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  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 6 mar
  • Tempo di lettura: 15 min

Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: TAM e Rivoluzione Multispecie

e Ricchi e Poveri




TAM e Rivoluzione Multispecie

In questo capitolo, il Boomernauta si abbandona a qualche considerazione filosofica per spiegare il funzionamento delle TAM e per ipotizzare che il loro utilizzo potrebbe rivoluzionare le relazioni tra umani e Gaia. Forse non ha tutti i torti, nonostante l’opposizione della Governance, le TAM si rivelano un dispositivo sconvolgente che cambia le prospettive della vita. Esso sembra confermare certe teorie ispirate alla fisica quantistica che contrastavano con il trionfante individualismo esaltato dalla Governance. Da qui a creare una nuova utopia o addirittura una rivoluzione multispecie c’era di mezzo un gran passo incompiuto. In una specie di limbo fra realtà e incubo a molti umani sembra di vedere segni crescenti di una resistenza (o ribellione?) dei nonumani, il mondo vegetale incluso.



Trovare forme di organizzazione che tenessero conto dei nonumani non era una strada facile da percorrere e inoltre c’era un problema ancora più urgente da risolvere. L’espandersi del virus nekomemetico non faceva che amplificare il consenso o l’indifferenza quasi generalizzata verso l’esercizio di vita e morte nei confronti degli altri esseri viventi di Gaia. Anche questa era una presunzione se si consideravano entità come protozoi, metazoi, batteri o virus di cui a lungo si era ignorata l’esistenza. Non si poteva dire che fossero sotto controllo, anzi…

Ad ogni modo gli stermini operati dagli umani erano nello stesso tempo causa ed effetto della pandemia nekomemetica. Ora che le TAM avevano aperto i canali di scambi affettivi/emozionali, i terribili danni arrecati da millenni al mondo nonumano e alla biosfera apparvero sotto una nuova luce in tutta la loro tragica dimensione. Nelle TAM non c’era un’uniformità di relazioni perché ovviamente questo dipendeva dalle situazioni e dai partecipanti agli scambi. Ma in generale nelle specie che già potevano accedere alle intra-azioni (le interfacce furono sviluppate progressivamente, come vedremo in seguito) prevaleva una grande mancanza di fiducia e circospezione per tutto quello che riguardava gli umani. Nonostante l’effetto sorprendente del fascio di media multispecie che li coinvolgeva così intimamente, molti nonumani erano ancora diffidenti. In alcuni casi, l’interlocutore (e forse anche la sua specie) non poteva essere percepito visualmente, il che rendeva la situazione ancora più tesa. Allora le reazioni potevano essere diverse: un’aggressività fonte di stress o la chiusura e la fuga di fronte a quello che spesso era percepito come un fattore di disturbo o addirittura un inganno.

C’erano situazioni in cui questi flussi negativi erano emessi in modo indifferenziato: tutti gli umani li subivano, indipendentemente dal comportamento o dalle attitudini emotive. In altre circostanze certi nonumani, forse perché possedevano un intuito più intenso o per altre ragioni sconosciute, sapevano scegliere le persone a cui dare fiducia. In certi casi si stabilivano relazioni emozionali che potevano sembrare ingenue o superficiali, ma che in realtà avrebbero potuto costituire l’humus per riprendere a raccontarsi storie come nel passato.

In quel tempo i paradossi del mondo quantistico avevano pervaso la percezione della realtà e diventavano dominanti. Nuove ipotesi sull’essere e la conoscenza erano emerse: la natura stessa dell’esistenza non era più considerata, come nel Neolib, un fatto individuale, nel senso che nessuna entità poteva sussistere in modo a sé stante, ma solo in una trama intra-relazionale.

La Gov Q aveva cercato di sfruttare tutte queste nuove ipotesi a proprio favore, non solo per autonominarsi, ma anche per costruire le modalità di simulazione e controllo comportamentale individuale e collettivo. Nella Sfera Autonoma e nei movimenti emergenti, in cui militavano attivisti che lavoravano in centri di ricerca e università, si era intravista una possibilità opposta.

Le TAM creavano un metaverso in cui gli agenti, umani e nonumani, non sussistevano di per sé come elementi individuali pre-esistenti, ma prendevano forma solo nella dinamica dell’intra-azione. E questa era una condizione che avrebbe potuto reintegrare gli umani in Gaia. Anche se nessuno sapeva spiegare come e perché, le TAM erano l’ambiente dove si acquisiva, almeno da parte umana, una consapevolezza intima di essere distinti dall’altro solo nell’intrecciarsi delle relazioni reciproche e non come entità individuali a sé stanti; una prova empirica contro l’individualismo egoistico, fondamento dell’era capitalista. Insomma emergeva una corrente che travolgeva le basi ontologiche stesse dell’individualismo che aveva imperato per secoli. Ma non era troppo tardi?

Nell’ambito delle TAM gli umani potevano forse riacquisire quella consapevolezza che i nonumani avevano sempre mantenuto. E cioè che l’emergere dell’essere negli scambi affettivi ed emozionali era qualcosa di sfuggente e dinamico che, contrariamente alle credenze umane, non permetteva all’essere di incarnarsi definitivamente e di diventare superiore. Una realtà in continua evoluzione che non si poteva misurare dall’esterno, incompatibile con l’ossessione di calcolare tutto imposta dal mercato.

Le TAM mostravano che materia, significato e spaziotempo fanno nascere e riconfigurano le intra-azioni confermando in un certo qual modo l’affermazione del relativo. I dualismi occidentali di spirito-materia, natura-cultura, innato-acquisito continuano a disfarsi e diventa così impossibile differenziare in senso assoluto anche creazione e rinnovamento, inizio e fine, continuità e discontinuità, qui e là, passato e futuro1.


[Qui chiedo al Boomernauta come si manifestavano in pratica nelle TAM questi affetti, emozioni, ma anche l’insieme di percezioni e sensazioni, interrompendolo nelle sue elucubrazioni che mi sembravano scivolare verso un’astrazione filosofica… E così continua il racconto:]


Le TAM coinvolgevano attivamente ogni partecipante, che consapevolmente si collegava alla bio-rete utilizzando una vasta gamma di meccanismi che utilizzavano le onde elettromagnetiche, termiche, acustiche e altre radiazioni al fine di attivare processi nervosi e somatici. L’obiettivo era generare sensazioni intense e predisposizioni mentali e fisiche più potenti dell’empatia. Ovviamente un osservatore esterno non avrebbe potuto percepire che un pallido riflesso di quanto provato dal soggetto. Questo era testimoniato dal lato umano, ma presumo che fosse vero anche per i nonumani, al netto delle differenze somatiche anche enormi. Quando si parla del livello di coscienza dei partecipanti alle TAM, bisogna considerare che ci fosse una grande varietà in tutto ciò che si è osservato. Ci poteva essere una soglia iniziale da superare per aprire i canali con una procedura assistita da un device o all’opposto con un breve incatenamento di gesti e posture, che sembravano richiamare i principi dei mudra e degli asana dello yoga. Un’ampia gamma di stati diversi di vigilanza e consapevolezza che potevano in seguito prodursi in funzione dei partecipanti e delle circostanze. Salvo casi molto particolari entrambe le componenti della coscienza restavano presenti, non c’erano cambi repentini di realtà e non erano necessari sonde, innesti o implant corporei per innescare questi processi2.

In certe occasioni si potevano sperimentare momenti o periodi di immersività nelle TAM, tuttavia al termine di queste esperienze il ritorno alla realtà circostante avveniva in modo graduale e senza causare traumi o scosse. Man mano che le connessioni diventavano più frequenti e profonde, sembrava che la presenza della carica virale nekomemetica diminuisse, insieme all’indice di contagiosità. Inoltre, c’era chi sosteneva di avvertire una sorta di nuova identità emergere dalle intense interazioni emotive della bio-rete, come se i muri dell’individualismo neoliberale, consolidati nel corso di diverse generazioni neolib, stessero crollando. Da questi interrogativi, dubbi e turbamenti si cominciò a credere che nelle TAM ci fosse una chiave per uscire dall’impasse in cui le classi subordinate si sentivano intrappolate.

Non si sarebbero forse potute creare modalità di coordinamento con i nonumani anche a rischio di dover rinunciare al dominio finora esercitato su questi ultimi?

In un primo tempo il principale teatro di scontro sarebbe stato quello del combattimento dei flussi nekomemetici. I nonumani avrebbero indotto negli umani la capacità di non lasciarsi contagiare e di produrre controflussi. In un secondo momento si sarebbe arrivati al nocciolo, alle questioni di potere e di sopravvivenza, e allora sarebbero stati inevitabili i conflitti e le lotte materiali. Si prospettavano momenti durissimi da passare in mezzo alle già grandi difficoltà quotidiane.

Anche se non erano chiari tutti i passaggi del cammino, una sorta di rivoluzione multispecie, se così possiamo chiamarla, avrebbe potuto esser l’unica via d’uscita da una situazione apparentemente senza speranza per le classi umane subalterne e in fondo per l’umanità intera.

In alcune occasioni sembrava che Gaia volesse dare una mano: spegnendo gli incendi di intere regioni con piogge provvidenziali o allentando la morsa delle ondate di caldo mortifero nelle fasce tropicali. Ma forse erano solo variazioni temporanee che mascheravano la gravità di una setticemia troppo avanzata per guarire spontaneamente anche se la pandemia nekomemetica degli umani che l’aveva generata si fosse esaurita.

Anche se gli umani si fossero avviati verso una convalescenza collettiva, restava la grande incognita del loro comportamento, specialmente davanti al rischio di una perdita di controllo e di potere nei confronti dei nonumani, o riguardo a una possibile ricaduta.

Durante la scoperta del virus nekomemetico e della setticemia di Gaia, segnali di insofferenza e indisciplina erano emersi da alcuni nonumani, inclusi quelli di origine vegetale. Questi timori, considerati irrazionali dalle sfere della Gov, erano alimentati da una moltitudine di notizie che si moltiplicavano, ma era difficile capire quante fossero reali. In seguito la situazione parve ancora peggiorare con le grandi migrazioni e l’abbandono di consistenti territori a causa della setticemia che avanzava.

Si favoleggiava di fughe in massa nei grandi allevamenti del Sudamerica, come quelli del Gran Chaco che avevano preso il posto di estese foreste distrutte dagli umani. Ma nessuno sapeva con certezza se i bovini destinati al macello fossero scappati o se fossero stati liberati da eco-warrior. In seguito pare che molti fossero morti in quanto incapaci di sopravvivere in un territorio devastato.

Si diffondevano sui social molte testimonianze riguardo alla presenza di animali selvatici o randagi nelle città, alla ricerca di cibo. Si parlava di volpi, cinghiali, coyote, scoiattoli, scimmie, procioni e persino orsi e coccodrilli. In India le scimmie di Delhi si rivoltavano annualmente attaccando i residenti locali, saccheggiando le case e rubando cibo in negozi e mercati.

Moltitudini di volatili trovavano rifugio nelle edgelands, le zone marginali delle città costituite da impianti industriali dismessi, case svuotate, capannoni invasi dalla vegetazione che prendeva possesso delle ferraglie arrugginite e dei tetti sfondati, e le loro vocalizzazioni riecheggiavano in lontananza. E poi giravano rumori mai verificati che in altre situazioni stormi, branchi e altri raggruppamenti di nonumani si facessero minacciosi, come nel film cult di Hitchcock3.

Ci fu un attacco da parte di gabbiani in Cornovaglia che fece sorridere perché prese di mira rider e postini, poi pare che questo divenne un po’ più frequente in certe città costiere. A Tokyo i falchi che avevano colonizzato i grattacieli della metropoli, piombavano dal cielo come saette per accaparrarsi l’ennesima preda e poi ci furono casi di corvi, cornacchie e altri volatili che talvolta mostravano segni di aggressività. Non c’erano più i riflessi umani di una volta e nessuno, neanche nella Gov Q, propose di dar loro la caccia.

Anche nei mari qualcosa stava cambiando. In passato, alcune specie, tra cui le orche, erano note per il loro comportamento aggressivo nei confronti degli esseri umani. Tuttavia, negli ultimi tempi, sembrava che anche altre specie stessero reagendo in modo negativo all’uso delle loro abilità per soddisfare le esigenze umane. Ad esempio, i delfini, le balene e i leoni marini, che erano stati addestrati per utilizzare la loro capacità di ecolocalizzazione in mare per individuare oggetti o persone sommersi, sembrano ora rifiutarsi di collaborare4.

Perfino nel mondo dello slime5, simbolo di repulsione e fascino per gli umani, il viscidumesembrava intervenire e opporre resistenze. Le meduse, approfittando del riscaldamento di mari e oceani, bloccavano il pompaggio e la circolazione dell’acqua di raffreddamento nelle centrali nucleari. Non parliamo poi degli insetti, benché molte specie fossero state decimate, altre imperversavano a ondate successive in zone sempre più vaste senza risparmiare le città.

Nel mondo vegetale le piante sviluppavano diverse strategie per proteggersi contro l’imperversare della pandemia nekomemetica. Certe erbe considerate invasive, come l’Amaranto di Palmer, l’Erba Amara o il Loglio Rigido prosperavano nelle piantagioni industriali di soia, cotone, colza, barbabietola OGM, irrorati di glifosato. Come i batteri con gli antibiotici queste piante erano resistenti ai pesticidi, diventando in certe regioni un vero flagello per le multinazionali latifondiste della sfera Ecofin.

L’insieme di questi fenomeni restava limitato ed erano più che altro avvisaglie ansiogene. Questi timori erano situati in una sorta di limbo tra realtà e illusione distopica. Ciononostante c’era qualcosa in essi che richiamava alla mente le descrizioni della fine dell’epidemia di peste nera in Europa. In quel periodo, la popolazione si era ridotta così drasticamente che la natura selvaggia aveva ripreso il controllo su molti territori. Dal punto di vista demografico si era lontani da tale situazione, la popolazione umana dopo aver toccato un picco nella seconda metà del XXI secolo stava diminuendo. Nonostante i timori evocati, non si stava parlando di un’immane strage che alcuni movimenti dell’ecologia profonda prevedevano e sembravano quasi auspicare. Tuttavia, alcuni di questi movimenti, caratterizzati da una profonda avversione per la tecnologia, avevano assunto una dimensione quasi settaria. Ad esempio, una di queste organizzazioni era diventata una sorta di fazione di tecnofobi estremi, facilmente riconoscibili dalla cupoletta rossa che indossavano sempre durante le loro riunioni. Comunque non era chiaro se questi fenomeni di resistenza, ribellione o aggressività dei vegetali fossero reali avvisaglie nonumane di fronte a un’imminente apocalisse generata dalla setticemia di Gaia o piuttosto il prodotto immaginario dell’ansia e della paura in cui molte comunità umane vivevano.



Note:



  1. Il Boomernauta qui slitta verso il filosofico anche se la sua è solo un’esposizione del dibattito che si era sviluppato con le TAM. Io lo interrompo, come si vede in seguito, per chiedergli quale sia la matrice filosofica che ispirava questa visione delle TAM. Come avevo intuito dal suo uso del concetto di intra-azione si convalida l’influenza di Karen Barad nell’epoca della Gov Q e delle TAM. Le sue considerazioni qui, come lui stesso mi ha confermato, sono derivate dall’opera centrale di Barad, Meeting the universe halfway (Op. Cit.), di cui mi aveva parlato in precedenza. Cfr. anche: https://smartnightreadingroom.files.wordpress.com/2013/05/meeting-the-universe-halfway.pdf.


  1. Presumo che il Boomernauta facesse riferimento al sequel Matrix o film consimili.

  2. Gli uccelli, 1963.

  3. Credevo che il Boomernauta esagerasse un po’ ma quanto racconta sul futuro sembra verosimile visto che già nella guerra russo-ucraina delfini militari difendevano il porto di Sebastopoli. https://www.theguardian.com/ world/2022/apr/27/russia-black-sea-military-dolphins-crimea .

  4. Lo slime è qui inteso come melma creatrice. «Dalle prime creature medusoidi e lamellate che vagavano sul fondo marino, non proprio vegetali, non del tutto animali, duecento milioni di anni fa, alla variegata famiglia dei Gelata, i cui appartenenti (come le meduse) usano il muco o gel per spostarsi nell’acqua e cacciare, alle tecniche di caccia di animali e piante terrestri (si vedano le carnivore), che funzionano grazie a sostanze vischiose, lo slime, trova sempre il suo ruolo nella sopravvivenza.» https://www.indiscreto.org/ tra-ripugnanza-e-fascino-la-melma-come-simbolo-universale/.

  5. Penso che il Boomernauta abbia usato, senza nessuna accezione dispregiativa, questo termine ispirandosi a una letteratura antispecista che cercava di mettere in risalto la libertà di avvicinarsi a una natura aliena: «Questi testi fanno emergere l’umido viscidume del vivente (i rettili, i mostri partoriti dalla nostra testa, gli insetti, le zanne ricoperte di bava, le squame rilucenti, una fitta moltitudine di genitali ectopici…) per consegnarci a una natura radicalmente aliena, ma a cui partecipiamo con passione e senza scarto, soprattutto nella gioia incontenibile che percepisce il senso di una libertà condivisa […]». M. Filippi, E. Monacelli (a cura di), Divenire invertebrato, Ombre corte, Verona 2020.



Ricchi e Poveri


Il Boomernauta torna ad affrontare questioni politiche per spiegare come la mancanza di fiducia degli esseri umani in sé stessi, causata da secoli d’ideologia capitalista, avesse contribuito ad aggravare la pandemia. Se la Gov Neolib all’inizio del secolo si era accontentata dei blabla di fronte ai processi degenerativi della biosfera, la Gov Q non poteva certo permetterselo e aveva sostenuto e promosso l’emergere di un nuovo e grande mercato della produzione e consumo “green”. La diminuzione del ricorso alle energie fossili, sempre presenti e strategiche, era stato annullato dalla persistenza del nucleare e da altre scelte nefaste per l’ambiente. Allora la Gov Q, sfruttando la sua superiorità nella potenza di calcolo quantistico, aveva prodotto false simulazioni per negare l’esistenza della pandemia nekomemetica come causa del “problema ecologico”. D’altro lato, grazie alle TAM, certi nonumani riuscivano a rilevare l’aumento della carica virale nell’umanità scoprendo che, in una contaminazione quasi generale, essa presenta tassi folli nei pochissimi dalle immense ricchezze, mentre sono le masse dei subordinati e dei razzializzati più poveri che ne subiscono le peggiori conseguenze…


Come ho raccontato in precedenza riguardo al ritorno dell’ur-fascismo, in alcune regioni una parte significativa delle classi subalterne si è lasciata coinvolgere in questa trappola ideologica. Anche se il morbo nekomemetico era sempre circolato e aveva contagiato a destra e a manca, indipendentemente dall’eventuale posizionamento politico del suo vettore umano, è quasi certo che gli ambienti sotto influenza dell’ur-fascismo fossero i suoi preferiti1.Il diffondersi del morbo era anche favorito dalla sfiducia nel futuro che, sin dal Neolib, aumentava di generazione in generazione. Contribuivano a questo altri fattori legati a un senso d’impotenza, per non dire straniamento e diserzione, dei più giovani davanti all’avanzare della setticemia di Gaia. Per limitare le esplosioni sociali nei paesi tradizionalmente più ricchi la Gov Q centellinava i residui di welfare distribuiti sotto varie forme, come un miserevole basic income.

Come ti dicevo, i meno istruiti e i più frustrati e marginalizzati delle classi subalterne vittime della seduzione maligna dell’ur-fascismo, spesso arrivavano facilmente ad agire contro i propri interessi prendendosela con i migranti e talvolta finendo come carne da macello nelle guerre dei PoSt/ati. Essendo facili vittime di contagi nekomemetici contribuivano per il loro numero alla setticemia di Gaia, mentre negli umani sensibili alle TAM si profilava da lontano la visione di una potenziale ribellione multispecie capace di opporsi alla crescita senza fine del caos generato dall’infezione di Gaia.

I primi decenni del secolo XXI erano stati costellati da incontri al vertice per far credere di contrastare il processo distruttore. Summit che invece avevano il compito di imbrogliare le carte senza modificare l’essenza dello statu quo.

In seguito, sebbene la sua grande priorità fosse la Grande Fuga, la Gov Q non avrebbe potuto permettersi di continuare eternamente la truffaldina manipolazione mediatico-politica sulla condizione di Gaia. I crescenti flussi di migrazione provocati dalle guerre e i territori divenuti inabitabili da un lato e la rivelazione del morbo nekomemetico dall’altro rendevano ormai impossibile tale atteggiamento. La Gov Q aveva, come nel passato, giocato la carta di una metatecnica capace di risolvere ogni problema e della produzione per il nuovo grande mercato green. Anche la Cina e il PCC, dopo essersi un po’ ripresi dalla botta del Progetto Primavera, aderivano a questa pianificazione della dernière chance. Ma tutti i vantaggi potenziali ottenuti con il parziale abbandono delle energie fossili erano controbilanciati da fattori e scelte nefaste. Anche se da qualche decennio i paesi ricchi del Nord avevano potuto permettersi di produrre energia poco inquinante con le tecniche più recenti di fusione nucleare a confinamento magnetico, la permanenza del nucleare tradizionale era stata pagata con il moltiplicarsi degli incidenti e dalla presenza diffusa dei bubboni infetti di centrali abbandonate e non smantellate. Scelte come l’elettrificazione dei trasporti individuali avevano inoltre perpetuato e rinforzato l’estrattivismo. E poi le ricerche sulla fusione nucleare avevano avuto come rovescio della medaglia la messa a punto di micro testate nucleari a fusione che sarebbero state largamente utilizzate dalla WorldForce come armi tattiche.

Grazie alla sua potenza di calcolo quantistica la Gov Q riusciva anche a creare simulazioni di prospettive meno catastrofiche. In qualche caso aveva lanciato gigantesche azioni di propaganda riuscendo a rallentare la crescita delle temperature in vaste zone. Aveva utilizzato sotterfugi tecnologici inverosimili e fatto ricorso a giganteschi progetti di geoingegneria, spesso contestati, che sarebbero stati pagati con peggioramenti ben più gravi altrove. Si trattava evidentemente di accessi violentissimi di virus nekomemetico di cui la Gov Q si ostinava ferocemente a negare l’esistenza adducendo che non c’erano prove oggettive e tangibili. La Gov Q aveva infatti intuito che il capitalismo non sarebbe sopravvissuto a una lotta generalizzata al virus nekomemetico. Di fronte a questo pericolo la combinazione del soluzionismo tecnologico con gli schiaccianti rapporti di forza era diventata indispensabile per controllare i movimenti della Sfera Autonoma. Inoltre, e anche questo contava, si trattava di un virus immateriale in cui non c’erano test, vaccini e cure da trasformare in prodotto mercantile delle Huge Pharma.

Ma ancora una volta la presenza reale della pandemia nekomemetica era stata convalidata grazie alle TAM: alcune specie nonumane erano addirittura in grado di individuare la malattia negli umani.

Anche prima delle TAM le capacità diagnostiche dei nonumani con altre patologie erano state provate. L’olfatto canino altamente sviluppato permetteva di rilevare la presenza di tumori, malaria, Covid e altre condizioni patologiche. Anche alcuni uccelli, come i corvi e i picchi, avevano dimostrato una notevole abilità nella diagnosi di malattie e nell’identificazione di alimenti contaminati. E poi i delfini riuscivano a rilevare la presenza di tumori e altre anomalie nei tessuti degli animali. In tutti questi casi, però, un previo addestramento era necessario.

Le TAM avevano semplificato la scoperta del virus nekomemetico consentendo a molti nonumani di segnalare la forza della carica virale negli scambi multispecie. In questo modo si era scoperto che praticamente tutti gli umani erano contagiati dal virus! Nei paesi più poveri del Sud globale, le popolazioni più razzializzate ed emarginate, spesso paucisintomatiche, erano contagiate non per scelta ma per forza; quindi, sebbene non contribuissero significativamente alla setticemia di Gaia, ne subivano le peggiori conseguenze sotto forma di squilibri climatici, fenomeni meteorologici estremi e una vasta gamma di disagi, sia a livello locale che globale.

Sul versante opposto, il famigerato 1%, integrato alla Gov Q e detentore della maggioranza assoluta delle ricchezze globali, era composto da Grandi Malati con cariche virali stratosferiche che, mentendo spudoratamente, proclamavano sui loro media di essere puliti e vaccinati grazie alla loro green-washing attitude. Non solo negavano l’esistenza del virus, ma sostenevano che, qualora dovesse esistere, non sarebbero stati loro i portatori. Questo perché non solo avevano investito massicciamente nel green market, ma l’avevano anche creato.

La speranza di creare alleanze multispecie generate dalle TAM stava però dando vita a esperimenti e a lotte che si formavano soprattutto all’interno dei movimenti BSM della Sfera Autonoma e si sincronizzavano con la moltitudine di progetti perma-alternativi già esistenti.

Queste lotte restavano ancora embrionali e marginali se paragonate alle grandi forze in gioco, come il potere quantistico di organizzazione e di controllo della cooperazione della Gov Q, o l’energia sotterranea della pandemia e quella ben visibile dell’infezione generalizzata di Gaia.

Se un nuovo equilibrio fosse prevalso globalmente forse si sarebbe potuto evitare il peggio, ma la strada maestra non era tracciata e le piste da percorrere sembravano incerte, lunghe e tortuose. Alcune si sarebbero rivelate delle impasse, altre erano piene di tranelli mortali, altre ancora presentavano ostacoli e difficoltà imprevedibili. Tra queste ultime, si annoveravano quelle che sarebbero emerse a seguito di mutamenti nelle relazioni all’interno delle reti della vita, in particolare grazie ad alcuni contraccolpi imprevisti che sarebbero stati generati dalle TAM.


Nota:


  1. Anche nel Boomernauta era rimasto vivo il ricordo dell’aggravamento del cancro del polmone verde della biosfera generato dal governo del fascista brasiliano Bolsomerda, anche se i governi precedenti avevano pure innegabili responsabilità.

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