selfie da zemrude
- Giorgio Griziotti

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 20 min
Il racconto del Boomernauta
Epilogo
Quello che la Gov Q non aveva previsto

Secondo il Boomernauta, l’aggravarsi del morbo nekomemetico era correlato alle convulsioni finali della Gov Q. Nonostante Q.Oracle avesse previsto la catastrofe ecologica, la Gov Q non aveva voluto riconoscere l’esistenza del morbo nekomemetico, e questa fu la causa principale della sua la caduta. Durante questo periodo critico i nonumani, coinvolti dalle moltitudini della Sfera Autonoma nel disperato tentativo di salvare l’umanità, trassero vantaggio dalla situazione. L’immersione nei sistemi avanzati della bio-rete era stata la scintilla che aveva portato i nonumani a immettersi in un processo di evoluzione autonoma verso la metatecnica.
Dopo l’incredibile visione scaturita dalla mia caduta nel wormhole, ho avuto un’intuizione e ora vorrei tornare al racconto delle vicende finali della Gov Q.
Durante il breve periodo della loro storia, gli umani avevano costruito una vasta gamma di macchine, sia materiali che cognitive. Sin dall’inizio, utilizzando le tecnologie disponibili in ogni epoca, avevano creato imponenti megamacchine tecno-sociopolitiche. Quella quantistica, messa in funzione dalla Gov Q e costruita sulle esperienze delle epoche capitaliste precedenti, ambiva a governare Gaia, digitalizzando e controllando la sua complessità con poteri che si espandevano proporzionalmente all’espansione stessa dell’umanità.
Nelle convulsioni irrefrenabili dovute alla malattia di Gaia la megamacchina quantistica si era trasformata in un irrefrenabile moltiplicatore esponenziale del contagio nekomemetico.
Q.Oracle aveva previsto la fase caotica, dovuta alla setticemia di Gaia, ufficialmente definita alla COP 137 come «il rapido e irreversibile degradarsi della biosfera incompatibile con la presenza di miliardi di umani». Tuttavia, secondo gli algoritmi quantistici, a quel punto le élite, e il loro indispensabile seguito, avrebbero dovuto già aver massicciamente abbandonato la Terra per le colonie spaziali e iniziato l’occupazione di Marte. Secondo i piani della Grande Fuga era previsto che milioni di umani avrebbero colonizzato il pianeta rosso nel XXIII secolo, mentre la totalità delle moltitudini subordinate, salvo i pochi prescelti dell’aristocrazia tecno-operaia destinati a servire le élite in fuga, sarebbe rimasta sulla Terra.
Neanche Q.Oracle sarebbe stato in grado di prevedere l’evoluzione del succedersi dei collassi e le conseguenze sulla perennità della presenza umana. La Gov Q avrebbe comunque lasciato sulla Terra molti bot-manager, net-manager e presidi di management umano, di cui il maggiore, a prova di cataclismi e di attacchi di qualsiasi tipo (anche nucleare pareva), era situato in un’ampia zona attorno all’incavo da cui partiva l’ascensore spaziale.
L’obbiettivo delle élite era di mantenere una loro presenza minima, continuando a monitorare dallo spazio le evoluzioni, mentre il grosso dell’umanità avrebbe subito lo sconvolgimento climatico tropical/infernale e sarebbe entrata in un caos le cui dimensioni e caratteristiche erano impossibili da calcolare. Per la Gov Q era inoltre essenziale mantenere il cavo intatto e l’ascensore spaziale in funzione per continuare a estrarre, dov’era ancora possibile, gli elementi vitali necessari al realizzarsi della Grande Fuga, che sarebbe durata a lungo, se non indefinitamente. All’interno della Gov c’era una non troppo segreta speranza di potere invertire la rotta e tornare un giorno sulla Terra, una volta che l’effetto della setticemia di Gaia si fosse attenuato a causa della drastica riduzione delle popolazioni. Per poi ricominciare forse un altro ciclo consumistico-pandemico…
La IA Q.Oracle non aveva però saputo prevedere tutta la terribile sequenza dei collassi. Io non saprei darti delle ragioni oggettive di una tale svista da parte di un dispositivo così potente, che per un secolo e in condizioni difficili aveva gestito la Grande Fuga, il più grande progetto nella storia dell’umanità1. L’insufficienza degli algoritmi era probabilmente dovuta al rifiuto della Gov Q di ammettere l’ipotesi del morbo nekomemetico, pur riconoscendo la responsabilità umana nella degradazione biosferica. Sono certo che tale rifiuto fosse dettato da motivi politici. Quando nella Sfera Autonoma si comprese che la lotta contro il morbo nekomemetico era una priorità superiore rispetto alla lotta contro il capitalismo, l’AltaSfera Ecofin della Gov Q riconobbe il pericolo intrinseco in questa strategia. Il capitalismo, e la Gov Q che ne era l’ultimo avatar, sapeva benissimo difendersi dai suoi nemici e recuperarne a suo vantaggio le idee, ma era anche consapevole che una lotta vaccino contro il morbo nekomemetico condotta dal 90% dell’umanità le sarebbe stata fatale. Aveva quindi deciso di negare completamente l’esistenza del virus e il conseguente aspetto patologico del degrado delle reti della vita e dell’ambiente (la setticemia di Gaia). Questa fu la cantonata politica della Gov Q che anche l’IA la più sofisticata integrata in Q.Oracle non aveva potuto correggere.
Con la caduta della Gov Q, avvenuta in un anno imprecisato del XXIII secolo, il progetto MSM, ideato per attuare la Grande Fuga delle élite, si arrestò bruscamente. A quel punto L5, la prima colonia spaziale, era ormai abitata ed entrata in una fase realmente operativa mentre la colonizzazione di Marte era ancora a uno stadio embrionale.
La prospettiva per L5 a quel punto sembrava incerta, poiché si temeva che potesse rimanere sospesa nello spazio senza un destino chiaro. La possibilità di un imprevisto bombardamento meteorico o la disgregazione interna, che era già iniziata, rappresentavano due minacce che potevano portare alla sua distruzione. Quest’ultima ipotesi sembrava particolarmente probabile, considerando che gli abitanti di L5 facevano parte di un’élite completamente impreparata a gestire una situazione così imprevista.
Q.Oracle aveva ormai raggiunto HAL 90002 nel limbo macchinico, ma, in ogni caso, neanche la più avanzata IA avrebbe potuto prevedere che la bio-rete avrebbe fornito un terreno fertile per l’evoluzione dei nonumani. Questi ultimi, sfruttando le esperienze acquisite attraverso le TAM e i Games Transp, erano riusciti a trarre vantaggio da queste conoscenze e a integrarle nel loro sviluppo.
Tali tecnologie, benché inizialmente nate dai tentativi infruttuosi della Gov Q di approfondire i livelli di influenza sui corpi delle moltitudini (il progetto Man2Man), erano poi state prese in mano e utilizzate nella Sfera Autonoma. Questa svolta aveva suscitato la speranza di un’utopia concreta: un’alleanza multispecie contro il morbo nekomemetico che affliggeva l’umanità.
Nonumani e pocoumani, stimolati dalle esperienze della bio-rete, sembrava che stessero pragmaticamente facendo della caduta della civilizzazione un’opportunità per aprire l’era in cui altre specie avrebbero varcato le soglie della metatecnica. E probabilmente stavano riuscendo là dove tutti i movimenti della Sfera Autonoma avevano fallito a più riprese: arrestare il morbo nekomemetico senza dover rinunciare alla metatecnica.
I nonumani avevano quindi istintivamente interiorizzato che, se la contaminazione nekomemetica avesse allentato la presa allora la setticemia di Gaia, che li minacciava direttamente, avrebbe cominciato a entrare in remissione. E da lì, utilizzando, tra l’altro, le tecnologie lasciate in eredità dagli umani e in cui erano stati profondamente coinvolti, avevano iniziato ad assicurarsi che i cicli vitali, la riproduzione, le migrazioni, le catene alimentari e le competizioni fra specie non fossero più corrotte da umani infetti. Questo avveniva non senza fluttuazioni nelle colonizzazioni dei biotopi. La competizione continuava a esistere, ma i nonumani, profondamente segnati dagli orrori inflitti dalla cosiddetta civilizzazione, temevano più di ogni altra cosa che un’ennesima variante del morbo nekomemetico li contagiasse. Avevano quindi orientato le tecnologie della bio-rete per fare in modo che i reduci della specie umana fossero protetti da loro stessi senza accorgersi di nulla o quasi. Quello che ho osservato e intuito durante il mio viaggio al seguito della caduta nel wormhole, conferma che avessero sviluppato una metatecnica che non solo era immateriale, ma anche invisibile per i sopravvissuti. Sembrava che procedessero in modo antitetico rispetto all’approccio umano basato sull’esibizione di potenza e dominio. Avevano anche evitato lo scoglio della dipendenza tecnologica con un movimento globale di decostruzione selettiva, mostrando grande abilità nel fare in modo che gli umani non se ne rendessero troppo conto come era apparso evidente nel mio incontro con il clan di neo-primitivi.
Nel volgere di un tempo sufficientemente lungo3 i nonumani erano riusciti a controllare la bio-rete, trasformandola progressivamente, per costruirne una propria che alimentavano con le loro energie. Con questa macchina, indecifrabile per gli umani, sembravano riuscire a mantenere una certa omeostasi all’interno dei loro biomi (le zone della biosfera in cui vivevano). Attraverso l’interazione con i fattori biotici e la complessità del sistema, miravano a migliorare lo stato di Gaia e prevenire ulteriori crisi.
Ti stai chiedendo se in fondo in tal modo non si era tornati a un lontano passato preistorico, visto che la situazione non sembrava poi molto diversa da quella naturale che esisteva prima dell’emergere di una famiglia di primati in grado di possedere la metatecnica.
Comunque, anche ammesso che questo ritorno a delle non meglio definite origini fosse stato un fine, il che era improbabile, esso non sarebbe stato possibile senza la messa in opera di nuove capacità metatecniche necessarie per impedire agli umani sbandati e nel caos di riorganizzarsi, e di ricominciare un nuovo ciclo pandemico-distruttivo. Perseverare humanum est…
Potrei definire le modalità del movimento dei nonumani verso la loro metatecnica con la figura retorica grazie-contro4 gli umani. Grazie perché fu grazie ai movimenti della Sfera Autonoma, che in un ultimo disperato tentativo di sottrarsi a un orizzonte distruttivo li coinvolsero nell’avventura della bio-rete, che furono spinti all’uso delle tecnologie. Contro perché una volta entrati nell’ingranaggio, per sopravvivere avevano dovuto, per prima cosa, utilizzarlo contro gli umani. Ora, questo secondo termine della figura retorica può prestarsi a false interpretazioni. Non si trattava di combattere gli umani come nemici, ma piuttosto di evitare che si ripetesse la tragedia della setticemia di Gaia i cui postumi sarebbero durati millenni.
Da quello che ho potuto capire nella mia breve e unica incursione in quel futuro distante le tecnologie nonumane sembravano essere soprattutto immateriali ed emozionali. Sebbene fossero temute non sembravano avere le finalità di un genocidio della specie umana. Al contrario di quanto aveva fatto quest’ultima, il loro scopo non era di usare la tecnologia per distruggere, ma per permettere a Gaia, se non una guarigione immediata, perlomeno una recessione della setticemia che la stava minando.
Note
1. Superiore, pare, anche a quello del ponte sullo stretto di Messina…;-)
2. Hal 9000 è un supercomputer dotato di intelligenza artificiale che controlla la nave spaziale Discovery One in 2001: Odissea nello spazio (libro di A. Clarke e film di S. Kubrick). Venne drammaticamente eutanasiato dopo aver cercato di uccidere l’equipaggio. Il Boomernauta mi ricordò che all’epoca girava voce che HAL fosse l’acronimo, sfasato di una lettera, di IBM.
3. Qui il Boomernauta non riuscì a essere più preciso, ma mi assicurò che secondo lui certe specie nonumane riuscirono ad arrivare a capacità meta-tecniche in tempi molti più brevi degli umani.
4. Credo, senza esserne certo che grazie-contro fosse un occhiolino un po’ sarcastico al dentro-contro (il capitalismo) del movimento operaista della sua gioventù.
La Biomacchina neghentropica
Il Boomernauta racconta come il tentativo dei Gamartivist di ribaltare la situazione critica alleandosi coi nonumani si fosse concluso con un fallimento nonostante la massiccia partecipazione della Sfera Autonoma. Era ormai troppo tardi riguadagnare la fiducia dei nonumani, poiché questi percepivano il pericolo imminente che si avvicinava da ogni parte. Ma queste esperienze tecnologiche intime avevano dato ai nonumani un’opportunità unica di avvicinamento alle soglie della metatecnica. Riuscirono finalmente a varcarle e ad assemblare, in tempi e spazi sconosciuti, una nuova biomacchina neghentropica. Questa megamacchina aveva il compito principale di ridurre il disordine e il caos (entropia), offrendo così una speranza di sopravvivenza per molte reti della vita all’interno di Gaia. Allo stesso tempo, il passaggio tecnologico compiuto dai nonumani avrebbe generato nuovi livelli di comunicazione e cooperazione all’interno del sistema. In questo contesto, con il miglioramento dello stato di Gaia e il rapido declino della civilizzazione umana, si assiste alla nascita di nuove forme di organizzazione del vivente.
Nonostante gli apici tecnologici raggiunti nella bio-rete con le TAM e i Games T, il tentativo di creare un’alleanza multispecie intrapreso dai movimenti della Sfera Autonoma era fallito per ragioni politiche e non tecniche. Ancora una volta, la tecnologia aveva mostrato i suoi limiti, la sua perenne sussidiarietà. Quali che fossero le intenzioni dei Gamartivist, era ormai l’intera umanità che era stata privata della fiducia da parte del resto di Gaia. Nonostante le iniziative dei movimenti antispecisti o i memi dei salvataggi di animali intrappolati da rifiuti plastici, era ormai troppo tardi per riconquistare la fiducia e il rispetto perduti nel corso di millenni. Gli sforzi estremi compiuti per ricostruire il legame con il comune di Gaia, di cui ti ho raccontato, si rivelarono altrettanto insoddisfacenti. Per quanto riguarda la mia esperienza la tecnologia è sempre stata sussunta alla politica, ma può essere sorprendente e nell’imprevedibilità dei suoi usi e dei suoi utenti ogni tanto può farci dubitare della sua subordinazione.
Nello stesso tempo (ri)diventando autonomi, i nonumani non si opposero mai frontalmente alla testardaggine umana nel credere che la loro metatecnica sarebbe stata la chiave di ogni soluzione. Depotenziarono la bio-rete e le altre tecnologie, esautorando gli umani e lasciando che le contraddizioni esistenti facessero il loro lavoro o, al limite, si aggravassero.
Due furono i fattori che entrarono in gioco nella costruzione della loro biomacchina neghentropica nonumana, capace di una forma di auto-organizzazione.
Primo fattore
La bio-rete e le sue applicazioni avanzate, come le app faro, le TAM e i Games T, avevano offerto ai nonumani un’opportunità senza precedenti di comunicare con l’umanità divisa partendo dai propri istinti, emozioni e comportamenti. Forse, cominciando a esercitare la loro influenza, avevano preso consapevolezza di possedere capacità oggettivamente in grado di superare tutti gli strumenti del neuromarketing, delle neuroeconomie e dei nudge che teste d’uovo o premi Nobel potessero aver ideato per mantenere il dominio sulle classi subalterne. Le loro straordinarie capacità di sentire, in certi casi superiori a quelle umane, avevano finalmente trovato un modo per essere messe in pratica, agendo direttamente sull’umanità attraverso canali di comunicazione che permettevano loro di intervenire con pertinenza e precisione assolute sulle menti umane. L’umanità intera subì l’impatto di queste nuove influenze che la destabilizzavano, agendo sia a livello individuale che collettivo. Tuttavia, in un’epoca caratterizzata da un caos dilagante, è difficile determinare con precisione come e quando le conseguenze di tali flussi perturbanti si diffusero. Nessuno ebbe una chiara coscienza di questo potenziale dei nonumani, salvo qualche caso isolato di persone particolarmente sensibili che erano marginalizzate quando non addirittura prese per folli.
Non ho idea delle modalità e dei tempi che occorsero ai nonumani per metabolizzare la bio-rete, le TAM, i Games Transp, le interfacce e il resto delle tecnologie lasciate dagli umani. Comunque, partendo da questa base e dalle loro esperienze, riuscirono a creare una biomacchina neghentropica che si contrapponeva alla tendenza naturale all’entropia, il disordine, e modificava un sistema rendendolo più ordinato. La principale funzione di questa biomacchina, creata dai nonumani, era contrastare la diffusione incontrollata della setticemia di Gaia, che minacciava l’equilibrio del pianeta. Per raggiungere questo obiettivo, era necessario intervenire sui Grandi Malati e sugli umani più infettati, che agivano come principali agenti dell’entropia. È forse così che si spiegano gli strani fenomeni di controllo e cattura di cui mi avevano parlato i neo-primitivi, incontrati all’uscita dal wormhole. È comprensibile che per gli umani, in un momento di regressione e vulnerabilità come quello in cui si trovavano, l’azione della biomacchina neghentropica fosse misteriosa e non identificabile anche quando metteva in gioco la loro sopravvivenza. Le interferenze e le influenze che ne derivavano potevano renderli deboli, indifesi e impotenti, senza che avessero una chiara comprensione di ciò che stava accadendo.
Ai tempi della Grande Fuga erano circolati rumori che la Gov Q, a partire dalla colonia spaziale o da qualche base segreta sulla Luna, si stesse preparando a esercitare un controllo a distanza sulle popolazioni terrestri per opporsi all’azione neghentropica dei nonumani. In realtà si trattava di fake perché la Gov Q si era già praticamente dissolta con il fallimento della Grande Fuga e la colonia spaziale L5 era lei stessa in gran difficoltà. I nonumani invece, pur agendo attivamente, riuscivano a nascondere l’origine dei flussi che emanavano per rendere invisibili le loro nuove capacità tecnosemiotiche. Questa sarebbe stata la condizione per guarire gli umani accompagnandoli nel loro declino relativo o assoluto…
Secondo fattore
Il secondo fattore non era meno importante del primo. Nel passaggio alla metatecnica del grazie-contro l’altro aspetto fondamentale era costituito dall’apertura di nuovi canali di comunicazione fra nonumani. Salvo rari casi questo non aveva sconvolto gli equilibri e la convivenza o la competizione fra specie, ma aveva aggiunto una forma di coscienza collettiva di un comune in pericolo. Molti percepivano collettivamente la gran minaccia della malattia di Gaia. Sembrava che i nonumani avessero sviluppato una percezione più acuta del morbo nekomemetico anche rispetto ai Gamartivist e a tutti quelli, numerosi ormai, che ne avevano preso coscienza. Per affrontare questa minaccia comune avevano iniziato a utilizzare le tecnologie della bio-rete. Tuttavia non posso dirti esattamente come questa cooperazione fosse cresciuta e si fosse sviluppata nel corso di numerose generazioni1, né di come i nonumani fossero stati in grado di sostituire la base tecnologica da cui erano partiti per costruire la loro. È certo che questo contatto intimo e questo appropriarsi delle tecnologie della bio-rete aveva senz’altro influito sulla loro evoluzione. Ma la rivelazione di questa mia unica escursione in un lontanissimo futuro mi aveva permesso di assistere a qualcosa che rappresentava una seconda e forse dernière chance della metatecnica di emergere con l’evoluzione del vivente sulla Terra. Non si sarebbe potuta definire una civilizzazione, termine del passato umano che aveva come radice la città (civitas), e per comodità l’ho chiamata biocenizzazione2.
Mi sembra importante sottolineare che la biocenizzazione sembrava essere il risultato di una lotta vinta contro la sepsi di Gaia anche se, nel lungo periodo del suo emergere nelle reti della vita, tante specie, generi e famiglie si erano spente o fortemente indebolite come era successo per quella umana. Anche le più violente rivoluzioni che avevano cambiato il corso della storia, erano pranzi di gala3 se confrontate a quanto successe per arrivare alla biocenizzazione. Forse perché questa volta non c’era di mezzo solo l’avvenire dell’umanità, ma quello di Gaia. Era stata una rivoluzione in cui l’umanità aveva perso ogni supremazia continuando a indebolirsi sino a (ri)diventare solo una delle tante componenti della biosfera.
Nonostante il passato umano fosse ancora rilevante, l’aspetto cruciale era la formazione di alleanze multispecie che aprissero la strada alla biocenizzazione. Le drammatiche origini della situazione di collasso erano meno importanti della direzione verso cui si stava dirigendo un futuro in cui la biomacchina neghentropica si sarebbe occupata delle popolazioni umane rimaste.
Nella dinamica che aveva portato alla nascita della biocenizzazione, la parte più rivoluzionaria degli umani aveva sinceramente tentato di abbandonare la posizione di dominio per cercare un’alleanza con il resto di Gaia. Qualcosa di simile alle rotture di schieramenti di classe avvenute nelle precedenti rivoluzioni del XX secolo, in cui una parte dell’intellighenzia si era unita alle classi oppresse ribelli. Paragonare la biocenizzazione agli ultimi sussulti delle rivoluzioni umane ne avrebbe però sminuito la portata, si era trattato piuttosto di una svolta epocale di lungo periodo.
Nella caduta della civilizzazione qualcosa richiamava alla mente le fantasie sugli sbarchi alieni su cui la fantascienza aveva ampiamente speculato nel suo periodo di massima popolarità, verso la metà del XX secolo. In quel periodo, molte persone in tutto il mondo erano convinte di avvistare dischi volanti e UFO alieni solcare i cieli terrestri. Quel fenomeno era così diffuso che persino Carl Gustav4 scrisse un saggio sulle visioni archetipiche scatenate dai traumi dell’epoca, come i devastanti bombardamenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e le migliaia di esplosioni nucleari. Quindi, non dovrebbe sorprendere che, durante le convulsioni di Gaia sofferente, si sia cercata la salvezza attraverso il contatto con alieni terrestri. Il periodo successivo alla caduta dell’Impero Romano, in cui la civilizzazione retrocedette di secoli, potrebbe dare una pallida idea di ciò che accadde dopo il fallimento della Grande Fuga pianificata dalle oligarchie globali e di quello della rivoluzione multispecie guidata dai movimenti antagonisti delle Sfera Autonoma. Le differenze erano enormi, ma al di là del contesto storico delle invasioni barbariche, che certamente non erano paragonabili al caos causato dalla patologia di Gaia, era sorprendente notare che altri aspetti corrispondevano: il decadimento urbano, la scomparsa dell’amministrazione centrale, le crisi economiche con conseguenti carestie ed epidemie, l’analfabetismo e la perdita di conoscenze scientifiche, filosofiche e artistiche, l’instabilità politica e i conflitti. E poi anche in quella lontana epoca il crollo dell’Impero Romano era avvenuto anche per la «perdita di coesione sociale dovuta all’enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochissimi privilegiati e povertà estrema per la grande massa dei contadini e del proletariato urbano e la mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, causata anche dalla degenerazione burocratica: da una parte corruzione sistematica, dall’altra eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti»5.
Note
1. Il Boomernauta qui non specifica di quali generazioni di nonumani si tratti perché tra la vita dell’effimera che dura 1 minuto e mezzo e quella di una cozza artica, fino a 220 anni, la differenza è grande. Ma quando gliel’ho fatto notare ha sorriso e non mi ha risposto.
2. Biocenizzazione: cfr. glossario.
3. Ovviamente il Boomernauta faceva riferimento alla famosa frase di Mao «La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza…» uno dei suoi riferimenti di gioventù anche se diceva di non aver mai militato nei movimenti maoisti.
4. Come era evidente il Boomernauta, che a suo tempo aveva letto C.G. Jung, conferma che si trattava di Un mito moderno, un saggio del 1958 che CGJ aveva dedicato ad aspetti psicologici onirici archetipali sull’apparizione di Oggetti Volanti Non identificati (OVNI o UFO in inglese). Più recentemente un altro libro – WU MING, UFO 78, Einaudi, Torino 2022 - sembra confermare in pieno una delle tesi di CGJ: quella della relazione fra l’aumentare degli avvistamenti e particolari contingenze. La guerra fredda per CGJ e il 1978 italiano, l’anno chiave della tragedia politica del rapimento Moro che chiude il lungo ’68 italiano.
5. Ho messo le virgolette perché il Boomernauta, per dimostrarmi che quello che era avvenuto all’epoca antica calzava con quello che sarebbe accaduto a quella contemporanea, mi aveva fatto leggere questa descrizione su Wikipedia. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Caduta_dell%27Impero_romano_d%27Occidente.
Il cerchio si chiude
Il Boomernauta conclude il suo racconto sottolineando la determinazione dei nonumani nel facilitare il declino della civilizzazione, al fine di prevenire una potenziale rinascita del morbo nekomemetico. La caduta della Gov Q aveva causato ulteriori disastri, compresi conflitti e l’uso di armi nucleari. La decadenza degli umani sembrava irreversibile e persino la loro abilità linguistica rischiava di indebolirsi. La strategia dei nonumani era infatti di riportare gli umani a uno stato quasi primordiale per ridurne la pericolosità. E probabilmente con l’intenzione di farceli rimanere. A meno che…
Senza l’intervento dei nonumani probabilmente i collassi di tante reti della vita sarebbero stati ancora più terrificanti, ma in ogni caso il loro interferire e poi la loro lunga marcia verso la metatecnica non facilitò la vita agli umani rimasti. La mia ipotesi è che i nonumani avessero concentrato i loro sforzi su due aspetti.
Il primo era consistito nel depotenziare la metatecnica esistente. Questo era avvenuto molto lentamente a partire dall’uso delle bio-reti. Ci vollero molte generazioni per integrare progressivamente, distorcendolo e modificandolo, l’apparato tecnologico ereditato dagli umani. Questo percorso non era paragonabile all’inizio della storia umana, ma aveva piuttosto l’aspetto di un’evoluzione derivata da un nuovo orientamento dei flussi abitualmente scambiati sulla bio-rete che diventavano progressivamente indipendenti dalle tecnologie umane.
Il secondo aspetto consisteva nell’evitare i comportamenti che avevano generato e diffuso il morbo nekomemetico tra gli umani. Ciò implicava un processo evolutivo che mirasse a prevenire l’attivazione dei meccanismi e delle contaminazioni che avevano scatenato la pandemia. E questa era forse la sfida più ardua; nell’accedere alla metatecnica i nonumani sarebbero stati in grado di non lasciarsi andare coscientemente a quegli usi impropri che, generando il morbo nekomemetico, avevano condotto al declino della civilizzazione?In tutte queste difficoltà i nonumani avevano perlomeno il vantaggio di sviluppare, sperimentare e mettere in opera le loro nuove capacità tecnologiche in una situazione favorevole al loro agire.
Nelle ultime convulsioni, prima di scomparire nel vuoto siderale, la Gov Q aveva scatenato l’acme del contagio nekomemetico e, nel tentativo disperato di mantenere la Grande Fuga e di difendere l’ascensore spaziale, aveva autorizzato l’uso della forza nucleare da parte della WorldForce e dei SecurServ. Questi ultimi ricorsero all’uso di questa forza di cui facevano parte le micro-testate a fusione impiegate senza restrizioni. Queste armi colpivano principalmente regioni, città e insediamenti considerati potenzialmente ribelli o pericolosi.
A quel punto le popolazioni si erano comunque già ridotte, l’umana in particolar modo, per l’aumento vertiginoso della mortalità come conseguenza diretta della setticemia di Gaia. Inoltre, si verificava un crollo delle natalità a causa delle condizioni sfavorevoli che scoraggiavano la procreazione e dei fattori biologici legati alla diminuzione della fertilità. Ma soprattutto, dominavano il caos e la guerra.
La restrizione delle tecnologie umane da parte della nuova agency nonumana avvenne in modo graduale, attraverso un movimento costante che nel corso dei mesi, degli anni e dei decenni le rendeva progressivamente meno efficienti. Ho potuto constatare personalmente che sin dai primi collassi dovuti alla setticemia di Gaia l’innovazione aveva subito un brusco rallentamento. Il declino della metatecnica umana era evidente, poiché la capacità di inventare nuove tecniche e far evolvere quelle esistenti andava gradualmente perduta. Nel contesto di deterioramento globale a livello sociale, ecologico ed economico, l’attenzione si concentrava principalmente sulla conservazione delle tecnologie esistenti. L’obiettivo principale era preservare la sopravvivenza, concentrandosi sulle tecniche necessarie per far fronte alla situazione critica.
Intanto nel corso di una lunga fase i nonumani, grazie anche all’apporto dei pocoumani, cominciarono a sviluppare attitudini alla metatecnica diventando sempre più autonomi rispetto all’uso della bio-rete. Mentre la presenza umana continuava a rarefarsi, le residue tecnologie umane seguirono questo andamento di declino.
E poi toccò alle tecnologie elettrotecniche e termodinamiche e altre delle epoche precedenti. Divenne difficile riparare oggetti semplici come motori, caldaie, pompe e altri dispositivi termodinamici e a combustione.
Tutto ciò accompagnava il caos in cui viveva l’umanità in cui conflitti, catastrofi ambientali e altri flagelli conseguenti continuavano a decimare i superstiti. Le peggiori distopie cinematografiche della mia gioventù, come Mad Max, avrebbero potuto dare solo una pallida idea della caduta della civilizzazione. Ebbi solo qualche informazione piuttosto vaga su questo periodo, ma pare che i tempi fossero abbastanza lunghi almeno sul piano della storia umana e contrassegnati da improvvisi salti verso il basso. Per uno strano caso, in una delle mie peregrinazioni temporali, mi ritrovai in prossimità di quello che rimaneva della Silicon Valley quando tutte le reti improvvisamente smisero di funzionare quasi contemporaneamente. Né elettricità, né qualsiasi altro fluido materiale o meno cessò di scorrere nelle reti. Anche se, qui e là, famiglie o piccole comunità disponevano di generatori o sistemi autonomi di produzione di energia, il crollo fu comunque pesante e portò un ulteriore colpo ai sopravvissuti di quella regione, in cui paradossalmente solo i marginali riuscivano a cavarsela alla meno peggio.
Oltre alla setticemia di Gaia, sospetto fortemente che anche i nonumani contribuissero a completare l’opera in modo meno appariscente con le loro misteriose tecniche lente à la gutta cavat lapidem.
La specie umana non era forse nell’irresistibile fase discendente della parabola della civilizzazione?
Una situazione che ricordava un vecchio racconto di FS: Fiori per Algernon1 dove il protagonista, Charlie, una persona mentalmente limitata, accetta di subire un procedimento sperimentale per aumentare la sua intelligenza. La sua mente progredisce rapidamente al punto di superare quella dei ricercatori che lo avevano indotto su quella strada. In seguito si verifica però che gli effetti della cura erano solo temporanei, e di lì a poco Charlie inizia a perdere le sue capacità intellettuali, tornando al suo stato iniziale ed entrando in depressione.
Questa sembrava essere la parabola dell’umanità: si era sottoposta alla cura della metatecnica senza saperla utilizzare. Partiti da una condizione simile a quella di altre specie, gli umani erano arrivati a un apice in cui erano ebbri di una metatecnica creduta onnipotente al punto da rendere irresistibile il morbo nekomemetico, che si impossessava delle loro menti. A partire da quel momento era cominciata la regressione inesorabile in cui tutto si disfaceva con cadute vertiginose. Alla fine probabilmente, com’era avvenuto per il povero Charlie, le loro capacità erano decadute. Il complesso tecnologico che aveva permesso l’espansione della specie andava a pezzi, non essendoci più la capacità di mantenerlo in funzione.
Pare addirittura che, in certe zone, la scrittura fosse usata da pochi e si stesse tornando alla tradizione orale. Molto, molto tempo dopo, con un ulteriore diradarsi delle popolazioni, anche le capacità di esprimersi col linguaggio cominciavano a restringersi, come avevo potuto constatare durante la mia esperienza del wormhole. Infatti quando incontrai Chan e il suo gruppo, l’IA del mio traduttore universale di tutte le lingue parlate nel corso della storia umana, ebbe qualche difficoltà2. Non ho potuto ricostruire tutto il processo utilizzato dai nonumani per gestire il decadimento degli umani, ma ti ripeto che sono convinto che intervennero. All’inizio continuarono a servirsi autonomamente delle TAM e dei Games T e furono facilitati in questo dalle interfacce Transpecie e dalle capacità di Intelligenza Artificiale Multispecie introdotte dai Gamartivist. Da lì a capire che in tal modo avrebbero potuto contenere la setticemia di Gaia, limitando la presenza e l’intelletto umani, il passo fu breve.
Questo avveniva soprattutto nelle aree territoriali o meno, dove la carica virale era altissima. Molto spesso si trattava del NORD dove la Gov Q aveva difeso i suoi presidi sino agli ultimi istanti della sua esistenza. Ciononostante non si poteva dire che questa iniziativa dei nonumani fosse animata da un qualsiasi spirito vendicativo. Successivamente alla fase di caos iniziale, caratterizzata dai collassi e dalla caduta della Gov Q e dal forte declino demografico, l’azione regolatrice sugli umani iniziò a prendere forma. Le cose accadevano in modo che non saprei se definire, non senza un’involontaria ironia, naturale, anche se avevano conseguenze spiacevoli o tragiche. Questa era la straordinaria efficacia della tecnica nonumana/pocoumana, che funzionava così perfettamente da sembrare magica.Durante quella fine dei tempi, che in realtà non era tale, pochi umani conservavano una vaga memoria dell’epoca in cui avevano creduto di essere i padroni assoluti di Gaia. Forse, questa mancanza di consapevolezza rendeva la loro situazione meno deprimente ed era un modo per sfuggire alla triste realtà che li circondava.
Poi, una volta trascorso un periodo abbastanza lungo dalla un’epoca ormai considerata mitologica come quella del diluvio, tutto venne quasi dimenticato dalla scarsa discendenza umana. La debolezza delle popolazioni era così estrema che il mito di Noè era stato ribaltato: non erano più gli umani a preparare e guidare l’arca salvatrice. Era come se la speranza di un riscatto provenisse da una fonte esterna, da forze misteriose che agivano al di là del loro controllo. Non sapevano neanche come i nonumani, che loro stessi avevano involontariamente istradato verso la metatecnica, se la fossero cavata e avessero traghettato anche loro. Ma di fatto erano guariti dalla pandemia nekomemetica. La specie, che nel suo periodo più buio era arrivata a memificare il reale, aveva perso ogni controllo dei memi e viveva senza nostalgie in un limbo in cui anche la religione sembrava per incanto svanita, liberandoli da un ulteriore incubo.
I nonumani avevano comunque fatto in modo che la specie da loro sfiduciata potesse ritrovare le origini. Con le loro tecnologie raffinate e trasparenti avevano ricreato perfettamente la rete dei luoghi e momenti primordiali per gli umani che avevano lasciato in libertà. L’avevano fatto per (ri)dare a questi neo-primitivi la possibilità di sentirsi parte di Gaia, un senso di appartenenza che avevano perso durante i millenni della pandemia nekomemetica. Esercitando questo sottile controllo, i nonumani cercavano di impedire che quella strana specie tanto pericolosa, fosse tentata di ripetere il fatal error di un’altra avventura metatecnica. A meno che in una notte di tempesta un fulmine inducesse a rompere l’incantesimo.
Note:
1. Il Boomernauta mi aveva poi confessato di aver letto Fiori per Algernon (Flowers for Algernon) è un racconto di fantascienza del 1959 di Daniel Keyes, https://it.wikipedia.org/wiki/Fiori_per_Algernon
2. Il Boomernauta poi mi disse che riuscì a superare le difficoltà e ricorrendo traduttore multispecie inventato al tempo delle interfacce Transp dai Gamartivist

