top of page
ahida_background.png

selfie da zemrude

  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: Le TAM e i Mondi delle Coscienze Spontanee

Un capitolo dove il racconto del Boomernauta porta sugli aspetti biopolitici generati dall’incontro della nonumanità con le TAM. Va da sé che la biopolitica nonumana era molto distante da quella pensata a suo tempo dall’incantatore francese1. In questa fase, dice il Boomernauta, la possibilità di guarigione dal morbo nekomemetico di molte classi umane è più che incerta. Per i negazionisti del morbo non c’erano speranze, molti altri, forse anche per sopravvivere, si barcamenavano. Per chi aveva preso coscienza il più restava da fare. Le TAM sembravano creare o rivelare un nuovo comune multispecie. E forse da lì bisognava partire… Ma le TAM non riuscivano a interfacciare direttamente una buona parte della biomassa di Gaia, dai protozoi al regno vegetale, senza parlare poi del substrato non-vivente, anche questo un aspetto da considerare. Nella Sfera Autonoma c’erano pure dei tecnofobi che le osteggiavano. C’era addirittura chi proponeva di eleggere umani che rappresentassero le specie nonumane e le altre componenti di Gaia.


Qui devo proprio aprire una parentesi sulle possibilità di guarigione dalla malattia nekomemetica e di come queste potessero essere influenzate da intenzionalità/atteggiamenti/stati d’animo soggettivi o collettivi. Solo così potremo intuire come le TAM potessero agire da antidoto.

I più grandi negazionisti del virus, i Grandi Malati, erano anche feroci oppositori delle TAM come strumento d’intra-azione multispecie. Anzi negavano proprio che potesse esistere un principio d’intra-azione così lontano dal loro credo individualista. Riprendendo l’intenzione iniziale del progetto Man2Man, prima che fosse craccato e diventasse open, essi avrebbero voluto utilizzarlo per estendere i livelli di controllo sul vivente e mantenere il loro dominio. Speravano di poter in ogni caso sopravvivere a discapito degli altri, mentre la setticemia di Gaia stava distruggendo tanta parte della vita. Ma in una contingenza così negativa si trattava di una manovra perdente e ormai non riuscivano più a frenare quello che era sfuggito di mano.

Per loro non c’era praticamente nessuna speranza di guarigione dal morbo nekomemetico anzi ne erano i primi propagatori, anche se non accettavano di essere considerati tali. In ogni caso perfino quelli che, senza confessarlo, erano intimamente persuasi dell’esistenza del contagio preferivano negarlo pensando che questo fosse più consono ai loro interessi, convinti com’erano di poter mantenere i propri privilegi anche nelle circostanze più avverse. Inutile dire che di questa schiera faceva parte la grande maggioranza dell’AltaSfera Ecofin, della Gov Q e delle élite in generale; pur negando formalmente il virus stavano infatti accentuando la pressione per la preparazione della Grande Fuga con tutte le sue implicazioni tecnologiche e in primis quella strategica degli ascensori spaziali. Pensavano segretamente che una volta che fossero riusciti a terraformare un altro pianeta, il target per il momento era Marte, così come avevano così ben terraformato interi continenti sulla Terra2, ci sarebbero voluti secoli prima di dover affrontare un’altra setticemia biosferica. Ovviamente molti di loro attribuivano questa ineluttabilità non all’esistenza del virus nekomemetico, ma piuttosto a una sfiducia nell’umano (apparentemente rimossa o inconfessabile perché ispirata dai loro stessi comportamenti) venata di disprezzo e arroganza che chiamavano pragmatismo individualista.

Negli attivisti che cercavano di opporsi a questa visione, anche i più pacifisti avevano capito che si sarebbe dovuto ricorrere a misure dirette e anche coercitive per neutralizzarli. Vista l’esiguità delle élite, probabilmente questo non avrebbe reso la ribellione multispecie particolarmente violenta se in precedenza si fosse riusciti a smobilitare o perlomeno indebolire le milizie SecurServ e depotenziare i diffusi, svariati e potenti strumenti di auto/controllo e repressione dispiegati dalle macchine delle Gov.Molto più numerosi erano quelli che dichiaravano pubblicamente di combattere la pandemia, ma di fatto continuavano ad alimentarla. Alcuni sostenevano che i grattacieli dei boschi verticali, con appartamenti esclusivi per calciatori e modelle, non solo fossero piacevoli dal punto di vista estetico, ma costituissero anche una soluzione per rendere le megalopoli più ecologiche. E poi c’era il ventre molle di chi non sapeva troppo che pesci pigliare, ma che per forza di cose o per convenienza cercava di non schierarsi, subendo tuttavia continui peggioramenti dei livelli di vita.

Anche chi cominciava a essere consapevole del proprio grado di contagio non si illudeva. Aver coscienza e battersi non bastava per guarire dal morbo memetico e, anzi, qui cominciava la parte più ardua. Un’ipotetica e improbabile rivolta globale, sul tipo di quella tentata da noi boomer, che aveva scosso il mondo circa un secolo e mezzo prima di questo irrompere delle TAM, non avrebbe arrestato la setticemia di Gaia. Ed anche se nel profondo cresceva l’intuizione della possibilità di una ribellione multispecie, le idee erano confuse e i dubbi numerosi.

Grazie alle prospettive aperte dalle TAM si cominciò allora a credere nella possibilità di costruire un comune degli affetti che includesse una gran parte del vivente e dell’intelligenza macchinica. Un comune capace finalmente di combattere il morbo nekomemetico; di esso avrebbero potuto far parte umani, includendo gli h+, pocoumani, nonumanie i bot generativi emancipati. Ovviamente la costruzione di questo comune multispecie avrebbe implicato un diverso modo di vivere nella biosfera dove gli equilibri sarebbero totalmente cambiati. E non si trattava solo degli equilibri fra umani, nonumani e mediazioni macchiniche, ma d’un vero e proprio sconvolgimento di quello che era diventata la presenza umana dentro Gaia.

La setticemia di Gaia stava per provocare un’estinzione paragonabile a quella del passato, di cui ti ho già accennato, che aveva causato la fine dei dinosauri e di gran parte delle reti della vita.

È probabile che protozoi e batteri e molte specie di microrganismi in grado di adattarsi e prosperare in diversi ambienti estremi avrebbero continuato a esistere e a evolversi.E poi si presumeva che, salvo imprevisti, la Terra sarebbe sopravvissuta almeno sino all’assorbimento da parte del Sole fra una mezza dozzina di miliardi di anni. Gaia invece avrebbe potuto morire prima per altre ragioni, fra cui il possibile crollo dell’ossigeno o la perdita dell’atmosfera o altri fenomeni di una portata ben diversa da quella della pandemia nekomemetica.

In tale contesto, grazie alle TAM si stava delineando un’ipotetica alleanza fra umani e nonumani come ultima ancora di salvezza anche se non erano ancora chiari i limiti dell’implicazione dell’insieme dei nonumani sino ad arrivare agli organismi semplici. Certo, come messo in evidenza dalle ontologie e le epistemologie derivate dalla filosofia quantistica, le epidemie virali avevano confermato il ruolo delle intra-azioni a qualsiasi livello nella scala del vivente e anche del substrato abiotico e dei bot autonomi.

Tante specie più o meno vicine all’umana e poi alla fine anche altre più lontane come il viscidume potevano interagire direttamente grazie ai dispositivi delle TAM che alcuni consideravano essere la sintesi di una clairvoyance tecnologica. Negli scambi di questo tipo erano altresì implicate molte forme di vita collettiva nonumana come branchi di mammiferi, sciami di uccelli o banchi di pesci ecc. Anche se certi insetti e altri nonumani sociali potevano comunicare in modo collettivo, era ovvio che protozoi, metazoi, batteri e altri organismi semplici ritenuti le prime forme di materia vivente e la cui biomassa era enorme, non potevano essere direttamente implicati nelle TAM. Presi singolarmente questi organismi e quelli del mondo vegetale, fra cui c’erano anche le piante, spesso non avevano i sistemi di retroazione necessari alle sensazioni e alle forme di coscienza riflessiva, ma come ti ho detto in precedenza, avevano delle capacità di coscienza spontanea dell’ambiente circostante. Anche la scienza ufficiale ammetteva che le piante, a parte le devastazioni dovute alla setticemia di Gaia, erano in grado di risolvere efficacemente i problemi della loro vita, interagendo e adattandosi al loro ambiente attraverso la memoria e l’apprendimento e dimostrando in tal modo una forma d’intelligenza.

Le élite, e purtroppo anche una parte consistente dell’umanità di quell’epoca, non sembravano possedere reali capacità o interesse per capire tutto ciò e, pur coabitando con le altre specie, non riuscivano (più) a riconoscere i tipi d’intelligenza di altre forme di vita e questo paradossalmente riguardava anche le forme d’intelligenza macchinica. Erano comunque molto lontani dal poter stabilire con queste specie la stessa rivoluzione affettiva che le TAM ora sembravano permettere.

Allora anche se le specie appartenenti al regno vegetale e quelle intermedie non erano state direttamente integrate nelle TAM in quella fase, fra gli umani pro-TAM si ebbe la convinzione che potessero agire indirettamente in una concatenazione che partendo dai livelli meno differenziati riuscisse poi a diffondersi ed essere disponibile per tutti nella bio-rete.

Non era tanto una questione d’importanza perché comunque nella composita configurazione in continuo movimento che costituiva Gaia non si poteva definire una gerarchia.

Nella crescente comunità delle TAM, gli umani avrebbero aspirato all’integrazione del regno vegetale allo stesso modo in cui avveniva per i nonumani o le entità macchiniche. Erano consapevoli della complessità del mondo vegetale nelle sue relazioni filogenetiche, della sua estensione materiale e soprattutto del ruolo essenziale nella sopravvivenza stessa di Gaia. In effetti la bio-rete arrivava ad avere contatti non invasivi con tanti ambienti ed entità vegetali e in particolar modo con quel che restava della più grande foresta pluviale originaria, l’Amazzonia.

Come i nonumani animali, i vegetali subivano la setticemia di Gaia nella stessa dinamica distruttiva e con conseguenze ancora più letali, data la loro mobilità apparentemente limitata e lenta rispetto al resto del vivente. Una dinamica che dipendeva dall’avanzare nel mondo umano del morbo nekomemetico con le accelerazioni a cui ho già accennato. D’altronde molti dei sensori e dei dispositivi connessi della bio-rete funzionavano anche per i vegetali, senza poi contare quelli specifici che si erano accumulati sul territorio anche in funzione della produzione intensiva affermatasi in epoche pregresse. Nello sviluppo della bio-rete si erano incontrate grandi difficoltà semio-tecniche nello sviluppo d’interfacce con i vegetali che permettessero di raggiungere il livello delle intra-azioni esistenti con gli ambiti animali. Ma i più critici sostenevano che nella Sfera Autonoma si fosse sottostimato il possibile apporto dei vegetali negli scambi affettivi, nonostante la consapevolezza della loro intelligenza adattativa.

O forse questa era stata considerata un’impresa disperata viste le distanze e le differenze di ritmo che separavano i comportamenti umani condizionati dal morbo da quelli del regno vegetale sotto l’attacco della setticemia di Gaia.

Comunque da parte degli umani erano stati fatti alcuni passi significativi nella comprensione del modo di comunicare dei vegetali e, in particolar modo, degli alberi, con riguardo al Wood Wide Web e cioè alla cosiddetta rete micorrizica, che era il risultato delle intra-azioni fra la complessità delle radici e i miceli dei funghi alla base della crescita e dello sviluppo delle foreste e di buona parte della vita vegetale.

Ma anche in questo caso gli umani pro-TAM in fondo speravano che questi scambi così limitati con il vegetale entrassero indirettamente a far parte della bio-rete degli affetti multispecie e ne modificassero molte tonalità; contavano anche sul fatto che gli animali fungessero da mediatori, o forse da rappresentanti, utilizzando la loro intatta capacità a intra-agire con le specie vegetali.

Infine una gran parte di Gaia era composta di materia inanimata, senza la quale il vivente non avrebbe potuto mai esistere. Una condizione necessaria, ma non sufficiente, perché nei pianeti vicini avrebbero trovato il substrato, ma non la vita, nonostante le pretese della Gov Q di poter vivere altrove dopo aver mutilato Gaia. Anche il substrato inanimato terrestre, essendo parte degli equilibri interni di Gaia, subiva le conseguenze della setticemia ancor più passivamente, almeno in apparenza, delle altre componenti viventi nonumane.

La materia abiotica era stata misurata, catalogata, monitorata, controllata e sfruttata dagli umani sin dalla nascita della metatecnica come testimoniavano, per esempio, i primi termometri che risalivano alle più antiche civilizzazioni umane. Ma se anche agli umani pro-TAM sembrava arduo riuscire a interfacciare affettivamente il mondo vegetale figuriamoci se, a parte raccogliere gli abituali dati scientifici di rilevamento, ritenessero sensato farlo con rocce, sabbie, aria o falde acquifere.

Eppure questo scetticismo sembrava contraddetto da molte esperienze: se non ci fosse stata nessuna percezione possibile di certi fenomeni tipici delle componenti inorganiche della Terra, e in particolare della litosfera, come avrebbero potuto certi nonumani percepire in anticipo l’arrivo dell’eruzione di un vulcano o di un terremoto?Anche qui in mancanza di meglio non restava che sperare che i nonumani connessi alla bio-rete potessero farsi interpreti/mediatori/rappresentanti del resto di Gaia.Nel caso che riguardava la materia, scoppiò un’interminabile diatriba soprattutto nella Sfera Autonoma. Devi sapere infatti che la grande osmosi che caratterizzava questa Sfera dava vita a molte infiltrazioni e tendenze, anche reazionarie, di cui ti ho accennato   in precedenza4, come per esempio quelle che ritenevano che le tecnologie fossero un male assoluto. Non era molto chiaro se questo anatema si limitasse alle tecnologie moderne e contemporanee nate nei secoli del capitalismo, oppure riguardasse la metatecnica in sé. Sia come sia, fu proprio in questa nicchia, convinta della gravità della setticemia di Gaia, ma contraria alle TAM e alla bio-rete, che vennero emessi i dubbi. Il loro ragionamento non era privo di una certa logica: si chiedevano infatti perché bisognasse usare la tecnica per delegare a certe specie nonumane il diritto di rappresentare i mondi vegetali e ibridi e poi addirittura quelli inorganici. Alcuni di loro, criticando i costi energetici della bio-rete, che peraltro erano esigui perché strettamente basati su energie rinnovabili, cominciarono a chiedersi se non sarebbe stato meglio rinunciare a qualsiasi tecnologia, comprese la bio-rete e le TAM, e allargare il principio dell’ormai zombificata democrazia elettorale occidentale, eleggendo umani capaci di rappresentare i diversi mondi nonumani viventi e inanimati5. Questa proposta restò minoritaria e non ebbe seguito. Innanzitutto perché non era assolutamente chiaro come e chi avrebbe dovuto essere eletto e poi chi avrebbe deciso quali rappresentazioni si sarebbero dovute costituire: i popoli del mare? quelli del cielo? E poi?

Ma l’argomento che chiuse il discorso fu proprio quello della capacità umana. Chi, anche lontano dalla Gov Q, avrebbe osato rappresentare altre specie quando la sua, malata, aveva palesemente dimostrato di non saperlo fare neanche per sé stessa?




Note:



  1. Cfr la precedente definizione dell’incantatore francese della biopolitica che era chiaramente riferita a Michel Foucault.


  1. Dal sorrisetto del Boomernauta capii che si trattava di un commento ironico riferentesi alla terraformazione forzata a immagine dell’Europa di interi continenti: Americhe, Australia ecc.


  1. Anche se il Boomernauta sembrava tenere molto a tali distinzioni per semplificare la lettura non continuerò a citare tutte le varianti di umani e nonumani considerando che ciascuno dei due termini le raggruppa.


  1. Il Boomernauta aveva accennato al movimento deep green nel capitolo TAM e Rivoluzione multispecie.


  1. Credo che il Boomernauta facesse riferimento all’esperimento teatrale Gaia Global Circus (2010) che vide la partecipazione di Bruno Latour. http://www. bruno-latour.fr/fr/node/359.html




bottom of page