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  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 9 min

Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: Melancholia


Le TAM mettono crudamente in luce la limitatezza degli umani nel fronteggiare da soli la gravità della setticemia di Gaia, sottolineando l’urgente necessità di un comune multispecie. Sull’altro versante, la Gov Q vuol far credere che le tecnologie risolveranno i problemi della biosfera, ma intanto prepara la Grande Fuga. I nonumani si trovano in una nuova situazione che ribalta le dinamiche delle loro relazioni con gli umani in crisi, imparando a esercitare influenze diverse. Nei confronti dei contagiati più gravi, spesso vicini alla Gov Q, emergono atteggiamenti di aggressività e intimidazione, mentre nei confronti di chi comunica con le TAM, sviluppano sentimenti di empatia che, però, accentuano la profonda malinconia che sta invadendo l’umanità. I pocoumani, si trovano alla punta   di questa offensiva degli affetti, che sarebbe potuta sfociare in una rivoluzione multispecie.


Nel tentativo di costruire un comune multispecie si sarebbero presto presentati ostacoli a prima vista insormontabili.

Quando mai era successo che il genere umano avesse ceduto un potere diventato diritto assoluto di vita e di morte su tante reti della vita? Inverosimile! Neanche noi boomer, che al nostro tempo ci eravamo battuti contro le centrali nucleari, avremmo osato tanto, ma forse nelle fila degli attivisti antispecisti e degli ecowarrior, diventati molto numerosi verso la metà del XXI secolo, qualcuno ci stava pensando…

D’altronde solo ora e grazie alle TAM si cominciava realmente a interiorizzare che, nonostante le roboanti dichiarazioni di civilizzazione millenaria – un secondo della storia geologica – l’umanità, grande comunità dai piedi d’argilla, era impotente davanti all’infezione di Gaia. Ma neanche questo sarebbe bastato a piegarla per cedere una parte di potere.La Gov Q per parte sua continuava a sfoggiare una fiducia assoluta nella metatecnica, ormai arrivata alla presunzione di poter guarire la setticemia di Gaia con le ricette della geoingegneria. Come se per catturare o assorbire la CO2 in eccesso fosse ragionevole spandere quantità spropositate di ammina etilenica nell’atmosfera o di sali di ferro negli oceani per far crescere a dismisura le alghe1. Esperimenti rivelatisi poi disastrosi. E questi sono solo due esempi di geoingegneria fra i tanti, a mio parere uno più demenziale dell’altro, per dirti i livelli di carica virale nekomemetica a cui si stava arrivando.

Poi quando la situazione si aggravò al punto di mettere in pericolo la Grande Fuga, la Gov mise in piedi il “progetto iceberg”, un tentativo disperato di raffreddamento dei tropici sempre più invivibili e dove ogni anno ondate di gran caldo facevano decine di milioni di morti. Si trattava della vecchia idea di spostare degli iceberg con grandi mezzi per portarli in zone tropicali usando nuove tecniche chimico-fisiche per preservarli da uno scioglimento precoce durante il trasporto.

Dal canto loro i nonumani non avevano mai avuto la possibilità di capovolgere o perlomeno di riequilibrare i rapporti di forza sfavorevoli, però si accorsero che con le TAM potevano perlomeno influenzare gli umani. Avevano tecniche rudimentali, cablate e apparentemente non evolutive, ma forse dietro questa loro fragilità si nascondevano forze che le TAM mettevano in movimento. Certe specie eccellevano in tipi di percezione e di qualità sensitive in cui potevano essere incomparabilmente superiori a tutte le altre.

Non si trattava solo di fiuto, vista o udito, ma anche di cinestesia, la capacità dell’organismo di sentire la propria posizione e di adattare di conseguenza il corpo, o del senso dell’equilibrio, ma anche di funzioni sensoriali che gli umani non posseggono naturalmente come il biosonar di pipistrelli e delfini, usati dagli umani per addestrare questi ultimi a fini militari, come mi pare di averti detto prima. E poi ancora le capacità di mimetizzazione di camaleonti, di polpi e di tanti nonumani indistinguibili da foglie, sabbia o fondi marini.Più sorprendente era la magnetoricezione cioè il senso di certi animali per il campo magnetico della Terra, che come una bio-bussola indica loro in che direzione stanno andando in ogni momento ed è usata per orientarsi negli spostamenti. Una proprietà presente in molti degli animali finora studiati, tra cui pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi alla base delle capacità d’orientamento di tante specie e di fenomeni stupefacenti come le grandi migrazioni dei salmoni.

Le TAM non avevano in apparenza molto modificato le abitudini di tante specie, ma avevano messo in luce o amplificato le loro naturali doti di intendimento, di empatia o di replica alle emozioni altrui. Qualcosa che, a prima vista, poteva assomigliare ai comportamenti dei cosiddetti animali domestici, già abili nel percepire gli umori dei padroni, ma senza le dipendenze che esistevano per questi ultimi. In molti nonumani sembrava si arrivasse a una presa di coscienza delle loro nuove capacità d’influenza; ma pochi, anche fra i partecipanti umani alle TAM, sembravano essere consapevoli dei cambiamenti d’atteggiamento o d’umore, soprattutto per quel che riguardava le specie lontane e non appartenenti ai mammiferi o addirittura ai vertebrati. In effetti la stragrande maggioranza delle persone, addestrata nei secoli del capitalismo a rendere misurabili e scalabili anche gli affetti per poi trasformarli in merce da valorizzare, non si stava accorgendo dal cambiamento decisivo degli equilibri affettivi ed emozionali di chi la circondava.

C’era stata una serie di segnali macroscopici evidenti, principalmente in specie animali vicine, che mostravano un aumento dei comportamenti di diffidenza e di fuga, da un lato e dall’altro quelli di aggressività cominciati nei decenni precedenti. In alcuni casi, sembrava che gli animali fossero consapevoli delle situazioni in cui i rapporti di forza erano favorevoli e agivano di conseguenza, mentre in altre situazioni le loro azioni sembravano essere più mirate a incutere intimidazione, sorpresa o paura, piuttosto che a causare danni. Ma questi sottili cambiamenti passavano in secondo piano di fronte al marasma causato dal peggioramento dello stato di Gaia.

Chi non usava le TAM sembrava tagliato fuori da questi segnali comportamentali del vivente. Molto più fine era invece l’influenza che si esercitava nei confronti di chi ne stava diventando dipendente. Pareva evidente che i nonumani utilizzassero a fondo le loro nuove capacità d’influenza per sottrarsi a quanto avevano subito in precedenza.Nelle TAM la risonanza degli affetti fra specie era affine all’empatia, ma nella specie umana sembrava che fosse amplificata e, mettendo a dura prova i neuroni specchio, diventava spesso invasiva per il soggetto che era coinvolto. Un’esposizione prolungata lasciava certe persone prostrate e senza forze psico-fisiche, ma poi il bisogno di connettersi con questo mondo era generato dall’istinto di sopravvivenza di chi ancora desiderava battersi o anche solo evadere da una realtà sempre meno sopportabile.

Le specie nonumane, da parte loro, parevano aver percepito i cambiamenti e legami che si creavano in questo ambito e si stavano naturalmente abituando a questa loro nuova capacità di suscitare sentimenti ed emozioni augmented. Uno dei sentimenti più forti che venivano messi in risonanza era la malinconia. Pareva che non scegliessero intenzionalmente di alimentare il sentimento di tristezza profonda (deep melancholia), ma c’era chi sosteneva anche il contrario. Questo però di fatto allentava la stretta della morsa spietata e mortifera da sempre esercitata su di loro. Era più probabile che ciò accadesse spontaneamente perché la malinconia era già affiorante e talvolta predominante e questa mancanza d’intenzione rendeva più incontrollabile il propagarsi di tale sentimento.

Le cause dell’infelicità nonumana erano numerose: certamente una delle principali era data dalla capacità di rilevare l’intensità di carica del virus nekomemetico. Ma c’era di più, molto di più: il sentimento di morte, come un perenne rumore di fondo in lento crescendo man mano che la setticemia di Gaia inesorabilmente avanzava. Tutti lo subivano sin dalla nascita. Diventava una pre- senza predominante e la trasmettevano via le TAM amplificandola. Era una sorta di melancologia che si alimentava degli effetti devastanti della setticemia di Gaia e si propagava un po’ dappertutto e non solo fra quelli che usavano le TAM; alcuni affermavano che molti nonumani cominciassero a percepire un qualche feed back degli effetti di tale malinconia paralizzante. Che in prima linea ci fossero i pocoumani, esseri transgenici modificati con geni umani per fornire latte, sangue, tessuti, organi e altri servizi agli umani, non è sorprendente.

A lungo la grande maggioranza delle popolazioni non si era troppo preoccupata delle conseguenze delle modifiche genetiche operate sui nonumani e su tutto l’insieme del vivente. Tali manipolazioni, implementate seguendo le pratiche distruttive delle Governance, potevano essere considerate come uno dei risultati più nefasti della variante del morbo nekomemetico. Era un ulteriore stadio che caratterizzava l’aggravamento del morbo dopo quello che aveva portato l’umanità a manipolare le forze atomiche disseminando sull’epidermide di Gaia qualche decina di migliaia di cisti radioattive di varia funzionalità2, che nessuno sapeva come rendere inoffensive distruggendole o asportandole. In tutti i casi spargevano radioattività e avrebbero continuato a contaminare Gaia per millenni. I responsabili del nucleare durante i primi sviluppi avevano almeno l’attenuante di non essere consapevoli dell’esistenza del morbo nekomemetico, mentre la Gov Q, che negava ostinatamente la realtà del virus, era ora determinata a ottenere il massimo di energia per accelerare i preparativi e avviare la Grande Fuga, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze per le regioni da abbandonare. In qualche occasione la WorldForce fece anche uso di bombe nucleari tattiche, pilotate dallo spazio, come quella lanciata, si dice per errore, su Dubai nell’ultimo Black Friday esistito sulla Terra.

Come quella nucleare anche l’ingegneria genetica era entrata naturalmente nel vortice della mercificazione e aveva dato vita a una nuova e pericolosissima variante del virus nekomemetico. D’altronde a differenza di molti virus materiali, in questo caso le varianti non si soppiantavano l’una con l’altra, ma coabitavano e si accumulavano.

Come ti avevo già accennato, la situazione si era particolarmente degradata sin dalla scoperta delle prime forbici molecolari o genetiche, avvenuta già alla fine del XX secolo, quando l’industrializzazione della filiera si era accelerata. Se da una parte questi strumenti erano stati utilizzati per curare malattie geneticamente trasmissibili, dall’altra, sotto l’egemonia dei techno-tycoon, il loro uso fatto da tecnici contagiati aveva generato un salto di qualità degli effetti sul cuore della materia vivente che costituiva Gaia. Prima delle forbici genetiche gli OGM esistevano da tempo e costituivano già una delle conseguenze più gravi della pandemia. Tuttavia l’industrializzazione di tali strumenti, che metteva alla portata della prima startup le manipolazioni e alterazioni dell’unità ereditaria fondamentale del vivente, rappresentava un ulteriore cambiamento di paradigma. La Biotech e le Huge Pharma erano dei pilastri oligarchici che pesavano all’interno dell’AltaSfera Ecofin. Esse si rivendicavano come industrie della vita che facevano da pendant a quelle dell’armamento, e cioè della morte, eufemisticamente chiamate della difesa.

I pocoumani erano solo una delle filiere prodotte da questi nuovi settori, ma portavano nelle loro viscere le stigmate più profonde dei comportamenti dettati dal morbo nekomemetico. Essi costituivano la categoria di viventi, che più di ogni altra poteva generare negli umani le vibrazioni emotive più devastanti fra quelle che transitavano nella bio-rete delle TAM. L’influenza che stavano esercitando era soprattutto psichica e non sembrava implicare forze o violenze fisiche, anche se qualcuno di noi sospettava che negli episodi d’aggressività ci fosse anche il loro zampino.

Questi lancinanti messaggi erano combattuti dalla fazione transumanista in cui confluiva la grande maggioranza degli human+ (h+), che difendevano con unghie al titanio e denti transgenici il valore dell’investimento fatto sul loro corpo ibrido, un capitale somatico immune da qualsiasi principio etico. Salvo poi pentirsi quando le cose andavano male e si trovavano di fronte a mutazioni impreviste e altri gravi problemi.

Nelle TAM, ormai così largamente accessibili, c’era comunque il potenziale avvio di una trasformazione nelle relazioni fra quella parte dell’umanità relegata in posizione subalterna e molte reti del vivente. Forse questa volta si trattava di un vero cambiamento biopolitico, molto diverso da quelli tanto discussi dagli intellettuali del secolo precedente, che si erano limitati al solo bios umano trascurando l’essenziale: il bios di Gaia. Non sappiamo come si sentissero le varie specie sotto l’effetto di questa malinconia riflessa, ma puoi fartene un’idea immergendoti in quegli otto magici minuti che sintetizzavano l’atmosfera di Melancholia il vecchio film di quel pazzo, ormai un po’ dimenticato, di von Trier. In quel breve spezzone le immagini simboliche della fine del mondo prendevano tutta la loro forza nel preludio di Tristano e Isotta.Una musica che sembrava composta da Wagner proprio per accompagnare questo senso di smarrimento infinito3.  C’era tuttavia il rischio che l’estetica della melancologia venisse recuperata dall’ur-fascismo, con il quale aveva ambigue affinità.

Il diffondersi della tristezza oltre agli effetti depressivi generalizzati aveva perlomeno il vantaggio di diminuire un po’ la carica virale nekomemetica. Non si poteva facilmente capire se in una situazione tanto degradata questo sarebbe bastato anche solo a frenare la sepsi di Gaia. Forse ci sarebbe voluto tempo, ma il tempo a disposizione non sarebbe bastato. C’era inoltre il paradosso di una malinconia che colpiva forte proprio chi era più propenso a costruire un comune multispecie. Quel comune era come una disperata àncora di speranza lanciata nella tempesta della setticemia che continuava ad avanzare riducendo i territori abitabili.

La malinconia dei più sensibili e impegnati lasciava spazio alla Gov Q. Anche quest’ultima, tuttavia, si trovava in difficoltà non tanto per la limitatezza numerica del suo nucleo – in passato, un’oligarchia costituita dal 1% o poco più era stata in grado di sottomettere a lungo il resto dell’umanità – ma proprio a causa dell’incapacità crescente di mantenere attivi certi gangli di controllo. La potenza di calcolo quantistica, gli algoritmi, i bot e la miriade di dispositivi attivi sul territorio, fra cui gli onnipresenti cyber-insetti pollinizzatori erano la testimonianza, non potevano supplire completamente al lavoro vivo di Gaia. Ed il diffondersi della malinconia se da un lato fiaccava attivismi, sperimentazioni e resistenza in provenienza dalla Sfera Autonoma e dintorni, dall’altro contribuiva a indebolire l’ultimo baluardo della Gov Q, quello della violenza a cui faceva ricorso sempre più spesso.




Note:



  1. Il Boomernauta fa qui riferimento a 2 progetti di geoingegneria entrati in fase operativa: Direct Air Capture cioè cattura d’anidride carbonica nell’aria tramite prodotti come la soda caustica ed il progetto di fertilizzazione degli oceani con il ferro e fosforo. Quest’ultimo considerato dagli stessi geoingegneri utile solo se sostenuto su una scala temporale millenaria.


  1. Secondo il Boomernauta si trattava di dispositivi progettati per esplodere o comunque a rischio di fusione in un calore immenso. Ne ho dedotto che accennasse alle postazioni di armi nucleari ed alle centrali nucleari che secondo il mantra delle governance erano destinate a produrre un’energia green decarbonizzata!.


  1. A quel punto fece partire da un suo dispositivo il video e con la musica a cui aveva accennato ed io vi suggerisco di farlo ora utilizzando questo QRcode




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