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- Giorgio Griziotti

- 11 minuti fa
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Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: Il Flop di Man2Man e Ur-Fascismo e Nucleare Celeste

Il Flop di Man2Man
Il Boomernauta prosegue il racconto: all’inizio del XXII secolo la direzione del progetto Man2Man si era lanciata in una sfrenata generazione di specie nonumane geneticamente modificate con l’uso delle forbici genetiche. In questo contesto emergono nuove categorie, come i pocoumani, animali modificati con geni umani per varie finalità fra cui il lancio dell’uso delle TAM e gli human+, umani geneticamente modificati.Gli esperimenti con i pocoumani si rivelano abbastanza infruttuosi per la loro scarsa cooperazione e Man2Man si incaglia in questo passaggio. Ma ciò porta alla creazione di un mercato grigio per la cura e “l’augmentation” degli umani al di fuori di qualsiasi controllo etico. Nel frattempo, l’accesso alle TAM diventa libero grazie ai semio-hacker, il che provoca un grande interesse e una convergenza di lavoro cooperativo come non si era visto dall’epoca della nascita di Linux e del Foss.
Quando le TAM cominciano a diffondersi, nei primi decenni del XXII secolo, la Gov Q aveva di fatto preparato il terreno a tale propagazione. Le manipolazioni genetiche sui nonumani per renderli biologicamente più compatibili con l’essere umano erano iniziate molto prima delle TAM, a partire dall’allevamento di bovini, ovini e altre specie simili. In certi casi l’obiettivo era quello di produrre latte con le stesse caratteristiche del latte materno umano, ma ciò aveva comportato gravi conseguenze per il benessere fisico degli animali. Poi si era passati a trasformazioni più consistenti di molte classi nonumane utilizzabili per produrre cellule, tessuti, organi e quanto biologicamente necessario per curare oppure semplicemente migliorare e prolungare la vita degli umani e, ovviamente, questo era riservato a chi poteva permetterselo. Tutto si accelerò a partire dalletecnologie Crispr-Cas91, uno strumento volgarmente chiamato le forbici genetiche e in seguito perfezionato e ulteriormente semplificato.
Questo procedere aveva generato una gran varietà e quantità di animali transgenici noti come pocoumani o h-, per via della presenza di parti del DNA umano all’interno del loro patrimonio genetico. Nel caos causato dalla setticemia di Gaia, si persero controllo e tracciabilità di molti ibridi transgenici. Alcuni di loro erano diventati sterili a causa delle manipolazioni subite, mentre altri tornarono allo stato brado e si riprodussero in modo incontrollato, diffondendo le loro variazioni genetiche. In molti casi, diventò difficile distinguere tra nonumani transgenici e non, poiché individui della stessa specie, modificati geneticamente per scopi diversi, si incrociavano dando vita a nuovi ibridi. Con il passare del tempo, e ne era passato parecchio dai primi nonumani transgenici, si poteva ben immaginare che ne esistesse un gran numero di cui nessuno si preoccupava veramente. Tuttavia furono proprio i pocoumani transgenici che per primi vennero attratti dalle TAM, anche se questo venne scoperto solo in seguito senza capirne le ragioni scientifiche.
Le modifiche genetiche riguardavano anche gli umani, ma all’inizio venivano autorizzate e praticate principalmente per motivi terapeutici, come la cura di malattie ereditarie e la prevenzione della trasmissione genetica di tali malattie. Si entrò poi in una zona e un mercato grigi, in cui venivano introdotte variazioni cognitive ed estetiche sino ad arrivare a vere e proprie operazioni di potenziamento. A queste manipolazioni genetiche si aggiungevano anche tutte le altre con integrazioni biologiche – specialmente di tessuti e organi provenienti da pocoumani opportunamente modificati – e di protesi bioniche in generale.
Ovviamente, con la privatizzazione e la riduzione di ogni forma di previdenza e assistenza sociale, avvenuta alla fine anche in Europa, pochi potevano accedere a queste trasformazioni in cui era sempre più difficile fare una distinzione fra cura e augmentation e questo ovviamente riguardava anche la procreazione e i neonati. In ogni caso davanti alla complessità della situazione e alle problematiche di dover gestire una limitata prossima migrazione spaziale, i problemi etici passavano in secondo piano.
Più difficile si era rivelato il tentativo di potenziare i tanto martoriati sensi degli umani attingendo ai geni dei nonumani. Ad esempio quando il leggendario fiuto canino si confermò soprattutto neurologico questo rese praticamente impossibile la augmentation olfattiva umana. In ogni caso nessuno era in grado di prevedere le conseguenze e i rischi di tali sperimentazioni, che erano le sole ancora formalmente vietate in molti PoSt/ati. Girava voce però che fossero segretamente in corso esperienze di editing genetico per gli umani destinati alle colonizzazioni spaziali a venire. Non era chiaro d’altronde se si pensasse addirittura a due tipi di colonizzazioni, e cioè se fosse prevista una colonizzazione di serie B separata da quelle destinate alle élite che avrebbero avuto il privilegio di colonizzare e terraformare Marte. Nelle istanze della Gov Q c’era chi sosteneva discretamente che la Grande Fuga sarebbe stata l’occasione ideale per separarsi materialmente dalle classi subalterne. Si cercava in tal modo di giustificare un’idea di sfruttamento a distanza, ricordando quanto fosse stato difficile la coabitazione coi poveri sullo stesso pianeta o territorio. Tuttavia, questa era una visione teorica e poco realizzabile. Altri ribattevano che l’estinzione non sarebbe stata totale e che una parte degli umani sarebbe sopravvissuta sulla Terra. In questo caso, sarebbe stato possibile riorganizzarli, farli produrre e ricominciare le estrazioni non appena possibile.
Nel campo dell’ingegneria genetica, che si era ampiamente sviluppato, la filosofia transumanista predominava nella Gov Q. Questo periodo aveva riattualizzato l’antico mito che andava dal Golem al cyborg, ma in modo massificato, degradato e monetizzato. Il vecchio sogno del superuomo di transumanisti, maltusiani e suprematisti era ora diventato la prosaica realtà degli h+. Naturalmente la realtà di un’ibridazione tanto estesa era stata presa in conto nell’ambito degli sviluppi effettuati nel progetto Man2Man e i ricercatori associati/asserviti alla Gov credevano che avrebbe offerto un terreno molto fertile per il successo delle TAM e dei loro obiettivi principali. I primi tentativi di utilizzazione delle TAM furono messi in scena attraverso le piattaforme dei techno-tycoon e dei soliti media controllati dalla Gov. Oltre allo sviluppo delle componenti più tecniche, una buona parte degli investimenti di Man2Man era consistita nel cercare di reclutare battaglioni di nonumani che avrebbero dovuto entrare finalmente nel circuito e diventare a termine i nuovi agenti emozionali e affettivi della Gov Q. Il reclutamento avrebbe dovuto avvenire attraverso categorie scelte di nonumani che sarebbero stati istruiti. A questo scopo erano stati concepiti speciali bot affettivi il cui compito era di addestrarli all’uso delle TAM. Ma questa seconda parte del piano non funzionò esattamente come previsto. I pocoumani2 in particolare non si prestarono a questi esercizi, dando segni di privilegiare piuttosto i veri scambi affettivi solo con entità viventi. Non fu chiaro se ciò fosse dovuto alla mancanza di sofisticazione dei bot o ad altre ragioni. In quel periodo di test e pre-produzione, si iniziarono a notare gli effetti della propagazione disordinata delle TAM al di fuori dei controlli dei responsabili del progetto e della Gov Q in generale. La libera diffusione in rete del codice e l’accesso ai dispositivi di quell’insieme ancora in divenire delle TAM, di cui molte componenti essenziali venivano dal mondo free/open software e hardware, fu un evento maggiore, quasi una ripetizione del fenomeno internet avvenuto molto prima. Si sviluppò allora un’incredibile convergenza di interessi e concentrazione di attività di sviluppo nella Sfera Autonoma e oltre. Il lavoro cooperativo del comune riuscì a organizzarsi e a procedere creando una sorprendente capacità di propagazione della conoscenza. Forse c’era un’intuizione collettiva del potenziale esistente in questa estensione cognitiva senza precedenti. Nonostante il progetto Man2Man avesse impiegato una grande quantità di lavoro segreto, algoritmi sofisticati e big data, si era ormai rivelato un fallimento come tentativo della Gov di riprendere il controllo della situazione generale. Tuttavia le TAM e la loro applicazione ai nonumani aprivano un nuovo capitolo nelle conoscenze e nelle intra-azioni fra specie. Grazie alle TAM, infatti, si sarebbe potuto interagire in modo più profondo ed efficace con i nonumani, non solo raccogliendo informazioni, ma anche comprendendo le
loro emozioni e i loro bisogni.
Tra l’altro nessuno aveva potuto prevedere che gli interscambi multispecie avrebbero permesso agli umani di ritrovare percezioni perse nella notte dei tempi, come la prossimità di un pericolo, le intenzioni dell’Altro. E questo rischiava di sconvolgere molte cose e forse anche la pandemia nekomemetica.
Note:
Il sistema CRISPR/Cas9 a cui si riferisce il Boomernauta si basa sull’impiego della proteina Cas9, una sorta di forbice molecolare in grado di tagliare un DNA bersaglio, che può essere programmata per effettuare specifiche modifiche al genoma di una cellula, sia questa animale o vegetale.
Pocoumani: cfr. glossario.
Ur-Fascismo e Nucleare Celeste
In questo capitolo, il racconto del Boomernauta assume nuovamente un tono politico, probabilmente in relazione all’incrementarsi delle migrazioni causate dall’aggravarsi della setticemia di Gaia. Nella Sfera Autonoma, ci sono discussioni e ricerche sulle mutazioni politiche e teoriche necessarie per uscire dallo stato di stasi o incertezza, soprattutto al Nord. I movimenti di questa fase, a cavallo fra la fine del XXI e l’inizio del XXII sec., sono numerosi, ma sempre frammentari ed effimeri. Le lotte e i sabotaggi riescono talvolta a far recedere temporaneamente la pandemia in certi luoghi, ma non a opporsi all’avanzata generale del morbo nekomemetico.In tali condizioni tutto è possibile, anche il risorgere e l’affermarsi di un fascismo eterno (ur-fascismo) in grado di convivere con gli ultimi simulacri della democrazia rappresentativa e capace di sfruttare a fondo i limiti delle teorie rivoluzionarie dei secoli precedenti. In ogni caso la Gov Q sembra perfettamente in grado d’integrare nei suoi processi la gestione dell’ur-fascismo così come quella degli arsenali nucleari locali, creandone fra l’altro uno speciale che minaccia la biosfera dall’alto. Una minaccia e un ultimo ricorso.
Una delle conseguenze più gravi della pandemia nekomemetica e della setticemia di Gaia è stata la produzione di enormi spostamenti di popolazioni migranti. Da più di un secolo, masse crescenti di migranti erano pronte ad affrontare tutti i pericoli e a rischiare la vita pur di abbandonare la situazione a cui erano destinati nei loro luoghi di nascita. Il fenomeno era cominciato nell’era neolib ed era andato amplificandosi con il peggiorare della setticemia. Questo preoccupava la Gov Q dove le élite dei paesi del Nord avevano un gran peso. Ma, nonostante gli innumerevoli ostacoli come i muri im/materiali che si aggiungevano alle vecchie barriere nazionali, i flussi umani continuavano ad aumentare. Nella Sfera Autonoma di fatto si continuava a tessere una trama di esperienze, che intuitivamente o anche inconsapevolmente almeno sino alla scoperta del morbo nekomemetico, cercavano di non aggravare la setticemia di Gaia. Le lotte ecologiche, che erano cominciate con noi boomer del lungo ’68, creavano anticorpi contro la pandemia, ma non avevano certo la finalità di costruire una macchina politica equivalente e speculare a quella della Gov Q. La profezia dell’incantatore francese della biopolitica1 sull’incompatibilità della Sfera Autonoma con la governamentalità pesava ancora, ma meno di prima perché i cinque o più secoli di quella capitalista stavano per sfociare nella Grande Fuga delle élite e in uno sfacelo senza precedenti per chi era costretto a restare.
Le esperienze alternative/antagoniste che avevano più successo riuscivano a creare forme di cooperazione originali e un nuovo comune. Lo stesso si poteva dire delle lotte contro discriminazioni, oppressioni o dominazioni ecologiche, biologiche, sociali, culturali, che tendevano a focalizzare solo su un aspetto specifico: classe, genere, etnia, religione, orientamento sessuale, nazionalità e così via.
Finora queste ribellioni separate non erano riuscite a confluire in alcunché di significativamente e politicamente incisivo dal punto di vista globale, e le Gov Neolib e Q potevano controllarle con una certa facilità se non addirittura ignorarle. Per sopperire a tale frammentarietà e all’effimero si cercò ancora una volta – con la partecipazione di quel che restava dell’ambito accademico non allineato – di creare meccanismi di confluenza capaci di collegare queste lotte e superare lo status quo. Data la difficoltà a far emergere qualcosa di politicamente incisivo negli ambiti autonomi si lavorò alla creazione di un’intelligenza artificiale intersezionale (IAI). L’IAI2 avrebbe dovuto rendere ogni singolarità cosciente dell’interesse a non limitarsi al suo ambito di lotta. Solo un afflato mondiale avrebbe potuto dare a queste esperienze un reale peso politico. I risultati però furono deludenti, l’intelligenza artificiale non solo si rivelò un surrogato inefficiente delle utopie e dei miti che avevano animato le rivoluzioni del passato, ma spesso generò conflitti interni ancora più acuti di quelli che avevano caratterizzato la defunta sinistra storica. Il che è tutto dire… Interrogata in merito alla sua propria identità l’IAI aveva dato questa risposta, ambigua soprattutto nella sua parte finale:
L’intelligenza artificiale intersezionale ( IAI, Intersectional AI3 in inglese) si riferisce all’uso di tecniche di intelligenza artificiale per analizzare e affrontare questioni di discriminazione e disuguaglianza che derivano dall’intersezione di molteplici fattori, come il genere, la razza, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, la disabilità e altri.L’obiettivo dell’IAI è di sviluppare sistemi che riconoscono e comprendono meglio la complessità dell’identità umana, evitando così la creazione di sistemi di intelligenza artificiale che riflettono e amplificano le disuguaglianze esistenti.Ad esempio, i sistemi di riconoscimento facciale basati sull’IA possono presentare problemi di discriminazione razziale, poiché le tecnologie esistenti sono state addestrate principalmente su dataset contenenti immagini di individui di pelle bianca, e quindi possono avere difficoltà a riconoscere individui con altre carnagioni. L’intelligenza artificiale intersezionale può aiutare a individuare e correggere questi tipi di problemi e a sviluppare sistemi di intelligenza artificiale più equi e inclusivi.
Non si era trovato il bandolo della matassa perché forse la matassa non c’era, così come forse non ci sarebbe stato un Marx dell’intersezionalità. E se sembrava un’impresa impossibile costruire un comune fra umani tanto divisi quanto dominati da forze diverse, era poi quasi impensabile includere anche Gaia, evitando di cadere in forme di trascendenza che la facevano diventare un essere superiore. Nel frattempo il virus nekomemetico trovava forme sottili per insinuarsi e continuare a diffondersi, in tono minore, anche nei luoghi e nelle collettività della Sfera Autonoma.
Questo si spiega col fatto che, al contrario dei virus materiali che approfittavano della socialità per moltiplicarsi passando da un ospite all’altro, il virus nekomemetico approfittava e si insinuava spesso nei momenti e nei luoghi di isolamento, come quando si è soli davanti a un’interfaccia di rete a due, tre o quattro dimensioni4.
Per questo motivo, come ti dirò in seguito, alcuni gruppi della Sfera Autonoma si erano impegnati a sviluppare strategie di contrasto al virus nekomemetico, promuovendo forme di socialità autentica, solidale e cooperativa, basate sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di obiettivi e valori comuni. In questo modo, si cercava di creare un terreno meno fertile per il virus nekomemetico, riducendo la sua capacità di diffusione e di insinuarsi nelle dinamiche relazionali delle comunità.
Tuttavia ciò non era sufficiente perché, specie al Nord, le rivolte prendevano direzioni contraddittorie e pericolose. Le frange più deboli e meno istruite delle classi subordinate della Governance, condizionate dall’individualismo egoistico in cui erano state cresciute ed educate, non vedevano sbocchi: nel peggioramento generale, la loro condizione restava comunque spesso meno misera e disperata di quella dei colonizzati/razzializzati dell’emisfero Sud, in prima linea della setticemia di Gaia. Devo ammettere che al mantenimento e spesso all’aggravamento di tali ineguaglianze aveva anche contribuito il peccato originale delle teorie rivoluzionarie dei proletari del XX secolo. Esse avevano infatti in parte condiviso l’eurocentrismo e il produttivismo del loro nemico capitalista, mettendo al centro le lotte della classe operaia del Nord.
L’assenza di strategie definite nella Sfera Autonoma e tutte le altre difficoltà esponevano vaste porzioni di popolazioni a influenze più insensate che irrazionali: dall’integrismo no-tech a quello razzista o di neo religioni con venature apocalittiche. Poteva talvolta succedere che in movimenti di rivolta spontanea confluissero elementi apparentemente incompatibili, il che li rendeva facile preda dell’ur-fascismo, il fascismo primordiale ed eterno. Il fascismo di massa era sempre stato duttile, a logica ambigua e basato su una retorica di rivolta e di rivendicazioni. L’ur-fascismo, che aveva la caratteristica di dirottare la rabbia delle persone dai veri problemi verso facili capri espiatori, in quell’epoca era ben integrato negli algoritmi della Gov Q e non aveva più bisogno di sospendere violentemente i miseri residui istituzionali dei governi locali dei PoSt/ati. Gli bastava usare i migranti come vittime sacrificali, sfruttando la loro vulnerabilità per creare un nemico comune verso cui deviare la rabbia dei rivoltosi.Che questo attraesse qualche despota dell’Ur-fascismo, in versione travestita nell’ossimoro di democrazia autocratica non preoccupava assolutamente la Gov Q, che aveva elaborato uno speciale protocollo per designarli. Nei casi in cui si facevano luce autonomamente, la Gov Q era comunque capace di coabitare integrandoli o di manipolarli o, al limite, di neutralizzarli se non erano più funzionali al sistema. L’unica preoccupazione che avrebbe potuto turbare la Gov Q era l’eventualità di un utilizzo incontrollato, nei PoSt/ati, dell’arsenale che comprendeva le classiche armi nucleari e quelle più recenti, denominate deterrente clean, in grado di distruggere umani e gran parte del vivente, lasciando intatto il resto. Un pericolo facilitato anche dalla dislocazione dell’Impero di Sbieco (USA) a seguito del cronicizzarsi della seconda guerra civile. Ma come vedremo la Gov Q teneva sotto controllo la situazione, senza mai troppo sconfessare o umiliare apertamente quel che restava dei governi locali dei PoSt/ati.
Il passaggio del controllo delle armi nucleari dai governi locali alla WorldForce era stato un processo complesso, segnato da intense lotte interne. Tuttavia, l’implementazione di tali misure avvenne con una magistrale ipocrisia: formalmente, alcuni dei PoSt/ati maggiori mantenevano ancora il controllo dei loro arsenali nucleari, ma, in caso di disaccordo, la Gov Q disponeva di un insieme di mezzi tecnopolitici in grado di impedire qualsiasi uso non autorizzato o colpo di mano. Inoltre, fin dalla fase della High Frontier, la Gov Neolib aveva sviluppato in gran segreto un nuovo sistema di armi nucleari in grado di essere lanciate dallo spazio con grande precisione. Successivamente, la Governance Quantistica aveva scelto di non smentire mai le informazioni trapelate riguardo all’esistenza di questo nuovo sistema, alimentando i sospetti riguardo a una presunta protezione divina affiancata a quella celeste. Approfittando inoltre dell’estrema debolezza di alcuni Paesi detentori di armi nucleari (in primis quelli dispersi nei territori dell’Impero di Sbieco), la Gov Q aveva preso un discreto controllo diretto di una parte dell’arsenale nucleare mondiale tramite la WorldForce. Qualsiasi utilizzazione di questi mezzi di distruzione massiccia era integrata alla gestione quantistica globale. In pratica nessuna catena di comando umana nella Governance e ancor meno dei PoSt/ati poteva lanciare il famoso ordine senza l’ok dei bot di controllo nucleare, così come questi ultimi avevano bisogno dell’accordo del comando umano. I processi integrati in questi dispositivi smart concepiti per evolvere in funzione del contesto erano ovviamente top secret. Le tecniche di deep learning si basavano sull’utilizzo di reti neurali artificiali, strutturate in diversi strati, che operavano in modo simile alle reti neurali biologiche. Ogni strato elaborava i valori e li trasmetteva al successivo strato, permettendo un’elaborazione dell’informazione sempre più completa. Per tornare a bomba, appunto, sul contesto post-nucleare, la molla dei movimenti ur-fascisti erano paura e disperazione. Per la Gov le rivolte, qualsiasi fosse l’eventuale sensibilità politica dei partecipanti, non rappresentavano una vera preoccupazione. In fin dei conti si trattava di alcuni momenti delicati da passare ed erano in generale gestiti dai SecurServ dei PoSt/ati anche se ormai in diversi casi si era dovuto discretamente intervenire dal centro tramite la WorldForce.
Le sommosse, le insurrezioni e i movimenti erano episodi di ribellione contro il sistema, ma spesso mancavano di un substrato teorico solido che garantisse una continuità strategica. Inoltre, considerando la violenza della repressione e la complessità, l’estensione e la correlazione delle componenti del sistema della Gov Q, le possibilità di un sovvertimento su larga scala erano pressoché inesistenti. Ora però i flussi emozionali e affettivi multispecie delle TAM, che cominciavano a investire una parte degli umani, si manifestavano come qualcosa di potenzialmente destabilizzante che non poteva essere facilmente controllato neanche a livello quantistico.
In questo scenario abbastanza nuovo i sistemi di simulazione e controllo automatico della Gov Q tramite le piattaforme globali indicavano chiaramente che la vecchia ricetta del rilancio di produzione/consumismo, oltre a essere difficilmente praticabile in una biosfera tanto degradata, sarebbe stata inoperante. I calcoli quantistici indicavano che sarebbe stato senz’altro preferibile alimentare le divisioni all’interno delle classi subordinate. E quindi conveniva alle istanze locali della Gov Q fomentare movimenti che si ispirassero agli archetipi dell’ur-fascismo. Almeno per un tempo la Gov avrebbe potuto creare diversioni, anche se difficilmente si sarebbe potuti arrivare alla fase della Grande Fuga spaziale in tali condizioni. Sta di fatto che, come già nel passato, l’ur-fascismo dell’epoca Q era riuscito a mordere un po’ dovunque e specialmente sulla fascia meno istruita delle classi subalterne del Nord.
Note:
Sempre il nostro Michel Foucault come spiegato in nota precedente nel capitolo sulla Sfera Autonoma.
IAI: cfr. glossario.
AI, Artificial Intelligence: cfr. glossario.
Con questa espressione sibillina il Boomernauta fa riferimento a qualsiasi dispositivo di interfaccia dagli schermi sino a quelli che gestiscono la Virtual Reality, probabilmente fa riferimento anche a quelli come i time glasses capaci anche di distorcere il tempo.

