selfie da zemrude
- Giorgio Griziotti

- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 16 min
Il racconto del Boomernauta. Pandemia Memetica: La sfera autonoma e gli Alieni untori; Solo i nostri nemici ci capiscono.

PARTE PRIMA
La sfera autonoma e gli Alieni untori
Il Boomernauta, che in giovinezza aveva sicuramente fatto parte della Sfera Autonoma, dedica a essa gran parte di questo capitolo. Ciò forse spiega che lasci ripetutamente trasparire la sua ostilità congenita alle Gov capitaliste. Davanti alla diffusione del morbo nekomemetico che trasforma gli umani in agenti patogeni, Gaia reagisce come può all’infezione che l’ha attaccata, ma non tutti gli umani si comportano nello stesso modo distruttivo. La Sfera Autonoma era da sempre l’ambiente dove prendevano vita i movimenti provenienti dal basso. Anche prima di conoscere l’esistenza del morbo nekomemetico, i movimenti della Sfera Autonoma avevano opposto resistenze sintomatiche per bloccare i danni fatti dai contagiati, ma nel suo seno perduravano anche teorie cosiddette “progressiste” che, continuando a concedere al capitale un ruolo di “innovatore”, favorivano la diffusione dei nekomemi morbosi in tutti gli strati sociali. Man mano che si avanza nel Neolib la pandemia peggiora anche a causa dei Grandi Progetti devastatori imposti dall’alto. I “progressisti” di ogni genere, politici o sindacalisti, entrano inoltre a far parte della Governance e si comportano da Grandi Malati che diffondono il morbo nelle classi lavoratici e disagiate da cui spesso provengono.
La patologia nekomemetica era la prima fase di una malattia autoimmunitaria a due stadi e colpiva gli umani trasformandoli in anticorpi che attaccano le componenti sane di Gaia, provocando una setticemia.
Nonostante la gravità della situazione restavano però vari livelli di resistenza che si opponevano alla pandemia e all’infezione. La prima difesa naturale di Gaia, contro la sepsi che la consumava, era di diminuire se non eliminare gli agenti attivi dell’infezione. Le difese non erano però in grado di fare distinzione fra i tanti umani infettati e il resto del vivente. In ogni caso, anche se non c’era nessuna intenzionalità da parte di Gaia, la specie umana era una di quelle che avrebbe più sofferto, proprio per la sua densità e invasività. Molti segni facevano pensare che il peggio dovesse venire.
Poi c’erano anche le immunità e le resistenze al morbo nekomemetico le cui origini si perdevano in tempi lontani. Ben aldilà dei Cantici delle Creature di Francesco o dell’Illuminazione del Buddha sotto l’albero della Bodhi, in molti umani erano rimasti i riverberi delle ere di progressivo allontanamento dalla natura o dall’appartenenza a Gaia se preferisci. Non voglio certo rimettere in discussione l’esistenza di costanti e tratti comuni che caratterizzano l’essenza dell’umanità, né l’unità psicologica di quella contemporanea con quella preistorica, ma quest’ultima viveva in un mondo molto diverso dal nostro e non solo oggettivamente. Un mondo costellato di luoghi e momenti in cui avvenivano intra-azioni dirette e non mediate degli umani con il resto di Gaia. In effetti molte di quelle che poi abbiamo chiamato intra-azioni erano le storie che ogni vivente raccontava all’interno di Gaia e di cui il morbo nekomemetico fece perdere la percezione. Storie che attraversavano Gaia e parlavano dell’incontro continuo con i nonumani o del ritrovamento di una sorgente, di una fonte di cibo, di una grotta accogliente, di un albero ombroso o, ancora, di un fulmine che rischiara la notte e incendia la boscaglia e così via. Come le altre specie, gli umani facevano parte di un ciclo di vita e morte che, fino all’apparizione della metatecnica, non aveva prodotto patologie per la biosfera. Le cose erano cominciate a cambiare quando si era passati dall’unità prodigiosa di queste reticolazioni allo sviluppo del pensiero tecnico e di quello religioso. Il Maestro Simondon1 aveva avuto l’intuizione di questo passaggio che si era realizzato non certo all’improvviso, ma in un periodo senz’altro molto più lungo della storia umana tramandata. Era senza dubbio troppo presto per ammettere quello che poi si dovette affrontare: sin da quell’epoca queste due mediazioni opposte e simmetriche facevano parte di un entanglement quantistico dinamico e mutevole. Secondo la definizione datane dal Maestro, la nascente relazione di tecnoscienza e religione non era solo quella di due fasi indissolubilmente legate fra loro, esse non erano entità astratte, ma agenti materiali intrecciati, avviluppati che emergevano e si alimentavano nella relazione reciproca.
Più prosaicamente, le conseguenze si rivelarono importanti perché quando le storie che raccontavano i momenti e i luoghi delle intra-azioni primordiali vennero sostituite dalle meccaniche della metatecnica allora, fra l’altro, non c’era più stato bisogno del fulmine per accendere il fuoco. Ma anche per questo ci sarebbe stato un prezzo da pagare.
A posteriori si poteva costatare che da allora si erano prodotte nella Storia innumerevoli lotte e battaglie per contrastare il diffondersi del morbo, combattendo non i nekomemi, di cui non si conosceva l’esistenza, ma i sintomi che essi producevano, facendo degli umani dei distruttori di Gaia. Erano episodi che appartenevano a quella caratteristica dell’animale sociale homo di reagire davanti a grandi catastrofi o flagelli mettendo in gioco tutte le risorse compresa ovviamente la metatecnica. Forse questa capacità a non soccombere davanti alle crisi aveva contribuito a rinforzare il ricorso alla tecnica, come appare anche in certe narrazioni archetipiche fra cui quella del Diluvio Universale. In quei tempi remoti la propagazione del morbo nekomemetico era lenta e sotterranea per cui probabilmente il mito del Diluvio nacque da una catastrofe naturale derivata da cause abiotiche, ma il riflesso di utilizzare la metatecnica – in questo caso l’arca – per sopravvivere era ormai impiantato nella mente umana.
Questa volta anche chi negava l’esistenza del morbo nekomemetico non poteva negare l’origine biotica, e in particolare umana, della setticemia di Gaia che veniva descritta in vari modi: dal deterioramento ecologico al cambiamento climatico. Era questo il caso dell’AltaSfera Ecofin che, nel dubbio, preparava la Grande Fuga e il tentativo di colonizzare lo spazio.
Ma in Terra, invece, c’era anche un’altra sfera ben più antica che, al contrario della prima, non era di governance perché non gestiva nulla, e spesso neanche sé stessa, contraddicendo la sua propria definizione: la Sfera Autonoma, di cui ti ho già parlato in precedenza. La sua nascita si perdeva, come i miti, nella notte dei tempi ed era sicuramente esistita in ogni epoca umana, anche se, sia nel passato che nel presente, veniva chiamata in molti altri modi. Io ho scelto questo perché più consono alla mia generazione boomer.Era la sfera di tutte le tendenze centrifughe che cercavano di sottrarsi e di contrastare dal basso le istanze di potere. Certamente non era una sfera paragonabile a quelle delle élite perché si poteva quasi sempre entrare e uscire liberamente. Non era neanche veramente una sfera perché non c’erano confini e i flussi di input/output erano continui. Talvolta poteva essere veramente autonoma, almeno nel senso proprio del concetto, che designa un potere subordinato a un altro potere superiore, ma con la capacità di darsi la propria legge di vita; o comunque di cercarne una diversa da quella considerata normale da un potere superiore come quello sovrano.
Ma in certi casi all’interno della Sfera si manifestavano tendenze che auspicavano la distruzione del potere superiore o addirittura di ogni potere. La Sfera Autonoma era in realtà un insieme complesso di processi dinamici, che non preesisteva alle interazioni col mondo circostante, ma emergeva attraverso e come parte di intrecci relazionali di ogni natura, inclusa quella conflittuale, che la riconfiguravano continuamente all’interno delle vicende della specie. In determinate circostanze di alcune fasi del capitalismo, questa ontologia della Sfera Autonoma sembrava marcata proprio dalla coppia di opposti, da un dentro-contro il capitale che la legava indissolubilmente a quest’ultimo e quindi sembrava (de)perire con lui, come rischia di succedere nella storia che ti sto raccontando. Mi pare presuntuoso, nella mia posizione di Boomernauta, dare per scontato che la Sfera Autonoma umana sarebbe stata in grado di uscire non solo dalla gabbia del realismo capitalista neolib, ma anche da ogni altra camicia di forza che la costringeva a relazionarsi solo all’interno della specie. Vedremo in seguito come la grave patologia di Gaia e poi soprattutto la scoperta della pandemia nekomemetica la costrinsero a tentare di squarciare questa coercizione.
In questo processo dinamico nascevano comunque grandi e piccoli movimenti con le loro contestazioni, sommosse, rivolte. Tuttavia, solo in circostanze particolari queste forze autonome riuscivano a organizzarsi e agire in modo tale da innescare grandi cambiamenti che gli umani chiamavano rivoluzioni.Alla Sfera Autonoma avevano appartenuto i movimenti che nel XX secolo, muniti della teoria marxista, avevano realizzato le grandi rivoluzioni proletarie. Rivoluzioni che avrebbero anche segnato il secolo successivo con la nascita di nuove grandi potenze (imperialiste!). In seguito lo slancio si sarebbe rinnovato nel lungo Sessantotto che, pur nell’ignoranza del morbo nekomemetico, aveva oggettivamente opposto qualche resistenza alla sua diffusione proprio quando il virus stava entrando nella sua fase di maggiore intensità. Ma in quella fase l’attenzione e le priorità dei movimenti erano concentrate nel braccio di ferro con il capitalismo: si era ancora nella fase del radioso avvenire che si sarebbe potuto costruire solo dopo aver sconfitto il capitalismo. Il sogno di sovvertire il capitalismo dappertutto, soprattutto nel suo feudo del Nord, non si era mai realizzato. Le forze che ostacolavano una rivoluzione globale erano state a lungo troppo forti, troppo presenti, troppo radicate e il capitalismo aveva superato tutte queste crisi.Quando si era chiusa l’epopea del lungo Sessantotto era cominciata l’era della controrivoluzione neolib. Il rosso della Sfera Autonoma era diventato quasi trasparente e il suo polso politico si era allora talmente affievolito da non essere quasi più percettibile. Uno storico americano oriundo giapponese aveva addirittura decretato la fine della Storia. In realtà la Sfera non solo era viva anche se malconcia, ma, con l’estendersi delle reti, si sarebbe coperta di una maglia brulicante di attività e iniziative che non volevano più porsi il problema di una strategia politica rivoluzionaria. Questo non-volere avrebbe potuto essere uno dei postumi della pseudo-profezia pronunciata dall’incantatore francese della biopolitica con la formula magica:
«Mais je crois qu’il n’y a pas de gouvernementalité socialiste autonome […] il n’y a pas derationalité gouvernementale du socialisme»2.
Negli anni della fine del XXI secolo, di cui ti sto parlando, l’eco lontana di questa profezia non risuonava più nel Palazzo d’Inverno, ma si poteva ancora sentire in alcuni anfratti della Grande Muraglia, sugli altipiani del Tibet e persino in certe rovine delle manifatture di Shenzhen nelle notti di plenilunio.
Sortilegi a parte, questa apparente impotenza era una debolezza, ma anche una forza. Una debolezza perché ogni qualvolta che un atomo della Sfera Autonoma entrava in conflitto frontale con istanze reali del potere era istantaneamente carbonizzato emettendo una fioca luce rossa. La forza era l’instancabile motore che faceva muovere la Sfera alla ricerca ostinata e cocciuta di autonomia dalle forme di comando dei dominanti e di escape dal basso da uno sfruttamento del mondo fatto passare per libertà e progresso. E nella sua complessità ed estensione questo motore emetteva giganteschi flussi che nel contesto sempre più deteriorato della biosfera erano effettivamente in grado di allentare i livelli di controllo generalizzato.Fu probabilmente questa la ragione per cui, anche a distanza di decenni, sorsero periodicamente movimenti effimeri, preoccupati delle condizioni di Gaia, che riuscirono a spegnere dopo ardue lotte qualche focolaio del morbo nekomemetico3, di cui non erano ancora coscienti, senza per questo fermare il contagio. Per lo più si trattava di megaprogetti, che erano consustanziali alla Gov Neolib, non perché fossero indispensabili o anche solo importanti dal punto di vista funzionale, ma perché lo erano da quello del controllo dei flussi finanziari. I Grandi Progetti erano inoltre necessari in quanto politicamente propedeutici alla Grande Fuga. Questo sarebbe diventato l’unico vero megaprogetto ormai vitale per la Governance e le élite. Un piano che avrebbe permesso loro di continuare la politica di produzione-distruzione sino al limite del possibile per poi abbandonare tutto tramite gli Ascensori Spaziali, quando il caos fosse diventato incontrollabile e la vita impossibile. A quell’epoca nella Sfera Autonoma molti erano convinti della validità dell’ipotesi del Capitalocene: ma ormai solo pochi attivisti, persuasi della prossima caduta del sistema, cercavano soluzioni strategiche, globali ed energiche che smentissero le profezie dell’incantatore francese della biopolitica. Le altre forze, più che al tradizionale modo rivoluzionario dei secoli precedenti, sembravano interessate a fondare nell’orizzontalità delle contaminazioni reticolari le basi per ripartire sulle rovine del capitalismo. Effettivamente i cento fiori di questi tentativi, progetti, processi ecologici si moltiplicarono ed erano di fatto una modalità di cura contro il virus nekomemetico. Non c’erano nostalgie di un mondo arcaico e si cercava di orientare e usare la metatecnica in modo appropriato e conforme a una visione non gerarchica, orizzontale. Era anche un tentativo per cercare di smentire l’ineluttabilità del legame esistente fra metatecnica e virus nekomemetico. Dove queste forze autonome si istallavano e riuscivano a far funzionare i loro microprogetti, di solito l’infezione di Gaia arretrava. Era una strategia a lungo termine, si sperava diventasse l’ultimo ricorso quando la setticemia di Gaia non avrebbe lasciato più scampo alla vita in fasce intere del pianeta. O forse si sognava che il riprodursi senza limiti di questi tentativi avrebbe finito per svuotare le istanze della Governance quasi senza colpo ferire. Un po’ com’era avvenuto in Russia nell’improvviso crollo del regime Sovietico per invecchiamento e logoramento. C’era quindi un’ipotetica possibilità di recessione della setticemia, ma sarebbe bastato? Sarebbe arrivata a tempo prima che fosse troppo tardi?Ma come un kitsuné, la mitologica volpe giapponese capace di cambiare aspetto e di assumere sembianze umane, non era nella natura del capitale (né del virus nekomemetico che da lui traeva vantaggio) di perdere il controllo della metatecnica e di cessare di esistere come un volgare regime politico.
D’altronde l’ignoranza del morbo era stata probabilmente la ragione per cui i rivoluzionari del XX secolo e prima ancora i grandi teorici antagonisti al capitale, fra cui proprio il nostro beneamato patriarca barbuto, non avevano potuto intuire la pericolosità di concedere un ruolo d’innovatore al capitale stesso prima di tentare di sconfiggerlo, e di condividere troppo a lungo con lui il mito della produzione e del progresso. È vero comunque che il capitale, nello sconvolgimento delle prime guerre globali da lui generate e poi sfruttate per un ulteriore salto di paradigma, non aveva lasciato scelta ai Paesi dove la rivoluzione cosiddetta proletaria aveva vinto: produrre secondo i modi capitalisti o soccombere, senza che nessuno o quasi si rendesse conto che si trattava di una produzione di morte.
E fu da quella scelta obbligata, ma consensuale, e dal malinteso che l’accompagnava, che rimase nell’animo di tanti rivoluzionari la convinzione dell’inevitabilità del dentro-contro il sistema del capitale. Una scelta che avrebbe aperto alla contaminazione nekomemetica le porte delle frontiere di classe.Si arrivò, fra certi epigoni del grande filosofo barbuto, alla stravaganza, un po’ masochista, di mettersi ad adorare il vitello d’oro dell’accelerazionismo che predicava l’assunzione forzata di forti dosi di tecnologie techno-tycoon. Speravano così di capovolgere la partita con l’overdose, ma la rivolta contro il progetto Lunga Primavera, prima, e le rivelazioni della time machine sull’esistenza del morbo nekomemetico poi, misero fine a ogni velleità di questo tipo. Fu questo il paradosso della ricerca di un’immunità di gruppo per una malattia autoimmune.
Intanto il virus ovviamente circolava più intensamente in tutti gli ambiti della Gov Neolib, dove pullulavano i Grandi Malati dall’altissima carica virale. Come nel paradosso dell’uovo e della gallina, era impossibile decidere se la Governance e le sue sfere producessero i Grandi Malati o viceversa. Probabilmente entrambi gli aspetti si integravano e questo era stato un booster della diffusione generalizzata del virus, vista la scarsa resistenza incontrata.
Ti ho già spiegato che pure nelle attività cognitive, come in quelle industriali, i lavoratori delle classi assoggettate erano involontariamente esposti a cariche nekomemetiche. Si trattava di un’esposizione ancora più subdola e invasiva, che li rendeva agenti patogeni della sepsi di Gaia.
Dalle fila della classe operaia e dei lavoratori subordinati erano uscite generazioni di attivisti, di sindacalisti e di politici, fra cui quelli che avevano fatto le grandi rivoluzioni del XX. I loro epigoni dell’epoca neolib, forse a causa della grande intimità con i Grandi Malati, quali i manager di Ecofin e i politici della Gov, vennero pesantemente contaminati. Spesso la loro carica virale superava ogni limite: vollero farsi chiamare riformisti democratici e progressisti (un termine, quest’ultimo, divenuto sinonimo di forte positività nekomemetica). I sindacalisti erano talmente contagiati che, con il pretesto di proteggere i posti di lavoro, erano pronti a difendere con le unghie e coi denti qualsiasi tipo di attività comprese quelle che più avrebbero alimentato la setticemia di Gaia: industrie estrattive e chimiche o centrali atomiche. Tutto andava bene per loro.Era di pubblico dominio che erano diventati ingranaggi del sistema. In particolare la Gov Neolib, in entrambe le sue componenti, ma soprattutto l’AltaSfera Ecofin, li aveva da tempo adottati e cooptati per la loro capacità di interfacciarsi e di manipolare le masse e le classi subordinate da cui provenivano. Poi, nonostante la promessa di associarli alla Grande Fuga, quando non servirono più per la produzione o per altro vennero messi da parte senza tanti complimenti. In realtà proprio come nei film di fantascienza di quell’epoca, in cui alieni malintenzionati prendono sembianze antropiche per sterminare più facilmente l’umanità, così i progressisti di ogni genere si erano furtivamente trasformati in Grandi Malati, superdiffusori del morbo nekomemetico per introdurlo in modo occulto nelle masse che dicevano di rappresentare e difendere.
Allora venne spontaneo di chiedersi se il morbo, oltre a rendere gli umani zombi dell’ambiente, potesse intaccare anche quel senso di appartenenza e di solidarietà esistente nelle classi subalterne che aveva caratterizzato buona parte del XX secolo. Può darsi, che fosse così, ma in quanto boomer rivoluzionario sono più propenso a credere che sia stato preponderante l’imprinting dell’individualismo, a cui tante generazioni erano state sottoposte. La simultaneità di questi due effetti non poteva essere casuale. Nel passato non era proprio da quel senso di appartenenza che erano partiti i movimenti che avevano cambiato il corso della Storia del XX secolo? Perché ora che la situazione era ben più grave non succedeva nulla o quasi? L’allargarsi del morbo a tutte le fasce delle popolazioni grazie anche agli alieni malati travestiti da sindacalisti o politici progressisti indusse un aumento delle mutazioni dei nekomemi infetti che diventarono più contagiosi e peggiorarono la gravità delle conseguenze sulla biosfera.
Più tardi quando, a discapito dei progressisti, la realtà del morbo nekomemetico venne riconosciuta nella Sfera Autonoma i primi sostenitori dell’ipotesi, benché stretti fra i due estremi del tutto genetico (antropocene) e del tutto politico (capitalocene), cominciarono a portare avanti una nuova strategia di lotta contro la catastrofe della setticemia di Gaia e ammisero il loro errore:
«Non avevamo capito che il virus nekomemetico umano, all’origine della setticemia di Gaia, esisteva sin dalle origini mentre, nella storia dell’umanità e ancor più in quella di Gaia, il capitalismo è solo una breve e feroce parentesi che ha aggravato la situazione sino a renderla critica. Comprendendo il nostro errore d’inversione di causa ed effetto abbiamo intuito che la vecchia strategia di abbattere il capitalismo in un improbabile scontro finale era vana. Bisognava piuttosto trovare l’antidoto, non solo per farla finita con il capitalismo, ma soprattutto per evitare vie d’uscita caotiche, autodistruttive e in fin dei conti suicide4».Dopo il fallimento del post-sessantotto, a parte sporadiche ed effimere ondate, per più di mezzo secolo nella Sfera Autonoma si erano prodotti solo movimenti e attività a legami laschi, agiti su mille piani produttivi che spesso erano tangenziali a quelli gestiti dal potere. Molte di queste attività volevano prefigurare nuove modalità di evasione dallo spaziotempo politico ed economico determinato dal potere. Produrre miele, fabbricare raku nel proprio angolo preservato, o cercare funghi matsutaké, stando sui limiti della foresta e della legalità, permetteva di sperimentare approcci forse utilizzabili nei collassi a venire. Ma in quel momento non doveva troppo infastidire l’AltaSfera Ecofin o i PoSt/ati, che forse non se ne accorgevano proprio, come l’elefante non si accorge della mosca, salvo quando l’insetto gli ronza attorno all’orecchio. Anzi talvolta il lavoro comune nella Sfera Autonoma, anche quando non era subito e immediatamente sottomesso alla logica dell’accumulo capitalista, era ben visto dal potere e in particolare dai techno-tycoon. Veniva considerato un humus benefico per fare del washing multicolore, riciclare, recuperare iniziative, ricerche e attività nel calderone del mercato da dove l’AltaSfera Ecofin avrebbe potuto continuare a succhiare il sostanzioso midollo. Non era stato proprio questo il caso del famoso sistema operativo Linux da tempo indispensabile al funzionamento dell’infrastruttura tecnologica di rete che innervava il bioipermedia? Inizialmente era stato concepito e implementato nella Sfera Autonoma e in seguito recuperato gratis et amore dei dai techno-tycoon al momento opportuno.
Note:
Non dimentichiamoci che il Boomernauta aveva una formazione tecnologica ed informatica ed è quindi comprensibile che conoscesse ed ammirasse questo filosofo della tecnica.
«non credo che esista una governamentalità socialista autonoma […] non c’è una razionalità governativa del socialismo».Secondo il Boomernauta che l’aveva molto studiato ed ammirato, prima di staccarsene, la frase è stata pronunciata al Collège de France da Michel Foucault che lui definiva come «il famoso clairvoyant incantatore del XX sec. Molto popolare presso gli accademici della fu-sinistra e non solo».
Vengono citati dal Boomernauta: Gardaremlu Larzac contro l’espansione dell’esercito francese, Centrali nucleari di Montalto di Castro in Italia e di Plogoff in Bretagna, Aeroporto di Nantes, ecc.
Quaderni nekomemetici, N° 63 p. 21 9/2035.
Solo i nostri nemici ci capiscono
Il Boomernauta evoca il dilemma finale dei suoi antichi compagni di lotta. Arrivando a fine corsa i boomer che avevano partecipato al lungo Sessantotto (del XX s’intende) sono molto combattuti sul significato delle loro vite. Non sanno se compiacersi del fatto di aver tanto lottato contro un sistema dalle conseguenze più nefaste di quanto da loro previsto in gioventù, oppure se disperarsi per i nipoti infelici che subiscono la norma capitalista.Solo nel più decrepito paese dell’Occidente, i rari boomer sopravvissuti ogni tanto facevano ancora notizia, con loro grande disappunto.Tutti noi boomer che in gioventù avevamo invano tentato l’assalto al cielo, non avremmo mai immaginato che cielo e pianeti sarebbero stati invasi dall’AltaSfera Ecofin con l’apporto dei techno-tycoon che stavano fornendo le tecnologie necessarie per farvi entrare il mercato in gran pompa. Ora gli ultimissimi sopravvissuti, quelli che nel Sessantotto forse erano appena adolescenti, si chiedevano se la realtà non fosse ancor peggio della barbarie che paventavano e contro la quale si erano battuti. A quell’epoca non potevano avere una visione completa delle minacce reali perché non erano ancora al corrente della potenza sotterranea del morbo nekomemetico, né del fatto che questo si sarebbe tanto diffuso grazie ai vari passaggi che avevano portato al comando l’AltaSfera Ecofin. Quello che li destabilizzava maggiormente nella fragilità dell’età avanzata era la mutua incomprensione con la generazione di nipoti e pronipoti. Non sapevano darsi pace della loro apparente accettazione o rassegnazione della norma capitalista. Lo scambio di precarietà per un’immaginaria libertà? Competitività e meritocrazia come valori assoluti? E le mille altre regole che l’AltaSfera era riuscita sul filo dei decenni a far passare come canone senza alternativa nella più grande tradizione della flessibilità e dell’apparente laisser faire. Un tarlo lavorava nei loro cervelli ormai un po’ arrugginiti: come riuscire a far capire che quella regola non era sempre esistita e che i giovani avrebbero potuto vivere emozioni un po’ più forti delle infime disobbedienze che erano loro permesse? Soprattutto era impossibile far credere agli scettici nipoti che c’era stata un’epoca in cui le fond de l’air était rouge1 e un’incredibile (per i nipoti) energia comune li aveva sospinti costringendo il capitale ad arretrare e trincerarsi. Tuttavia si rendevano conto che, come succede ai cuccioli, si impara soprattutto dalle proprie esperienze.Temevano che la sussunzione del bioipermedia, operata dai techno-tycoon sterilizzando il futuro, fosse memeticamente irreversibile e questo era inquietante. Per la prima volta infatti avevano intuito l’importanza dei flussi memetici manipolati dalle megapiattaforme dei techno-tycoon. Era stato un primo passo sulla strada della scoperta di una pandemia incorporea che aveva radici ben più profonde del capitalismo.Sul pianeta nel frattempo nessuno si preoccupava troppo di una generazione sconfitta o convertita che stava ormai scomparendo col favore di nuove pandemie. Questi virus, fra l’altro, per un’opportuna coincidenza alleggerivano un carico sociale che diminuiva la competitività generaleFaceva eccezione un solo Paese il cui potere politico locale aveva ancora un gran bisogno di questi anziani attivisti che ogni tanto cercava di organizzare retate per riunirli in luoghi sicuri come le carceri. Forse perché il Paese era fra i più demograficamente vecchi al mondo e anche fra i più perversi – non per questo che le due cose si implicassero – il governo di questo PoSt/ato in decadenza infinita faceva finta di credere che i venerabili rivoluzionari falliti potessero ancora corrompere una giovinezza così indifferente e ben addestrata a obbedire di propria volontà.Ma sotto sotto si trattava di gratitudine. Questa veniva soprattutto da quella parte della classe politica, giudiziaria e mediatica che aveva fatto fortuna e prosperato su quella sconfitta lontana dei loro coetanei. Al punto che anche i succedanei avevano adottato con entusiasmo per decenni questa gallina dalle uova d’oro e, ora che cominciava a essere proprio vecchia, per finire avrebbe fatto buon brodo.Bisogna anche riconoscere che nei membri anziani di quella casta sussistevano anche motivi psicologici più profondi, esenti da qualsiasi grettezza. Anche loro sicuramente si ricordavano di aver vissuto quell’epoca che per molti coetanei era stata esaltante, e sentendosi esclusi in quanto ligi alle norme e al regime ne avevano anche un po’ sofferto. Ma ora in tarda età si compiacevano di avere questa opportunità di riallacciare i rapporti (di forza) a parti invertite. E non era poi tanto diverso dal ritrovare vecchi amici, partiti lontano e fatti rientrare di forza, per poi rievocare i bei tempi sui media mainstream. Insomma fra coetanei implicati nelle stesse vicende distanti non c’erano tante difficoltà di comunicazione ci si poteva capire senz’altro e questo era molto bello e gratificante per gli uni, un po’ meno per gli altri.
Nota:
Il Boomernauta si riferisce qui a un documentario costituito dalle immagini simboliche e salienti del decennio rosso dell’assalto al cielo.Le fond de l’air est rouge, Scènes de la Troisième Guerre mondiale (1967- 1977) Regia di C. Marker, 1977.

