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  • Immagine del redattore: Carlo M. Marenco
    Carlo M. Marenco
  • 21 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

La beauté sera convulsive OU ne sera pas

foto di Carlo Accerboni e Giancarlo Pesce
foto di Carlo Accerboni e Giancarlo Pesce

<<La bellezza sarà convulsa o non sarà>> è un’azione vocale intensa e stratificata di Franca Fioravanti, con drammaturgia di Marco Romei e sonorizzazione di Stefano Bertoli, presentata al 31° Festival Internazionale di Poesia di Genova. Ispirata alla visione surrealista di André Breton, l’opera esplora l’amore nella sua forma più irregolare, inquieta e rivelatrice. Attraverso testi di Zeichen, Szymborska, Merini, Kahlo, Müller e Majakovskij, la voce di Fioravanti si fa corpo e materia sonora, fondendosi con la musica in una partitura emozionale che oscilla tra eros e silenzio, tensione e quiete. Ne emerge un’esperienza poetica e performativa in cui la bellezza, come in Breton, è sconvolgente e impossibile da confinare.


<<La bellezza sarà convulsa o non sarà>> è la frase finale di Nadja di Bretòn. Con essa Breton mette le basi per un concetto che elaborerà nove anni dopo nel celeberrimo L’Amour fou: la bellezza non è statica, armoniosa, piacevole, ma è dirompente, sconvolgente, e si concretizza nel rapporto reciproco tra gli stati di movimento e quiete.


«Una bellezza simile non potrà sprigionarsi che dal senso acuto di cosa rivelata, dall’integrale certezza procurata dall’irrompere di una soluzione, che, in forza della sua natura stessa, non poteva giungerci attraverso i limiti logici consueti». E ancora «la bellezza convulsiva sarà erotico-velata, esplosiva-fissa, magico-circostanziale o non sarà».


Nel paradigma irregolare di amori diversamente vissuti, quindi ancor più sorprendente e convulsa testualmente, si dipana l’azione poetico musicale di Franca Fioravanti e Stefano Bertoli, variazione della drammaturgia originale di Marco Romei.


Si passa dalla deflagrazione muta del colpo rimasto in canna de il nome rimosso, taciuto anziché esser urlato al vento, di Valentino Zeichen, alla fusione assoluta con l’altro, completamento e dissoluzione, di un testo che la rete attribuisce alla Szymborska. All’infatuazione di Ada Merini per la propria condizione di innamoramento, che è ali e tormento, risponde la presa di coscienza materica ed essenziale di Frida Kahlo, in equilibrio tra illusione e caffè mattutino. Al centro della piece, incastonata fra Merini e Kahlo, brilla come Lacrime di Batavia la bellezza convulsa, erotico-svelata, del frammento di Quartett di Heiner Müller. È il momento di teatro più alto, in cui la musica si interrompe e il funambolismo interpretativo di Franca mima l’espansione dell’io nella riduzione dell’altro a mero oggetto di piacere. L’amore si fa buio, silenzio e pietra.Al silenzio del baratro creato da un tale amore, risponde l’allontanamento, l’assenza di desiderio, la ricerca di nuovi sogni. Così, richiamato dal bambino nel cuore meriniano, irrompe l’amore iperbolico ed elementale di Majakovskij della Lettera al compagno Kostròv da Parigi sulla sostanza dell’amore.


Il viaggio pare terminare una volta approdati a Itaca dove Penelope/Molly ci accoglie con il suo , ma, ci avverte Franca con chiusa ironica, la bellezza convulsa non può aver requie: «C’è un incontro fissato, ancora senza ora e senza data, per trovarci. Io sarò lì, puntuale, non so tu».Il testo fortemente movimentato, dalle diverse profondità e altezze, esalta le qualità interpretative di Franca Fioravanti, in questa azione vocale che rende la voce corpo e il corpo voce, sfruttando ogni muscolo e sonorità: «attraverso il potere del suono della voce, i cambi di ritmo, di tono e di registro, le parole sono stati d’animo, immagini, e creano uno spazio dove lo spettatore può immergersi nella visione».


Franca Fioravanti crea una partitura vocale dosando la parola e trasformandola attraverso un continuo gioco alchemico fra il significante e il silenzio; la voce tesse il suono delle parole diventando grido, sussurro, gemito, onomatopea, intonandosi al flusso musicale di Stefano Bertoli che coglie la bellezza esplosiva-fissa citata da Breton e ripresa da Pierre Boulez nel suo ...explosante-fixe...


Al moto vocale e fisico di Franca fa controcanto il fluire rassicurante del tessuto sonoro di Stefano, in un’evocativa rispondenza tra tensione e fermezza, voce e silenzio. La sensazione che rimane è quella di una coerenza viva e distaccata, matura e sacrale, che ricorda gli angeli berlinesi, ma che è anche la stessa di Breton, che da Nadja si allontanò per poterla rendere oggetto del suo immaginario. Che poi Nadja sia la forma breve di Nadezha (speranza) ed evochi lo spagnolo Nadie (nessuno), beh, non è che detto che sia un’altra storia. In ogni caso, se ce la racconterà Franca saremo lì ad ascoltarla.


La bellezza sarà convulsa o non sarà

Azione vocale di e con Franca Fioravanti


Drammaturgia di Marco Romei

Sonorizzazione di Stefano Bertoli

è stata presentata al 31° Festival Internazionale di Poesia di Genova il 10 giugno 2025.




Carlo Michele Marenco negli anni Novanta è stato coordinatore della rivista letteraria «Il Babau». È membro di Genova Voci, associazione  per la promozione della letteratura attraverso l’espressione vocale.

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