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  • Immagine del redattore: Giuliano Spagnul
    Giuliano Spagnul
  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 12 min

III° Funzioni del dispositivo fantascientifico


Il testo interpreta la fantascienza come un dispositivo nel senso agambeniano, ovvero come una macchina capace di produrre soggettivazioni e, attraverso di esse, forme di governo dell’immaginario collettivo. Di fronte all’accelerazione delle trasformazioni tecnico-scientifiche, la fantascienza ha svolto la funzione di adattare psicologicamente e culturalmente le società moderne, costruendo soggettività flessibili e plastiche. L’autore individua sei funzioni principali del dispositivo fantascientifico: automatismi, antropocentrismo, velocità, episteme, magia e animismo. Attraverso queste dimensioni, la fantascienza ha contribuito a rendere governabili crisi, innovazioni e nuove entità, ampliando l’orizzonte del pensabile. Il testo suggerisce infine che, esaurita questa funzione storica, sia oggi necessario interrogarsi sui nuovi dispositivi emergenti. A questi due link è possibile trovare gli altri due articoli di Spagnul sul tema <<II Che cos'è la fantascienza>> e <<Fantascienza: cent'anni per invadere il reale!>>



Il dispositivo è, cioè, innanzitutto una macchina

che produce soggettivazioni, e solo in quanto tale

è anche una macchina di governo. - Giorgio Agamben1


Fantascienza come dispositivo, quindi come macchina che produce soggettivazioni che prevedano quelle correzioni e invenzioni di nuove parole in grado di sopperire all'inadeguatezza di un linguaggio sempre più obsoleto di fronte alla velocità esponenziale delle trasformazioni tecnico-scientifiche in atto. Trasformazioni che se un tempo si misuravano nell'arco di migliaia di anni, poi di secoli, nell'ultimo secolo e mezzo avevano raggiunto il ritmo di decenni se non addirittura di singoli anni. Potremmo dire, ricorrendo a un'opera della fantascienza classica come City, per far fronte alla necessità di un adattamento psicologico delle masse alle mutate condizioni del Progresso2.


Dispositivo quindi che per governare, cioè in questo caso per costruire un immaginario all'altezza delle esigenze di una società in veloce e costante trasformazione, deve costruire soggettività capaci di estrema plasticità. Una plasticità in grado di rispondere alle svariate poste messe in gioco in questa Modernità all'apice della sua crescita (definita da alcuni già post-moderna) per poterle sottoporre ad aggiustamenti continui costantemente verificabili.

Nella sua natura di dispositivo, estremamente sofisticato ed efficace, la fantascienza partendo dal livello di una letteratura popolare, di genere, rivolta a un pubblico di massa variegato e occasionale, con un numero circoscritto di veri appassionati – Fandom, è stata capace di contaminare, in modo sempre più pervasivo, altri generi, altri media come cinema, radio, televisione, fumetti e illustrazione, pubblicità, giochi, ecc. fino all'invenzione di nuove parole e modalità del pensare e dell'agire.


Esaurite le sue funzioni, ciò che serve oggi per comprendere quale nuovo dispositivo si stia formando, sovrapponendosi a quello finito, occorre iniziare con un richiamo ad alcune delle funzioni più importanti che pensiamo abbia, in modo più o meno efficace, assolte. Qui di seguito ne abbiamo elencate sei, ma altre, ovviamente, si potrebbero (potranno) aggiungere:


  1. Automatismi.

La fantascienza ha contribuito, in modo determinante, a far sì che l'urto dei processi trasformativi (ad opera di una tecnologia sottoposta a un ritmo di velocità esponenziale) potesse essere supportato da una qualche forma di stabilità, per quanto precaria e da ridefinire costantemente. Un nuovo equilibrio in cui quei meccanismi di routine indispensabili al mantenimento di un qualunque tipo di società e di vita collettiva, potessero ancora prodursi in modo efficace, anche se sempre più tendenti a evidenziarsi e a mostrarsi nella loro impudica meccanicità di reiterazione di gesti ossessivi compulsivi.


  1. Antropocentrismo.

L'eccezionalità umana perduta la sua origine semidivina, l'umano a somiglianza del suo artefice, cerca di trovare un nuovo appiglio che le restituisca, in un qualche modo, un posto nel mondo e, possibilmente, le conservi un certo privilegio. La fantascienza ci ha abituato all'idea che pur essendo parte della natura e quindi del mondo profano, la nostra eccezionalità poggia su un esperimento unico ed estremamente sofisticato (e ambizioso) del laboratorio/natura. La fantascienza nell'aver forgiato plurime forme di esistenza intelligente riconduce all'umano un nuovo significato in quanto prototipo di una particolare e superiore forma di vita che ha a disposizione l'universo intero in cui potersi espandere. Qualunque sia l'immagine dell'extraterrestre concepibile, il termine di paragone rimane sempre e comunque l'umano, l'essere che scopre e si rapporta all'altro, allo sconosciuto dell'infinito.


  1. Velocità.

L'accelerazione dello sviluppo tecnoscientifico ha aumentato in modo esponenziale l'esistenza (tramite la scoperta/invenzione) di altri esseri, altri mondi. Una nuova coscienza basata su un fondamento che si vuole vero e accettato, in quanto sottoposto a prova, pone una domanda di tipo nuovo al genere umano: se e quali di questi nuovi enti escludere, e quindi rendere sacrificabili, in alternativa al doverli accogliere raddoppiando o triplicando il mondo che li, ci, ospita. Una scelta che non si basa più sulla sola coabitazione più o meno pacifica ma che dato l'aumento demografico degli esseri umani e il proliferare continuo di entità nuove rende questa scelta una questione pratica, quindi politica, urgente e imprescindibile. Il Parlamento delle cose di Latour, la Cosmopolitica di Stengers o il divenire prima cyborg, poi compost, di Haraway sono pensabili solo a partire da questo ampliamento del nostro modo di pensare debitore dell'immaginario fantascientifico.


  1. Episteme.

In ultima istanza si può considerare la fantascienza come lo sforzo di un'intelligenza collettiva per cogliere ciò per cui non è ancora pronta, ciò che potrebbe venire compreso solamente da una forma di pensiero più ampia di quella esistente. Applicare questo alla crisi che da occidentale, nell'arco del Novecento, si è fatta globale, vuol dire cercare di risolverla su un piano altro da quello in cui si è generata (che poi è l'unica possibilità storicamente data per uscire da qualunque crisi). L'ampliamento di coscienza che qualunque sviluppo genera nell'essere umano comporta necessariamente un equivalente livello di crisi individuale e collettiva e uno sforzo più ampio, sempre collettivo, per immaginare ciò che potrebbe superarla in assenza di soluzioni efficaci ricercabili nel passato. Uno sforzo inane di esperimenti immaginativi obbligati più che a una coerenza coi dettami del passato, con quelli di un futuro tutto da costruire e inventare. Un nuovo episteme, che come in ogni periodo della storia umana determina «una forma generale delle forme del pensiero; e come l'aria che respiriamo, tale forma è così translucida, così pervadente e così evidentemente necessaria, che solo con uno sforzo estremo riusciamo a divenirne coscienti»3.


  1. Magia.

La nascita della fantascienza (1926) sancisce il distacco col secolo del positivismo. Al fantasma, entità ibrida tra razionale e irrazionale, magia e scienza, subentra l'ufo, entità tecnologica aliena, un diverso tipo di ibridazione tra scienza e fantasia. Un taglio che comunque non potrà essere così netto se un illustre inventore come Thomas Alva Edison si misurerà con la progettazione di un apparecchio capace di comunicare con gli spiriti: il necrofono4. Ed è interessante notare qui che negli stessi anni venti, un radiotecnico, Hugo Gernsback (figura assai meno illustre e per di più implicata nella nascita di un genere letterario poco qualificato come la fantascienza) tenterà a sua volta di progettare uno strumento dalle ambizioni però meno fantastiche: il Trought Record per rilevare le onde cerebrali. Se quindi si può correttamente dire che «l'innovazione tecnologica si sia sempre nutrita di elementi magici e fantasmatici, nello stesso tempo in cui plasmava l'immaginario collettivo»5 per contro possiamo anche affermare che proprio quel particolare tipo di immaginario fantascientifico nascente assolveva di fatto a una modalità di transizione purificatrice di quegli elementi più magici e fantasmatici.

Siamo nel secolo della tecnoscienza, il passaggio è dall'ectoplasma all'ufo: Orson Welles nel 1938 annuncerà dallo strumento radiofonico l'invasione dei marziani (enfatizzando il riscontro pubblico e quindi creando una eco di impatto sull'immaginario ancor maggiore) e, meno di dieci anni più tardi, nel 1947 verrà ufficialmente avvistato il primo oggetto non identificato.


  1. Animismo.

La fantascienza ci ha abituati all'idea che gli oggetti che noi pensiamo, a loro volta potrebbero pensarci e influenzarci: una possibilità di per sé inquietante e potenzialmente destabilizzante.

Quella che oggi definiamo senza alcuna apprensione intelligenza delle cose è diventata priva di particolare patos proprio grazie a quel lungo processo di addomesticamento del nostro pensiero e delle nostre emozioni da parte di un immaginario fantascientifico che si è assunto la responsabilità di classificare e di rendere pertanto governabili tutte quelle problematiche suscettibili di produrre incidenti o degenerare in possibili rivolte da parte di quegli oggetti che solerti, quanto imprudenti, apprendisti stregoni hanno strappato all'inerzia della vile materia inorganica.

Scienziati pazzi o meno, la scienza nel connubio mefistofelico con la tecnica fornisce quel materiale di natura instabile, tra artificiale e naturale, che mette a rischio qualunque certezza ontologica su cui la nostra presunta natura umana fin ora aveva potuto fare affidamento.

A un nuovo genere, a un nuovo immaginario, viene affidato il compito di assurgere a ombrello protettivo contro i nuovi fantasmi e i nuovi incubi che le nuove tecnologie avrebbero inevitabilmente generato.



Note:


  1. Giorgio Agamben, Che cos'è un dispositivo?, Nottetempo, Roma 2006, p. 29.

  2. City è un'opera di Clifford D. Simak originariamente nata come serie di otto racconti pubblicati tra il 1944 e il 1951 su rivista e nel 1952 riuniti come romanzo.


  1. Alfred N. Whitehead, Avventure d'idee, Bompiani, Milano 1961, p. 12.


  1. «Nel suo The Diary and Sundry Observations (pubblicato postumo nel 1948 dai suoi discendenti), si trova un capitolo intitolato Il regno dell'aldilà nel quale Edison sviluppa una lunga teoria sulla sopravvivenza della personalità dopo la morte. Il suo dispositivo sarebbe pienamente idoneo a rilevare le parole di un soggetto trasformato in ciò che lui chiama unità di vita che vibrano e si disperdono attraverso l'etere. Il principio di questa macchina si basa su una specie di valvola (o turbina a vapore), la cui funzione consiste nell'amplificare ogni energia, per quanto piccola possa essere, richiamando il funzionamento del fonografo progettato per permettere l'intensificazione delle vibrazioni sonore. Molto diffusa nel XIX secolo, in particolare nel movimento legato al magnetismo, la tesi secondo cui l'universo sarebbe immerso in un etere invisibile va a supportare l'idea che tutti i fenomeni fisici sarebbero per essenza vibrazioni e frequenze variabili impercettibili all'essere umano. Lo stesso Edison sarà parte integrante di questo immaginario paraspiritico, esprimendo svariate volte la sua intenzione di creare uno strumento che faciliti gli scambi con l'aldilà», Mireille Berton, Dal medium (spiritico) ai media (tecnologici) in (a cura di) Anna Caterina Dalmasso e Barbara Grespi, Mediarcheologia, Raffaello Cortina, Milano, 2023, p. 268.


  1. Giancarlo Grossi, Fantasmi mediali in (a cura di) Anna Caterina Dalmasso e Barbara Grespi, Mediarcheologia, Raffaello Cortina, Milano 2023, p. 194.




III° Offices of sci-fi system

By Giuliano Spagnul


The device is, first and foremost, a machine that produces subjectifications, 

and only insofar as it does so is it also a machine of governance – Giorgio Agamben¹



Science‑fiction as a device, therefore as a machine that generates subjectifications, must anticipate the corrections and inventions of new words capable of compensating for the inadequacy of an ever more obsolete language in the face of the exponential speed of technical‑scientific transformations underway. Transformations that once were measured over millennia, then centuries, have in the last one and a half centuries accelerated to the pace of decades, if not single years. We might invoke a classic work of science‑fiction such as City to meet the psychological adaptation needs of the masses to the altered conditions of Progress2.


Thus, a device that governs — here, that constructs an imagination worthy of the demands of a rapidly and constantly transforming society — must forge subjectivities of extreme plasticity. Such plasticity must respond to the myriad positions at stake in this Modernity at the apex of its growth (already deemed post‑modern by some) in order to subject them to continuous, verifiable adjustments.  


In its nature as a highly sophisticated and effective device, science‑fiction, starting from the level of popular genre literature aimed at a varied, occasional mass audience with a limited core of true enthusiasts — the fandom — has been able to permeate, increasingly pervasively, other genres and media: cinema, radio, television, comics and illustration, advertising, games, and so forth, up to the invention of new words and modes of thought and action.  


When its functions are exhausted, what is needed today to understand which new device is forming, overlapping the completed one, is to begin with a recall of some of its most important functions, which we consider it possesses, more or less effectively, in total. Below we list six, though others could (and will) be added:  


    1.  Automatisms  

Science‑fiction has decisively contributed to ensuring that the shock of transformative processes (driven by technology operating at an exponential speed) can be supported by some form of stability, however precarious and constantly redefined. A new equilibrium in which the routine mechanisms indispensable to the maintenance of any society and collective life can still be produced effectively, even as they increasingly reveal themselves in their brazen mechanicality of compulsive, obsessive gestures.  


    2.  Anthropocentrism

Human exceptionalism, having lost its semi‑divine origin, seeks a new foothold that restores, in some way, a place in the world and possibly preserves a certain privilege. Science‑fiction has accustomed us to the idea that, although we are part of nature and thus of the profane world, our exceptionality rests on a unique, highly sophisticated (and ambitious) experiment of the laboratory/nature. By forging multiple forms of intelligent existence, science‑fiction returns to humanity a new meaning as the prototype of a particular, superior life form that can expand throughout the entire universe. Whatever the conceivable extraterrestrial image, the point of comparison always remains the human — the being who discovers and relates to the other, to the unknown infinite.  


    3.  Lick 

The acceleration of technoscientific development has exponentially increased the existence (through discovery/invention) of other beings, other worlds. A new consciousness, founded on a premise that seeks truth and acceptance through testing, poses a novel question to humanity: which of these new entities should be excluded — and thus rendered expendable — or, alternatively, embraced, thereby doubling or tripling the world that hosts us? This choice no longer rests solely on peaceful co‑habitation; given the demographic surge of humans and the continual proliferation of new entities, it becomes a practical, urgent, and indispensable political matter. The Parliament of Things (Latour), the Cosmopolitics (Stengers), or Haraway’s transition from cyborg to compost are conceivable only from this expansion of our thought indebted to the science‑fictional imagination.  


    4.  Episteme

Ultimately, science‑fiction can be seen as the effort of a collective intelligence to grasp what it is not yet ready for, what might be understood only by a broader mode of thought than currently exists. Applying this to the crisis that, originating in the West during the twentieth century, has become global, means seeking to resolve it on a plane other than that which generated it — the only historically viable path out of any crisis. The expansion of consciousness that any development generates in the human being inevitably entails an equivalent level of individual and collective crisis, demanding a broader, collective effort to imagine what might overcome it in the absence of effective past solutions. This is an imaginative experiment compelled more by a future to be built than by adherence to past dictates — a new episteme that, as in every period of human history, determines «a general form of the forms of thought; and like the air we breathe, this form is so translucent, so pervasive, and so evidently necessary that only through extreme effort can we become conscious of it»3³.  


    5.  Wizardry  

The birth of science‑fiction (1926) marks the break with the century of positivism. The ghost, a hybrid entity between rational and irrational, magic and science, gives way to the UFO, an alien technological entity — a different kind of hybridization of science and fantasy. Yet this cut cannot be entirely sharp: an illustrious inventor such as Thomas Alva Edison contemplated a device capable of communicating with spirits — the necrophone⁴. Likewise, in the 1920s, radio engineer Hugo Gernsback (far less illustrious, yet instrumental in the birth of the low‑brow literary genre of science‑fiction) attempted to design a device with less fantastical ambitions: the Trought Record to detect brain waves. Thus, it is accurate to say that «technological innovation has always been nourished by magical and phantasmal elements, even as it shaped the collective imagination»⁵; conversely, the nascent science‑fictional imagination served as a purifying transition for those magical and phantasmal” elements. We are in the age of technoscience; the shift is from ectoplasm to UFO: Orson Welles, in 1938, announced the Martian invasion over the radio, amplifying public impact and further imprinting the imagination; less than a decade later, in 1947, the first unidentified flying object was officially sighted.  


    6.  Animism  

Science‑fiction has accustomed us to the idea that objects we think about might, in turn, think of us and influence us — a notion inherently unsettling and potentially destabilizing. What we now call intelligence of things has lost its particular pathos precisely because of the long process of taming our thought and emotions by a science‑fictional imagination that has taken on the responsibility of classifying and thereby governing all those problems capable of causing accidents or sparking revolts by objects that, like reckless apprentice sorcerers, have been torn from the inertia of inert matter. Whether mad scientists or not, science, in its Mephistophelean union with technique, provides an unstable material — between artificial and natural — that threatens any ontological certainty on which our presumed human nature has thus far relied. A new genre, a new imagination, is entrusted with the task of becoming a protective umbrella against the new ghosts and nightmares that emerging technologies will inevitably generate.  


Notes:

1. G. Agamben, Cos’è un dispositivo?, Nottetempo, Rome 2006, p.  29.

2. City is a work by Clifford D.  Simak originally published as a series of eight stories between 1944 and       1951 in a magazine and collected as a novel in  1952.

3. A.  N. Whitehead, Avventure d'idee, Bompiani, Milan 1961, p.  12.

4. «In his The Diary and Sundry Observations (posthumously published in 1948 by his descendants) there is a chapter titled The Kingdom of the After‑life in which Edison develops an extensive theory on the survival of personality after death. His device would be fully capable of detecting the words of a subject transformed into what he calls units of life that vibrate and disperse through the ether. The principle of this machine is based on a kind of valve (or steam turbine) whose function is to amplify any energy, however small, recalling the operation of the phonograph designed to intensify sound vibrations. Widely spread in the 19th century, especially within the magnetism movement, the thesis that the universe is immersed in an invisible ether supports the idea that all physical phenomena are essentially vibrations and variable frequencies imperceptible to humans. Edison himself became an integral part of this paraspiritual imagination, repeatedly expressing his intention to create an instrument that would facilitate communication with the after‑life». M.  Berton, Dal medium (spiritico) ai media (tecnologici) (From the Spiritual Medium to Technological Media), in A. C. Dalmasso & B. Grespi (eds.), Mediarcheologia, Raffaello Cortina, Milan 2023, p.  268.

5. G.  Grossi, Media Ghosts, in A. C. Dalmasso & B. Grespi (eds.), Mediarcheologia, cit., p. 194. 




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