Selfie da zemrude
- Franco Oriolo

- 12 minuti fa
- Tempo di lettura: 7 min
Risonanze sonore
Dal ritmo orale al drone: le risonanze sonore di Don Loopis

La vera arte è dove nessuno se l'aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome.
Jean Dubuffet
La frase di Jean Dubuffet sembra attraversare in profondità il percorso musicale di Donatello Pisanello, soprattutto nella sua incarnazione più radicale e laterale: Don Loopis. Non semplicemente un alias elettronico, ma un territorio parallelo in cui il suono viene riportato a una dimensione originaria, intuitiva, quasi pre-culturale.
Nella prospettiva della rubrica Risonanze Sonore, il lavoro di Pisanello appare come una continua tensione tra memoria e deviazione, tra radice e disgregazione formale. È facile, superficialmente, separare il musicista di Officina Zoé dallo sperimentatore sonoro che costruisce paesaggi dronici, looping minimali e improvvisazioni elettroacustiche. In realtà la continuità è profondissima. Cambiano gli strumenti, cambiano i linguaggi, ma resta intatta una stessa idea di ascolto: il suono non come materiale da controllare, ma come organismo vivo da attraversare.
La musica tradizionale salentina, soprattutto nella sua dimensione orale e popolare, nasce infatti dall’improvvisazione, dall’adattamento continuo, dalla variazione intuitiva. Prima ancora della scrittura musicale esiste il gesto, il corpo, la ripetizione ipnotica, la relazione diretta con il ritmo e con la comunità. È qui che il percorso di Don Loopis incontra la tradizione: non nella citazione folklorica, ma nella struttura profonda dell’esperienza sonora.
L’improvvisazione libera diventa allora centrale. Non come esercizio tecnico successivo allo studio accademico — secondo l’impostazione tipica dei conservatori, dove si improvvisa quasi sempre entro strutture già concettualizzate — ma come predisposizione primaria all’ascolto. Una forma di composizione intuitiva che nasce nel momento stesso dell’esecuzione. In questo senso il lavoro di Pisanello si avvicina molto di più alle dinamiche della musica orale che non alle rigidità della scrittura colta occidentale.
Non è casuale che figure come Marcello Magliocchi, presenti in esperienze legate alla libera improvvisazione e alla direzione artistica di contesti come Osimu (open sound international meeting up), abbiano attraversato territori simili: «l’idea che il suono possa esistere prima della teoria, prima della codificazione, prima persino dell’opera».
Da questo punto di vista la definizione che Don Loopis dà di sé: imperfezionista, inattuale, indisciplinato, ieratico, non è un vezzo estetico ma una dichiarazione di poetica. L’Art Brut che rivendica non coincide con una semplice ricerca sperimentale o d’avanguardia: è piuttosto il tentativo di sottrarre il gesto artistico alle logiche dell’addestramento culturale, della perfezione tecnica e dell’estetica codificata. Una pratica che cerca nel suono una dimensione primaria, istintiva, irregolare, capace di conservare l’urgenza dell’impulso creativo prima che venga normalizzato, reso consumo o linguaggio riconoscibile. In questo senso errore, rumore, frammentazione e imperfezione non vengono nascosti, ma diventano parte stessa dell’opera e della sua forza espressiva.
Dubuffet parlava di opere inventate in tutte le loro fasi dall’autore, fondate sui propri impulsi. È esattamente ciò che accade nei lavori più recenti di Don Loopis: composizioni costruite attraverso stratificazioni istantanee, looping intuitivi, derive elettroniche e improvvisazioni che sembrano emergere da una zona liminale tra coscienza e istinto.
Album come Minimalooping, Eeee, e Musiche per Paesaggi Immaginari mostrano chiaramente questa ricerca. Bandcamp di Donatello Pisanello raccoglie una discografia vastissima che attraversa ambient, drone, live looping, onkyōkei e improvvisazione elettroacustica.
In Il Crollo della Mente Bicamerale, ispirato alle teorie di Julian Jaynes sull’origine della coscienza, la composizione istantanea attraverso live looping diventa quasi una fenomenologia della mente sonora: voci interne, ripetizioni ossessive, fratture percettive, paesaggi psichici che si costruiscono e si dissolvono continuamente.
Anche nei lavori più recenti pubblicati nel 2026 — come Nimu, Nimbusonorum, 8_Koan, Effugit, Vexata Quaestio, e Timore e Tremore — emerge questa tensione verso una musica che non vuole rassicurare né semplificare l’ascolto, ma aprire spazi percettivi. Nell’ultimissimo lavoro Ludo, ergo sum Don Loopis trasforma l’imperfezione in linguaggio sonoro. Rumore, frammentazione, saturazioni ed elettronica non cercano mai equilibrio o pulizia formale, ma conservano qualcosa di istintivo, fisico e quasi rituale. Anche dentro le sperimentazioni più radicali riaffiora una memoria ritmica che non rompe con il passato della musica popolare salentina, ma lo attraversa e lo deforma fino a renderlo materia viva, irregolare e non addomesticata.
Parallelamente, il lavoro organizzativo e curatoriale svolto attraverso Zitti Zitti Sound Club assume un’importanza decisiva. Non si tratta soltanto di programmare eventi di musica sperimentale, ma di costruire un ecosistema sonoro alternativo, capace di mettere in relazione esperienze internazionali di ricerca, improvvisazione e sound art con il territorio salentino. Una pratica culturale che rifiuta la marginalizzazione della sperimentazione e la restituisce invece a una dimensione collettiva e viva.
In fondo è proprio qui che il percorso di Donatello Pisanello mantiene la sua coerenza più profonda: nella convinzione che il suono non sia mai separato dal luogo, dal corpo, dalla memoria e dalla relazione umana. La pizzica, il bordone elettronico, il feedback, il rumore ambientale, il loop minimale: tutto appartiene allo stesso continuum espressivo.
Non c’è quindi una frattura tra tradizione e sperimentazione. C’è piuttosto il tentativo di liberare il suono dalle gerarchie culturali che decidono cosa debba essere considerato musica e cosa no. Ed è forse proprio in questo gesto che la Music Brut di Don Loopis trova il suo significato più autentico: riportare l’ascolto a uno stato originario, imperfetto, intuitivo e radicalmente umano.
Buon ascolto https://pisanello.bandcamp.com/album/ludo-ergo-sum
From Oral Rhythm to Drone: The Sonic Resonances of Don Loopis
by Franco Oriolo
The true art is where no one expects it, where no one thinks about it nor even speaks its name Jean Dubuffet
Jean Dubuffet’s words seem to resonate deeply through the musical journey of Donatello Pisanello, especially in its most radical and peripheral incarnation: Don Loopis. Not merely an electronic alias, but a parallel territory in which sound is brought back to an original, intuitive, almost pre-cultural dimension.
From the perspective of the Risonanze Sonore column, Pisanello’s work appears as a constant tension between memory and deviation, between roots and formal disintegration. Superficially, it may seem easy to separate the musician of Officina Zoé from the sonic experimenter who constructs droning landscapes, minimal looping, and electroacoustic improvisations. In reality, the continuity runs very deep. The instruments change, the languages change, yet the same idea of listening remains intact: sound not as material to be controlled, but as a living organism to move through.
Traditional Salento music, especially in its oral and popular dimension, is itself born from improvisation, continuous adaptation, and intuitive variation. Before musical notation there is gesture, the body, hypnotic repetition, and a direct relationship with rhythm and community. This is where Don Loopis’ path encounters tradition: not in folkloric quotation, but in the deep structure of sonic experience.
Free improvisation therefore becomes central. Not as a technical exercise following academic training — according to the typical conservatory approach, where improvisation almost always takes place within already conceptualized structures — but as a primary disposition toward listening. A form of intuitive composition born in the very moment of performance. In this sense, Pisanello’s work is far closer to the dynamics of oral music than to the rigidities of Western classical writing.
It is no coincidence that figures such as Marcello Magliocchi, active within free improvisation and artistic direction in contexts like Osimu (Open Sound International Meeting Up), have crossed similar territories: «the idea that sound can exist before theory, before codification, even before the very concept of the work».- https://www.facebook.com/zittizittisoundclub/posts/ed-ecco-pronte-la-registrazione-delle-performance-delledizione-2021-di-osimuosim/1193650075569151
From this perspective, the way Don Loopis defines himself: imperfectionist, untimely, undisciplined, hieratic, is not an aesthetic affectation but a poetic statement. The Art Brut he claims does not simply coincide with experimental or avant-garde research; rather, it is an attempt to free artistic gesture from the logic of cultural conditioning, technical perfection, and codified aesthetics. A practice that seeks within sound a primary, instinctive, irregular dimension capable of preserving the urgency of creative impulse before it is normalized, turned into consumption, or reduced to recognizable language. In this sense, error, noise, fragmentation, and imperfection are not concealed, but become part of the work itself and of its expressive force.
Dubuffet spoke of works invented in all their phases by the author, grounded in personal impulses. This is precisely what happens in Don Loopis’ most recent works: compositions built through instantaneous layering, intuitive looping, electronic drifts, and improvisations that seem to emerge from a liminal zone between consciousness and instinct.
Albums such as Minimalooping, Eeee, or Musiche per Paesaggi Immaginari clearly reveal this research. Donatello Pisanello’s Bandcamp gathers an extensive discography spanning ambient, drone, live looping, onkyōkei, and electroacoustic improvisation.
In Il Crollo della Mente Bicamerale, inspired by Julian Jaynes’ theories on the origin of consciousness, instantaneous composition through live looping becomes almost a phenomenology of the sonic mind: internal voices, obsessive repetitions, perceptual fractures, psychic landscapes that continuously form and dissolve.
Even in the most recent works released in 2026 — such as Nimu, Nimbusonorum, 8_Koan, Effugit, Vexata Quaestio, or Timore e Tremore — this tension toward a music that refuses to reassure or simplify listening continues to emerge, opening instead perceptual spaces. In the latest work, Ludo, ergo sum, Don Loopis transforms imperfection into sonic language. Noise, fragmentation, saturation, and electronics never seek balance or formal cleanliness, but preserve something instinctive, physical, and almost ritualistic. Even within the most radical experimentations, a rhythmic memory resurfaces — one that does not break with the past of Salento folk music, but moves through it and deforms it until it becomes living, irregular, and untamed matter.
At the same time, the organizational and curatorial work carried out through Zitti Zitti Sound Club becomes crucial. It is not merely about programming experimental music events, but about constructing an alternative sonic ecosystem capable of connecting international experiences of research, improvisation, and sound art with the Salento territory. A cultural practice that refuses the marginalization of experimentation and instead restores it to a collective and living dimension.
Ultimately, this is where Donatello Pisanello’s path maintains its deepest coherence: in the conviction that sound is never separated from place, body, memory, and human relationship. Pizzica, electronic drones, feedback, environmental noise, minimal loops — all belong to the same expressive continuum.
There is therefore no fracture between tradition and experimentation. Rather, there is an attempt to free sound from the cultural hierarchies that decide what should or should not be considered music. And perhaps it is precisely in this gesture that Don Loopis’ Music Brut finds its most authentic meaning: bringing listening back to an original, imperfect, intuitive, and radically human state.
Good listening: https://pisanello.bandcamp.com/album/ludo-ergo-sum

