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Immagine del redattore: Dario Lovaglio
Dario Lovaglio
55 minuti fa
Tempo di lettura: 32 min

Da Ceuta a Sol: per una nuova composizione di classe


Esther Ferrer
Esther Ferrer

C’è un filo che attraversa la Spagna di queste ultime settimane, anche se apparentemente tiene insieme episodi molto diversi: la crisi migratoria di Ceuta, le mobilitazioni antifasciste contro le iniziative della destra e dell’estrema destra, il ritorno della questione abitativa al centro del conflitto sociale e, infine, l’acampada1 di Puerta del Sol nata dopo lo sgombero di Maricarmen Abascal.

Non si tratta di stabilire un rapporto diretto tra questi avvenimenti. Il loro legame sta piuttosto nel contesto politico e sociale nel quale si stanno producendo: da una parte un governo socialista che continua a rivendicare la propria capacità di gestione delle crisi; dall’altra una destra che ha trovato nell’immigrazione, nella sicurezza e nella proprietà alcuni dei principali terreni di mobilitazione; nel mezzo, una società che in diversi luoghi torna a organizzarsi nello spazio pubblico.

La crisi di Ceuta aveva già aperto una prima crepa. Tra il 30 e il 31 luglio, secondo le autorità spagnole, tra 70.000 e 80.000 persone sono entrate nell’enclave dal Marocco, in una situazione che ha messo sotto pressione i servizi di accoglienza e la gestione della frontiera. La vicenda ha prodotto uno scontro politico sulla risposta del governo e sulle responsabilità delle autorità locali e centrali. Il 28 settembre Miguel Ángel Pérez Triano ha lasciato l’incarico di delegato del Governo a Ceuta e ha annunciato anche l’abbandono della politica, sostenendo di essere stato sottoposto a una forte pressione e ribadendo di aver avvertito in anticipo il governo centrale della situazione alla frontiera.

La crisi ha avuto anche un'altra conseguenza politica. L'immigrazione è diventata il punto di partenza per una serie di mobilitazioni della destra radicale. Il 2 settembre, a Madrid, una concentrazione convocata con lo slogan «Ceuta nos une» ha riunito sostenitori della causa ceutina e, tra gli altri, militanti di Núcleo Nacional2. Gli incidenti avvenuti al termine della manifestazione hanno portato a quattro arresti e al ferimento di quattro agenti di polizia.

Quella dinamica non è rimasta confinata alla questione migratoria. Le iniziative di Vox3 e dell'estrema destra hanno incontrato in diverse città risposte antifasciste, con forme e dimensioni differenti. A Granada, in aprile, una protesta aveva ritardato un comizio di Santiago Abascal; a Barcellona, nei mesi successivi, le mobilitazioni contro iniziative della destra radicale hanno nuovamente portato il conflitto politico nello spazio pubblico. L'antifascismo, quindi, non è rimasto soltanto una posizione espressa nelle campagne elettorali o sui social network, ma ha continuato a produrre mobilitazione nelle strade.

È dentro questo quadro, e non come sua conseguenza diretta, che esplode la questione abitativa.

 

Quindici anni dopo, Sol

 

 

Il 15M4 occupa inevitabilmente la memoria di quello che sta succedendo oggi a Madrid. Nel 2011 migliaia di persone occuparono la Puerta del Sol contro una crisi economica che aveva trasformato disoccupazione, debito, mutui e precarietà in una condizione generazionale. Quindici anni dopo, le tende sono tornate nella stessa piazza, ma attorno a una questione molto più precisa: il diritto alla casa.

La nuova acampada è nata il 26 settembre, al termine della manifestazione convocata dal Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid5 dopo lo sgombero di Maricarmen Abascal. In pochi giorni è cresciuta fino a superare le mille tende e a coinvolgere migliaia di persone. El País ha raccontato la presenza contemporanea di giovani che non avevano vissuto il 15M e di attivisti che invece avevano partecipato alle mobilitazioni del 2011. Nella stessa piazza si incontrano così due generazioni politiche diverse, separate da quindici anni e da cicli di mobilitazione differenti, ma confrontate con una difficoltà materiale che continua a ripresentarsi: poter costruire una vita economicamente e abitativamente stabile.

A dare continuità politica a questa mobilitazione è il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid. Tra le figure più visibili in questi giorni ci sono Valeria Racu e Alicia del Río, entrambe portavoce del sindacato e protagoniste della mobilitazione di Sol e della pressione sul governo per l'approvazione delle misure rivendicate dal movimento. Carolina Vilariño, anch'essa portavoce del sindacato, ha partecipato invece alla presentazione del decreto Maricarmen e alle trattative che hanno portato a un accordo sul nuovo contratto di Maricarmen e sul suo ritorno nell'abitazione. La presenza di più portavoce restituisce il carattere organizzato e collettivo del sindacato, che non concentra la rappresentanza della mobilitazione in una sola figura ma la costruisce attraverso una pluralità di voci.

La differenza rispetto al 15M sta però anche nella tattica. La mobilitazione del 2011 aveva assunto rapidamente una dimensione generale, mettendo in discussione il funzionamento delle istituzioni, della rappresentanza politica e delle politiche economiche adottate durante la crisi. L'acampada di oggi nasce invece da un conflitto molto concreto e da una richiesta legislativa precisa: impedire che quanto accaduto a Maricarmen possa ripetersi.

Maricarmen Abascal, 87 anni, aveva vissuto per 71 anni nello stesso appartamento nel quartiere di Retiro. Il 23 settembre è stata sgomberata dopo diversi tentativi di esecuzione dello sfratto, nonostante la mobilitazione del Sindicato de Inquilinas e una richiesta delle Nazioni Unite di sospendere la procedura. È stata portata via in barella e ricoverata all'ospedale Gregorio Marañón. Le immagini dello sgombero hanno avuto una circolazione molto ampia e hanno contribuito a trasformare un caso individuale in un simbolo della crisi abitativa.

Nel frattempo, il caso individuale ha avuto una soluzione. Dopo la mobilitazione e una trattativa nella quale è intervenuta anche l'Empresa Municipal de Vivienda y Suelo di Madrid7, la proprietaria dell'appartamento ha raggiunto un accordo con Maricarmen: un nuovo contratto di otto anni, con un canone non superiore al 30% dei suoi redditi, e il ritorno nell'abitazione dopo le dimissioni dall'ospedale.

Per il Sindicato de Inquilinas, però, questo non chiude la questione. La mobilitazione a Sol è continuata anche dopo l'accordo, proprio perché l'obiettivo dichiarato non è soltanto ottenere una soluzione per Maricarmen, ma impedire che la soluzione di un singolo caso sostituisca una modifica delle condizioni che rendono possibili sfratti analoghi. 

 

Che cosa chiede il decreto Maricarmen

 

 

Il cosiddetto decreto Maricarmen nasce da questa esigenza. La proposta è stata presentata il 25 settembre a Madrid dal Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid, insieme alla Confederación de Sindicatos de Inquilinas, alla quale partecipano diverse organizzazioni territoriali. Alla conferenza stampa era presente anche Carme Arcarazo, portavoce del Sindicat de Llogateres de Catalunya. Le cinque richieste principali riguardano un sistema strutturale di protezione contro gli sfratti, la riforma della Ley de Arrendamientos Urbanos7 per limitare gli abusi degli affitti temporanei e per stanze, il congelamento degli affitti, proroghe generalizzate dei contratti e il rinnovo automatico dei contratti per impedire gli sfratti senza causa.

La distinzione organizzativa è importante. A Madrid è il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid a guidare direttamente la mobilitazione di Sol; la Confederación serve invece da spazio di coordinamento tra organizzazioni territoriali. Il Sindicat de Llogateres de Catalunya8 partecipa alla mobilitazione nazionale, ma non è l'organizzazione che ha promosso l'acampada madrilena.La dimensione nazionale della mobilitazione è evidente anche nelle iniziative successive. Il 26 settembre il sindacato madrileno ha portato la protesta dalla Puerta del Sol al Congresso, mentre il movimento catalano ha organizzato proprie mobilitazioni durante la visita di Pedro Sánchez a Barcellona.

Carme Arcarazo ha collegato questa piattaforma a una questione più ampia: quella del rapporto tra casa e lavoro. La richiesta rivolta a CCOO9 e UGT10 è infatti quella di arrivare a uno sciopero generale se il governo non assume misure sufficienti sulla casa e sul costo della vita. Il Sindicato de Inquilinas ha rilanciato pubblicamente la proposta durante la mobilitazione di Sol, chiedendo che la protesta non si esaurisca nell'accampamento e nelle manifestazioni già convocate.

È probabilmente il passaggio più interessante della mobilitazione, perché modifica la scala del conflitto. Non si parla più soltanto di sfratti o di prezzo degli affitti, ma della possibilità di mettere in relazione ciò che accade dentro e fuori dal luogo di lavoro. Se una quota crescente del salario serve a pagare l'abitazione, il problema dell'affitto entra direttamente nella discussione sul salario reale. E se la difesa del salario non considera il costo della casa, una parte decisiva delle condizioni materiali di chi lavora rimane fuori dalla contrattazione.

 

La casa non è soltanto il caro-affitti

 

 

Ridurre tutto al prezzo degli affitti sarebbe però riduttivo. Il problema è più ampio e riguarda la distanza tra redditi e costo complessivo della vita. Nel secondo trimestre del 2026 il costo salariale medio in Spagna è cresciuto del 4%, raggiungendo 2.512,68 euro mensili per lavoratore. È un dato nominale e non coincide con il reddito effettivamente disponibile dalle famiglie.

Per questo il tema dell'inflazione è importante. L'aumento dei salari può coesistere con una perdita di potere d'acquisto quando il costo dell'abitazione, dell'alimentazione, dell'energia e degli altri beni essenziali cresce a un ritmo elevato. La questione abitativa non riguarda quindi soltanto chi rischia uno sfratto o chi cerca casa sul mercato: riguarda anche chi lavora ma non riesce a mettere da parte il denaro necessario per un anticipo, chi rimanda l'uscita dalla casa dei genitori, chi è costretto a cambiare quartiere o città e chi vede una parte sempre maggiore del proprio reddito assorbita dall'affitto.

È in questo spazio che la richiesta dello sciopero generale acquista il suo significato politico. Il movimento degli inquilini sta cercando di portare dentro il conflitto sindacale una questione che tradizionalmente è stata trattata attraverso altri strumenti: associazioni di quartiere, piattaforme contro gli sfratti, sindacati degli inquilini e movimenti per il diritto alla casa. Non è ancora una convergenza realizzata, ma la richiesta è esplicita e mette CCOO e UGT davanti alla possibilità di assumere o meno la casa come parte del conflitto sul costo della vita.

 

169 SOCIMI11

 

 

In questo quadro diventa difficile ignorare la dimensione finanziaria del mercato immobiliare spagnolo. A metà del 2026 erano quotate in Spagna 169 SOCIMI, con una capitalizzazione borsistica vicina ai 34 miliardi di euro e un patrimonio immobiliare di 52,337 miliardi. Il dato proviene da uno studio di Armanext riportato da Cinco Días e fotografa la crescita di un settore che ha superato per la prima volta i 50 miliardi di euro di immobili gestiti.

Le SOCIMI sono state introdotte nel 2009, durante il governo Zapatero, e il loro regolamento è stato approvato nel 2013 dal governo Rajoy. Il governo Sánchez ha successivamente messo in discussione alcuni aspetti del regime fiscale, ma senza intervenire sull'esistenza dello strumento. È importante anche non confondere la crescita delle SOCIMI con una spiegazione unica della crisi abitativa: una parte consistente del loro patrimonio riguarda infatti immobili non residenziali e non tutte operano nel mercato degli affitti abitativi.

Il dato resta però significativo per un'altra ragione. Mostra quanto il patrimonio immobiliare possa essere inserito dentro circuiti finanziari e di investimento molto più grandi del rapporto tra proprietario e inquilino. La casa può essere contemporaneamente abitazione, bene patrimoniale e asset finanziario, e questi tre significati non sempre coincidono.

È questa contraddizione che rende comprensibile uno degli slogan ripetuti nelle mobilitazioni: «Come può essere, gente senza casa e case senza gente?». La domanda non riguarda soltanto il numero degli appartamenti disponibili, ma il modo in cui il patrimonio abitativo viene utilizzato e il peso che la rendita ha nella determinazione del suo valore.

Il governo ha inserito nel nuovo decreto anche misure contro alcune operazioni speculative e modifiche fiscali. Il provvedimento limita fino al 31 dicembre 2028 determinate acquisizioni immobiliari da parte di soggetti che operano nel settore e introduce interventi fiscali legati alla funzione sociale della casa. Il decreto stesso presenta la concentrazione del capitale e il peso della speculazione come elementi della crisi abitativa.

D'altra parte, le organizzazioni del settore immobiliare sostengono che alcune di queste misure possano ridurre l'offerta di affitti, perché una parte dei proprietari potrebbe preferire vendere gli immobili anziché mantenerli sul mercato locativo. È una posizione che fa parte del confronto in corso e che rende evidente quanto sia complesso intervenire sul rapporto tra rendita, investimento e accesso alla casa.

 

Dal decreto alla piazza

 

 

La pressione della mobilitazione ha contribuito ad accelerare la risposta del governo, che il 29 settembre ha approvato due real decretos12 sulla casa. Il primo estende fino al 2030 la protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili senza alternativa abitativa e introduce una proroga straordinaria di due anni per determinati contratti in scadenza entro il 2028. Il secondo introduce invece un sistema di rinnovo automatico dei contratti una volta esaurita la durata ordinaria, con condizioni e meccanismi di compensazione specifici.

I testi sono stati separati proprio per permettere una diversa gestione parlamentare delle misure. Il governo ha sostenuto che la divisione consente di salvaguardare le misure più urgenti nel caso in cui non si raggiunga un accordo su tutte le disposizioni. Per il movimento degli inquilini, invece, la separazione dei provvedimenti rischia di lasciare fuori alcune delle richieste centrali del decreto Maricarmen.

La situazione parlamentare è cambiata rapidamente nelle ultime ore. Il 1° ottobre Podemos ha annunciato il proprio voto favorevole a entrambi i decreti, dopo avere inizialmente criticato la decisione del governo di dividerli. Anche PSOE13, Sumar14, ERC15, EH Bildu16, PNV17, BNG18 e Compromís19 sostengono il pacchetto, mentre il PNV ha precisato che il suo appoggio riguarda soltanto il primo decreto. La posizione di Junts e Coalición Canaria rimane quindi determinante per la convalida parlamentare.

È qui che la tattica dell'acampada si distingue dal precedente del 15-M. Non si tratta soltanto di costruire uno spazio di protesta o di esprimere una critica generale alle istituzioni. La piazza sta cercando di intervenire direttamente su una decisione legislativa, utilizzando il tempo parlamentare come uno degli elementi della mobilitazione. La manifestazione, l'accampamento, le assemblee e la pressione sui gruppi parlamentari fanno parte dello stesso processo.

 

Una mobilitazione che supera Sol

 

 

Il fenomeno, nel frattempo, non è rimasto circoscritto a Madrid. A Barcellona, dopo una manifestazione convocata dal Sindicat de Llogateres e da altri collettivi, è nata un'acampada in Plaza Catalunya. Il sindacato catalano ha mantenuto una propria iniziativa politica durante la visita di Sánchez, chiedendo che il decreto includesse anche contratti indefiniti e misure strutturali.Anche Santander ha visto nascere un'accampata in Plaza Porticada, mentre nei giorni successivi iniziative analoghe sono comparse a Siviglia, Cadice, Málaga, Córdoba, Palma e in altre città. In Andalusia, decine di persone hanno occupato le piazze dopo le mobilitazioni sulla casa, esplicitamente in solidarietà con Sol. La riproduzione della stessa forma di protesta non significa che tutte queste esperienze siano organizzate da un'unica struttura. È piuttosto il segnale che la casa può funzionare come terreno comune per esperienze politiche e sociali differenti.

A questo si aggiunge una dimensione internazionale che non riguarda soltanto la presenza fisica di attivisti stranieri a Madrid. El País ha raccontato la partecipazione alla mobilitazione di rappresentanti di organizzazioni per il diritto alla casa provenienti da diversi Paesi europei, tra cui il London Renters' Union. E Carme Arcarazo, portavoce della Confederación de Sindicatos de Inquilinas e del Sindicat de Llogateres de Catalunya, è stata intervistata dalla CNN, portando il caso Maricarmen e la mobilitazione di Sol dentro un circuito informativo che supera ampiamente la Spagna.

Non è un dettaglio secondario. La mobilitazione ha cominciato a costruire un linguaggio comune con altre lotte per la casa che si sviluppano in città europee molto diverse tra loro. Il caso Maricarmen è diventato riconoscibile anche fuori dalla Spagna non perché la situazione abitativa spagnola sia identica a quella britannica, francese o tedesca, ma perché affitti, precarietà abitativa, espulsione degli abitanti dai quartieri e finanziarizzazione della casa sono questioni che, con caratteristiche differenti, attraversano oggi molte grandi città europee.

È in questo passaggio che la mobilitazione smette di essere soltanto una risposta a una vicenda spagnola. La casa diventa un terreno sul quale esperienze diverse possono riconoscersi, mettere in comune strumenti e costruire forme di solidarietà che non coincidono con i confini dello Stato.

 

E dopo Sol?

 

 

La questione è ora cosa resterà della mobilitazione quando il passaggio parlamentare sarà concluso. L'acampada ha già ottenuto un risultato concreto nel caso di Maricarmen, ma il movimento non considera quella soluzione sufficiente e continua a chiedere modifiche strutturali. Il rischio è che una mobilitazione molto intensa riesca a ottenere una risposta istituzionale parziale senza riuscire a costruire una struttura politica e sociale capace di mantenerne la pressione nel tempo.

Nelle piazze, intanto, accanto a «come può essere, gente senza casa e case senza gente», circolano slogan rivolti contro l'intero arco dei partiti. Non è necessario interpretarli come l'indicazione di un nuovo soggetto politico già formato. Sono piuttosto il segnale di una distanza tra una parte della mobilitazione sociale e le forme attraverso le quali la politica istituzionale cerca di rappresentarla.

Anche a sinistra la discussione è già cominciata. Irene Montero ha annunciato a settembre la propria disponibilità a guidare una candidatura alle prossime elezioni generali attraverso primarie aperte. Sumar ha risposto mantenendo una posizione diversa sul meccanismo delle primarie e il confronto sulla forma di un'eventuale candidatura unitaria è ancora aperto.

Ada Colau, dal canto suo, è tornata nel dibattito sulla possibile ricomposizione della sinistra. La sua esperienza istituzionale costituisce però anche uno degli elementi che rendono più complessa la discussione. Colau ha governato Barcellona dal 2015 al 2023 alla guida di Barcelona en Comú. Nel primo mandato il PSC entrò nell'esecutivo municipale nel 2016; dopo le elezioni del 2019, Barcelona en Comú e PSC formarono nuovamente un governo di coalizione. Dopo le elezioni del 2023, i Comuns non sono entrati nel governo cittadino guidato dal socialista Jaume Collboni, che venne eletto anche grazie ai loro voti.

Il precedente catalano, così come quello del governo di coalizione tra Podemos e PSOE a livello statale dal 2020 al 2023, pesa quindi sulla discussione attuale. Da una parte c'è chi considera l'esperienza istituzionale uno strumento per trasformare le mobilitazioni in politiche pubbliche; dall'altra c'è chi ritiene che gli accordi con i socialisti abbiano progressivamente ridotto l'autonomia politica delle forze alla loro sinistra. Non è una questione risolta e difficilmente potrà esserlo senza affrontare il rapporto tra movimento sociale e rappresentanza politica.

Per questo sarebbe un errore leggere ciò che sta accadendo a Sol soltanto attraverso la geografia dei partiti. La richiesta dello sciopero generale porta infatti il conflitto su un altro terreno. Il Sindicato de Inquilinas sta chiedendo a CCOO e UGT di collegare la crisi della casa con il costo della vita, e quindi di trasformare una mobilitazione nata attorno agli sfratti in una questione che riguarda direttamente il mondo del lavoro.

Se questa convergenza si realizzerà oppure no dipenderà da decisioni che oggi non sono ancora state prese. Ma il terreno sul quale viene proposta è abbastanza chiaro: affitti, salari, inflazione e precarietà non sono problemi identici, anche se per chi vive del proprio lavoro finiscono spesso per gravare sullo stesso reddito. A questo si aggiunge il conflitto antifascista, che nelle ultime settimane ha continuato a produrre mobilitazioni nelle strade e che incontra una questione sociale sulla quale la destra radicale cerca a sua volta di intervenire, utilizzando l'immigrazione come chiave di lettura della crisi abitativa. Vox, per esempio, ha cercato di collegare il caso Maricarmen alla questione migratoria, mentre il movimento degli inquilini ha respinto questa lettura.

È probabilmente questo l'elemento che rende la situazione attuale diversa da una semplice protesta contro una legge sugli affitti. La mobilitazione sta mettendo in relazione tre terreni che spesso vengono organizzati separatamente: il diritto alla casa, il conflitto sul salario e l'antifascismo. Non significa che esista già un fronte comune, né che tutte le persone presenti nelle acampadas condividano la stessa prospettiva politica. Significa piuttosto che questi conflitti stanno occupando contemporaneamente lo stesso spazio sociale e, in alcuni casi, stanno cominciando a riconoscersi l'uno nell'altro.

Il riferimento al 15-M resta inevitabile, ma non deve diventare una gabbia interpretativa. Quella mobilitazione appartiene a una crisi diversa, a un altro ciclo politico e a un'altra generazione. Quello che succede oggi a Sol nasce invece da una questione molto concreta, lo sfratto di una donna di 87 anni, e si sta allargando attraverso una serie di domande sulla proprietà, sulla rendita, sui salari, sulla rappresentanza politica e sulla capacità delle organizzazioni sindacali di intervenire sul costo della vita.

È ancora presto per sapere se questa mobilitazione riuscirà a trasformarsi in qualcosa di stabile. Per ora, però, la questione della casa è uscita dal perimetro delle organizzazioni degli inquilini ed è entrata nel dibattito parlamentare, ha costretto il governo a intervenire e ha aperto un confronto con i sindacati sul rapporto tra abitazione, salario e costo della vita.

A Madrid, casa, lavoro e antifascismo si incontrano oggi dentro uno stesso spazio di conflitto, senza che esista ancora una forma politica capace di tenerli insieme. L'acampada di Sol non è la ripetizione del 15M né un nuovo soggetto politico già costituito. È una mobilitazione che, partendo dallo sfratto di una donna di 87 anni, ha allargato rapidamente il campo del conflitto alla rendita, ai salari, alla rappresentanza politica e al ruolo dei sindacati.

Il dato forse più interessante è che questo allargamento non si è fermato ai confini di Madrid. Le acampadas nate a Barcellona, Santander, Siviglia, Cadice, Málaga, Córdoba e Palma, la presenza a Sol di organizzazioni europee per il diritto alla casa, fino all'intervista a Carme Arcarazo rilasciata alla CNN, mostrano come la vicenda abbia cominciato a circolare fuori dalla Spagna. Il confronto con il London Renters' Union e con altri movimenti europei indica un terreno comune che non dipende dall'identità dei singoli sistemi abitativi, ma da problemi che si ripresentano in forme diverse: affitti, precarietà, salari insufficienti e finanziarizzazione della casa.

È qui che si apre la questione politica che va oltre Sol. Se queste esperienze riusciranno a riconoscersi non soltanto nella solidarietà, ma nella costruzione di iniziative comuni, la casa potrebbe diventare uno dei terreni attraverso cui un conflitto oggi frammentato comincia a organizzarsi su scala europea. Non è ancora una realtà, ma è una possibilità che le mobilitazioni di queste settimane hanno reso visibile.

La domanda, allora, non riguarda soltanto quanto dureranno le tende di Sol. Riguarda se una mobilitazione nata a Madrid potrà mettere in comunicazione chi, in città diverse e oltre i confini dello Stato spagnolo, sta affrontando lo stesso rapporto sempre più difficile tra salario, casa e costo della vita. Se questo passaggio avverrà, Sol non sarà soltanto il luogo in cui è tornata l'acampada: potrebbe essere uno dei punti da cui una nuova geografia delle lotte comincia a prendere forma.

 


Note


  1. Acampada: in questo caso si tratta di un campeggio di lotta attuato in uno spazio urbano centrale e politicamente significativo di una città;

  2. Núcleo Nacional: è un’organizzazione e un partito politico neonazista spagnola, legalmente iscritta nel Registro Nazionale delle Associazioni del Ministero dell’Interno spagnolo dall’agosto del 2024;

  3. Vox: è un partito politico spagnolo di estrema destra fondato il 17 dicembre 2013 da alcuni membri dissidenti del Partito Popolare Spagnolo (PPE):

  4. 15M: noto anche come movimento degli indignati, è stato un movimento civico nato in seguito alla manifestazione del 15 maggio 2011 indetta da diversi collettivi e agli accampamenti spontanei che alcuni gruppi di persone hanno allestito quella notte nelle piazze di diverse città della Spagna. L'esperienza del 15-M ha influenzato diversi movimenti sorti in seguito, come il Movimento Occupy (Stati Uniti), YoSoy132 (Messico) o Nuit debout (Francia). Al suo apice, il movimento ha mobilitato oltre sei milioni di persone in Spagna, dando vita a un ciclo di proteste nel Paese che ha incluso Rodea el Congreso, il Treno della Libertà e le Marce della Dignità del 2014 e del 2015;

  5. Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid: detto anche Sindicato de Inquilinas de Madrid è un’organizzazione che riunisce e organizza principalmente persone che vivono in affitto per difendere i loro diritti. Inoltre, si batte affinché l’accesso all’alloggio sia un diritto garantito a tutti, come stabilito dalla Costituzione spagnola;

  6. lEmpresa Municipal de Vivienda y Suelo di Madrid (EMVS): del Comune di Madrid, nata dalla fusione tra l’Azienda municipale per l’edilizia abitativa (EMV) e l’Azienda municipale per il territorio (EMS), ha come «obiettivo principale... garantire il diritto a un alloggio adeguato alla popolazione madrilena, attraverso i programmi previsti dal regolamento di assegnazione degli alloggi, nonché altri programmi sociali rivolti alle persone in situazioni di estrema vulnerabilità abitativa»;

  7. Ley de Arrendamientos Urbanos: è la normativa che disciplina i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo e ad uso diverso da quello abitativo (come i locali commerciali) in Spagna;

  8. Sindicat de Llogateres de Catalunya: è un'associazione catalana che difende i diritti degli inquilini;

  9. CCOO: (Commissioni operaie) sono una confederazione sindacale spagnola. Fin dagli anni settanta, dopo la restaurazione della monarchia costituzionale, sono la più importante centrale sindacale, nonché la prima per numero di iscritti e di delegati;

  10. UGT: (Unión General de Trabajadores, UGT) è uno dei più importanti sindacati spagnoli, storicamente vicino al Partito Socialista Operaio Spagnolo;

  11. SOCIMI: (Società di Investimento Immobiliare) sono società il cui scopo principale è investire in immobili urbani destinati alla locazione. Questo strumento di investimento beneficia di un regime fiscale speciale in Spagna, che può risultare particolarmente interessante per determinati progetti e portafogli immobiliari;

  12. Real Decreto: in Spagna è una norma giuridica avente rango di legge, tipica dei paesi con monarchia parlamentare, emanata dal potere esecutivo e adottata in caso di necessità straordinaria e urgente. Richiede una successiva convalida o ratifica da parte del potere legislativo, solitamente entro un breve termine (trenta giorni lavorativi al massimo);

  13. PSOE: Partito Socialista Operaio Spagnolo, è un partito politico della Spagna, fondato nel 1879 da Pablo Iglesias Posse. È membro del Partito del Socialismo Europeo e dell'Internazionale Socialista;

  14. Sumar: è una coalizione spagnola, creata da diversi partiti della sinistra e di sinistra radicale per presentarsi alle elezioni generali in Spagna del 2023. Si tratta della più grande coalizione elettorale della storia spagnola, raggruppando al suo interno 20 partiti politici;

  15. ERC: (Esquerra Democràtica de Catalunya) è stato un partito politico di centro riformista creato in Catalogna da Joan Baptista Cendrós nel 1975 poco dopo la morte di Francisco Franco;

  16. EH Bildu: (Euskal Herria Bildu) - unire il Paese Basco - è una coalizione di partiti politici spagnoli fondata nel 2012. È presente nelle comunità autonome della Navarra e dei Paesi Baschi;

  17. PNV: Partito Nazionalista Basco;

  18. BNG: Blocco Nazionalista Galiziano  è una federazione di partiti politici spagnoli, operativi nella comunità autonoma della Galizia

  19. Compromìs: è un partito politico valenciano, originariamente una coalizione elettorale, nella Comunißtà Valenciana, in Spagna.


Dario Lovaglio. Ricercatore indipendente, membro dell Observatorio.del Conflicto Urbano (OACU). Dottore in Società e Cultura presso l'Universitat de Barcelona.



 

From Ceuta to Sol: Towards a New Class Composition


by Dario Lovaglio


A thread runs through Spain in these recent weeks, even if it seemingly binds together very different episodes: the migration crisis in Ceuta, the anti-fascist mobilizations against the initiatives of the right and extreme right, the return of the housing question to the center of social conflict, and finally, the acampada1 in Puerta del Sol born in the wake of Maricarmen Abascal’s eviction.This is not about establishing a direct causal link between these events. Their connection lies rather in the political and social context in which they are taking place: on the one hand, a socialist government that continues to assert its capacity for crisis management; on the other, a right wing that has found in immigration, security, and property some of its primary grounds for mobilization; in the middle, a society that in various places is once again organizing itself in public space.The crisis in Ceuta had already opened an initial fissure. Between July 30 and 31, according to Spanish authorities, between 70,000 and 80,000 people entered the enclave from Morocco, in a situation that put severe pressure on reception services and border management. The affair generated a political clash over the government's response and the responsibilities of local and central authorities. On September 28, Miguel Ángel Pérez Triano stepped down as Government Delegate in Ceuta and announced his withdrawal from politics, claiming he had been subjected to intense pressure and reiterating that he had warned the central government in advance about the situation at the border.

The crisis had another political consequence as well. Immigration became the starting point for a series of mobilizations by the radical right. On September 2, in Madrid, a rally called under the slogan «Ceuta nos une» brought together supporters of the Ceutan cause and, among others, militants of Núcleo Nacional2. The clashes that occurred at the end of the demonstration led to four arrests and four injured police officers.

That dynamic did not remain confined to the migration issue. The initiatives of Vox3 and the extreme right met with anti-fascist responses in various cities, differing in form and scale. In Granada, in April, a protest had delayed a rally by Santiago Abascal; in Barcelona, in the following months, mobilizations against radical right initiatives once again brought political conflict into the public space. Anti-fascism, therefore, did not remain merely a stance expressed in electoral campaigns or on social networks, but continued to generate mobilization in the streets.It is within this framework, and not as its direct consequence, that the housing question explodes.


Fifteen Years Later, Sol



15M4 inevitably occupies the memory of what is happening today in Madrid. In 2011, thousands of people occupied Puerta del Sol against an economic crisis that had transformed unemployment, debt, mortgages, and precarity into a generational condition. Fifteen years later, tents have returned to the same square, but around a much more precise issue: the right to housing.

The new acampada was born on September 26, at the end of the demonstration called by the Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid5 following the eviction of Maricarmen Abascal. In a few days, it grew to exceed a thousand tents and involve thousands of people. El País recounted the simultaneous presence of young people who had not lived through 15M and activists who had instead participated in the 2011 mobilizations. Thus, two different political generations meet in the same square, separated by fifteen years and different cycles of mobilization, yet confronted with a material difficulty that continues to reappear: being able to build an economically and residentially stable life.

Giving political continuity to this mobilization is the Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid. Among the most visible figures in these days are Valeria Racu and Alicia del Río, both spokespersons for the union and protagonists of the mobilization in Sol and of the pressure on the government for the approval of the measures demanded by the movement. Carolina Vilariño, also a union spokesperson, instead participated in the presentation of the Maricarmen decree and in the negotiations that led to an agreement on Maricarmen's new contract and her return to her home. The presence of multiple spokespersons reflects the organized and collective character of the union, which does not concentrate the representation of the mobilization in a single figure but builds it through a plurality of voices.

The difference compared to 15M, however, also lies in tactics. The 2011 mobilization had rapidly assumed a general dimension, calling into question the functioning of institutions, political representation, and the economic policies adopted during the crisis. Today’s acampada, on the other hand, stems from a very concrete conflict and a precise legislative demand: to prevent what happened to Maricarmen from happening again.

Maricarmen Abascal, 87 years old, had lived for 71 years in the same apartment in the Retiro district. On September 23, she was evicted after several attempts to execute the eviction order, despite the mobilization of the Sindicato de Inquilinas and a request from the United Nations to suspend the procedure. She was carried out on a stretcher and hospitalized in the Gregorio Marañón hospital. The images of the eviction circulated very widely and helped transform an individual case into a symbol of the housing crisis.

Meanwhile, the individual case found a solution. Following mobilization and a negotiation in which the Empresa Municipal de Vivienda y Suelo of Madrid6 also intervened, the apartment owner reached an agreement with Maricarmen: a new eight-year contract, with a rent not exceeding 30% of her income, and her return to the home after discharge from the hospital.For the Sindicato de Inquilinas, however, this does not close the issue. The mobilization in Sol continued even after the agreement, precisely because the declared objective is not only to obtain a solution for Maricarmen, but to prevent the resolution of a single case from substituting a change in the conditions that make analogous evictions possible.


What the Maricarmen Decree Demands



The so-called Maricarmen decree stems from this need. The proposal was presented on September 25 in Madrid by the Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid, together with the Confederación de Sindicatos de Inquilinas, in which various territorial organizations participate. Carme Arcarazo, spokesperson for the Sindicat de Llogateres de Catalunya8, was also present at the press conference. The five main demands concern a structural system of protection against evictions, the reform of the Ley de Arrendamientos Urbanos7 to curb abuses in temporary and room rentals, rent freezes, generalized contract extensions, and automatic contract renewal to prevent evictions without cause.

The organizational distinction is important. In Madrid, it is the Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid that directly leads the mobilization in Sol; the Confederación, on the other hand, serves as a coordination space among territorial organizations. The Sindicat de Llogateres de Catalunya participates in the national mobilization, but it is not the organization that promoted the Madrid acampada.

The national dimension of the mobilization is also evident in subsequent initiatives. On September 26, the Madrid union took the protest from Puerta del Sol to Congress, while the Catalan movement organized its own mobilizations during Pedro Sánchez's visit to Barcelona. Carme Arcarazo linked this platform to a broader issue: that of the relationship between housing and labor. The demand addressed to CCOO9 and UGT10 is indeed to move towards a general strike if the government fails to take sufficient measures on housing and the cost of living. The Sindicato de Inquilinas publicly relaunched the proposal during the Sol mobilization, demanding that the protest not exhaust itself in the encampment and the demonstrations already called. This is arguably the most interesting passage of the mobilization, because it alters the scale of the conflict. It is no longer just a matter of evictions or rent prices, but of the possibility of connecting what happens inside and outside the workplace. If a growing share of wages goes toward paying for housing, the rent problem directly enters the discussion on real wages. And if the defense of wages fails to factor in the cost of housing, a decisive part of the material conditions of those who work remains outside collective bargaining.


Housing is Not Just High Rents


Reducing everything to rent prices, however, would be reductive. The problem is broader and concerns the gap between incomes and the overall cost of living. In the second quarter of 2026, the average wage cost in Spain grew by 4%, reaching €2,512.68 per month per worker. This is a nominal figure and does not coincide with the income effectively available to families.This is why the issue of inflation matters. Wage increases can coexist with a loss of purchasing power when the cost of housing, food, energy, and other essential goods grows at a rapid pace. The housing crisis therefore does not only concern those facing the risk of eviction or those looking for housing on the market: it also concerns those who work but cannot set aside the money necessary for a down payment, those who delay leaving their parents' homes, those forced to change neighborhoods or cities, and those who see an ever-increasing portion of their income absorbed by rent.

It is in this space that the demand for a general strike acquires its political significance. The tenants' movement is trying to bring into trade union conflict an issue that has traditionally been handled through other instruments: neighborhood associations, anti-eviction platforms, tenants' unions, and housing rights movements. It is not yet a realized convergence, but the demand is explicit and confronts CCOO and UGT with the choice of whether or not to adopt housing as part of the conflict over the cost of living.


169 SOCIMI11



Within this framework, it becomes difficult to ignore the financial dimension of the Spanish real estate market. In mid-2026, there were 169 SOCIMI listed in Spain, with a market capitalization close to €34 billion and a real estate portfolio of €52.337 billion. The data comes from a study by Armanext reported by Cinco Días and captures the growth of a sector that for the first time has exceeded €50 billion in managed real estate.

SOCIMI were introduced in 2009, under the Zapatero government, and their regulations were approved in 2013 by the Rajoy government. The Sánchez government subsequently challenged certain aspects of the tax regime, without intervening in the existence of the instrument itself. It is also important not to confuse the growth of SOCIMI with a single explanation for the housing crisis: a consistent part of their portfolio involves non-residential properties, and not all operate in the residential rental market.

The data remains significant for another reason. It shows how deeply real estate assets can be integrated into financial and investment circuits that far transcend the landlord-tenant relationship. A home can simultaneously be a dwelling, a property asset, and a financial asset, and these three meanings do not always coincide.

It is this contradiction that makes one of the slogans repeated in the mobilizations understandable: «How can this be, people without homes and homes without people?». The question concerns not only the number of available apartments, but the way housing stock is utilized and the weight that rent-seeking plays in determining its value.

The government has also included measures against certain speculative operations and tax modifications in the new decree. The provision limits certain real estate acquisitions by entities operating in the sector until December 31, 2028, and introduces fiscal interventions linked to the social function of housing. The decree itself presents the concentration of capital and the weight of speculation as elements of the housing crisis.

On the other hand, real estate sector organizations argue that some of these measures could reduce the supply of rentals, as some owners might prefer to sell properties rather than keep them on the rental market. This is a stance that is part of the ongoing confrontation and makes clear how complex it is to intervene in the relationship between rent, investment, and access to housing.


From the Decree to the Square



The pressure of mobilization helped accelerate the government's response, which on September 29 approved two real decretos12 on housing. The first extends eviction protection for vulnerable populations without housing alternatives until 2030 and introduces an extraordinary two-year extension for certain contracts expiring by 2028. The second introduces a system of automatic contract renewal once the ordinary duration has expired, with specific conditions and compensation mechanisms.

The texts were separated precisely to allow for different parliamentary management of the measures. The government argued that the division allows for the safeguarding of the most urgent measures in the event that an agreement on all provisions is not reached. For the tenants' movement, however, the separation of the measures risks leaving out some of the core demands of the Maricarmen decree.

The parliamentary situation changed rapidly in recent hours. On October 1, Podemos announced its vote in favor of both decrees, after initially criticizing the government's decision to split them. PSOE13, Sumar14, ERC15, EH Bildu16, PNV17, BNG18, and Compromís19 also support the package, while PNV specified that its support concerns only the first decree. The positions of Junts and Coalición Canaria thus remain decisive for parliamentary validation.

Here is where the tactics of the acampada differ from the 15M precedent. It is not merely a matter of building a space of protest or expressing a general critique of institutions. The square is attempting to directly intervene in a legislative decision, utilizing parliamentary timing as one of the elements of mobilization. The demonstration, the encampment, the assemblies, and the pressure on parliamentary groups are all part of the same process.


A Mobilization that Transcends Sol



The phenomenon, meanwhile, has not remained circumscribed to Madrid. In Barcelona, following a demonstration called by the Sindicat de Llogateres and other collectives, an acampada was born in Plaza Catalunya. The Catalan union maintained its own political initiative during Sánchez's visit, demanding that the decree also include open-ended contracts and structural measures.Santander also saw an encampment arise in Plaza Porticada, while in subsequent days analogous initiatives appeared in Seville, Cádiz, Málaga, Córdoba, Palma, and other cities. In Andalusia, dozens of people occupied public squares following mobilizations on housing, explicitly in solidarity with Sol. The reproduction of the same form of protest does not mean that all these experiences are organized by a single structure. Rather, it is a signal that housing can function as common ground for different political and social experiences.

Added to this is an international dimension that goes beyond the physical presence of foreign activists in Madrid. El País recounted the participation in the mobilization of representatives of housing rights organizations from various European countries, including the London Renters' Union. And Carme Arcarazo, spokesperson for the Confederación de Sindicatos de Inquilinas and the Sindicat de Llogateres de Catalunya, was interviewed by CNN, bringing the Maricarmen case and the Sol mobilization into an informational circuit that extends far beyond Spain.This is not a secondary detail. The mobilization has begun to construct a common language with other housing struggles developing in very different European cities. The Maricarmen case has become recognizable outside Spain not because the Spanish housing situation is identical to the British, French, or German ones, but because rents, housing precarity, the displacement of inhabitants from neighborhoods, and the financialization of housing are issues that, with varying characteristics, cut across many major European cities today.

It is in this passage that the mobilization ceases to be merely a response to a Spanish affair. Housing becomes terrain upon which different experiences can recognize one another, pool instruments, and build forms of solidarity that do not coincide with state borders.


And After Sol?



The question now is what will remain of the mobilization once the parliamentary phase is concluded. The acampada has already achieved a concrete result in Maricarmen's case, but the movement does not consider that solution sufficient and continues to demand structural modifications. The risk is that a highly intense mobilization succeeds in obtaining a partial institutional response without managing to build a political and social structure capable of sustaining pressure over time.

In the squares, meanwhile, alongside «how can this be, people without homes and homes without people», slogans directed against the entire political spectrum are circulating. It is not necessary to interpret them as an indication of a new political subject already formed. Rather, they are a sign of a distance between a part of social mobilization and the forms through which institutional politics seeks to represent it.

On the left as well, discussion has already begun. Irene Montero announced in September her willingness to lead a candidacy in the next general elections through open primaries. Sumar responded by maintaining a different position on the primary mechanism, and the confrontation over the shape of a potential unitary candidacy remains open.

Ada Colau, for her part, has returned to the debate on the possible recomposition of the left. Her institutional experience, however, is also one of the elements that makes the discussion more complex. Colau governed Barcelona from 2015 to 2023 at the head of Barcelona en Comú. In her first term, the PSC entered the municipal executive in 2016; after the 2019 elections, Barcelona en Comú and the PSC once again formed a coalition government. Following the 2023 elections, the Comuns did not enter the city government led by socialist Jaume Collboni, who was elected also thanks to their votes.

The Catalan precedent, as well as that of the coalition government between Podemos and PSOE at the state level from 2020 to 2023, thus weighs on the current discussion. On one side are those who view institutional experience as an instrument to transform mobilizations into public policies; on the other are those who believe that agreements with socialists have progressively reduced the political autonomy of the forces to their left. This is an unresolved issue and can hardly be settled without addressing the relationship between social movements and political representation.

For this reason, it would be an error to read what is happening in Sol solely through the geography of parties. The demand for a general strike brings conflict onto another terrain entirely. The Sindicato de Inquilinas is asking CCOO and UGT to link the housing crisis to the cost of living, thereby transforming a mobilization born around evictions into an issue that directly concerns the world of labor.

Whether this convergence will materialize depends on decisions not yet made today. But the terrain on which it is proposed is clear enough: rents, wages, inflation, and precarity are not identical problems, even if for those who live by their labor they frequently end up weighing on the exact same income. Added to this is the anti-fascist conflict, which in recent weeks has continued to generate street mobilizations and which intersects with a social question that the radical right is likewise attempting to intervene in, using immigration as an interpretive key for the housing crisis. Vox, for instance, has sought to link the Maricarmen case to the migration issue, whereas the tenants' movement has rejected this reading.

This is arguably the element that makes the current situation different from a simple protest against a rent law. The mobilization is connecting three terrains that are frequently organized separately: the right to housing, the wage conflict, and anti-fascism. This does not mean a common front already exists, nor that everyone present in the acampadas shares the same political perspective. Rather, it means these conflicts are simultaneously occupying the same social space and, in some cases, beginning to recognize one another.

The reference to 15M remains inevitable, but it must not become an interpretive cage. That mobilization belongs to a different crisis, another political cycle, and another generation. What happens today in Sol stems instead from a very concrete issue—the eviction of an 87-year-old woman—and is expanding through a series of questions regarding property, rent, wages, political representation, and the capacity of trade union organizations to intervene in the cost of living.It is still too early to know whether this mobilization will succeed in transforming into something stable. For now, however, the housing issue has stepped out of the perimeter of tenants' organizations and entered parliamentary debate, forced the government to intervene, and opened a confrontation with unions over the relationship between housing, wages, and the cost of living.

In Madrid, housing, labor, and anti-fascism meet today within the same space of conflict, without a political form yet existing capable of holding them together. The acampada in Sol is neither a repetition of 15M nor a pre-constituted new political subject. It is a mobilization that, starting from the eviction of an 87-year-old woman, has rapidly broadened the field of conflict to rent, wages, political representation, and the role of trade unions.

Perhaps the most interesting data point is that this enlargement did not stop at the borders of Madrid. The acampadas born in Barcelona, Santander, Seville, Cádiz, Málaga, Córdoba, and Palma, the presence in Sol of European housing rights organizations, down to Carme Arcarazo’s interview with CNN, demonstrate how the affair has begun to circulate outside Spain. The comparison with the London Renters' Union and other European movements points to a common terrain that does not depend on the identity of individual housing systems, but on problems that recur in different forms: rents, precarity, insufficient wages, and the financialization of housing. It is here that the political question beyond Sol opens up. If these experiences succeed in recognizing one another not only in solidarity, but in the construction of common initiatives, housing could become one of the terrains through which a currently fragmented conflict begins to organize on a European scale. It is not yet a reality, but it is a possibility that the mobilizations of these weeks have made visible.

The question, then, concerns not only how long the tents of Sol will last. It concerns whether a mobilization born in Madrid will be able to connect those who, in different cities and beyond the borders of the Spanish state, are confronting the same increasingly difficult relationship between wages, housing, and the cost of living. If this transition occurs, Sol will not merely be the place where the acampada returned: it could be one of the points from which a new geography of struggles begins to take shape. 


Editorial Note: breaking news — the housing real decrees issued by the Sánchez government (PSOE) currently in office have been voted down in parliament; immediately, hundreds of thousands of people took to the streets across Spain. The Sol acampada continues. 

 

Notes 

  1. Acampada: in this case, a political protest encampment set up in a central and politically significant urban space of a city; 

  2. Núcleo Nacional: a Spanish neo-Nazi political organization and party, legally registered in the National Register of Associations of the Spanish Ministry of the Interior since August 2024; 

  3. Vox: a Spanish extreme-right political party founded on December 17, 2013, by dissident members of the Spanish People's Party (PP); 

  4. 15M: also known as the indignados movement, a civic movement born following the demonstration of May 15, 2011, called by various collectives and the spontaneous encampments set up that night in squares across Spanish cities. The 15M experience influenced subsequent movements such as Occupy (United States), YoSoy132 (Mexico), and Nuit debout (France). At its peak, the movement mobilized over six million people in Spain, sparking a wave of protests including Rodea el Congreso, the Train of Freedom, and the Dignity Marches of 2014 and 2015; 

  5. Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid: also known as the Madrid Tenants' Union, an organization bringing together and organizing renters to defend their rights, while fighting for housing access as a guaranteed right under the Spanish Constitution; 

  6. Empresa Municipal de Vivienda y Suelo (EMVS): of the Madrid City Council, born from the merger of the Municipal Housing Company (EMV) and the Municipal Land Company (EMS), aimed at ensuring the right to adequate housing for the Madrid population through allocation programs and social schemes for vulnerable groups; 

  7. Ley de Arrendamientos Urbanos: the legislation regulating urban residential and non- residential (e.g., commercial) lease contracts in Spain; 

  8. Sindicat de Llogateres de Catalunya: a Catalan association defending tenants' rights; 

  9. CCOO (Comisiones Obreras): Workers' Commissions, a major Spanish trade union confederation, historically the largest by membership and delegates since the restoration of constitutional monarchy in the 1970s; 

  10. UGT (Unión General de Trabajadores): one of Spain's principal trade unions, historically close to the Spanish Socialist Workers' Party; 

  11. SOCIMI (Sociedades Anónimas Cotizadas de Inversión en el Mercado Inmobiliario): Real Estate Investment Trusts, companies whose main purpose is investing in urban rental properties under a special tax regime in Spain; 

  12. Real Decreto: in Spain, a legal norm with the rank of law, typical of parliamentary monarchies, issued by the executive branch in cases of extraordinary and urgent need, requiring subsequent parliamentary ratification within a short timeframe (maximum thirty working days); 

  13. PSOE (Partido Socialista Obrero Español): Spanish Socialist Workers' Party, founded in 1879 by Pablo Iglesias Posse, a member of the Party of European Socialists and the Socialist International; 

  14. Sumar: a Spanish electoral coalition created by various left and radical-left parties for the 2023 general elections, grouping 20 political parties; 

  15. ERC (Esquerra Republicana de Catalunya): Catalan Republican Left (note: translated contextually reflecting standard historical nomenclature, reformist center party created by Joan Baptista Cendrós in 1975); 

  16. EH Bildu (Euskal Herria Bildu): "Unite the Basque Country", a coalition of Basque political parties founded in 2012, operating in Navarre and the Basque Autonomous Community;

  17. PNV (Partido Nacionalista Vasco): Basque Nationalist Party; 

  18. BNG (Bloque Nacionalista Galego): Galician Nationalist Bloc, a federation of political parties operating in Galicia; 

  19. Compromís: a Valencian political party, originally an electoral coalition in the Valencian Community, Spain.

 

Author bio: Dario Lovaglio is an independent researcher and member of the Observatorio del Conflicto Urbano (OACU). He holds a PhD in Society and Culture from the Universitat de Barcelona.


 

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