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  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 11 min

Il racconto del Boomernauta. Pandemia Memetica: L’Autoimmunità di Gaia; Tutte le Pandemie finiscono?

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L’Autoimmunità di Gaia


In questo capitolo il Boomernauta dà per scontata “l’ipotesi Gaia”, che considera la biosfera come un’entità vivente.Il morbo nekomemetico ha la specificità di diffondersi fra gli umani rendendoli agenti della setticemia (o sepsi) di Gaia. Il Boomernauta sottolinea le responsabilità delle élite della Gov Neolib nella diffusione cosciente della malattia. Due infatti sono le caratteristiche esclusive di questo strano virus immateriale: i portatori umani sono in grado di provocarne le mutazioni e inoltre ogni contagiato contribuisce indirettamente a generare la rottura della tolleranza dell’umanità a sé stessa. In sostanza la setticemia di Gaia è una malattia autoimmune in cui gli umani agiscono come anticorpi terrestri che la aggrediscono.



Un aspetto che diede un’ulteriore credibilità all’ipotesi di una malattia nekomemetica era l’impronta lasciata dai memi-internet nei media attraverso i quali si propagavano. Il fatto che tali luoghi altamente contaminanti fossero tracciabili e analizzabili confermò allora il dubbio che la sepsi della biosfera, generata dalla pandemia nekomemetica in corso, fosse una malattia autoimmune.

C’era stata già da tempo una crescita inarrestabile di malattie autoimmuni che colpivano i singoli umani e si erano fatte molte congetture su questo fenomeno. Secondo una definizione scientifica   la malattia autoimmune è una rottura della tolleranza di sé stessi, un’affermazione che può avere anche una portata politica.

Il fenomeno nuovo risiedeva nel fatto che il virus immateriale nekomemetico non era una malattia autoimmune rispetto al singolo individuo, in cui produceva solo sintomi d’ordine comportamentale e relazionale, ma lo era per la biosfera di cui l’umanità faceva parte. Si trattava quindi di una componente della biosfera, l’umanità, che, una volta infettata, diventava patologica per l’intero sistema. Nonostante ciò, all’interno di questa componente, vi erano resistenze e persino battaglie vinte in cui i corpi si ribellavano a questa tendenza apparentemente inarrestabile, simile alla lava che scende da un vulcano. Nella contaminazione nekomemetica la riproduzione e le mutazioni dei memi infettivi erano spesso prodotte proprio dai contagiati al fine in/conscio di una massima diffusione. È come se i malati potessero intervenire nelle mutazioni dei virus comuni, come quello dell’influenza, per renderli ancor più contagiosi e partecipare a nuove forme di contaminazione.

D’altronde per un certo tempo nel diffondersi della setticemia della biosfera c’era stata confusione sui ruoli rispettivi delle modalità capitaliste di regolazione e di organizzazione economica da un lato e del contagio nekomemetico dall’altro. Questo si chiarì quando fu più evidente che l’azione del capitale anestetizzava gli umani contagiati. Toglieva loro ogni transindividualità1, rendendoli incapaci di condividere tutto quello su cui non potevano agire in quanto individui isolati. Di conseguenza impediva loro di sentire tutta la sofferenza causata dalla loro trasformazione in agenti di distruzione della vita della biosfera, mentre il contagio nekomemetico avrebbe agito sull’autoimmunità-mondo.

Sulla consapevolezza umana della pandemia nekomemetica, potevano inoltre intervenire molte altre variabili e in particolar modo quelle delle classi di appartenenza. Chi era più povero, più discriminato, più emarginato o anche solo più asservito dalle pratiche d’influenza che caratterizzavano l’estensione neurocapitalista era meno cosciente del contagio e del fatto che sia lui che la sua discendenza avrebbero subito le conseguenze più dure e dirette. All’altro estremo i Grandi Malati agivano soprattutto in un’ottica puramente individuale incuranti di tutto, in quanto certi di potersela cavare a qualsiasi costo ecologico.

Questa contaminazione aveva qualcosa in comune con quella al centro dei racconti e film di zombi, entrati nella cultura popolare del XXI secolo e forse ne spiegava il successo. In film come World War Zterribili infezioni trasformano gli esseri umani in zombi aggressivi che a loro volta cercano di trasmettere il contagio mordendo chiunque capiti sotto mano. Anche se nel nostro caso tutto succedeva in modo molto più soft, ci sarebbe da chiedersi se, come zombi, i contaminati perdessero ogni coscienza di sé stessi e diventassero macchine di contaminazione. Sì e no. I contagiati dal morbo nekomemetico erano effettivamente degli zombi dal punto di vista del loro rapporto con la biosfera, distruttivo e inquinante, ma non perdevano ogni coscienza. Anzi molti erano anche consenzienti.

La problematica di una sorta di accettazione cosciente del morbo nekomemetico fu rilevante nel declino della civilizzazione, che costituisce un filo conduttore del mio racconto. Il fatto che, a differenza dei virus materiali, il morbo nekomemetico coinvolgesse la sfera cognitiva e la coscienza, e che teoricamente ci fosse la possibilità di combatterlo o controllarlo a questo livello, era un aspetto cruciale per contrastare le critiche.

Una parte della Sfera Autonoma, in particolare i sostenitori del Capitalocene, sollevava l’ipotesi che, se l’umanità stava diventando un distruttore della biosfera a causa di un morbo comune, ciò avrebbe esentato i Grandi Malati e il potere economico-politico da ogni responsabilità, poiché l’ammalarsi di solito non era una scelta consapevole.Le élite e le istanze di governo, al contrario, avrebbero potuto accettare il fatto che nessuna classe o comunità potesse essere considerata più responsabile di altre nella crisi globale, dal momento che era causata dal virus. Tuttavia, preferirono negarne l’esistenza per timore che si potesse dimostrare la loro accettazione connivente. Ma per tornare al nostro dilemma sulle autoimmunità alcuni ricercatori pensarono che bisognava estendere il concetto all’immunità-mondo. Che, a pensarci bene, era qualcosa di grande evidenza. Per arrivarci bastava considerare l’immunità a livello globale, almeno per quanto riguardava la biosfera. Certo avremmo potuto andare aldilà e considerare addirittura un’immunità-universo, ma col forte rischio di finire solo in diatribe filosofiche o religiose. Per l’immunità-mondo bastava riferirsi alla biosfera come a un’entità vivente. Già nel XX secolo c’era stato chi, riprendendo dalla mitologia greca il nome di una dea, l’aveva denominata Gaia3. Si trattava di un’idea del mondo come un insieme vivente dove tutto si tiene in un equilibrio delicato e instabile che ora sembrava irrimediabilmente compromesso. E quindi, a maggior ragione, si poteva parlare di un’infezione grave e quindi di una setticemia di Gaia perché trattandosi di un sistema vivente sembrava plausibile che si potesse infettare e ammalare. Dopo aver chiarito non pochi dei miei dubbi e vinto i pregiudizi ideologici di gioventù, ho aderito a questa ipotesi, non rinunciando per questo a denunciare le responsabilità delle Governance. A partire da qui preferisco riferirmi a Gaia nel resto della mia storia. Alcuni criticavano però in questa visione della biosfera un qualcosa di trascendentale e poi si rimproverava agli intellettuali del vecchio mondo di restare eurocentrici anche etimologicamente, scegliendo il nome di una divinità dell’antica Grecia. In ogni caso sarebbe stato difficile attribuirle nomi presi da altre cosmogonie come l’andina di Pachamama (Madre Terra) che le avrebbero attribuito ruoli o intenzioni che non poteva avere. Se non era una divinità generatrice o distruttrice, Gaia non era neanche, all’opposto, lo sfondo passivo del potere d’azione degli umani. La pandemia nekomemetica, che aveva messo in luce le connessioni e le retroazioni in cui si trovavano legate le componenti di Gaia, aveva chiuso una volta per tutte, per chi voleva intendere, la credenza di una natura al solo servizio degli umani.

Il morbo nekomemetico poteva quindi essere definito come una prima fase di un’autoimmunità a due stadi della biosfera: diffondendosi fra gli umani li rendeva agenti della setticemia di Gaia, che pur non essendo mortale per lei lo era per tante reti della vita.

Quindi, per ribadire quanto ti stavo già accennando, è proprio Gaia, in quanto entità sistemica del vivente, che stava subendo una rottura della tolleranza di sé stessa generata da una delle specie che vivevano in lei. Gli umani contagiati dai nekomemi sono gli anticorpi che l’aggrediscono, ma che poi subiscono un effetto boomerang, trascinando con loro una parte della vita di Gaia, che, per la prima volta, era attaccata da una malattia auto-immune. E ciò avrebbe potuto avere conseguenze paragonabili alla famosa caduta del meteorite gigante…

La perniciosità di questo strano nuovo contagio sembrava proprio essere generata dall’interferire dell’azione umana nella mutazione dell’agente patogeno nekomemetico.

Per cui in fin dei conti l’infezione biosferica sarebbe stata generata da un virus immateriale reso intelligente e pericoloso dalla specie stessa che ne era portatrice, senza però poter dire se tale intelligenza fosse inconscia o volontaria. Una situazione paradossale in cui non sembrava che ci fosse capacità di cura o di vaccino.



Note:

  1. Il Boomernauta con questo concetto indica che il sé è un’entità relazionale, socialmente e culturalmente costruita dalle intra-azioni con gli altri e con l’ambiente circostante.


  1. Fa riferimento a: M. Brooks, World War Z: An Oral History of the Zombie War, Crown Publishing Group, Danvers: 2006. E inoltre al film: World War Z, regia di M. Forster, 2013.


  1. Il Boomernauta dava per scontato che io conoscessi perfettamente l’ipotesi Gaia emessa negli anni ‘60 da James Lovelock e Lynn Margulis per descrivere la peculiarità della Terra. Secondo tale ipotesi, gli organismi viventi e il loro ambiente fisico agiscono come un sistema unico, e regolano l’atmosfera, il clima e l’ecosistema per mantenere le condizioni favorevoli alla vita. Ad esempio, le piante producono ossigeno e assorbono anidride carbonica, mentre gli organismi marini regolano la salinità e i nutrienti nell’oceano. Per dare qualche dettaglio di un elemento che diventa fondante della parte di racconto che segue:«L’atmosfera terrestre contiene ossigeno grazie a batteri e piante fotosintetiche. Allo stesso modo, l’acqua sulla Terra sarebbe dovuta tornare da tempo alla terra. Il motivo per cui non lo ha fatto è che il plancton, i batteri e le piante si muovono costantemente verso l’alto. Ciò significa che gli esseri viventi non solo abitano la Terra, ma la trasformano per renderla più adatta alla vita.»«Il concetto di Gaia permette a Lovelock e Margulis di attirare la nostra attenzione sulla particolarità del nostro pianeta: attraverso tutti gli esseri viventi che lo compongono, è diventato esso stesso vivo; è reattivo, sensibile, estremamente sensibile. Le azioni umane ricevono una risposta da Gaia quando un numero anomalo di specie viventi scompare, quando il livello del mare sale o quando i grafici mostrano che le temperature aumentano.»«… Gaia, invece, non è immateriale. Infatti, è composta da tutti gli esseri che la abitano. Tuttavia, questi esseri non possono vivere senza Gaia. Tuttavia, Gaia non è una totalità che determina le parti. Gaia e i terrestri esistono solo attraverso le connessioni. A seconda delle connessioni, alcune forme di vita emergono, altre scompaiono e, ogni volta che le forme di vita cambiano, Gaia cambia o meglio cambiano», se vogliamo rispettare l’abitudine di Latour di coniugare i verbi relativi a Gaia al plurale per sottolineare la molteplicità di questa figura.B. Latour, Face à Gaïa, La Découverte, Paris 2015.





Tutte le Pandemie finiscono?



Il Boomernauta descrive le conseguenze del morbo nekomemetico. Sin dai tempi di H(eidegger) era circolata l’idea di una minaccia della civilizzazione portata da una presunta autonomia delle tecnologie e ora corre voce che la causa della pandemia immateriale nekomemetica abbia questa origine. Ma probabilmente si tratta di una manovra per dissimulare la gestione politica effettuata dai techno-tycoon e dalla Gov Neolib. Comunque gli umani si trovano senza risorse davanti all’assoluta novità di una pandemia così diversa dalle altre e di un virus avviluppato alla metatecnica che, invece, avrebbe dovuto combatterlo.


Benché si conoscesse ancora poco del morbo immateriale nekomemetico, si suppose che avesse un comportamento simile a quello di molte altre malattie infettive conosciute, per cui anche in questo caso agenti di varia natura sarebbero intervenuti per modificarne gravità, contagiosità e decorso.

Già in passato, c’erano state talvolta reazioni scomposte o anche violente di fronte alle tecnologie, che prendevano il posto di stregoni o untori come responsabili di malefici e diffusori di epidemie. In certi ambienti, questo avvenne con più virulenza quando si scoprì il morbo nekomemetico. In apparenza i sospetti sembravano giustificati.

Ma, ancora una volta le apparenze avevano obnubilato il giudizio: le tecnologie anche quando avevano acquisito sembianze di intelligenza artificiale generativa e autonoma, non erano mai state in grado di avere un’autonomia tale da determinare da sole pandemie né altri grandi fenomeni riguardanti la specie. Nel decennio dopo la nascita di internet, inizio di una fase di connessione universale fra umani, si venne quasi travolti da una valanga di opinioni e tesi sulla potenza delle tecnologie. Si giunse a paventare che queste ultime potessero arrivare a una loro autonomia capace di dominare chi le aveva inventate. Ma probabilmente si trattava d’un escamotage dei techno-tycoon per creare un polverone attorno alle funzioni delle loro megamacchine, di cui la prima era di mantenere la technè al servizio del profitto, praticando ed estendendo lo sperimentato controllo neurale. Maneggiando le tecnologie, l’AltaSfera Ecofin aveva senz’altro fatto suo il monito del rivoluzionario presidente cinese: la politica al primo posto!

La politica creava e utilizzava la technè e non viceversa, ma nonostante questo essa era sempre lì, dietro l’angolo, e sotto l’influenza transumanista, era pronta a far credere il contrario, rivendicando implicitamente la sua consustanzialità con la religione.

Dietro questa generalità però si nascondevano spesso complessità che se trascurate rischiavano di falsare la percezione della situazione.

La pandemia nekomemetica poteva avere un andamento simile a tutte le altre?

Seguendo il loro decorso naturale, le epidemie e il loro agente patogeno di solito si sviluppavano e raggiungevano un apice per poi declinare e, talvolta, estinguersi. Spesso non erano i virus più morta- li quelli che si diffondevano rapidamente.

Il morbo nekomemetico stava avendo indirettamente questa funzione: trasformando gli umani in agenti patogeni della setticemia di Gaia avrebbe contribuito a distruggerli in massa. Ma, anche se un’ipotetica drastica riduzione della presenza umana avesse annientato la civilizzazione della Gov Neolib, tutto non sarebbe ricominciato in un nuovo ciclo? Non si sarebbe prima o poi resuscitato un sapiens augmented grazie alle tecnologie di editing genetico1?

Le malattie epidemiche erano comuni nel regno animale. La Storia indicava che i cinesi furono i primi a cercare prevenzioni2. Ma forse mai come nel caso del morbo nekomemetico ci si trovò inermi di fronte al diffondersi incontrollato di una malattia endemica sconosciuta, mai immaginata e pertanto sempre esistita.

Tale situazione stava portando gli umani verso una direzione che assomigliava a un caos depressivo controllato, in fondo non così inviso all’AltaSfera Ecofin. Alcuni cominciavano a capire che gli anticorpi impazziti che devastavano Gaia erano proprio loro. Già sin dagli inizi del XXI secolo, alcuni teorici dell’Antropocene, che avevano contribuito a rivitalizzare il concetto di Gaia, avevano sottolineato le responsabilità del (sedicente) sapiens nel deterioramento del proprio ambiente. Ma restava una dose d’indeterminatezza nei loro propositi. Era sensato denunciare già allora l’aggravamento della situazione e cercare le cause nei comportamenti umani acuiti dalla forte crescita demografica che stava per culminare prima del declino. Ma poteva questo esimere l’AltaSfera Ecofin e le sfere dirigenti dei PoSt/atidalle loro responsabilità nell’accelerare la pandemia diluendole in una generica condanna di tutti gli umani? Ed anche non volendo riconoscere questi aspetti politici non si sarebbe già dovuto indagare sull’origine patologica dei comportamenti dei Grandi Malati e del loro stretto legame con l’AltaSfera Ecofin?

Comunque sia, i fatti sembravano se non altro confermare l’ineluttabilità di una decrescita forzata. La situazione era arrivata a un punto in cui, prima si era arrestata la crescita e poi era cominciato il declino demografico, economico e dell’organizzazione sociale degli umani.

Lo stress collettivo, dovuto al deterioramento delle condizioni di vita sul pianeta, venne aggravato da segnali d’ostilità delle altre specie. Non che si trattasse di qualcosa di oggettivamente grave, ma questa aggressività si sommava a quella tradizionale interumana, già inasprita con l’intensificarsi di una violenza diffusa. Una violenza contro le popolazioni gestita innanzitutto dall’alto con varie modalità, da quelle immateriali del reddito e del debito, a quelle molto materiali e repressive praticate dalle onnipresenti forze dei SecurServ4. Tuttavia anche di fronte al moltiplicarsi dei conflitti locali non emergeva il filo rosso della necessità o anche solo della possibilità di una rivoluzione globale.

Lo stress generalizzato aumentò quando apparvero ricerche che documentavano come il declino demografico e il dislocamento del sistema non sarebbero stati sufficienti per fare diminuire la sepsi di Gaia. Per quanto imprecise e non molto affidabili, le previsioni di una scomparsa, a termine del ciclo, dei tre quarti dei mammiferi e in varie misure di molte altre specie erano quelle che più circolavano.



Note:


  1. Secondo il Boomernauta negli anni della seconda metà del XXI secolo tali tecnologie, formalmente controllate quasi ovunque, continuavano a circolare liberamente sottobanco.


  1. Credo che il Boomernauta facesse riferimento alle ricerche ed ai reperti come gli scritti su osso della dinastia Shang (XVII-XI secolo a.C.) e poi nei riti della dinastia Zhou (1046-256 a.C. e inoltre nel 1350 A. C. l’epidemia di Megiddo, la città stato cananea.

  2. PoSt/ati: cfr. glossario.


  1. SecurServ: cfr. glossario.





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