selfie da zemrude
- Giorgio Griziotti

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 10 min
Il racconto del Boomernauta
Parte terza: Games Transp
Verso l’autonomia di un Comune sconosciuto. Un’egemonia nascosta

EX_TRAX_ION
In questa parte del racconto del Boomernauta si intravede una possibile svolta imprevista nell’avventura multispecie basata sulla bio-rete. Grazie ai Games T, i Gamartivist e un loro vasto entourage iniziano a comprendere meglio la gravità della situazione di Gaia. Si preoccupano fra l’altro di un nuovo fenomeno: le varie specie coinvolte nei Games T mostrano un crescente disinteresse per gli umani e sembrano addirittura volerli escludere. Pareva così allontanarsi la speranza nata nella Sfera Autonoma di contenere il morbo nekomemetico e arrestare la setticemia di Gaia. I sottili cambiamenti di comportamento osservati in diverse specie facevano presagire che il declino dell’umanità apriva nuove possibilità per i nonumani. Millenni di civilizzazione sembravano sul punto di crollare, ma forse non nel modo previsto…
L’umanità, che aveva cercato rifugio nei Games T per sopravvivere alla profonda malinconia generata dalle TAM, si trovava ora disorientata di fronte all’emergere dell’autonomia nonumana che si stava sviluppando inaspettatamente. Questo atteggiamento imprevisto li faceva sentire ancora più alienati da una Gaia gravemente sofferente, ma a cui nessun essere poteva essere considerato estraneo, nemmeno virus e batteri, poiché senza di loro la vita stessa non sarebbe stata possibile. Si creava così un paradosso: i virus, i batteri, i protozoi e altre forme di vita microscopiche avevano dato origine alla vita stessa, mentre gli umani sembravano voler porre fine non solo alla propria esistenza, ma anche a una parte significativa della vita emersa nell’intero processo evolutivo che si era sviluppato nel corso di milioni di anni. Erano, nonostante tutto, parte di Gaia e non potevano farne a meno, mentre Gaia poteva fare a meno di loro.
L’incomprensione dei mutamenti in corso nei nonumani causava disorientamento e inquietudine. Dopo essere stati esposti ai flussi emotivi e affettivi delle TAM e aver preso parte attiva ai Games T, i nonumani interagivano sempre più frequentemente tra loro in modi nuovi e indecifrabili. I Gamartivist più esperti riuscivano in qualche modo a percepire gli ologrammi semiconcreti che si manifestavano durante questi scambi. Tuttavia, questi ologrammi apparivano loro come ectoplasmi o creature aliene, generando un senso di inquietudine. Nel migliore dei casi, queste creature, su cui le armi ludiche o gli approcci degli umani non avevano alcun effetto, li ignoravano completamente. In questa situazione i gamers T si sentivano sempre meno indispensabili o anzi addirittura esclusi, ma non per questo desideravano tornare ai tempi dei Reality Games e ancor meno ai vecchi videogames; erano oramai troppo abituati e dipendenti dagli scambi multispecie nella bio-rete.
Oltre a funzionare da palliativo rispetto al continuo avanzare delle degradazioni del quotidiano, i Games T come le TAM avevano rappresentato dei tentativi di fermare la pandemia nekomemetica con un antidoto che prometteva agli umani di reintegrarsi in Gaia e di controllare il morbo che li affliggeva. Ora questa speranza sembrava allontanarsi, poiché i nonumani non si prestavano più al gioco e li stavano escludendo. Per di più oltre a essere emarginati nei Games si trovavano di fronte a comportamenti per loro incomprensibili e inusuali anche nel reale (ma qual era ormai il reale?) da parte di molte specie. Avevano l’impressione che i nonumani mostrassero indifferenza o addirittura una certa arroganza nei loro confronti, soprattutto quelli che in passato erano schivi e non si lasciavano avvicinare. Ma c’erano ancora incertezza e dubbi su questi fenomeni. Si chiedevano se non si trattasse di proiezioni e paure di chi, venendo in contatto intimo con il resto di Gaia attraverso la bio-rete, provava un giustificato senso di colpa, per i comportamenti passati.
Erano ovviamente le classi subalterne, meno contagiate, che più subivano il giogo algoritmico del Gov Q. Guidate dai Gamartivist, queste classi avevano addirittura cercato alleanze con le forme naturali di resistenza opposte dai nonumani. Avevo sentito parlare di lanci di bombe di semi di Amaranto di Palmer1 e altre piante resistenti ai pesticidi nei campi OGM per sabotare le grandi produzioni di soia. In un altro ambito era stata stabilita una comunicazione avanzata con i cefalopodi che, grazie alla loro capacità di esplorare e monitorare gli ambienti acquatici in cui si verificano le contaminazioni, permettevano di trovare le zone inquinate e di intervenire molto più velocemente ed efficacemente. Anche le piante abituate a rilasciare sostanze chimiche nel terreno o nell’aria per avvertire le altre specie vegetali dell’attacco di parassiti o di malattie, ora fornivano queste informazioni nella bio-rete, ma questi purtroppo restavano epifenomeni2. I nonumani nelle loro manifestazioni, spesso interpretate come indifferenza o ostilità, sembravano non fare distinzioni di classe, fra Grandi Malati e portatori quasi asintomatici del morbo nekomemetico.
Fenomeni simili all’aggressività mostrata dalle api si moltiplicavano su una scala che coinvolgeva classi, ordini e famiglie di nonumani. I pocoumani transgenici, in particolare, non perdevano un’occasione per prendersela con gli umani. Sembravano in misura di intervenire spesso e in modo ostile proprio in quelle funzioni vitali per cui erano stati artificialmente modificati. Il loro latte umanizzato per neonati diventava allergenico, i loro tessuti causavano rigetto e così via.
Tuttavia in tali comportamenti non traspariva alcuna intenzionalità verso un qualsiasi fine. Questo avveniva ormai anche nei nonumani domestici, alleati di sempre, anche se in modo più attenuato, ma punteggiato da stramberie, che solo dei fini conoscitori degli umani, quali erano, potevano permettersi. C’erano i casi dei cani di artisti plastici che sviluppavano una passione improvvisa per la pittura e iniziavano a dipingere con le zampe, creando opere d’arte uniche e inconsuete. Dei gatti manifestarono una passione per l’astronomia trascorrendo le notti a fissare le stelle dal balcone e comunicando con altri gatti attraverso misteriosi segnali. Un pappagallo sembrava aver acquisito la capacità di comporre e cantare canzoni complesse, diventando una vera e propria star musicale tra gli altri animali domestici della zona, senza parlare dei conigli architetti che spostavano oggetti, creavano percorsi intriganti e nascondigli complessi o utilizzavano altri elementi presenti per trasformare l’ambiente delle loro gabbie.I Gamartivist, e le moltitudini che li avevano accompagnati, si trovavano comunque davanti al rischio di fallimento della loro teoria di alleanza rivoluzionaria multispecie. Non riuscendo a capire ciò che stava succedendo, molti cominciarono a perdere fiducia e a sentirsi impotenti. Senza dimenticare che, vista la situazione generale della biosfera, quasi tutti erano sempre più costretti a occuparsi della propria sopravvivenza, il che richiedeva tempo ed energie. Anche per tali ragioni infatti le varie forme di cooperazione funzionavano sempre meno, sia che si trattasse di quelle pilotate dagli algoritmi quantistici delle sfere Ecofin, che di quelle tipiche della Sfera Autonoma e condotte dal basso. Queste ultime avevano continuato a svilupparsi per più di un secolo e avevano influenzato modi d’essere e rapporti sociali contrastando l’etica individualista neolib a lungo dominante. Le cooperazioni dal basso e il comune come modo di produzione non avevano però mai trovato né la teoria, né le modalità, né la forza politica per battersi contro il morbo nekomemetico anche quando ne avevano riconosciuto l’esistenza e la capacità di contaminazione. Solo recentemente i Gamartivist avevano creduto di vedere una luce in fondo al tunnel nelle alleanze e prospettive di rivoluzione multispecie. Tuttavia l’atteggiamento globale dei nonumani non stava andando nel verso sperato e i Games T si stavano trasformando da barlume di speranza in motivo di sconforto.
Alcuni si incamminarono, da soli o a piccoli gruppi, verso realtà parallele lasciando i sentieri battuti poiché pensavano che la partita fosse probabilmente persa.
Intuii che alcuni di loro, giunti al punto di non ritorno, forse per la prima volta percepirono veramente quali fossero stati gli equilibri di Gaia nel corso del tempo; si interrogarono su quale soglia, nella transizione graduale verso esperienze soggettive più complesse, si fosse innescata la metatecnica che li aveva resi diversi dalle altre specie (questo era perlomeno quello che pensavano).
Intuirono quindi che sarebbe stato impossibile e inutile cercare di determinare un inizio. I tempi in cui questo passaggio si era effettuato erano stati certamente infinitamente più lunghi del periodo d’incubazione di quel morbo nekomemetico, che poi alla fine aveva trovato nel capitalismo il brodo di coltura ideale.
Si chiedevano inoltre se altre specie non sarebbero potute arrivare per prime alle soglie della metatecnica e se non fosse stato il caso che aveva favorito gli ominidi.
Magari questa volta non sarebbe più toccato ai mammiferi e certamente non ai primati. Sebbene questi ultimi non avessero elaborato (in tempo?) i meccanismi di coscienza retroattiva tipici della metatecnica, avevano in comune con Homo alcuni dei tratti genetici e comportamentali, le capacità sociali, la gerarchia di dominanza, l’utilizzazione dello stress e la difesa di un territorio. Non c’erano quindi forti probabilità che, una volta varcato il punto di transizione della metatecnica, queste specie vicine avrebbero di nuovo innescato il ciclo infernale del morbo nekomemetico?
Essendo convinti di un tramonto definitivo dell’umanità, alcuni dei ricercatori della Sfera Autonoma
si misero a ipotizzare su quali modi un’altra civiltà – ma questo termine aveva ancora un senso?
avrebbe potuto succedere alla loro. Qualcuno pensava che il cambiamento sarebbe addirittura
potuto partire da altri e diversi meccanismi di cooperazione genetica, come l’endosimbiosi, anche se
queste ipotesi non erano suffragate da alcun indizio.
Altri pensavano che nella loro fase terminale gli umani stessero inconsciamente cercando di passare
il testimone ad altre specie. In alcuni dei Gamartivist tale idea era diventata quasi una sorta di strana
fierezza: «noi abbiamo fallito causando la setticemia di Gaia, ma altri potranno riuscire meglio di
noi pur utilizzando una loro metatecnica». Poiché non avevano sottomano intelligenze extraterrestri,
cercarono quelle che nei Games T si erano rivelate più lontane da loro. Come ti dicevo non solo non
si sarebbe certamente trattato di mammiferi o neanche di vertebrati, ma forse sarebbe toccato a esseri
senzienti non caratterizzati dalla separazione corpo-cervello e questi si trovavano proprio nel
viscidume e in particolare nei cefalopodi. Non essendo io un biologo non cercherò di portare qui le
loro argomentazioni, anche perché poi sarebbe un esercizio puramente filosofico visto che, neanche
nei miei viaggi temporali sono riuscito a saperne di più in questo senso. Sta di fatto che i
Gamartivist speravano che la bio-rete, le TAM e i Games T, con le quali i nonumani erano stati
intimamente e attivamente implicati nelle tecnologie, fossero la scintilla che avrebbe fatto nascere
un nuovo ciclo nella vita di Gaia. Come in una parodia della fisica quantistica3, bio-rete, TAM e
Games T assumevano il ruolo dell’osservatore che rende impossibile la conoscenza di una realtà oggettiva dei nonumani. E il loro incontro con questo osservatore avrebbe forse dato il via a una trasformazione imprevedibile nell’evoluzione delle reti della vita. Così si potevano interpretare gli innumerevoli e misteriosi cambiamenti dei loro comportamenti.
Non vi erano prove concrete che le specie nonumane stessero ripercorrendo il percorso evolutivo degli ominidi o dei loro predecessori immediati. Tuttavia, considerando la fase avanzata della setticemia di Gaia, nella quale erano state involontariamente coinvolte, sembrava plausibile che stessero cercando una via di scampo. Il coinvolgimento intimo nella bio-rete, a cui gli umani li avevano indotti, sembravano guidarli verso una scorciatoia che potenzialmente avrebbe potuto condurli sulla via della metatecnica, l’ultima e remota possibilità ancora disponibile. L’osserva- zione dei recenti cambiamenti nei comportamenti suggeriva la possibilità che stessero cercando un’alternativa per affrontare la situazione.
Per innescare la prima ed esclusiva metatecnica esistita in Terra c’erano volute centinaia di migliaia di anni e il contributo di molte specie ormai scomparse della tribù degli Hominini. Questo processo stava giungendo a una fase critica in cui la setticemia di Gaia avrebbe scatenato una tempesta di distruzione, spazzando via innumerevoli specie non colpevoli degli eventi in corso.
In un estremo tentativo i Gamartivist avevano cercato di interrompere questa dinamica. Non avevano agito solo per altruismo: speravano innanzitutto di salvare sé stessi e gli altri umani guaribili, ma avevano almeno capito, al contrario dei Grandi Malati, che un’improbabile salvezza sarebbe potuta venire solo da tutte le reti della vita. Il risultato che si delineava usando i Games T però non sembrava essere quello da loro sperato.
Il peso dei secoli dominati dai Grandi Malati si faceva sentire in modo oppressivo. Tuttavia anche prima dell’era capitalista e sin dagli albori gli umani avevano implicitamente impedito l’emergere dello stesso processo in qualsiasi altra specie usando la metatecnica come strumento di dominazione. L’implacabile morbo nekomemetico li aveva spinti a praticare da sempre il dominio sulla natura e poi, con l’industrializzazione di questo dominio, la situazione era precipitata. Vista nei tempi lunghi della vita di Gaia la parentesi umana, che sembrava chiudersi, era stata estremamente breve. Il declino dell’umanità non avrebbe pregiudicato l’emergere di altre esperienze del vivente e forse avrebbe aperto la strada a forme completamente diverse di metatecnica, non più di natura umana. Non vi erano indizi certi che dopo tale distruzione una o più specie nonumane riuscissero a compiere nuovi processi per ripassare la soglia della metatecnica, pur avendo perso le tracce della prima. Tuttavia, nulla poteva essere escluso, e sembrava che la scomparsa o il declino degli esseri umani potesse essere una condizione per l’innesco di un nuovo processo evolutivo. Grazie all’attenta e prolungata osservazione del comportamento dei nonumani da parte dei Gamartivist e di altri ricercatori autonomi, sembrava che le intuizioni e le supposizioni precedenti stessero trovando conferma. Non vi era più alcun dubbio che altri esseri viventi stessero seguendo un percorso evolutivo accelerato, inconsapevolmente facilitato dalle tecnologie dei Games T e della bio-rete.
Questo coinvolgimento non era un fatto completamente nuovo: nelle tribù Hominini altre sottotribù avevano partecipato alla divergenza evolutiva che era sfociata nella metatecnica di sapiens. Ma solo quest’ultimo era sopravvissuto e aveva contribuito alla scomparsa dei cugini neandertalensi pur conservandone un’impronta genetica.
La situazione attuale presentava un elemento distintivo: le specie coinvolte nei mutamenti di comportamento accelerati appartenevano a diverse famiglie, ordini e classi biologiche, il che rendeva impossibile l’incrocio tra di loro. Questo fatto sollevava l’ipotesi che le recenti tecnologie della bio-rete avessero influenzato direttamente il processo evolutivo, consentendo alle specie nonumane di acquisire un vantaggio biologico e di accelerare il loro percorso verso la metatecnica.
Dove avrebbe portato questa trasmutazione in corso? Era compatibile con la continuità della presenza umana sulla Terra, oppure avrebbe potuto svilupparsi solo con una sua estinzione nel prevalere della setticemia di Gaia? Tuttavia una tale estinzione non avrebbe avuto conseguenze profonde e diffuse, coinvolgendo anche altre specie potenzialmente in grado di entrare in cicli di metatecniche non più umane? E poi veniva la questione centrale: se queste specie nonumane o pocoumane fossero arrivate in fondo alla scorciatoia e avessero iniziato una nuova biomizzazione4, avrebbero saputo tirar profitto dalla lezione subita dagli umani? In altre parole: come avrebbero reagito se il morbo nekomemetico che si era manifestato sin dall’inizio della metatecnica umana fosse riemerso?
Avrebbero saputo riconoscerlo subito? Oppure avrebbero di nuovo lasciato correre la pandemia ricominciando a infettare la linfa di Gaia?
Note
1. Un’erba resistente al glifosato ed altri pesticidi che infestava naturalmente i campi OGM. Gli attivisti avevano pensato di aiutare questa infestazione gettando grandi quantità di semi di Amaranto Palmer nelle coltivazioni OGM.
2. Facendo una ricerca avevo trovato anch’io una citazione di questa azione di lancio di bombe di semi dal Boomernauta. in: L. Balaud, A. Chopot, Nous ne sommes pas seuls, Seuil, Parigi 2022.
3. Credo che il Boomernauta facesse riferimento a questo https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger e Interpretazione di Copenaghen.
4. Mi sembra che il Boomernauta usasse questo termine per indicare l’equivalente nonumano della civilizzazione umana.

