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a cura di Sergio Bianchi e del coordinamento redazionale

L’eredità culturale [che ci interessa] non ci è trasmessa in maniera esplicita da un notaio coscienzioso.

È dispersa, frammista a ogni sorta di materiali spuri o addirittura antinomici, irriconoscibile a occhio nudo. Si potrebbe anche dire che siamo dinanzi a una cassaforte, il cui tesoro resta inaccessibile perché nessuno ricorda più la combinazione necessaria ad aprirla. La tradizione va istituita con uno sguardo retrospettivo. L’eredità esiste solo a partire dal momento in cui è rivendicata. La cassaforte si riempie di un contenuto prezioso unicamente quando si comincia a scassinarla. Occorre mostrare, con indole costruttiva, la convergenza o complementarietà tra riflessioni teoriche che, all’epoca loro, parvero pressoché incomunicanti. E, viceversa, è necessario introdurre cesure e discrimini tra pensieri che, in passato, sembrarono affini o simbiotici. (P.V.)

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