scienza e politica
- Giovanni Mastrangeli

- 19 set
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 20 set
Vivere in viaggio tra due secoli e un millennio

Alcune acute riflessioni sulla formazione critica dell’Io: «Ricordiamo sempre che l’identità critica matura non è mai un dono ma è perenne conquista dell’Io: ci piaccia o no».
Si vorrà proporre un viaggio attraverso la coscienza in questo momento particolare: per forme, contenuti della normalità confusa, conflittuale, infelice e declinante; premessa di impotenza e di patologie e di indifferenze dei poteri istituzionali e culturali.
Verranno esaminati due gruppi di cause di ciò determinanti: la sostanziale scomparsa negli ultimi cinquant’anni della formazione critica dell’io unico mezzo e fine per superare le crisi per il ruolo dei poteri culturali; nonché le cause neuropsichiche che riguardano il rapporto sistema nervoso centrale-ambiente, i suoi pregi ed errori scelti non solo inconsciamente.
La prima etiologia riguarda gli «organizzatori esterni» della coscienza personale nelle loro funzioni e modi di essere esempi (esercizio della politica, della gestione amministrativa e delle istituzioni formative), la vita familiare obbligata e scelta che non ha potuto e saputo arricchirsi di qualità educative adeguate, ma soprattutto lo sguardo va su tutto ciò che chiamiamo cultura nei valori trasmessi ai giovani in questa epoca nuova, società postbellica ricca, desiderante, come un eterno presente ove vede immagini, illusioni, compera di oggetti, resa dell’Io a vantaggi personali come nuova «religione», con marcato ritardo dell'Io che riflette e inventa con coraggio modi di affrontare rinunce, incoerenze, differenze. Nella cultura che respiriamo le certezze della normalità Io-mondo sono ridefinite da decenni in termini sociali, di gestione politica e sulla persona (v. per es. la dissociazione tra soddisfazione economica e sicurezza sociale e l’inadeguatezza dell’Io ove mezzi e fini del vivere sono in «perverso» rapporto tra cervello e tecnica v. dopo). Il tutto comporta stato confuso dell’Io: ricordate la coscienza avvolta nei molti «noi» collettivi della seconda metà del Novecento e la coscienza in solitudine attuale per il mutato troppo rapido percepire delle persone e delle cose di oggi? Il tema è che la coscienza personale vive ciò in stato di precarietà e forse di rimpianto e con presenza di alternanti modi di autenticità e recite intrapsichiche e interpersonali.
Ci vorrebbe una ginnastica mentale viva di cognizioni, interpretazioni, rimodulazione, curiosità, arricchimenti del senso di noi stessi e delle cose. A completamento di questi fattori di coscienza critica in prevalenza scomparsa (ove vince il concreto, e il limite e la morale sono sempre più indefiniti) va aggiunto il degrado dei contenuti e forme della cultura in ogni sua accezione: modi relazionali intra ed extra familiari, gestioni delle istruzioni formative scolastiche, ruolo martellante dei mass media (pubblicità, audience ecc...), ruolo degli intellettuali all’opera (di vecchia sgradevole storia).La seconda etiologia a onor del vero riguarda la storia del cervello che dalla fine della seconda metà del Novecento ha per paradosso, buone e drammatiche responsabilità: si producono vere illusioni, si propalano finte verità attraenti, ci si alimenta meglio, l’igiene migliora, vaccini e farmaci si inventano, il benessere materiale migliora. Ciò ha fatto uscire l’uomo e interi popoli dal caso e dalla necessità materiale psichica (ma oggi verso quale libertà, quella dei desideri materiali e di possesso?); infine tutto questo si colloca in una lungovivenza imponente (la vita media si è più allungata negli ultimi settant’anni che nei precedenti duemila) con gravi problemi di welfare nelle democrazie. Ma la plasticità interattiva genetica ed epigenetica al livello biopsichico come vedremo, ci prende, ci attrae, ci porta con sé: la «dissonanza cerebrale» prodotta dopo migliaia di anni a partire da ’90 circa, ha inventato macchine operazionali che trascendono velocità, efficienza operativa del cervello prefrontale, progettuale, lento, progressista, che ormai controlla sempre meno la sua stessa fisiologia.
È avvenuta la formazione e la mediazione culturale da umanistica a informatica: si sono così facilitate apatia e impulsività estreme del cervello primitivo, condizionando lo sviluppo della personalità, ritardando e deviando lo stile maturo del proporsi (vedi alterazione delle mediazioni, della parola, dei linguaggi, delle azioni non posticipate con compimento alterato dei significati). La vita non è più «paideia» stimolante la soggettività con invenzioni, creazioni, fantasie, con progetti verificabili. Prevale l’imitazione, la recita, il ruolo inconsciamente obbligato. Va prevalendo il tempo vissuto come eterno presente immediatistico: qui vincerà il piacere rapido, il consumismo di oggetti, il mercato dei desideri e di diritti; ormai differire ad esempio una gratificazione è considerato come disvalore. Si va perdendo interesse del passato e del presente verso il futuro, compensato da un tempo immobile, reiterato, dove prevale l’uso e non lo scambio delle relazioni personali, sconvolgendo il ruolo della memoria collettiva matrice di identità e riducendo l’essere ad avere. Sapremo riamare la pazienza come attendere e il conoscere come co-nascere diverso dall’immediato?Infine qualche postilla a questo mio atto d’amore per la formazione critica dell’Io:
Il nuovo pubblico di massa così acculturato crede, per meccanismi inconsci di spostamento e sublimazione, che siano prodotti e merci anche le qualità soggettive (i vissuti vari, i sentimenti, i conflitti e le differenze) e per di più questo avviene in tempi di convivenza lunghi dei rapporti affettivi. Tutto questo è trattato ormai con linguaggi degli oggetti d’uso. Il cervello sottocorticale è all’opera, appare vincente, la chimica dell’impulsività, del piacere rapido, della decadenza dei gesti e dei linguaggi, rendono quella cultura di massa prevalente; ormai computer, telefonini, tv obbligano un Io ritirato, sempre meno relazionale in modo molto diffuso.
C’è anche un secondo aspetto con altra conseguenza: si è formata una piccola media borghesia culturale tramite i poteri tecnologici della comunicazione e dell’informazione, per di più a carattere interclassista e trasversale e dipendente (osservante bene ruoli e poteri).
a tutto ciò che non è adatto e funzionale ai poteri economici e culturali (i disagi, i disturbi, le impotenze umane), la politica amministrativa e istituzionale risponde con le ore di educazione affettiva a scuola, oppure si formano giuridicamente certi comportamenti o si delega l’infelicità e l’insoddisfazione agli specialisti della psiche e della morale, ormai a-morale (v. Cardinal Ravasi).
Dunque la formazione critica dell'Io è sempre più lontana e precaria nelle sue certezze.Senonché la civiltà personale come scriveva Freud ad Einstein è contradditoria, è ambigua biopsichicamente a livello genetico ed epigenetico. E tutt’ora per fortuna non è così facilmente riducibile a oggetto. Dovremmo ritrovare la gioia della parola, la riflessione che non si compera, riamare lo studio, divenire persone protagoniste della propria storia con speranza e pazienza, oltre Il disagio nella civiltà che Freud nel 1930 volle lasciarci: mi pare questa la più appropriata qualificazione di Cultura.Ricordiamo sempre che l’identità critica matura non è mai un dono ma è perenne conquista dell’Io:ci piaccia o no.
Giovanni Mastrangeli (1944) si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Università Statale di Milano nel 1969 divenendo poi specialista in neuropsichiatria e psicoterapia presso l’Università di Siena nel 1974. È stato medico dirigente del Servizio Psichiatrico Provinciale della città di Reggio Emilia dal 1971 al 1976. Dal 1976 al 1989 medico dirigente del Servizio Psichiatrico Provinciale di Viterbo. Dal 1989 libero professionista nella città di Viterbo con attività di formazione e di promozione culturale. Dal 1989 libero professionista nella città di Viterbo con attività di formazione e di promozione culturale. Consulente in Psicogeriatria e in comunità psichiatriche come psicoterapeuta e psicofarmacologo clinico.

