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- Giorgio Griziotti

- 47 minuti fa
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Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: La Governance quantistica e Le Tecnologie degli affetti Multispecie

Il Progetto Man2Man
Il Boomernauta racconta la nascita di Man2Man in seno alla Gov Q. L’obbiettivo del progetto era di arrivare a un livello di padronanza e di controllo delle soggettività tali da indurre le grandi masse a lavorare contro il loro interesse per permettere alle élite di sottrarsi al caos terrestre fuggendo nello spazio. Il progetto Man2Man sarebbe partito dalle acquisizioni ed esperienze del neurocapitalismo, che aveva aperto la strada alle manipolazioni di massa delle emozioni e degli affetti. Modalità delle grandi opere, capillarità di sensori disseminati ovunque, algoritmica e potenza di calcolo quantistica erano i principali ingredienti del piano operativo.Nel passato economisti della Gov Neolib, ricercatori e soprattutto i team di punta delle grandi piattaforme avevano già lavorato a fondo sulla valorizzazione delle emozioni. Si trattava di tecniche talvolta efficaci, ma ancora rudimentali e spesso basate solo sui segni comportamentali o somatici tipici della specie umana. Lo scopo di ottenere prevedibilità e conseguente valorizzazione economica veniva poi raggiunto usando opportunamente i big data e le tecniche di neuromarketing derivate da quegli studi.
Nei tempi neolib i premi Nobel di economia venivano talvolta propinati a ricercatori che, proclamandosi libertari paternalisti, avevano inventato i concetti dell’economia comportamentale e i nudge, la cosiddetta spinta gentile a obbedire senza rendersene conto1. In quell’epoca la trovata dei nudge venne illustrata dall’esempio della mosca finta posta negli orinatoi di Schiphol2 che, attirando l’attenzione degli utenti, impediva di pisciare fuori dalla preziosa tazza ready made di Duchamp e quindi permetteva sostanziali economie nelle spese di pulizia.
Raramente si era trovato luogo più appropriato per spiegare un raffinato e altamente premiato concetto di economia che si iscrivesse perfettamente nella continuità delle procedure di controllo neurocapitalista occulto.
Lo zoccolo di Man2Man si basava su tre dispositivi fondamentali. Il primo mirava a raccogliere il minimo palpito della grande maggioranza dei miliardi di umani e di buona parte dei nonumani di Gaia, il secondo era di mettere in campo una potenza di calcolo quantistica e convenzionale in grado d’utilizzare l’inverosimile quantità di dati prodotti a ogni istante. Il terzo dispositivo, quasi tutto da inventare, prevedeva una capacità d’azione anche in tempo reale sulla base dei dati raccolti delle elaborazioni effettuate. L’obbiettivo era di arrivare a una gestione algoritmica globale e di fine precisione di affetti ed emozioni. I techno-tycoon la chiamavano intelligenza artificiale e, soprattutto, molto artificialmente orientata dal punto di vista politico.
Secondo loro questo avrebbe permesso di dare un nuovo impulso alle vecchie procedure del neurocapitalismo. Quest’ultimo era arrivato all’apice nell’epoca d’oro delle global Platform dei techno-tycoon, ma poi era cominciato il declino proprio nei due grandi Imperi, quello di Mezzo col fallimento del progetto Lunga Primavera e quello di Sbieco con le sindromi dissociative che avevano colpito la popolazione. Ovviamente non c’era bisogno di ricominciare tutto da zero, si sarebbero potuti utilizzare i concetti, le procedure già sperimentate e soprattutto l’inverosimile quantità di bot, di spie, di sensori, di oggetti connessi di ogni tipo che già reticolavano la biosfera in cielo, terra e mari e che sarebbero stati ulteriormente potenziati e sviluppati. Questa sarebbe stata la base da cui partire con un nuovo paradigma tecnologico.
Man2Man venne lanciato nel più grande segreto. Ovviamente non si voleva con questo penalizzare l’iniziativa privata e le multinazionali, ma piuttosto approfittare del progetto per riorganizzare l’assetto generale e i centri di potere.
In modo speculare e opposto ai sostenitori del Capitalocene, la Gov Q pensava che, una volta ripreso il controllo delle popolazioni, sarebbe poi stato più semplice far fronte alla malattia di Gaia, che loro non riconoscevano e definivano in modo asettico e astratto con definizioni tipo problema ecologico e cambiamento climatico. Nel passaggio avrebbero anche neutralizzato se non proprio la Sfera Autonoma almeno i movimenti che si agitavano in essa, come importante obbiettivo collaterale.
All’interno della Gov la WorldForce (WF) aveva preso la direzione del progetto che sarebbe stato coordinato con i centri di ricerca privati e nella maggior parte segreti, detenuti dalle piattaforme dei techno-tycoon.
Se del progetto Manhattan restavano l’aura di mistero e la vastità, la WF si era piuttosto ispirata a ARPANET per mettere a punto un apparato globale in grado di gestire nuove modalità emozionali e affettive. ARPANET, la rete militare da cui era derivato Internet, era stato un progetto lanciato dalla Defense Advanced Research Project Agency (DARPA) l’agenzia militare USA per lo sviluppo di nuove tecnologie a uso bellico durante il periodo della guerra fredda. In quell’occasione DARPA aveva fatto ricorso alle grandi università per inventare una vasta rete elettronica, resiliente rispetto a un possibile attacco nucleare. Fu la scintilla che poi diede vita alla svolta epocale d’internet e della comunicazione universale. Una svolta che, nell’ambito della Sfera Autonoma, sembrava portare con sé nuove possibilità politiche, ma questa illusione si rivelò effimera poiché i techno-tycoon e le figure dominanti del Neolib riuscirono rapidamente a riacquistare il controllo.
Man2Man aveva dei geni in comune con Internet, nato da un progetto militare trasformatosi in civile, ma doveva però fare i conti col fatto che le università, come il resto dell’insegnamento e della ricerca, erano state completamente privatizzate. Da tempo la WorldForce, che aveva fra l’altro inglobato anche DARPA come molti altri organismi simili nel mondo, lavorava già sulla ricerca neurotecnologica, includendo interfacce neurali e sensori che interagivano con il sistema nervoso centrale e periferico e usando nanoneuroscienze, neuroimaging e cyber-neurosistemi. Già precedentemente al lancio di Man2Man la WorldForce stava sviluppando tecnologie per accedere, valutare, e manipolare i segnali neurali, influenzando gli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali di militari, trader e altre professioni sensibili. Il progetto prevedeva di costituire una bio-rete3 specifica, che avrebbe anche utilizzato, ove necessario, le infrastrutture reticolari esistenti (internet, reti mobili ecc.). La bio-rete, gestita da una specifica intelligenza artificiale e alimentata da potenziometri neurocognitivi, era destinata a usi molteplici sia per la produzione che per il controllo. Fra gli altri l’avrebbero usata tanto i cyber trader delle sfere Ecofin quanto i cyber warrior dei SecurServ.
Forse c’era qualcosa in Man2Man che evocava anche il progetto diretto da Alan Turing durante la seconda guerra mondiale. In quel caso si era trattato di decifrare i codici prodotti da Enigma, la criptomacchina usata dai nazisti, e il successo dell’operazione era stato decisivo nell’accelerare la sconfitta della Germania. Ma in fondo si trattava di un duello mediato da macchine pilotate da umani i cui corpi non erano direttamente implicati e messi in gioco. I cyborg dovevano ancora nascere.
A circa un secolo dalla creazione di Internet – ti sto raccontando fatti che si svolgono a cavallo fra il XXI e il XXII secolo – la ricerca aveva fatto progressi enormi sulle modalità d’intra-azione fra reti e segnali neurali e sulla precisa rilevazione in real time dei principali stati emozionali primari. Tutto questo sarebbe stato al cuore del progetto.
L’altro fattore determinante era la straordinaria estensione dell’Internet of Things (IoT)4. Da quasi un secolo la biosfera era stata inondata silenziosamente da oggetti connessi, da sensori, da trigger, da dispositivi sempre più miniaturizzati come le webcam capaci di captare immagini anche all’interno dei corpi e poi anche da chips di GPS o GLS5 collegati alle reti, ma anche direttamente a satelliti.A partire da questa base il progetto aveva come obbiettivo intermediario di utilizzare l’IoT esistente ampliandolo e di sviluppare procedure e altri dispositivi miniaturizzati che fossero in grado di trasmettere nei canali della nuova bio-rete, emozioni, affetti e stati d’animo del vivente circostante. Si era perduto il conto esatto, ma si presumeva che la densità fosse in media di circa 2000 pezzi al km2 compresi gli oceani, i poli, i deserti ecc. Quindi ce ne sarebbero stati circa 50 per ogni umano, ma forse erano molti di più considerando i miliardi di oggetti miniaturizzati connessi dispersi segretamente e fuori da ogni controllo, con fini anche illegali o comunque illeciti, da multinazionali, governi, mafie, SecurServ ecc.Semplificando oltremisura si sarebbe potuto parlare di un internet delle percezioni in grado di mettere in una rete del vivente le trame del vissuto emotivo e motivazionale dei terrestri.
Oltre al mistero che circondava Man2Man, ciò che univa questa tecnologia al suo predecessore nucleare era la convinzione che rappresentasse una svolta nella storia dell’umanità. Anche quando iniziarono a trapelare informazioni sul potenziale di questi studi, non si sapeva ancora come fosse possibile interagire in modo quasi diretto con le funzioni cerebrali che governano le emozioni. Le ricerche erano innanzitutto mirate a trovare forme di assoggettamento che fossero più potenti di quelle ormai quasi obsolete del neurocapitalismo, utilizzate in decenni di egemonia sul bioipermedia da parte delle grandi piattaforme dei techno-tycoon.
Note:
Riferimento alle teorie di tal Richard Thaler. Premio Nobel di economia 2017.
Aeroporto di Amsterdam. Il Boomernauta ha buona memoria perché ho riscontrato questa informazione su Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_nudge .
Bio-rete: cfr. glossario.
Internet of Things: cfr. glossario.
Global Location System.
Tecnologie degli Affetti Multispecie
Secondo il Boomernauta a un certo punto i responsabili funzionali del progetto Man2Man si ispirarono ai movimenti antispecisti in una classica operazione di recupero e sfruttamento del valore. Volevano utilizzare le neuropsicologie nonumane e le modalità di manipolazione neurale al fine di influenzare le emozioni e gli affetti umani. Nacquero così nel più grande segreto le Tecnologie degli Affetti Multispecie (TAM,) basate sulla bio-rete. Ma ben presto cominciarono i leaks e i movimenti hacker riuscirono a infiltrarsi e a recuperare procedure e codici. I manager di Man2man1 furono costretti allora a operare un dietrofront e a rendere open gli sviluppi effettuati.
Ad un certo punto, la direzione di Man2Man si rese conto che non sarebbe stato possibile raggiungere un nuovo livello di sottomissione dell’umanità semplicemente affinando e potenziando le capacità di raccolta e trattamento delle informazioni, nemmeno con l’aggiunta di nuove tecnologie in grado di catturare affetti ed emozioni. Il veloce deterioramento della biosfera e dei suoi equilibri costituiva una grave minaccia non solo per la sopravvivenza della comunità umana, ma anche per la sopravvivenza delle molte specie non umane fondamentali per essa. Nonostante la Governance avesse sempre negato l’esistenza del principio del morbo nekomemetico, era chiaro che qualcosa doveva essere fatto per proteggere l’ecosistema. Pertanto, l’estensione del progetto Man2Man anche ai nonumani era diventata una necessità. C’era addirittura un manipolo di manager, più transumanisti di altri, che coltivava la segreta speranza di arrivare, scalando di specie in specie, a un assoggettamento globale di Gaia. L’avevano scambiata per una dea capricciosa e vendicativa e volevano che la smettesse di ribellarsi e si piegasse una volta per tutte all’Uomo. Fantasticavano di tornare ai tempi antichi in cui, come appariva su scritture sacre e consimili, si era convinti che Gaia era stata creata per essere al servizio degli umani. Era un tentativo un po’ disperato, ma loro ci credevano e quindi consideravano la High Frontier e le migrazioni spaziali solo come un piano B.
Ma torniamo ai nonumani: c’erano già stati nella prima parte del XXI secolo grandi progetti per monitorare i comportamenti di qualche milione di insetti, uccelli, pipistrelli e pesci dalle Stazioni Spaziali2 e per raccogliere conoscenze utili alla comprensione della loro vita e degli ecosistemi a cui appartengono. In particolare, erano state utilizzate diverse tecnologie come dispositivi radio iperminiaturizzati, telecamere nanogopro, modalità di geolocalizzazione dei nonumani, sensori di vario genere e altre tecnologie ancora più avanzate. Elaborando i dati della loro mobilità memorizzati in un’enorme base, gli addetti ai lavori dicevano di avere una comprensione nuova della vita sulla Terra. Sicuramente potevano scrutare da vicino e da un altro angolo le reti della vita. E poi riuscivano anche a ottenere informazioni utili e salvifiche. Per esempio, monitorando gli improvvisi movimenti collettivi dei nonumani nelle zone vulcaniche, venivano informati con diverse ore di anticipo di una prossima eruzione. O arrivavano a scoprire discariche illegali seguendo i raggruppamenti di gabbiani o avvoltoi opportunamente equipaggiati. Oltre a essere un modo nuovo di mettere al lavoro le reti della vita, si trattava soprattutto di sfruttare nuovi giacimenti di informazioni sulla biosfera da cui trarre profitto.
In precedenza erano stati fatti esperimenti anche estesi ma non coordinati, Man2Man aveva l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero possibile di specie individualmente e collettivamente. In questo procedere la superficie di Gaia doveva essere coperta in modo omogeneo da una vasta gamma di micro e nano-dispositivi attivi e passivi, di varie forme e complessità e disposti in modo casuale nel corso del tempo. Nelle sfere della governance si decise che sin dai primi anni d’istruzione scolastica si dovesse imparare a diffondere chip e sensori ormai talmente minuscoli da essere difficilmente rilevabili nell’ambiente. La ragione ufficiale consisteva nel far credere che ognuno dovesse avere il suo pass o la sua Global Digital Identity (GDI), perché solo così si sarebbe riusciti ad arginare il deterioramento delle condizioni di vita (umana) in Terra. E questo era una base essenziale per il successo di Man2Man. Tuttavia, l’obiettivo principale era quello di tradurre il pulsare di Gaia in Tsunami di dati, noti come Data Tsunami3, che sarebbero stati milioni di volte più estesi dei Big Data. Secondo la Gov Q, questo target avrebbe permesso un nuovo sistema di assoggettamento separato tra esseri umani e non, sfruttando emozioni e sentimenti di entrambi per indurre un controllo reciproco, creando una sorta di divide et impera affettivo-digitale.
Questo nuovo orientamento del progetto Man2Man implicava un’articolazione abbastanza complessa della sperimentazione.
Come era avvenuto abitualmente nella storia conosciuta, anche la Gov Q non aveva mai avuto scrupoli a condurre esperimenti rischiosi e anche mortali sugli umani quando conveniva, tuttavia era molto più semplice gestire la morte di cavie nonumane in caso di esperimenti fallimentari. L’obbiettivo primario era la ricerca di elementi chiave per il controllo emotivo degli umani attraverso l’utilizzo di altre specie. Restando nell’ambito quantistico si sarebbero indagate anche le intra-azioni del vivente con il non-vivente, l’abiotico. Si sperava di ottenere informazioni dall’interno di Gaia sui modi con cui si sarebbe potuto combattere il suo deperimento senza rinunciare al modo di vita abituale. Questa tendenza aveva anche i favori di una corrente new age all’interno del progetto.
Da quando la setticemia aveva cominciato ad aggravarsi la Gov Q si rifiutava di considerarla tale, soffocando le voci dissidenti al suo interno, e i suoi media la scambiavano con alcuni dei suoi sintomi definendola riscaldamento globale o dissesto climatico. Non potevano non ammettere che la causa prima fosse legata ai comportamenti collettivi dell’umanità, ma garantivano, senza troppo crederci, che con la geoingegneria avrebbero ristabilito gli equilibri. Nel migliore dei casi il loro antropocenismo era semplicemente un modo per minimizzare le responsabilità del sistema che gestivano e che aveva agito da acceleratore verso l’era dei collassi.
Pur avendo represso i movimenti antispecisti, non erano del tutto ignari del fatto che facevano parte di una tendenza che cercava di comprendere le cause dei cataclismi climatici e dei collassi successivi, stabilendo relazioni completamente diverse con il resto di Gaia. I nonumani potevano essere un elemento di rivelazione e di mediazione per capire la situazione.
Intuendo i vantaggi di un tale approccio, i manager del programma Man2Man non si lasciarono sfuggire l’occasione per approfittare di questa tendenza e volgerla a proprio favore. In pratica si fissarono l’obbiettivo di poter addestrare i nonumani a propagare emozioni quasi a comando. Qualora fosse stato necessario avrebbero anche potuto diffondere, più efficacemente di come erano soliti fare, passioni tristi: paura, rabbia, disgusto e tristezza.
Come al solito vollero proseguire le loro ricerche e sviluppi nel segreto totale, nascondendo i veri obbiettivi politici che li animavano. Questo destò invece molta attenzione nella Sfera Autonoma. In breve tempo, iniziarono i leaks e i movimenti hacker riuscirono a infiltrarsi e a ottenere accesso a procedure e codici sensibili. I responsabili di Man2Man e la direzione politica della Gov Q furono così costretti a rendere open gli sviluppi effettuati a cui avevano dato il nome di Tecnologie degli Affetti Multispecie (che poi tutti abbreviarono in TAM).
In quell’occasione decisero di accompagnare la loro decisione con una (ipocrita) dichiarazione ufficiale, elaborata peraltro da una loro intelligenza artificiale4:
Le TAM5, basate sulla bio-rete, di cui costituiranno un’estensione fondamentale, sono un insieme di pratiche e tecnologie che considerano il benessere e la soddisfazione emotiva degli animali, insieme a quella degli esseri umani, come un obiettivo centrale nella loro progettazione e utilizzo. Queste tecnologie cercano di promuovere relazioni interspecie positive e di migliorare la qualità della vita per tutte le specie coinvolte. Possono includere tecnologie per la comunicazione interspecie, sistemi di controllo ambientale che tengono conto del benessere animale, prodotti alimentari etici e tecnologie per la loro cura. Il concetto di tecnologie degli affetti multispecie è un’area emergente di ricerca che si sta sviluppando per affrontare le sfide etiche e sociali legate alla convivenza tra esseri umani e animali.Ottennero tutt’altro risultato, come talvolta capita.
Da tempo era risaputo che alcuni nonumani possedevano la capacità di percepire le emozioni e le intenzioni umane, anche quando queste erano celate. Coloro che ostentavano una grande imperturbabilità e impenetrabilità, caratteristiche attribuite a certe culture o a certe personalità, spesso ingannavano i loro simili, ma non sempre gli animali. Per metterla sull’avanspettacolo: quando si trattava di far contare a un elefante sino a dieci davanti al pubblico, per esempio battendo una zampa, lui ci riusciva perfettamente. Questo avveniva non perché sapesse realmente contare, ma grazie alla sua capacità di percepire il netto cambiamento emozionale degli spettatori quando arrivava al decimo battito, una percezione che negli esseri umani si era atrofizzata.
Dopo secoli di asservimenti muscolari, come l’aratura dei campi o il trasporto, verso la fine del XX c’era già stata una svolta del riconoscimento delle abilità cognitive/affettive di molti animali.
Gli animali in grado di riconoscere lo stato emotivo delle persone e offrire conforto, svolgevano già da tempo funzioni terapeutiche nei loro confronti riducendo l’ansia e lo stress. Ci potevano essere addirittura fenomeni di moda come i Neko cafè6.
Col potenziamento delle TAM lo sfruttamento del lavoro affettivo nonumano avrebbe preso un’altra importanza. Gli animali sarebbero entrati nel ciclo della produzione capitalista non solo attraverso le multinazionali dei Pet food.
Nei laboratori di Man2Man venivano testati dei sistemi di retroazione neuronale ed emotiva abbastanza sofisticati ed esperimenti optogenetici che consentivano flussi di comunicazione bidirezionale fra menti e sistemi nervosi centrali di diverse specie. Talvolta si erano utilizzati anche degli implant corporei.
Per gli umani sin dalla fine del secolo precedente, il XX, erano stati sperimentati e diffusi dispositivi destinati a funzionare come BCI7 (Brain Computer Interface) per connettere direttamente la mente allo spazio bioipermediatico. Inizialmente si trattava di pesanti caschi pieni di elettrodi e fili usati su persone con disabilità fisiche. Successivamente, questi dispositivi erano diventati molto più leggeri e discreti, adatti per usi più generali. In Man2Man questo tipo di dispositivi poteva essere impiegato in esperimenti di scambi fra umani e nonumani cooperativi come si diceva. Talvolta non si trattava di scambi, ma semplicemente di telecomandi di movimenti e azioni basiche a distanza. Si radiocomandavano così grossi insetti volanti che funzionavano come droni miniaturizzati molto più economici da produrre. Nonumani e cineprese portatili analogiche erano stati già impiegati da tempo come mezzi di raccolta dati, trasmissione, e sorveglianza in guerra. Piccioni con macchine fotografiche temporizzate avevano inaugurato la ricognizione fotografica aerea all’inizio del XX secolo, e poi c’erano stati addirittura tentativi di bombardamento aereo con gli stessi volatili durante la seconda guerra mondiale8. In mare si sfruttava il biosonar, il sesto senso dei delfini, per segnalare l’arrivo nei porti di oggetti sommersi non identificati.In seguito si passò a scambi molto più complessi a esclusivo livello mentale e senza implant. Nella stragrande maggioranza dei casi si trattava soprattutto di lavorare con i segnali neurali, ma potevano entrare in gioco anche la chimica, le nanoparticelle, i punti quantici, e infine i dati somatici e la propriocezione, ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio. La ricerca si concentrava anche sul principio e sulla capacità di rendere i diversi tipi di affetti percettibili e interscambiabili fra umani e non-umani. Forse chi dirigeva il progetto aveva visto troppi vecchi film di spionaggio della guerra fredda, in cui i sieri e le macchine della verità erano grandi protagonisti. Questo probabilmente generava altre segrete motivazioni, come quella che i nonumani sarebbero stati molto più efficaci di qualsiasi macchina nell’indagare e nell’influenzare le intenzioni umane.Quando si poté accedere ai codici i semio-hacker9 non ebbero molte difficoltà a riappropriarsi di queste tecnologie10 che offrivano nuove prospettive negli scambi con i nonumani. Non si trattava solo di coinvolgere i mammiferi evoluti come primati, delfini o elefanti e altri mammiferi – geneticamente, funzionalmente o emozionalmente più prossimi degli umani – solo perché erano stati costretti a fare i fenomeni da baraccone nei secoli precedenti. Vennero prese in considerazione molte specie e solo in certi casi c’erano state difficoltà dovute alle distorsioni razionali della mente umana.
La diffusione delle tecnologie di scambio mentale con i nonumani era diventata una realtà inarrestabile, con tutte le conseguenze che ne sarebbero seguite. Nelle sfere dirigenti della Gov Q si adottò per le TAM lo stesso approccio utilizzato per il free-software: succhiare il miele prodotto dal general intellect, peraltro in grande declino rispetto ai tempi in cui il (tris)nonno Karl ne aveva rivelato l’esistenza. In effetti, il progetto stesso rappresentava un’ammissione implicita che si stesse manipolando non solo il general intellect umano, ma anche quello di Gaia. Questa volontà di sfruttamento fu alla base della decisione di rendere accessibile le ricerche relative alle Tecnologie degli Affetti Multispecie (TAM). Ma questa volta non tutto andò come previsto.
Note:
Man2Man: cfr. glossario.
Il primo progetto di questo tipo era stato ICARUS e venne lanciato nel lontano 2018.
Data Tsunami: cfr. glossario.
Secondo il Boomernauta questo testo sarebbe stato prodotto da una IA. La dimostrazione che fece sotto i miei occhi usando il chatbot e VdVChApp fu pienamente convincente.
TAM: cfr. glossario.
Qui il Boomernauta faceva riferimento al fenomeno delle Caffetterie con Gatti nate in Giappone e che poi secondo le sue affermazioni si diffusero in molte zone metropolitane globali e si allargarono a molti altri animali messi al lavoro psicologico.
BCI: cfr. glossario.
Semio-hacker: cfr. glossario.
Secondo il Boomernauta questa riappropriazione era stata favorita dal fatto che quanto sviluppato nel progetto Man2Man, anche prima di diventare open, era comunque basato su infrastrutture di codice free-software.

