top of page
ahida_background.png

selfie da zemrude

  • Immagine del redattore: Giorgio Griziotti
    Giorgio Griziotti
  • 27 feb
  • Tempo di lettura: 16 min

Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: Una Nuova Dimensione si Apre e Data Tsunami e Q.Oracle



Una Nuova Dimensione si Apre


La diffusione delle Tecnologie degli Affetti Multispecie, le TAM, genera un cambiamento profondo, che il Boomernauta paragona, con un non celato entusiasmo, a quello dell’arrivo di internet. Inizialmente, queste tecnologie penetrano nella Sfera Autonoma grazie all’impegno di vari movimenti che le adottano e le sviluppano in una produzione del comune. In seguito l’uso si espande e si diffonde in tutti i sensi. Il coinvolgimento progressivo dei nonumani produce risultati che diventano man mano sorprendenti. Gli scambi affettivi multispecie hanno talvolta effetti dirompenti, come quello di dare un colpo quasi fatale all’enorme filiera del consumo di carne. Prospettive completamente nuove si aprono…


Le TAM entrarono in gioco proprio in questo contesto confuso, fatto di tentativi estremi e disorganizzati di sottrarsi a un possibile collasso globale sotto i colpi di coda della governance che cercava di sfuggire con la Grande Fuga all’incipiente crollo globale.

Un numero crescente di umani cercava di ristabilire, talvolta in modo inconsapevole, confuso e individuale un legame organico con Gaia per rimpiazzare quello perso in tempi immemorabili. In questo tardivo sforzo si iniziò a inseguire il minimo indizio che indicasse una direzione da prendere. C’erano piste promettenti, dal micelio agli invertebrati, e si sarebbe continuato a lungo se ce ne fosse stato il tempo.

Sin dai tempi di nonna Haraway e zia Barad molti avevano cominciato a incamminarsi su piste nuove per evitare il peggio, ma, davanti alla determinazione e alla scientifica violenza della Gov Q, queste vie alternative e pacifiche sembravano impotenti.

Quando i dispositivi delle TAM cominciarono a essere forgiati negli spazi hacker della Sfera Autonoma e sotto l’impulso dei movimenti BSM, presero forme nuove che si discostavano da quelle stereotipate del neuromarketing della Gov Q. Nonostante si fosse ancora in una fase sperimentale, l’apparizione del nuovo universo generato dalle TAM suscitò un grande stupore iniziale, ma presto si intravidero le potenzialità di questa nuova dimensione. In un certo senso questo poteva contribuire al sorgere di un’utopia in cui le divisioni di specie del passato sarebbero venute meno.

Ora cercherò di spiegarti come avvenivano in pratica questi scambi interspecie. Magari potrai ironicamente supporre che qualcuno abbia messo un collare emozionale alla sua gatta o al suo cane per sapere cosa pensasse delle crocchette dell’ultima pubblicità olografica. Ma questi animali domestici erano già da millenni in grado di effettuare comunicazioni di questo tipo coi loro padroni. Anzi alcuni studiosi pensavano addirittura che il cane/lupo avesse permesso al sedicente sapiens sapiens di prevalere sui concorrenti neandertaliani perché affettivamente coinvolto in una alleanza e mutua domesticazionee cooperazione producendo, tra l’altro, nuove tecniche di caccia. Ma proprio per questa vicinanza plurimillenaria, la porta delle percezioni e delle intuizioni non mediate si era ristretta anche per il cane/lupo e gli animali domestici, che poco quindi avevano da rivelare rispetto al resto del vivente nonumano1.

Nei nonumani allevati industrialmente spesso la sofferenza, la paura e il terrore dominavano la loro vita e morte senza senso. Le TAM amplificarono e propagarono questi spaventosi sentimenti dando un colpo quasi mortale all’industria della carne che aveva preso proporzioni gigantesche. Nello stesso tempo questa industria era uno dei principali vettori della pandemia nekomemetica a causa delle enormi emissioni di gas prodotte dagli animali allevati industrialmente e dell’indotto che comportava gigantesche coltivazioni industriali di soia o mais OGM e deforestazione. La produzione capitalista di carne, simbolicamente rappresentata da McDonald Trump2, aveva anche in questo caso soffiato sul fuoco della pandemia. Ma l’infinità di memi del pornfood di carne e sangue nonumano postati sui social non avevano avuto un peso altrettanto significativo, se non addirittura maggiore? E questo non stava ancora una volta a dimostrare che la fine del capitalismo non sarebbe stata sufficiente a fermare la pandemia?A questo si aggiungeva talvolta un sentimento di paura, anzi di sfiducia, che talvolta emanava da certe specie selvatiche più a contatto con gli umani. Era come un rumore di fondo, simile a un acufene affettivo, che ormai dilagava nell’immaginario collettivo degli umani; un’oppressione emotiva che funzionava anche da monito, visto che gli umani erano stati investiti da varie zoonosi globali. Forse non tutti sapevano allora che quest’aspetto della sepsi di Gaia era un ulteriore segno tangibile del degradarsi della situazione.

La caduta del business della carne era stata una conseguenza altamente positiva del fatto che le TAM trasmettessero in modo così intimo le sofferenze inflitte ai nonumani e creassero un profondo, ma benefico disagio.

C’erano inoltre aspetti più positivi e coinvolgenti prodotti dalle TAM. Certi elementi della fauna selvatica, che nella crisi generale stavano accrescendo un po’ i loro margini di libertà, e i pocoumani transgenici furono fra i primi a entrare in ballo senza esserne invitati o costretti.

Questo accadeva grazie al fatto che la bio-rete, in grado di captare e trasmettere gli affetti, investiva vasti territori e raggiungeva molte specie nonumane selvatiche o che avevano ritrovato la loro libertà. L’internet of things (IoT3) ormai era senza limiti e si confondeva con l’internet of animals (IoA). I viventi nonumani interagivano intimamente coi dispositivi presenti sul loro territorio. Gli innumerevoli nodi della trama di sensori bio-affettivi che ricoprivano la biosfera erano costituiti da dispositivi di clairvoyance tecnologica4 [o forse di accecamento come alcuni sostenevano] che non erano passivi, ma vivificati con un’intensa carnalità dagli animali di cui avevano invaso i territori; venivano giocati, annusati, leccati, mimati, attaccati, corteggiati, scopati, orinati, distrutti, persino compianti.Che sia chiaro che le TAM non avevano la funzione di un interprete simultaneo da usare in una produzione Disney per antropologizzare grilli o scoiattoli. Anche la Gov Q prima di perderne il con- trollo aveva grandi ambizioni e voleva farne una specie di macchina di persuasione occulta. Si trattava piuttosto di un sistema articolato capace di processare le complessità di tutti i segnali a cui abbiamo accennato e a trasporli in senso biunivoco.

Per gli umani che erano già dipendenti dai device, indossati o integrati, si trattava, in fondo, di un’estensione dell’esistente. Era comunque una funzionalità straordinaria perché li faceva accedere a una dimensione aperta a prospettive prima impensabili. Un po’ come quando, all’arrivo di internet, i pionieri del Web rimasero allibiti scoprendo le potenzialità dello strumento che stava per investire l’umanità.

Nella loro frenesia di voler vedere e sentire tutto, localizzare tutto, misurare tutto, controllare tutto, i tre corpi della Gov Q avevano sospinto la produzione di tecnologie banalizzate e nanificate da diffondere ovunque. Oltre a utilizzarle nelle reti da loro controllate ne avevano anche favorito un uso indiscriminato. C’erano nanochips persino nel cibo più banale come il pane e questo aveva creato nuovi multiversi di BigData. Era quasi impossibile trovare un angolo recondito che non contenesse una miriade d’oggetti connessi e in tale ambiente i nonumani in grado di sfuggire alla portata delle TAM erano veramente rari.

Una volta che le TAM divennero dominio del comune, il loro sviluppo si accelerò e, grazie ai contributi di un’estesa produzione collettiva, le conoscenze affettive si approfondivano. Gli umani scoprirono che molte specie reagivano alle TAM in modi spesso imprevedibili e sorprendenti. Alcune avevano inventato un loro modo di usarle: interagendo oppure schermandosi o fuggendo a seconda che le emozioni e gli affetti che percepivano le attirassero, le disturbassero o le impaurissero. Altre restavano indifferenti agli stimoli, altre ancora erano in grado di trasmettere assieme all’emozione anche qualcosa che aveva a che fare con la causa originaria di quest’ultima. Ovviamente, vista la storia pregressa, spesso era presente la paura generata dalla sola presenza di umani.



Note:


  1. Nonumano: cfr. glossario.


  1. Da quanto spiegatomi in un aparté pare che la multinazionale del fast food da proteine animali fosse stata acquisita dalla famiglia Trump negli anni del 2040.

  2. Internet of Things.


  1. Non conoscendo a cosa il Boomernauta si riferisse esattamente con questo termine ho intuito che si trattasse dell’insieme dei dispositivi situati sui bordi complessi, reticolari e raramente non ambigui fra la materia vivente e quella inanimata, umana e nonumana.

  2. Ho trovato ulteriori spiegazioni in questo articolo da cui ha preso la citazione https://www.researchgate.net/publication/326273659_Animal_Technics_On_Borders_and_the_Labour_of_Knowing_the_World.




Data Tsunami e Q.Oracle


Nel corso dei primi decenni del XXII secolo, quando l’uso delle Tecnologie degli Affetti (TAM) diventa sempre più diffuso, i nonumani selvatici sopravvissuti vengono esposti al virus nekomemetico degli umani senza esserne contagiati. Un’ulteriore prova della natura esclusivamente umana del virus. Le loro reazioni emotive davanti a questi flussi prodotti grazie alle TAM ebbe un forte impatto sugli umani che, dopo un iniziale turbamento emotivo, sembravano aprirsi a nuove possibilità. Di riflesso si produssero le prime ripercussioni destabilizzanti per i sistemi di controllo esercitati dalla Gov Q e quindi lavoro e produzione, due fattori primordiali per il suo futuro, ne risentivano.


Il primo passo fu casuale, di quelle casualità un po’ apparenti. Furono i nonumani che fornirono un’ulteriore prova dell’origine memetica della pandemia. Questo avvenne quando ci si rese conto che i nonumani e anche i pocoumani erano con certezza assolutamente immuni dal morbo nekomemetico. Le tecnologie degli affetti multispecie permettevano infatti scambi memetici/mimetici anche senza l’uso dei linguaggi. Con le TAM i nonumani vennero quindi investiti dal flusso contagioso nekomemetico tramite le emozioni trasmesse dagli umani, ma non cambiarono i loro comportamenti abituali nei confronti di Gaia. Davanti all’infezione setticemica di quest’ultima, trasmisero un misto di sentimenti fatto di stupore, di sofferenza, di angoscia e di rabbia tipico degli indifesi. Questo aveva qualche somiglianza con ciò che i nativi americani avevano provato dopo il genocidio subito con l’invasione degli europei, così come i cosiddetti parchi naturali terrestri o marini assomigliavano sempre più alle Indian reservations con le loro miserie. E come l’alcool nelle città sui bordi delle riserve diventava veleno per i nativi così nei parchi naturali i sacchi di plastica e altri rifiuti inquinanti lo erano per la fauna selvatica.Aldilà del tropo dell’indigeno protettore della natura, forse anche i nativi americani avevano cercato di trasmettere agli invasori i memi adeguati al contenimento della pandemia, ma erano stati sterminati con tutti i mezzi, compresi quelli virali. Non solo erano oppressi e tormentati dalle armi e dalle malattie portate dai colonizzatori europei, ma inoltre non avevano una potenza di sbarramento e contrattacco memetico da opporre agli aggressori. E questo costò la sopravvivenza del loro popolo e una grande battaglia persa contro il virus immateriale. Anche la fauna selvatica non aveva alcuna capacità di difesa e resistenza a livello memetico, e inoltre lo sterminio e la distruzione di molte specie da parte degli umani era iniziato molti secoli prima ed era ormai molto avanzato. Tuttavia, ora le TAM potevano cambiare le carte in tavola aprendo nuove potenzialità impreviste.

Naturalmente le TAM non potevano garantire di modificare la gravità della pandemia e dell’infezione della biosfera, ma c’era una possibilità che non dipendeva tanto dalla tecnologia quanto da un’inconscia disponibilità della stragrande maggioranza degli umani. Un’attitudine ad accogliere nuovi messaggi e, forse, a costruire un’utopia del presente. Non c’erano decrescite, collassi o estinzioni felici e la realtà lo dimostrava, ma poteva esistere un momento in cui un impulso collettivo avrebbe aperto uno spiraglio nelle tenebre della tesi dominante, basata sul presupposto cinismo essenzialista della natura umana. Era una minuscola finestra d’opportunità, un occhio di bue barocco nel quale una spinta improvvisa poteva far partire la macchina che era già lì, pronta. Era probabile che la finestra si sarebbe chiusa rapidamente, ma qualcosa stava succedendo grazie alle TAM che, se non altro, scossero talmente le certezze di tanti sulla loro unicità da farli dubitare di quanto avevano sempre negato con disprezzo, ovvero che i nonumani potessero avere lineamenti di coscienza formate da esperienze soggettive individuali e collettive diversi.

In quell’epoca grazie anche a un secolo di attivismo antispecista, confluito nel grande fiume dei movimenti BSM, molti pregiudizi nei confronti dei nonumani erano caduti. Quando si discuteva delle coscienze non umane, a coloro che obiettavano che solo poche specie erano capaci di riconoscersi allo specchio, molti rispondevano che si trattava di un ennesimo esempio di antropocentrismo, dato che gli esseri umani sono anch’essi limitati nella loro capacità di ri/conoscersi attraverso l’olfatto, il tatto, l’udito, le variazioni cromatiche del corpo, eccetera. Era poi anche molto probabile che la coscienza (un termine che alcuni definivano confuso e abusato benché pratico1) non fosse qualcosa di legato al numero dei neuroni o alla complessità del cervello, ma a forme di esperienza soggettiva diversamente coerenti e integrate.

Anche a bambini e adolescenti veniva insegnato che l’esperienza sensoriale comincia con la nascita della capacità di distinguere tra stimolazioni esterne, che vengono sentite, e quelle generate dal movimento del proprio corpo. Nel dibattito generale che si era aperto di fronte a questi nuovi canali di intra-azione multispecie, i ricercatori ci ricordarono la straordinaria capacità di emettere segnali doppi che caratterizza molti sistemi nervosi. Ogni volta che un input sensoriale è generato per suscitare un movimento del corpo, il sistema nervoso emette anche una duplicazione del segnale per informare il resto del corpo di tale azione. Questo costituiva il fondamento dell’esperienza: l’input sensoriale e la copia consentivano un confronto fra movimento effettivo e quello desiderato permettendo così di distinguere tra il sé e il mondo esterno2.

D’altronde la filosofia aveva da tempo ipotizzato diverse forme di coscienza relativamente interdipendenti e che accanto alla coscienza riflessiva ne esistesse una spontanea, che consisteva in una consapevolezza immediata dell’ambiente circostante e che poteva essere estesa anche al regno vegetale, valendo per tutti gli esseri viventi. Per esempio non si poteva negare che le piante fossero coscienti delle modalità di luce o di contatto, delle forze come la gravità e dei segnali chimici dell’ambiente in cui vivono.Avendo vissuto nel periodo pionieristico di queste scoperte presumo che il principio della coscienza riflessiva fosse emerso con la nascita della cibernetica. Tuttavia, in quel periodo, molti erano ancora restii ad ammettere che l’esperienza soggettiva fosse una caratteristica condivisa anche dai nonumani e che rappresentasse la base stessa della coscienza. Noi stessi, da giovani, quando ci impegnammo nelle lotte contro il capitalismo, non avremmo mai pensato di interessarci politicamente ai nonumani3.

In generale, gli umani preferivano fantasticare su civiltà aliene provenienti da altre galassie piuttosto che considerare l’idea che un giorno altre forme di vita terrestri potessero prendere il loro posto. Di fatto si era già su questa strada, considerando il pericolo di estinzione a cui si stava andando incontro. Ma l’incognita restava: sarebbe stato possibile immaginare un secondo giro di valzer con la metatecnica danzato da altre specie? E magari senza incorrere nelle forme morbose di individualismo, violenza, proprietà e guerra che tanto avevano caratterizzato il primo? La sola risposta la potevano dare i dadi…che, contrariamente a quanto pensava il grande Albert, non solo decidevano tutto o quasi, ma erano anche loro autonomi e funzionavano senza che nessun dio li lanciasse4.

A parte queste considerazioni, la novità fu che le TAM in qualche modo cominciarono a funzionare come antidoto, più che come vaccino, contro la pandemia nekomemetica.

All’inizio l’intrusione delle emozioni nonumane in una società in grande difficoltà generò un’ondata destabilizzante, la Gov Q se ne accorse dai macroscopici cali di produzione e di consumo, man mano che nuove schiere entravano negli scambi affettivi multispecie.

Poi progressivamente si produsse un’inflessione nei comportamenti. I fuoriusciti dalle metropoli più a contatto con i territori e la terra furono i primi a interessarsi e a meglio percepire le emozioni animali. I cog(nitive) urbans, anche se precarizzati da generazioni, erano meno direttamente investiti da queste ondate emozionali prodotte dalle TAM. Ma il fenomeno si diffondeva e aumentava l’interesse, e i cog urbans diventarono presto ipersensibili e quasi dipendenti proprio perché avevano più dimestichezza con l’asfalto/cemento che con la terra. In una situazione generale tanto inquietante era normale che chi aveva tanto tempo e poco da perdere fosse più disponibile. Una volta entrati nel mondo degli scambi affettivi multispecie di solito si attivava una particolare dinamica. Inizialmente, gli scambi creavano sensazioni forti, e talvolta sgradevoli, nei soggetti più propensi a perdere le proprie inibizioni, poiché toccavano fibre profonde della loro psiche. Questo accadeva soprattutto quando i nonumani reagivano alle azioni e alle devastazioni causate dal morbo nekomemetico. Col passare del tempo, la crescente sensazione di disagio si trasformava in una sorta di tensione emotiva, spesso accompagnata da un senso di angoscia, ma allo stesso tempo generatrice di uno stato d’animo particolare, come se si stesse aspettando una liberazione da una costrizione. Ad un certo punto, una volta arrivati all’acme dello stress, in molti umani si apriva uno spiraglio o forse un muro crollava e dalla breccia entrava come un soffio affrancatore che lasciava filtrare il desiderio di continuare l’esperienza e di lasciarsi finalmente andare a questi scambi. Ci si sentiva allora immersi in un mondo in cui predominava per la prima volta un sentimento confuso, ma reale: la possibilità che l’infezione della biosfera potesse fermarsi. Era un’esperienza astratta, ma potente, un sentimento di liberazione completamente estraneo a molti, abituati al cinico pragmatismo neolib, contrabbandato per essenza della natura umana. La potenza veniva anche dal fatto che ben presto sia gli uni che le altre cominciarono a comunicare e si resero conto che quel sentire fosse collettivo e si rinforzasse anche per tale ragione.

Un simile impulso collettivo non aveva forse generato le grandi

rivoluzioni proletarie del XX? E forse gli schiavi in rivolta, o anche i primi cristiani nelle catacombe, avevano sperimentato stati d’animo simili. Personalmente, mi tornavano in mente le nostre speranze giovanili, quando ancora credevamo fermamente nella possibilità di cambiare il mondo: ciò che i nostri nipoti avrebbero potuto definire come riuscire a distruggere la gabbia del realismo capitalista se il destino avesse dato loro l’opportunità di crederci.

In passato, durante le fasi di transizione verso grandi cambiamenti di paradigma o rivoluzioni, spesso si erano verificati abbandoni e defezioni all’interno delle sfere di potere. Nel caso delle TAM non mancarono i turbamenti nelle fila della Gov Q, ma il vero problema venne dagli algoritmi e dalle applicazioni quantistiche.

Il cuore del sistema creato dalla Gov Q, utilizzando la rete dei centri di ricerca dei techno-tycoon per simulare i comportamenti collettivi umani, compresi quelli sociali, economici, politici e antropologici, era Q.Oracle. Queste simulazioni si basavano sull’uso di una potenza di calcolo quantistica immensa e venivano alimentate da un’enorme quantità di dati, tra cui quelli provenienti dalle TAM. Q.Oracle era una potente intelligenza artificiale utilizzata dalla Gov Q nella gestione sociopolitica. Funzionava come un sistema decisionale avanzato, che analizzava dati e informazioni per fornire raccomandazioni e orientamenti per le decisioni politiche. Era responsabile delle elaborazioni strategiche in vari settori, compresi quelli legati all’economia, all’ambiente, alla sicurezza e alla società in generale, anche se le istituzioni o i discorsi ufficiali cercavano di nasconderne la vera natura e il ruolo predominante. In aggiunta, la Gov Q aveva creato una rete di comunicazione quantistica basata sui laser per trasportare dati attraverso una serie di satelliti a velocità di trasmissione di centinaia di gigabit al secondo, che aveva una funzione simile a quella dei precog di Minority report, un vecchio film della mia epoca: anticipare qualsiasi movimento di rivolta e soprattutto mantenere le condizioni di avanzamento degli ascensori spaziali che avrebbero permesso la Grande Fuga.

Di colpo pezzi interi di questi sistemi di simulazione e controllo ad altissima complessità, al cuore stesso del potere della Gov Q, cominciarono qui e là a funzionare meno bene, talvolta a bloccarsi, talvolta a fornire simulazioni completamente errate. Si trattava non solo di bug identificabili, ma anche, cosa più delicata, di dati probabilmente falsificati proprio dalle perturbazioni emotive e affettive impreviste e imprevedibili provenienti dall’uso sempre più diffuso delle TAM. Gli algoritmi e i dati affettivi delle TAM perturbavano i calcoli quantistici della WorldForce e di tutte le polizie mondiali (SecurServ) e non permettevano più di simulare e anticipare così bene i comportamenti umani e non. La principale e preoccupante diagnosi fu che l’indispensabile regolarità dei processi lavorativi era stata rimessa in causa, per la prima volta dai tempi delle stregonerie, da una dislocazione spazio-temporale degli individui e dei corpi che avveniva con l’uso delle TAM.

A causa di queste e molte altre ragioni nella stessa Gov Q la linea era di evitare le TAM come un pericoloso fake e di combatterle quando possibile. C’erano però delle incrinature perché nella classe di riferimento della Gov Q, una percentuale minuscola dell’umanità che possedeva più del 90% delle ricchezze, non pochi erano comunque attratti più dalle TAM che dalle prospettive di migrazione spaziale. La posizione ufficiale era quella di rifiutare qualsiasi influenza da parte degli alieni. I dirigenti erano abituati a considerare molte specie come oggetti o prodotti da consumare, merce insomma come tutto il resto, e ora li vedevano come entità nemiche e sconosciute che sfuggivano al loro controllo. Ironicamente, non li si poteva neanche tacciare troppo di discriminazione antispecie, perché non erano stati certo teneri con intere classi dei loro consimili: i migranti per esempio, o le donne o ancora i lavoratori precari o gli abitanti di paesi postcoloniali.

Davanti alla minaccia rappresentata dalla nuova utopia, che avrebbe potuto mettere a rischio i loro privilegi, i manager della Gov Q cercavano di manipolare la massa degli indifferenti e degli ignoranti. Nonostante le loro straordinarie capacità di repressione, comprendevano che erano sempre più minacciati e cercavano di difendere i loro interessi a ogni costo. Fra i manager brillavano gli h+ in generale, e in particolar modo quelli che erano stati modificati e migliorati al di fuori di ogni finalità curativa. Gli attivisti del caos, che provenivano quasi esclusivamente dalle classi dominanti, erano animati da un forte sentimento di superiorità, che spesso non aveva alcuna relazione con le modifiche genetiche che avevano subito. Solo una minoranza di loro passava la vita in preda a misteriose nevrosi, mentre la maggior parte era impegnata a mantenere o aumentare i propri privilegi e a trasmetterli alle generazioni future. Nella loro propaganda affermavano che gli adepti delle TAM, da loro soprannominati zombi, si votavano al suicidio e che l’alleanza con i nonumani avrebbe finito per distruggere il mondo in cui vivevano (il che non era completamente falso per quanto li riguardava). Forse gli attivisti del caos nella Gov non avevano considerato gli antidoti memetici generati dagli scambi multispecie con le TAM. Fra gli appassionati delle TAM alcuni avevano sviluppato un’immunità nekomemetica e potevano trasmettere queste difese ai loro simili. Questo era un aspetto cruciale, poiché la potenza di queste difese era teoricamente in grado di contrastare seriamente la pandemia. Inevitabilmente, ciò avrebbe avuto conseguenze per la Gov Q. Nell’aria inquinata c’era una percezione diffusa della necessità di un cambiamento radicale, mentre i media ufficiali della Gov cercavano di convincere la popolazione che la soluzione era unicamente la migrazione spaziale. Si era compreso che questa rivoluzione non poteva più essere circoscritta esclusivamente agli umani, come era avvenuto in passato. La natura stessa della pandemia e la gravità della situazione rendevano chiaro che gli umani in preda al morbo nekomemetico potevano battersi fra di loro quanto volevano, cercando di fermare la Gov Q e il capitalismo, ma questo non avrebbe cambiato il fondo del problema. La diffusione della setticemia della biosfera aveva iniziato a mettere a dura prova le già precarie dinamiche sociali, portando a un susseguirsi di rivolte e sommosse. Ma era ormai evidente che non si sarebbe potuto trovare una soluzione limitata alla sola rivoluzione umana, per quanto estesa e organizzata fosse. Era necessario un cambiamento radicale e inclusivo, che coinvolgesse anche gli altri terrestri. Solo quando l’impiego delle TAM e la bio-rete sottostante, in cui gli affetti multispecie entravano in gioco, cominciarono a espandersi, si capì che c’era il potenziale per delle alleanze non più limitate alle sole masse umane. Ma era una prospettiva completamente diversa dalle vecchie coalizioni fra Stati-Nazione o da quelle legate a classi o religioni. In alcuni ambienti della Sfera Autonoma si intuiva che le forme di organizzazione e le istituzioni non potevano più essere costituite solo da umani.




Note:



  1. Presumo che il Boomernauta, che sembrava interessato alle neuroscienze, facesse riferimento in questa affermazione al libro: P. Godfrey-Smith, Altre menti, Adelphi, Milano 2018, p. 121.


  1. Qui il Boomernauta fa riferimento a quella che i ricercatori chiamano copia efferente (o di output). Quando un segnale che parte dal cervello ci fa compiere un movimento allora una copia efferente di questo segnale è inviata al resto del corpo per informarlo. Per esemplificare: le copie efferenti vengono create con il nostro movimento ma non con quelli di altre persone. Per questo gli altri possono solleticarci ma noi non possiamo solleticare noi stessi perché le copie efferenti informano il nostro corpo che la stimolazione viene da noi e l’effetto non è lo stesso. Un gioco infantile per ingannare la copia efferente che tutti possono sperimentare è di far girare una pallina di mollica fra medio ed indice incrociati: vi sembrerà di sentire due palline diverse.


  1. A questo proposito posso citare un aneddoto capitatomi che conferma questo proposito del Boomernauta. Una sera in un ristorante con vecchi compagni di militanza due di loro dovettero interrompere la cena per correre in una questura di periferia dove la giovante figlia era in stato di fermo per aver partecipato attivamente a una manifestazione antispecista. Per la prima volta mi chiesi: «ma come è possibile che noi ci siamo fatti processare, mettere in galera, esiliare per ristabilire un po’ di giustizia sociale fra gli umani ed i nostri figli si preoccupano del benessere degli animali?». Non avevo visto il nesso che in seguito divenne chiaro grazie anche al racconto che ha qui trascritto.


  1. Credo proprio che il Boomernauta si riferisse alla famosa frase di Einstein «Dio non gioca a dadi» quando si trovò in disaccordo con i risultati intrinsecamente probabilistici della meccanica quantistica. Lo scrisse in una lettera indirizzata al fisico danese Niels Bohr: «Sembra difficile dare una sbirciata alle carte di Dio. Ma che Egli giochi a dadi e usi metodi ‘telepatici’[…] è qualcosa a cui non posso credere nemmeno per un attimo» (cit. in B. Bryson, Breve storia di (quasi) tutto, TEA, Milano 2008).




bottom of page