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  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 5 dic 2025
  • Tempo di lettura: 18 min

Il racconto del Boomernauta. Pandemia Memetica: Dr. Strangelove; La setticemia della Biosfera.


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Nel primo episodio il Boomernauta narra gli avvenimenti che egli stesso definisce come la “seconda guerra civile americana”. Va notato che, secondo la sua descrizione, tale evento non sembra seguire il classico schema di una guerra con un inizio e una fine definiti, ma piuttosto rappresenta il declino di una grande nazione dominante in uno stato di guerra civile, a volte latente, a volte culminante in episodi di grande violenza. Si percepisce in questa parte del racconto un certo astio nei confronti dell’Impero di Sbieco, che caratterizzava i militanti di sinistra dell’epoca. È lo stesso Boomernauta a scegliere il titolo del paragrafo, affermando di essere stato segnato da adolescente dal film omonimo, il primo che vide con i suoi compagni di scuola, senza la presenza dei genitori.


Nel secondo per il Boomernauta, che aveva visto le innovazioni del futuro, esisteva una serendipità delle tecnologie. La time machine e i time glasses erano stati a lungo dimenticati, ma verso gli anni sessanta del XXI vengono riesumati, aggiornati e usati nello spazio per scrutare il passato della biosfera. Si scopre così che la biosfera è in preda a una grave malattia: un’infezione generalizzata, una setticemia. La sua vita non è in pericolo, ma lo è quella di molte reti del vivente che la costituiscono; molte di loro scompaiono con ritmo accelerato e anche gli umani sono in pericolo. Dopo lo sgomento, ricercatori ed esperti cominciano a disquisire sulla natura di questa malattia, che sembra essere autoimmune e generata proprio dalle moltitudini umane.




Dr. Strangelove


La seconda guerra civile statunitense era iniziata con modalità schizoidi, come in Cina era successo con il fallimento del progetto Lunga Primavera. Ed anche qui, come in Cina, a prima vista le cause di tali eventi erano dovute a un disturbo collettivo. Tuttavia, a guardarci meglio, nella situazione americana c’era qualcosa di completamente diverso da quella cinese: si trattava di uno sdoppiamento collettivo dell’identità.

Pare che questo disturbo, quando riferito a un individuo, di solito sia in forte relazione a traumi infantili che certo non erano mancati alla giovane nazione. La nascita, l’infanzia e l’adolescenza dell’Impero di Sbieco, gli Stati Uniti, erano state spaventosamente traumatiche e caratterizzate da tre eventi determinanti e terribili: il genocidio dei nativi, il moderno schiavismo di massa e, dulcis in fundo, i bombardamenti nucleari sul Giappone.

La catastrofe demografica dei nativi americani fu il risultato diretto delle azioni dei colonizzatori europei e dei loro discendenti con le guerre di conquista e il sistematico sterminio di intere comunità che venivano considerate barbare. Ma ancora più gravi furono le stragi delle popolazioni autoctone avvenute a causa della perdita del loro ambiente, del cambio di stile di vita e di malattie contro cui non avevano difese immunitarie.

Successivamente, il trauma di una sanguinosa guerra civile di secessione emerse da un sistema di schiavismo che coinvolgeva quasi un quinto della popolazione. In questo contesto di continua ed estrema violenza, il diritto individuale di possedere armi, anche da guerra, fu sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione.

Molti altri Paesi avevano vissuto periodi terribili nella loro storia, ma in questo caso si trattava della vita breve del grande Stato imperialista che aveva avuto un peso determinante nella formazione e nella conduzione della Gov Neolib. Che poi l’Impero di Mezzo, la Cina, avesse rimesso in forse questa predominanza per un certo periodo e prima di cadere in una semi-catalessi, questa è la storia che ti ho appena raccontato.

I segni premonitori del grave disturbo che si annunciava per l’Impero di Sbieco non mancarono; il primo fu quello delle continue guerre sia esterne che interne.

Durante il periodo di massima espansione, nonostante fossero diventati la più potente macchina Stato-capitale al mondo, con una produzione e una presenza militare senza precedenti, l’Impero di Sbieco subì una serie di sconfitte in numerose guerre, a partire dal conflitto con il Paese dei Viet. Anche se si trattava di paesi considerati marginali, o forse proprio per questo motivo, le sconfitte lasciarono un segno indelebile nella popolazione dell’Impero e causarono una ferita aperta nei reduci delle guerre. Il pretesto invocato per avviare questi disastrosi conflitti era sorprendentemente simile a quello utilizzato durante la cosiddetta conquista del West. In passato, si giustificava l’eliminazione dei nativi americani per portare la civilizzazione, mentre recentemente, con l’aiuto di armi moderne, si cercava di imporre la civilizzazione occidentale nel mondo. Non mi dilungo sulle guerre interne condotte contro le classi razzializzate e povere.

La seconda inquietante sindrome dissociativa si chiamava Columbine, dal nome di una scuola superiore in provincia dove, a fine millennio, due studenti iper-armati avevano compiuto una strage di loro coetanei e insegnanti prima di suicidarsi. Il terribile episodio, continuò a riprodursi sotto diverse forme in tutto il Paese (e purtroppo per imitazione altrove) come una maledizione. Né questi episodi né l’impressionante numero annuo di morti da arma da fuoco riuscirono a fermare l’ingranaggio che legava Stato e Costituzione con l’industria bellica. D’altronde c’era chi sosteneva che la famigerata macchina Stato-capitale non avrebbe potuto sopravvivere se la sua industria bellica fosse magicamente scomparsa.

La terza e determinante sindrome dissociativa era l’epidemia da oppioidi, caratterizzata dal rapido aumento dei decessi per overdose a causa della produzione e della vendita massiccia di tali sostanze cominciata all’inizio del XXI secolo. Il consumo diffuso di questi farmaci con potente funzione antidolorifica, prescritte dai medici, ma sempre più presenti sul mercato nero, venne incentivato con tutti i mezzi dal settore Huge Pharmache le produceva con profitti di miliardi di dollari. Era evidente che questa droga sintetica, che dava una forte dipendenza, corrispondesse al bisogno di una parte crescente della popolazione di sfuggire al dolore provocato da una realtà troppo stressante, angosciante e competitiva. Una diserzione spesso mortale al punto di mettere in secondo piano la sindrome Columbine perché l’Oxycodone, il Fentanyl e le altre molecole simili mietevano più vittime delle armi da fuoco.

A guardarci bene le tre sindromi dissociative non solo parevano strettamente legate fra di loro, ma addirittura attraversavano tutti i corpi del Paese. Ovviamente questo non riguardava solo la popolazione, ma anche la macchina Stato-capitale. Se da un lato il capitale dei techno-tycoon pensava alla soluzione radicale della Grande Fuga (per pochi) dall’altro lo Stato veniva sottoposto a forti stress.

L’arrivo dei lockdown legati alle pandemie su sfondo di Great Resignation continuava ad approfondire i problemi d’identità. Tuttavia l’aggravarsi dei collassi ecologici, simboleggiata da Big Apple avvolta e intossicata per mesi dai fumi gialli degli immensi e indomabili incendi canadesi, fu determinante nel trasformare la sindrome latente in una grave crisi d’identità multipla collettiva con forme di possessione. In tali forme le diverse personalità presenti nella popolazione del Paese si manifestavano come agenti esterni che ne assumevano a turno il controllo.

Ma se in molti Paesi tali stati fan parte della cultura o della religione locale e non sono considerati patologici, nel caso dell’Impero di Sbieco le cose non andavano così.

Di solito quando un’identità s’impadroniva d’un individuo malato questo non durava troppo a lungo. Ma quando questo succedeva sul piano collettivo in un grande Paese, le conseguenze potevano essere imprevedibili e producevano danni, sofferenze ed effetti distruttivi, alimentando guerre sia esterne che interne.

Nelle mie escursioni temporali in quel Paese ho avuto modo di assistere a uno slittamento verso il baratro nell’alternarsi di identità reazionarie, paranoiche e complottiste, che aggravavano le guerre interne, e altre sedicenti democratiche. Queste ultime erano in realtà le più imperialiste e innescavano guerre esterne sempre più gravi2.

Paradossalmente, il solo aspetto che relativizzava un po’ la gravità della situazione era la razionalità capitalista di Ecofin. Anche se il potere politico statale cadeva in mano a queste identità fantasmatiche e pericolose restava sempre il capitale, l’altra testa della macchina bicefala. Quest’ultimo doveva piegarsi a decisioni politiche che andavano contro i suoi interessi, ma cercava talvolta di mitigarne le conseguenze.


[A quel punto il Boomernauta, vedendo la mia faccia incredula, si arresta con fare interrogativo: gli dico che sono stupito perché non mi sembrava che lui stesse raccontandomi il futuro, ma il presente e il recente passato degli Stati Uniti…  Allora mi chiede gentilmente di ascoltare il seguito.]


Il caos si scatenò quando, in un’estrema confusione, due fazioni che lottavano per prendere il controllo dello Stato, entrarono in un conflitto senza mediazione. Questo evento segnò la fine del sistema rappresentativo democratico, già in declino. Questa volta non si trattava di un simulacro di assalto al Campidoglio, ma di una strana guerra civile. La scintilla iniziale era un déjà vu: ancora una volta un candidato complottista e populista tentava di capovolgere il risultato di un’elezione a lui sfavorevole, ma ora l’incendio che seguì ebbe modalità impreviste.

Furono tutte le anime identitarie separate conosciute, e poi altre che erano rimaste nell’ombra, che cominciarono a muoversi e a creare distruzione e scompiglio in una modalità di tutti contro tutti, che al tempo stesso prendeva spunto ed era dissociata delle scadenze elettorali. E così riemergevano con una strana simultaneità e in tutto il Paese, armato sino ai denti, i riots dei ghetti, gli assalti delle organizzazioni fasciste come i Proud Boys contro le istituzioni, le azioni delle associazioni finanziate dal NRA (National Rifle Association) e poi anche quelle di difesa delle minoranze etniche e religiose. In questo frangente anche polizie statali e federali entrarono in ballo sempre più autonomamente senza che le gerarchie funzionassero e fu per tale ragione che i comandi dell’esercito si trattennero dall’intervenire.

Fu una strana guerra civile, che era già strisciante da qualche decennio, e che di colpo divampò in una crisi tremenda di breve durata. Dopo l’incendio iniziale ci fu un alternarsi di fasi acute con periodi di relativa calma non più uniformi, ma a macchia di leopardo.

La guerra civile si instaurò in modo persistente e il Paese non tornò mai più allo stato precedente. Si era trasformato in una realtà bipolare, oscillando tra fasi depressive e altre quasi deliranti. In queste ultime situazioni si sognava di continuare a esercitare le capacità di dominio sul mondo senza la minima possibilità di riuscirci. D’altronde lo Stato Federale aveva spesso difficoltà a esercitare correttamente il cosiddetto potere sovrano. Il fatto che lo Stato fosse ridotto in tali condizioni non poteva non avere conseguenze sul potente capitale locale.

A lungo l’Impero di Sbieco aveva vissuto a credito del resto del mondo grazie alla sua politica imperialista militare e monetaria, ma con la seconda guerra civile questi privilegi non sarebbero potuti durare a lungo. Il colpo di grazia avrebbe potuto provenire proprio dall’ultimo grande nemico designato: la Cina.

È noto che l’Impero di Sbieco utilizzava come strategia primaria quella di identificare o creare un grande nemico da sconfiggere. In quello stato di debolezza in cui ormai si trovava, il grande pericolo era che la Cina, il primo creditore, prendesse facilmente il controllo del suo apparato produttivo. Visto che ora non c’era più il cerbero del Pentagono o della FED a difenderlo sarebbe bastato poco perché questo succedesse nel modo più pacifico e legale, secondo gli usi dell’imperialismo capitalista: comprando a vil prezzo i pezzi di valore del Paese indebitato e in crisi.

Ma, guarda caso, anche l’Impero di Mezzo era in grande difficoltà come ti ho appena raccontato anche se per ragioni ben diverse…

Durante i periodi di crisi interna dell’Impero di Sbieco, il grande capitale aveva effettivamente cercato di mitigare gli impatti negativi trovando opportunità all’estero, sfruttando la sua presenza globale e le reti di commercializzazione consolidate. In questo senso la ripresa in mano dell’Europa, effettuata tramite le opportune guerre, si era rivelata una mossa vincente. Molte multinazionali americane non avevano esitato a spostare temporaneamente i loro quartieri generali nella colonia europea attendendo tempi migliori. Certo che come vedremo anche le colonie, seppur di lusso, non se la passavano bene…

Io non so se si tratti veramente di una coincidenza che le due più potenti macchine Stato-capitale siano cadute in crisi quasi contemporaneamente. Sinceramente non ci credevo neanche allora e infatti quello che successe in seguito confortò la mia ipotesi.

In ogni caso questo fu un passaggio significativo nel consolidarsi di una gestione più centralizzata della Governance. Non ti sto dicendo che la Gov Neolib si stesse trasformando in una struttura di comando imperiale del mondo, ma certo si stava preparando un’altra fase.



Note:


  1. Huge Pharma: cfr. glossario.

  2. Presumibilmente il Boomernauta si riferisce all’alternarsi delle amministrazioni repubblicane e democratiche.


La setticemia della Biosfera



Le terribili conseguenze dell’esperimento tecnologico cinese, denominato Lunga Primavera, che cambiava la percezione del tempo per aumentare la produttività, avevano provocato un profondo sussulto in tante moltitudini. Non a caso l’Impero di Sbieco, fondato sui due pilastri ideologici di competitività e meritocrazia, era anche lui entrato in una crisi esistenziale.

Paradossalmente fu proprio il dispositivo utilizzato nell’esperimento cinese, la time machine, perfezionata nei centri di ricerca di quel Paese, che mise in luce la realtà della patologia che stava consumando il mondo.

La grande ribellione cinese, poi diffusasi altrove, aveva bloccato per sempre questo tentativo senza mai trasformarsi in una rivoluzione, ma il segno di una temporalità distorta era rimasto impresso e aveva cambiato il senso della vita. In un primo momento tutto sembrò sospeso, immobile nel tempo, come in un quadro di Hopper. Dopo il rigetto di Lunga Primaveraci fu un momento di siderazione quasi generale, specie in Cina. Ci si rese conto che il tempo comunque non sarebbe stato mai più quello di prima.

La siderazione non durò a lungo, come obbligati in un cunicolo, gli umani dovettero tornare ad affrontare la realtà della disgregazione delle reti della vita sulla Terra, dovuta al fulminante, se misurato sulla scala delle ere, disequilibrio climatico e a un insieme di fattori più o meno collegati. Riscaldamento globale, cambiamenti nei cicli di azoto e fosforo, acidificazione degli oceani, impoverimento dell’ozono stratosferico e di quello globale dell’acqua dolce, perdita di biodiversità, e diversi altri fenomeni erano ormai innescati e sembravano difficilmente reversibili.

Non si trattava solo del continuo deterioramento della biosfera che sembrava inarrestabile. C’era anche una dinamica fatta di accavallarsi di piccoli e grandi cambiamenti, non per forza connessi, che avevano una loro autonomia e che sembravano voler mettere in evidenza l’incapacità di controllare la situazione. Persino le onde elettromagnetiche parevano talvolta rivoltarsi, tanto che in certi giorni anche un banale collegamento wi-fi poteva essere problematico.

Oltre all’aumento e all’intensificarsi dei tradizionali fenomeni atmosferici, si assisteva al proliferare di catastrofi di origine climatica: i cicloni raggiungevano anche le zone temperate, causando alluvioni e ulteriori inondazioni delle terre costiere, aggravate dall’innalzamento del livello del mare a causa dell’aumento delle temperature globali. La siccità alimentava la desertificazione e i giganteschi incendi, che si propagavano per mesi, devastando vaste aree. La deforestazione accelerata portava alla perdita di vaste foreste pluviali. Anche da tanti nonumanivenivano segni di reazioni negative.

Erano comportamenti inabituali che coinvolgevano sempre più specie animali, ma anche vegetali. Tuttavia, non potevamo permetterci di cadere in fantasie su una Natura vendicativa e ribelle.  In quanto parte della Sfera Autonoma3, ci spettava piuttosto affrontare la realtà e comprendere le conseguenze dei nostri atti sull’ecosistema globale.

Si manifestavano diversi fenomeni inquietanti: nelle mega-stalle robotizzate le mucche, isolate dal contatto con la vita, perivano in massa per ragioni misteriose. Un altro segno di resistenza proveniva dalle api. Il loro allevamento negli alveari industriali e la raccolta del miele diventavano sempre più difficili a causa di una serie di ecatombi, fughe degli sciami e persino comportamenti aggressivi. Questi segnali venivano interpretati come l’ultimo tentativo disperato, un’ultima forma di resistenza dopo essere state decimate per tanto tempo dai neonicotinoidi e da altri veleni. Era come se stessero rispondendo all’impatto distruttivo dell’azione umana sull’ambiente. Poi questi atteggiamenti che combinavano morte in massa, aggressività e fuga si moltiplicarono in diverse famiglie e classi di nonumani. Nel caso di altre specie, che spaziavano dai micro-organismi ai vegetali, si osservavano reazioni che sembravano quasi forme di resistenza. Ad esempio, i batteri sviluppavano una resistenza agli antibiotici, mentre le piante infestanti riuscivano a sopravvivere ai glifosati e ad altri pesticidi, continuando a moltiplicarsi. Gli atteggiamenti del potere davanti a queste indiscipline, come le definivano certəecowarrior5, furono di accelerazione delle diverse tendenze in corso.

Di fronte al moltiplicarsi dei warning nell’AltaSfera Ecofin si decise di affrettare i tempi della Grande Fuga, utilizzando le rimanenti stazioni spaziali come centri di comando in orbita. In ogni caso sulla Terra la macchina dell’accumulazione capitalista continuava a funzionare, mettendo in opera le sue proverbiali capacità di adattamento ai cambiamenti in corso.

C’era anche chi cercava la chiave di quell’inestricabile situazione, nella speranza di ripristinare un’immaginaria e mitica normalità. Tuttavia lo sregolamento del tempo aveva ormai attivato un complesso meccanismo davanti al quale la tecnoscienza diventava molle come gli orologi di quel furfante di Dalì.

Anche se era ormai comunemente riconosciuto che l’innesco di questa dinamica poco controllabile era venuto proprio dagli stessi umani, bisognava assolutamente cercare di capire in qual modo ciò era avvenuto, da quando e se per caso ci fosse una possibilità di agire su qualche parametro sensibile. Un’ultima ratio a cui molti si aggrappavano…

All’interno del mondo neolib anche chi progettava la fuga continuava a discutere di programmi ambiziosi che pretendevano di conciliare il mantenimento del profitto con la necessità di affronta- re la profonda crisi climatica ed ecologica. Le multinazionali erano in prima fila: chi fosse riuscito a trovare per primo la chiave e soprattutto il rimedio per bloccare l’avanzata di quello scompiglio avrebbe avuto il mondo in tasca. Senza però mai porsi la domanda se la situazione non avesse un qualche legame proprio con queste modalità d’azione.

Niente. Non combinarono nulla se non ottenere un peggioramento come sempre era successo anche nel recente passato. Uno degli ultimi esempi era stato quello della calamitosa gestione del sistema dei trasporti e della logistica, quando si era trattato di sostituire un parco mondiale di un miliardo e mezzo di veicoli a combustibili fossili con l’innovazione dei motori elettrici alimentati da batterie che necessitavano di metalli e terre rare. Invece di ridurre l’inquinamento globale, la transizione portò a un peggioramento complessivo degli inquinanti, sia a causa dell’estrazione delle materie prime necessarie per le batterie, all’origine delle cosiddette guerre delle terre rare, sia a causa dell’aumento della domanda di energia elettrica per ricaricare i veicoli. Negli altri tre elementi le cose non erano andate meglio e Venezia, ancor prima di essere definitivamente sommersa, era stata sfregiata dall’ultima crociera di Casta Impetuosa, il transatlantico alto 20 piani che, dopo l’inchino, si era coricato in piazza San Marco.

Non si riusciva neanche ad avere una diagnosi certa mentre la situazione peggiorava di continuo, sino a che le cose si mossero dal basso in modo inaspettato.

La time machine e il complesso apparato, capace di modificare il tempo a fini produttivisti, era ormai caduto in completo disuso quando a un gruppo hacker venne l’idea di modificarlo. Riuscirono a fare in modo che il software originale, cuore del sistema, che richiedeva la potenza di un grande computer quantistico, riuscisse a trasformare la piega del tempo per dare uno scorcio effimero del passato. Certo non c’era mai stata nessuna pretesa né possibilità di poter rimontare il tempo; indossando i time glasses6 si potevano avere visioni pregresse fugaci e sfuocate di ciò che si stava guardando. Il sistema era rudimentale ed era quasi impossibile effettuare regolazioni. Ci si doveva accontentare di un funzionamento aleatorio ed eventualmente dedurre approssimativamente a posteriori la datazione di quanto si era potuto scorgere per qualche secondo. Si era rimasti a un’utilizzazione abbastanza limitata, anche se i pochi studiosi di archeologia sopravvissuti ne facevano un uso intenso. Visto il deterioramento rapido delle condizioni di vita sulla Terra, nei gruppi hacker a qualcuno venne in mente di utilizzare di nascosto questa nuova time machine ristrutturata da una stazione di osservazione spaziale. L’obiettivo sarebbe stato di cercare di capire come e quando la biosfera avesse cominciato il rapido declino che stava riducendo le possibilità di vita sulla Terra.

Alla fine dopo molti tentativi erano riusciti a miniaturizzare un computer quantistico sul quale far girare la time machine modificata per spedirla in segreto su una stazione spaziale pirata cinese, che non era integrata al progetto della High Frontier.

A loro grande sorpresa i taikopirati7, indossando per la prima volta i time glasses connessi, si accorsero che nello spazio il funzionamento del sistema era completamente diverso che su Terra. In una rotazione attorno al globoriuscivano a intravedere lo scorrere delle ere geologiche avvicendatesi sulla Terra durante gli ultimi 4,5 miliardi di anni risalendo ai tempi remoti della formazione iniziale del pianeta. Bastava fare partire la time machine quando si era sopra un continente o un oceano per vedere sotto tutti i punti di vista la storia geomorfologica della terra. Scorsero i continenti che si staccavano gli uni dagli altri, dando forma agli oceani, e anche la spettacolare estinzione di massa K-Tche, oltre alla scomparsa dei dinosauri non-volanti, portò a quella di circa il 70-80% delle specie viventi. Anche se la time machine non riuscì a fissare il momento iniziale e il punto d’impatto del meteorite, che probabilmente creò l’enorme cratere di Chicxulub nella penisola dello Yucatan in Messico e determinò l’estinzione di massa, poterono vedere come certi territori fossero stati devastati per ragioni esogene.

Prima di questo exploit tecnologico di rivisitazione accelerata del passato, ci si doveva accontentare di qualche immagine del vecchio repertorio satellitare che documentava, per esempio, la fine del mare d’Aral10, la deforestazione dell’Amazzonia, il ritirarsi dei ghiacciai, l’erosione delle coste o l’estendersi di megalopoli insensate nel deserto come Dubai ecc.

Erano già state fatte simulazioni della creazione dei continenti11 e quindi i taikopirati si aspettavano di vedere quello che passava sotto i loro occhi, anche se ci furono divergenze rispetto alle teorie ipotizzate. Tuttavia, fu negli ultimi istanti, corrispondenti più o meno agli ultimi cinque brevi secoli, che in un lampo intravidero il realizzarsi di un decadimento, che aveva qualcosa di assolutamente differente da quanto era successo negli eoni12 precedenti, anche considerando i periodi delle estinzioni di massa13. Sembrava un’infezione fulminante, se confrontata alle durate dei grandi cambiamenti del passato. Era come una sepsi14 che si diffondeva rapidamente, attaccando e distruggendo gli equilibri all’interno delle reti vitali della biosfera. I taikopirati e i gruppi hacker che li appoggiavano erano consapevoli di detenere una vera e propria bomba mediatica, dalle conseguenze imprevedibili, nel caso fosse esplosa. Ma, com’era nella loro natura, invece di tenere nascosta la scoperta decisero di diffonderla sulle reti. Dopo lo sgomento iniziale ci fu un grande ondeggiamento, ufficialmente la Gov Neolib negò la validità di questa scoperta. Non volle riconoscere questa triste novità, con la stessa cocciutaggine con cui in un’epoca precedente aveva a lungo negato la responsabilità umana del riscaldamento climatico. In un secondo tempo, segretamente, rafforzò le motivazioni dell’AltaSfera nell’accelerare i preparativi della Grande Fuga e per aumentare la produttività sulla Terra. Solo nelle accademie si cominciò a disquisire sul fatto che questo infinitesimale periodo evidenziato dalla time machine, e connotato dalla presenza della presunta infezione della biosfera, meritasse di essere definito era geologica. Alcuni esperti erano contrari, considerando l’enorme disproporzione dei tempi rispetto alle altre ere, e altri favorevoli per la rilevanza e la velocità dei cambiamenti in corso. Alla fine, però, si convenne che questo non fosse un aspetto cruciale. Sembravano più significative le modalità del suo improvviso sviluppo. Modalità che spinsero molti a negare il fatto che si trattasse di un processo naturale. Visto che nessun deus ex machina era intervenuto, si privilegiò la tesi che quella strana malattia dell’ecosfera fosse lo stadio avanzato di una setticemia che distruggeva molte reti della vita sulla Terra. Impressionava per la velocità crescente con cui si espandeva. Si vedeva una progressione caratterizzata da epidemie locali sempre più estese, che creavano cancrena delle zone abitate, necrosi di vaste aree sulla pelle delle grandi pianure, leucemia delle acque, avvelenamento dei fluidi. E l’atmosfera stessa sembrava soffocare il pianeta, come se fosse avvolto in un abbraccio asfissiante, cambiandone gli equilibri termici e portando alla deriva del clima che conoscevamo.

La conferma di una possibile infezione grave e incombente, più letale per certe reti della vita che per la perennità della biosfera, sopravvissuta a ben altri collassi, innescò un inizio di panico nella specie umana.

Non è che non ci si fosse accorti dei cambiamenti e del peggioramento della situazione, ma non al punto che si trattasse di un processo così avanzato e dall’apparenza inarrestabile e incurabile.

Era comunque necessario approfondire la comprensione di quanto stava accadendo, andando oltre i brevi istanti delle immagini disponibili. Con l’intervento delle solite comunità hacker si riuscì a modificare ulteriormente la time machine spaziale di modo che la rotazione sul passato fosse calibrata sugli ultimi cinque secoli. In tal modo si poté documentare con molta più precisione l’effetto dell’infezione in espansione sulla crosta terrestre e mostrò nel dettaglio la dinamica dei fenomeni precedentemente descritti, documentando le ragioni dell’estinzione di tante specie e il pericolo che incombeva su quella umana. Si poteva vedere per esempio come i grandi fiumi che attraversavano i continenti erano progressivamente diventati gigantografie del Seveso, un piccolo fiume della Lombardia che mai si sarebbe aspettato di passare alla Storia. Le accelerazioni nel tempo evidenziate dalla time machine spaziale erano impressionanti: avanzamento dei deserti e riduzione dei ghiacciai; allargamento delle macchie d’alopecia nelle foreste; espansione delle città e dell’habitat umano distruttivo delle terre come una macchia d’inchiostro sulla terra e l’aumento delle maree di plastica negli oceani. Con l’avvicinarsi dello stadio finale della sepsi sembrava proprio che il sistema-mondo della specie umana si sarebbe dissolto come un castello di sabbia in riva al mare, lasciando però residui velenosi. Per tentare di far qualcosa bisognava innanzitutto capire quale fosse l’origine di questa patologia che avanzava a grandi passi colpendo i principali elementi della geosfera: terra, acqua e aria.

Alla fine anche accademici ed esperti emisero il loro sussiegoso verdetto: era confermata la tesi di un’infezione sempre più estesa della biosfera, già diagnosticata in precedenza. Tale infezione generava inoltre una reazione immunitaria di intensità disproporzionata che si stava trasformando, sotto gli occhi dell’umanità esterrefatta, in tempesta distruttiva di molte reti della vita. Chi stava causando l’infezione a cui reagiva la biosfera? I successivi esami delle riprese ottenute dalla time-machine mostrarono nel dettaglio come i segni dell’infezione terrestre fossero estremamente differenziati, complessi e colpissero tutte le componenti della biosfera spesso in relazione alle concentrazioni di presenza umana. Ma, nel suo aggravarsi, l’infezione ormai sembrava aver preso una forma autonoma e globale, che aveva una sua dinamica e rischiava di esser fatale a buona parte della vita esistente.

Rievocando l’ormai vecchia teoria dell’Antropocene, si suppose che l’agente patogeno provenisse proprio dalle moltitudini umane a cui si aggiungeva l’ipotesi di una patologia autoimmune della biosfera. Quest’ultima era sopravvissuta alle estinzioni di massa di reti della vita forse dovute a cadute di grandi meteoriti o ad altissime eruzioni vulcaniche e a gigantesche emissioni di gas che oscuravano il Sole e avvelenavano l’atmosfera di buona parte del pianeta, ma ora stava succedendo qualcosa di diverso…



Note:


  1. Lunga Primavera: cfr. glossario.

  2. Nonumani: cfr. glossario.


  1. Il Boomernauta darà in seguito una spiegazione di cosa intendeva per Sfera Autonoma. La riassumo qui per vostra comodità: la Sfera Autonoma è l’ambiente dove prendono vita i movimenti provenienti dal basso. Essa è un insieme complesso di processi dinamici che non preesiste alle interazioni col mondo circostante ma emerge attraverso intrecci relazionali di ogni natura, anche conflittuale, che la riconfigurano continuamente all’interno delle vicende della specie umana.


  1. Ogni tanto il Boomernauta mi ha ricordato di utilizzare qui lo schwa (ə) per creare una forma neutra per riferirsi a un gruppo di persone di entrambi i sessi in vista di creare un linguaggio inclusivo e non discriminatorio, ma devo confessare che ho applicato questa regola solo quando lui me lo ha esplicitamente richiesto.


  1. Ecowarrior: cfr. glossario.


  1. time glasses: cfr. glossario.


  1. Letteralmente pirati dello spazio derivante dalla parola cinese taikong, che significa spazio.


  1. Da quanto mi ha detto il Boomernauta la rotazione era di una durata di circa 90 minuti.


  1. Il Boomernauta fa riferimento all’estinzione del Cretaceo-Paleocene che probabilmente causò una drammatica riduzione nel numero delle specie viventi sulla Terra, avvenuta circa 66 milioni di anni fa e che portò alla scomparsa di circa l’80% delle specie marine e continentali esistenti. Ad eccezione di alcune specie ectotermiche come le tartarughe marine ed alcuni coccodrilli, nessun tetrapode di peso superiore ai 25 kg riuscì a sopravvivere.




  1. Periodo Geocronologico corrispondente a mezzo miliardo di anni.


  1. Si veda a proposito delle cosiddette 4 estinzioni di massa passatehttps:// it.wikipedia.org/wiki/Estinzione_di_massa


  1. Sepsi: qui vuol dire infezione generalizzata, come il suo equivalente più antico setticemia. Il riferimento al termine medico destinato agli umani è indicativo.

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