano dalla propria residenza (migrazione sanitaria soprattutto dal Sud al Nord e dalle strutture pubbliche a quelle private), sino alla rinuncia alle prestazioni. Nel 2024 quasi sei milioni di persone hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie.
Il sistema sanitario italiano è quindi ben lungi da "tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantire cure gratuite agli indigenti" come iscritto nella Costituzione. Di fronte all'incapacità, o meglio alla mancanza di volontà politica, dello Stato di adempiere a questo dovere, si sono moltiplicate in Italia strutture sanitarie rette da organizzazioni caritative, associazioni e fondazioni, al fine di palliare alle deficienze del SSN. Sono organizzazioni senza scopo di lucro, generalmente iscritte al Registro Unico Nazionale come "Enti del Terzo Settore". Propongono servizi sanitari, cure di prima necessità e un sostegno alle persone per accedere ai servizi del SSN. Svolgono un'attività socialmente utile, indispensabile per molti pazienti bisognosi di aiuto, un’attività tuttavia di sostituzione. Fungono da stampella a un servizio sanitario claudicante.
Una proposta politica critica verso la politica sanitaria attuale e in difesa di un SSN che integri la difesa della salute al miglioramento delle condizioni sociali, viene invece dagli Ambulatori Popolari. Costituite da medici, psicologi, personale sanitario e attivisti politici queste strutture sono ormai presenti in molte città, spesso in quartieri svantaggiati. Gli Ambulatori Popolari non si limitano a dispensare cure, fornire un appoggio psicologico e aiutare le persone a ottenere delle prestazioni sanitarie dal SSN, ma propongono un modo alternativo della gestione della salute. A quella praticata nelle strutture pubbliche e private, fondata su una medicina che considera gli utenti come "pazienti" e tratta la malattia come un insieme di sintomi separati dal contesto sociale, gli Ambulatori Popolari praticano un intervento sanitario "dal basso", basato su pratiche di autogestione che coinvolgono le persone nella gestione della propria salute. La malattia è considerata non solo come patologia da curare o prevenire, ma valutata in relazione ai determinanti sociali di salute: la situazione economica, la condizione abitativa, la povertà, l'emarginazione, le disuguaglianze di genere. Per questo l'intervento sanitario si associa ad altre azioni rivolte a migliorare le condizioni di vita, alle lotte per la casa, i servizi sociali, il reddito, la difesa della donna, gli spazi verdi e l'ambiente. Gli Ambulatori Popolari svolgono altresì un lavoro di indagine sui bisogni sanitari della popolazione e di educazione a pratiche salutari di vita e di prevenzione.
Un anno or sono, nel settembre 2025, «ahida» ha iniziato la pubblicazione di un dossier sugli Ambulatori Popolari, a cui hanno contribuito molte delle entità esistenti, al fine di allargare la conoscenza di queste iniziative e di favorire la conoscenza e gli scambi reciproci fra gli ambulatori.
Da allora, nuovi ambulatori sono stati creati e il confronto si è sviluppato autonomamente nella volontà di creare una rete nazionale, capace non solo di rafforzarsi nello scambio e far emergere elementi di interesse comune, ma di individuare anche terreni conflittuali su cui promuovere iniziative comuni per la difesa della salute e per un SSN pubblico, finanziato e in grado di far fronte al fabbisogno sanitario della popolazione. L'assemblea nazionale tenutasi a Reggio Emilia il 17 maggio è stato il primo appuntamento; il prossimo sarà una giornata nazionale a Napoli il 17 ottobre prossimo.
Questo libro contiene gli articoli prodotti dagli Ambulatori Popolari per il dossier di «ahida». Lo completano tre documenti provenienti dalla prima Assemblea nazionale: l'intervento d'apertura all'Assemblea, che qui serve da introduzione al libro, un documento proposto dal Laboratorio di Salute Popolare di Bologna e la sintesi finale dei lavori.
Gianfranco Pancino negli anni Settanta ha militato, a Padova, in Potere operaio, successivamente, a Milano, è stato tra i fondatori e dirigenti dell’Autonomia operaia. Imputato nel processo 7 aprile, nel 1979 è stato costretto alla latitanza, alla fuga e quindi all’esilio, prima Messico, poi Parigi dove, dopo varie peripezie è riuscito a imboccare l’appassionante strada della ricerca scientifica, acquisendo fama internazionale per i suoi studi sul cancro e sull’HIV, fino a ricoprire la carica di direttore di ricerca all’INSERM e a far parte dell’équipe di Francoise Barré-Sinoussi, premio Nobel per la Medicina, all’Istituto Pasteur di Parigi. «Ho avuto la fortuna di attraversare tre vite diverse, ognuna vissuta intensamente: la vita politica, la più entusiasmante; la vita del fuggitivo, sdoppiata e avventurosa; e la vita rifondata dello scienziato. In tutte mi sono posto delle sfide: cambiare me stesso e la società, nella prima; vivere e non accontentarmi di sopravvivere, nella seconda; conquistare un posto che mi era teoricamente inaccessibile, nella terza. E in premio ho ricevuto la spinta della curiosità, l’ardore della ricerca, la sensazione di non essere inutile». Ha recentemente pubblicato con Mimesis un prezioso libro autobiografico del quale si raccomanda la lettura: «Ricordi a piede libero. L’autonomia operaia, l’esilio, gli studi sull’HIV»

