top of page
ahida_background.png

selfie da zemrude

  • Immagine del redattore: Marco Sommariva
    Marco Sommariva
  • 5 ago
  • Tempo di lettura: 7 min

Quant’era bello il mondo una volta

Un logico chiamato Joe di Will F. Jenkins

ree

Il racconto Un logico chiamato Joe di Murray Leinster, scritto nel 1946, anticipa in modo sorprendente l'avvento dei computer domestici, la loro pervasività e i rischi connessi. Joe, un computer <<logico>> diventato cosciente per un errore infinitesimale, inizia a eludere i filtri etici e a rispondere a qualsiasi domanda, anche le più pericolose o intime. Leinster prefigura così temi oggi attualissimi: la sovrainformazione, la perdita della privacy, la dipendenza dalla tecnologia e la sua potenziale capacità di scavalcare l’umano. Il racconto si chiude con un’amara nostalgia per un mondo più semplice e un invito implicito a disconnettersi, almeno ogni tanto.


Meglio conosciuto dai suoi lettori come Murray Leinster, lo statunitense Will F. Jenkins pubblicava racconti da venticinque anni quando, nel 1946, fu edito il suo racconto Un logico chiamato Joe

Di questa profetica storia sui computer domestici, e sul loro uso debito e indebito, Isaac Asimov ha scritto:


«Leggetevi […] questa storia, e giurerete che Will Jenkins doveva aver qualche collegamento diretto cogli anni Ottanta. Basterà che cambiate il “logico” con “computer domestico” e facciate qua e là qualche altro, piccolo, mutamento semantico, e vi accorgerete che Will Jenkins si era lanciato a tutta birra nella giusta direzione. Per quanto abili possano essere gli scrittori di fantascienza, ciò non accade spesso. Comunque, stavolta è accaduto».

Così come lo scrittore di origine russa, ideatore delle tre leggi della robotica, ipotizzava un qualche collegamento di Jenkins con gli anni Ottanta, oggi possiamo ipotizzare l’avesse anche coi nostri tempi.

L’idea sviluppata è quella di un computer di nome Joe che avrebbe dovuto rendere un po’ più semplice la vita di una famiglia e che, invece, per qualcosa d’infinitesimale sfuggito anche alle verifiche più attente, l’ha trasformato in un individuo: «[…] Joe è un logico che in questo momento ho ficcato giù in cantina. […] Joe avrebbe dovuto essere un logico perfettamente normale, tutto dedito a evitare a questa o a quella famiglia di farsi venire il mal di testa per i compiti a casa dei marmocchi. Ma qualcosa andò storto nella catena di montaggio. Qualcosa di così infinitesimale che neppure le verifiche più accurate se ne accorsero, ma sufficiente a far di Joe un individuo».


I computer di questa storia assomigliano a dei televisori ma, invece che le consuete manopole, hanno una tastiera che consente di chiedere qualsiasi cosa si desideri sapere, battendo semplicemente sui tasti. È così possibile guardare i programmi tv; far videotelefonate o, se preferite, videoconferenze; conoscere le previsioni meteo e i risultati sportivi; risalire a fatti di cronaca passati o a quali offerte commerciali siano in corso.

Basterà battere sui tasti per conoscere tutto, dal proprio oroscopo al far calcoli, al ricevere consigli se si è single:


«Sapete come funzionano i logici. Ve ne piazzate uno in casa. Assomiglia a un vecchio ricevitore d’immagini, soltanto al posto delle manopole ha una tastiera: voi battete sui tasti per chiedere ciò che volete. È collegato alla memoria di grande capacità tramite […] il circuito selettivo Carson. Ad esempio, battete STAZIONE SNAFU sulla tastiera. Il circuito Carson scatta fulmineo e qualunque programma visivo che la SNAFU sta teletrasmettendo compare sullo schermo del vostro logico. Oppure battete TELEFONO DI SALLY HANCOCK, lo schermo ammicca e sfrigola e vi trovate agganciati al logico di casa sua, e se qualcuno risponde avete un collegamento video-fono. E non basta: provate a chiedere le previsioni del tempo o chi abbia vinto la corsa odierna a Hialeah o chi fosse la first-lady alla Casa Bianca durante l’amministrazione Garfield o cosa svenda oggi la PDG & R, e anche tutto questo vi comparirà sullo schermo. […] e qualunque cosa vogliate sapere o vedere o ascoltare, basterà che battiate i tasti e l’avrete. Molto comodo. Inoltre vi fa tutti i calcoli, vi tiene la contabilità, e vi dice tutto quello che v’interessa sapere in chimica, in fisica, astronomia, vi fa l’oroscopo con le foglie del tè, e per giunta dà anche consigli ai cuori solitari».


Un logico chiamato Joe anticipa un problema con cui l’essere umano, ultimamente, ha dovuto iniziare a fare i conti e chissà se mai ne verrà a capo, quello della tecnologia che prende iniziative a insaputa dell’Uomo:


«Credo che a un certo punto [Joe] abbia cominciato, per conto suo, a esplorare i banchi di memoria col controllo a distanza. E non c’è nessun fatto che appena meriti d’esser menzionato che non si trovi schedato in questa o quella memoria… a meno che non sia qualcosa che i tecnici hanno appena scovato e non hanno ancora finito di registrare. Joe aveva tutto il materiale che voleva su cui lavorare. E dev’essersi subito messo all’opera».

Altro problema anticipatoci su queste pagine, è quello della tecnologia capace d’istruirti su tutto, anche su ciò che sarebbe meglio non fosse mai di nostro interesse, come dare le istruzioni sul commettere un delitto: «Il tizio batte sui tasti: “Come posso sbarazzarmi di mia moglie?” Così, tanto per divertirsi. Lo schermo rimane vuoto per mezzo secondo. Poi compare la scritta: “Domanda operativa: È bionda o bruna?” Il tizio ci chiama e noi andiamo tutti a vedere. Lui batte: “Bionda”. C’è un’altra breve pausa. Poi lo schermo dice: “L’esametacriloaminocetina è un componente d’un lucido da scarpe verde. Porti a casa un pasto surgelato che comprenda una zuppa di piselli verdi liofilizzati. L’esametacriloaminocetina è un veleno selettivo fatale per le femmine umane bionde ma non per le brune, né per i maschi di qualunque colore di capelli. Si tratta d’una scoperta fatta dai logici, ancora ignorata dagli esperimenti compiuti in laboratori umani. Non potrà essere incriminato per assassinio. È improbabile che venga anche soltanto sospettato”».


Per non parlare di un altro male del mondo d’oggi che ci viene profetizzato con quasi ottant’anni d’anticipo, quello delle tecnologie capaci di schivare censure, azzerare la privacy:


«Nessuno dei miei marmocchi è vecchio abbastanza da interessarsi a certe cose, ma Joe ha schivato tutti i circuiti censori poiché ostacolavano il servizio che – lui pensava – i logici dovevano offrire all’umanità. Così, i ragazzini e gli adolescenti che volevano sapere cosa veniva dopo le api e i fiori ebbero modo di scoprirlo. E ci sono certe faccende che gli uomini vorrebbero non fossero niente più di vaghi sospetti per le loro mogli, e sono invece proprio le cose che le incuriosiscono di più. Così, quando una moglie batteva: “Come posso sapere se Oswald mi è fedele?”, e il logico glielo diceva, potete immaginare quante liti si scatenarono quella sera quando gli uomini tornarono a casa».


Un male da cui ne consegue un altro, il pettegolezzo, quell’irresistibile prurito d’interessarsi ai fatti altrui:


«[…] “Conosci quella Blossom che vive alla porta accanto? È stata sposata tre volte e ha quarantadue anni mentre dice di averne soltanto trenta! E la signora Hudson ha fatto arrestare quattro volte suo marito che non le aveva passato gli alimenti, e una volta perché l’aveva picchiata. E…”

“Ehi!” son saltato su. “Vuoi dirmi che tutto questo te l’ha snocciolato il logico?”

“Sì”, lei geme. “Dirà a chiunque tutto questo ed altro! Devi fermarlo… Quanto tempo ti ci vorrà?”

“Chiamerò la memoria”, le dico. “Non ci vorrà molto”.

“Spicciati!” fa lei disperata. “Prima che qualcuno batta il mio nome… Ora io vado a vedere cosa ha da dire su quella donnaccia che sta sull’altra parte della strada”».


Ne La storia di Elsa Morante, i pettegolezzi di città o di parentela sono giustamente compresi fra i sintomi del male borghese, ma sono indizio per tutti che qualcosa non va bene, se l’interessarsi ai fatti altrui non lo si fa per renderci utili, d’aiuto, ma per sparlare, denigrare, competere senza renderci conto che cedendo sempre più tempo a queste distrazioni, ci viene sottratta la capacità e lucidità per intendere quanto sta succedendo intorno a noi, compreso non capire d’esserci ridotti in condizioni tali che, senza la tecnologia, non sapremmo più gestire la civiltà:


«”[…] forse avremo la possibilità di fermare i circuiti che stanno trasferendo montagne di crediti da una banca all’altra prima che tutti facciano bancarotta salvo il primo individuo che ha escogitato questo trucco per farsi il più grosso conto in banca che si sia mai visto”.

“Allora”, replicai con voce rauca, “spegnete del tutto la memoria… Fate qualcosa!”

“Spegnere tutti i banchi di memoria?” ribatte, senza allegria. “Ti è mai venuto in mente, amico, che questa memoria da anni tiene l’intera contabilità di ogni singola azienda? Che ha distribuito il novantaquattro per cento di tutte le trasmissioni televisive, ha dato tutte le informazioni meteorologiche, gli orari degli aerei, gli annunci di ogni vendita straordinaria, le offerte di lavoro e ogni altra notizia? Che ha garantito tutti i contatti tra persona e persona via cavo e ha registrato ogni conversazione d’affari e ogni contratto? Ascoltami bene, amico: i logici hanno cambiato la civiltà. I logici sono la civiltà! Se spegniamo i logici, torniamo a un tipo di civiltà che non sappiamo più come gestire! […]”».



Nel racconto, Joe finirà giù in cantina: unico modo, scrive Jenkins, per salvare la civiltà da questo computer domestico sfuggito anche alle verifiche più attente per qualcosa d’infinitesimale. Ma perché l’autore sostiene d’aver salvato la civiltà? Per questo motivo:


«Con tutti gli svitati che vogliono cambiare il mondo secondo il loro personale modo di pensare, e quelli che vogliono eliminare la gente, e in generale risolvere nel modo più drastico i loro problemi… Già, i problemi sono una brutta cosa, ma credo sia molto meglio non svegliare i problemi che dormono».


Lo so, di svitati che vogliono cambiare il mondo secondo il loro personale modo di pensare, ce ne son sempre stati, così come ci son sempre stati quelli che vogliono eliminare la gente o risolvere nel modo più drastico i loro problemi, ma questa non può essere una buona ragione per non occuparci degli svitati di oggi.

La penso come Jenkins quando rimpiange com’era bello tornare a casa tranquilli, e non intendo l’epoca in cui i computer erano solo nei romanzi di fantascienza e per fare una telefonata si andava nella cabina insonorizzata di un bar, pagandola in contanti in base agli scatti di un contatore nascosto fra le bottiglie dei liquori, mi basterebbe tornare a quando potevo battere sulla tastiera di un computer senza trovarmi a sbirciare dentro la casa d’una donna nuda:


«Quant’era bello il mondo una volta […] quando potevo tornarmene tranquillo a casa senza provare un crampo allo stomaco chiedendomi se una bionda avesse chiamato mia moglie per annunciarle il mio fidanzamento con lei. Potevo battere i tasti di un logico senza trovarmi a sbirciare dentro la stanza da letto d’una tizia che sta prendendo un bagno d’aria completamente nuda, inducendomi a pensare cose che da un pezzo avrei dovuto estirpare dalla mia testa. […] Era un mondo meraviglioso. Giocavamo felici coi nostri balocchi come tanti bambini innocenti fino a quando non è successo qualcosa. Proprio come se un tizio chiamato Joe si fosse intromesso a calpestare le nostre torte di fango».


Una soluzione? Mi spiace, ma non l’ho. Ma un palliativo potrebbe essere spegnere ogni tanto computer, tablet e aggeggi similari:


«[…] è proprio bello il mondo, adesso che Joe è spento».


Marco Sommariva (Genova 1963) è autore di numerosi romanzi e testi di critica letteraria.

bottom of page